EUDEMONISMO

EUDEMONISMO. - Dal gr. εὐ-θαυσινός (εὐθαί-
μοιν, buon genio, e quindi «felice»), è, in senso gene-
rico, ogni sistema morale che ripone nella felicità,
individuale o sociale, il fine e l'essenza stessa della
moralità. Se la felicità è intesa come il puro piacere
empirico individuale, l'e. si confonde con l'edo-
nismo (v.); se invece la felicità viene identificata
con l'interesse, privato o pubblico, l'e. UTILITARISMO (v.); ch'è a sua volta molteplice, se-
condo le varie concezioni dell'utile stesso. L'e.
propriamente detto si ha quando la felicità viene
intesa in senso razionale.

Accanto al puro edonismo, professato dalla scuola
circenica, può dirsi che l'e. costituisce il sistema fonda-
mentale dell'etica greca. A sfondo utilitaristico nei sofi-
sti, esso si eleva a una concezione più pura in Socrate che
ripone la vera felicità non nei beni materiali che rendono
agiata la vita, bensì nella virtù. Anche se poi Socrate non
perviene a una rigorosa fondazione oggettiva del bene mo-
rale e della virtù stessa, ricondotta alla conoscenza del
bene. A questa indeterminatezza socratica del concetto
di virtù, in cui è risolta senza residuo la felicità, tentarono
rimediare, ma giungendo a gravi deviazioni, Aristippo,
che fece consistere la virtù nella sapiente ricerca del pia-
cere, cinici (v.) che la riposero nella massima indipen-
denza dalla necessità e dai bisogni esteriori. Aristotele,
mantenendo il principio fondamentale eudemonistico
(cf. Eth. Nicom., I, 4 sgg.) avviava tuttavia il problema
etico verso la sua vera soluzione, facendo essenzialmente
consistere la felicità nello sviluppo perfetto dell'attività
specifica dell'uomo, ossia della sua attività razionale.
La virtù veniva quindi concepita da Aristotele come l'in-
clinazione e la disposizione abituale per cui l'uomo agi-
sce razionalmente, secondo la sua natura, cioè determi-
natamente in quanto uomo (Eth. Nic., X, 8,9). Nella
filosofia moderna l'e. è sostanzialmente seguito, in forme
diverse, da Cartesio, Locke, Wolff, Cumberland, e, in
seguito, dai vari indirizzi utilitaristici (Spencer, Pafen-
dorf, Stuart Mill). Una forma di e. negativo può rite-
nersi il pessimismo di Schopenhauer che ricerca la vera
felicità nella radicale rinunzia alla vita e ai suoi sviluppi.
Avversario irriducibile di ogni forma di e. è Kant che
vede in ogni fine estrinseco al dovere e alla legge la nega-
zione stessa della moralità (cf. Critica della ragion pratica,
I, I, cap. 1, trad. II. di F. Capra, Bari 1942, pp. 21-68).

L'e., in quanto ripone nel godimento o felicità,
comunque concepita, la ragione ultima e l'elemento
formale dell'eticità dell'azione umana, ricade nello
stesso errore fondamentale dell'edonismo, confon-

dendo ciò che della moralità è soltanto un elemento concomitante e conseguente, con il suo costituito essenziale. Psicologicamente è vero che l'uomo in ogni sua azione ricerca la felicità, ma il fine etico oggettivo cui è legato l'agire umano è anzitutto la realizzazione del bene morale, secondo le determinazioni essenzialmente connesse con la natura ragionevole, in rapporto al conseguimento del suo ultimo fine. Che questo fine ultimo coincida con la perfetta felicità dell'uomo, da raggiungersi in una vita ulteriore, la cui negazione, o almeno ignoranza, costituisce un altro sostanziale difetto dei sistemi etici sopra considerati, è anche un fatto che potrebbe autorizzare una forma di corretto e.; ma resta sempre vero che il fondamento oggettivo del valore morale non è la ragione formale di felicità, bensì l'esigenza incondizionata che comportano le categorie etico-metafisiche di « ordine », « necessità », « legge », « obbligazione ». Il che d'altra parte non riconduce alla posizione kantiana: è infatti possibile agire avendo di mira il conseguimento della felicità, sia assoluta che relativa, e nondimeno conservare alla propria azione il carattere fondamentale di moralità, quando essa venga posta anzitutto per conformarsi all'ordine oggettivo del dovere e del bene, cui il fine di felicità resta subordinato e condizionato.

BIBL.: R. Cavern, La teoria morale di Aristotele, Roma 1881; F. M. Zanotti, La flat. morale di Aristotele, 2ª ed., Torino 1883; M. Heinze, Der End. in der griech. Philist., Lipsa 1883; M. Wittmann, Die Ethik des Aristoteles, Ratisbona 1920; W. D. Ross, Aristotele, trad. II. di A. Spinelli, Bari 1946, pp. 283-87, V. anche ETICA: UTILITARISMO. Ugo Vigino
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“EUDEMONISMO.” Enciclopedia Cattolica, vol. V (1950), p. 477. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/eudemonismo.