FALSO BORDONE

FALSO BORDONE. - Nome dato a una forma
primitiva di polifonia, caratterizzata dall'uso esclusivo
di terze e seste nonché dal moto retto in tutte le sue
pari.
Il f. b. rassomiglia alle due altre forme primitive
principali della polifonia, cioè all'organum e al di-
scanto, in quanto il tema accompagnato vocalmente
è tolto dalle melodie gregoriane, e tratta ogni nota
con movimento delle parti aggiunte sotto o sopra.
Ne differisce in quanto l'organum (e la sua va-
riante, la «diafonia») come pure il discanto, adoperano
esclusivamente le consonanze di quinta e quarta,
almeno per l'organum di Ucbaldo, mentre il f. b.
sa queste consonanze soltanto all'inizio e alla fine.
Il f. b. si cantava «alla mente» senza bisogno
che fosse scritto. Scritto sarebbe apparso come una
successione di accordi di terza e quinta in posizione
fondamentale dove il canto dato stava sia nel centro
sia nella parte superiore. Cantato, il f. b. si sentiva
come successione di accordi di terze e seste, giacché
la nota scritta apparentemente come basso (bordone,
dal francese bourdon) veniva trasportata dal can-
tore all'ottava superiore e diventava così una sesta,
non più «bordone» vero, ma «f. b.». Sembra che
in qualche caso non solo il basso, ma anche la terza
fosse trasportata all'ottava superiore, e allora il f. b.
risultava per l'orecchio quasi una successione di ac-
cordi di quarta a sesta. Queste diverse maniere di
eseguire il f. b. si chiamavano sigils (Gulielmus
monachus, Chilston).
Storicamente il f. b. è riconosciuto come una forma
di origine inglese. Nel 1450 Gulielmus monachus ne
parla ancora come di una particolarità della grande Isola:
«...nota quod ipsi (Anglici) habent unum modum, qui
modus Faulxbourdin nuncupatur». Mentre le prime
tracce di canto a più voci risalgono, pure in Inghilterra,
al tempo di Sotto Eriugena (m. nel 886 - De divisione
naturae, I. V, 4), l'apparizione del f. b. può essere del-
l'inizio del sec. XIII: le prime allusioni della forma di
comparazione si trovano, secondo Riemann, in Giovanni
di Garlandia (m. nel 1240). I più antichi trattati sul f. b.
sono del sec. XV e sono dovuti agli inglesi Lionel Power
Chilston.
Il f. b. rappresenta una evoluzione di una forma più
semplice a due voci, il glymel, «cantus gemellus»,
di origine scandinava secondo il Lederer, in cui il canto
fermo è accompagnato da una terza sopra o sotto, la quale
si può trasportare all'ottava superiore, cosicché ne ri-
sulta per l'orecchio una successione d'intervalli armonici
di sesta o di decima. Questa polifonia a due voci paral-
le viene indicata nella Description Cymbriae di Giraldo
di Cambrai, che sarebbe il primo teorico di questo ge-
nere; di lui un manoscritto di Uppsala della fine del sec.
XIII conserva un esempio antico sull'anno a s. Magno
Nobilis, humilis, Magno martyr stabilis...»
Il f. b. polifonia embrionale di carattere popolare,
ha il grande merito di avere aperto alla polifonia d'ora
vie nuove, lottando sul terreno della pratica contro le
pretese dei teorici che escludevano gli intervalli armonici
di terze e seste come dissonanze: queste dissonanze,
chiamate da alcuni «consonanze imperfette», ebbero in
Inghilterra, oltre alla consacrazione dell'uso, anche la
legittimazione teorica: Walter Odington per primo tentò
nel suo De speculatione musicis di rendere matematica-
mente ragione di questi intervalli condannati dalle se-
pienti tradizioni pitagoriche. Con la pratica del f. b.
si andava verso il concetto dei rivolti degli accordi.
Senza dubbio il f. b. influì moltissimo sull'epoca
e sull'opera stessa di Dufay: un certo numero dei suoi