FRESCOBALDI, GEROLAMO

FRESCOBALDI, Gerolamo. - Organista e compositor, n. a Ferrara, ove fu battezzato nella Cattedrale il 9 sett. 1583, m. a Roma il 1° marzo 1643. Allievo di Luzzasco Luzzaschi, ancor giovinetto dimostrò una precoce versatilità musicale, padroneggiando in breve la tecnica di molti strumenti. Nel 1604, appena ventenne, è già iscritto nella Congregazione dei Musici sotto la protezione di s. Cecilia in Roma, come organista e cantore. Al seguito dell'arcivescovo di Rodi, Guido Bentivoglio, da Paolo V creato (1607) nunzio nelle Fiandre, il F. compì un viaggio in quella regione di alta tradizione musicale; ove vide la luce la sua prima opera a stampa, il Primo libro dei madrigali (Anversa 1608).

Da una lettera datata il 29 luglio 1608 da Milano, si rileva che il compositore si trovava già in questa città a sollecitare la stampa delle Fantasie, poi pubblicare nel corso dell'anno. Nel maggio 1608, in seguito al licenzia-mento dell'unico d'organista nella Cappella Giulia di Ercole Pasquini, tenne per qualche tempo la supplenza Alessandro Costantini, ma a quest'ultimo venne preferito il F., il quale divenne, appena venticinque, organizzata vaticano ed in tale ufficio rimase sino alla fine della sua vita. Notizie del tempo informano del grado dell'eccellenza virtuosistica conseguito sullo strumento del quale doveva restare il maestro italiano insuperato anche nella composizione musicale: e la fama si sparse in breve, non soltanto in Italia, ma in tutta Europa. Oltre ad esercitare l'ufficio di organista vaticano, il F. fu il servizio di casa Aldobrandini, forse alle dipendenze del card. Pietro (m. nel 1621), nipote di papa Clemente VIII, c. più tardi, di casa Barberini, da cui fu stipendiat come risulta dai conti che vanno dal 1636 al 1642. Nel 1614, per mezzo di Paolo Facconi cantore della Cappella pontificia, fu in trattative con il duca di Mantova, al cui servizio fu per breve tempo l'anno successivo; ma per il disinteresse mostrato dal Duca nei suoi riguardi ed il ritardo nell'osservanza delle condizioni concordate, ai primi di maggio del 1615 il musicista era già tornato a Roma. La sola lunga parentesi nella sua attività romana si ebbe quando il F. passò al servizio di Ferdinando II de' Medici, granduca di Toscana, che, soggiornando a Roma nel marzo del 1628, ebbe modo di apprezzare personalmente l'eccezionale valentia del compositore ferrarese. Ottenne il consenso dal Capitolo di S. Pietro, il F. rimase a Firenze dal 1628 al 1634; tornato a Roma, continuò il suo servizio alla Cappella Giulia, universalmente onorato come sommo artista. Dopo dieci giorni di malattia il F. morì nel 1643 e venne sepolto nella basilica dei SS. Apostoli.

Il culmine dell'opera del F. è raggiunto, dopo le minabili informazioni dello stridore, appuntito delle Fantasie (1608) e dei Ricercari e canzoni francesi (1615), nel primo libro delle Toccate e partite (1614), nei Car-prici (1624), nel secondo libro delle Toccate e partite (1627). Il F. disolse i limiti astratti fra lo stile rigorosamente contrappuntistico e quello di libera, estresa in-venzione; egli consegue l'unità più inattesa con la sua insuperabile facoltà di variare; i temi o soggetti delle sue composizioni. Ma, invece che di temi, nelle toccate è più giusto parlare di immagini o intuizioni di illuminazioni interiori, tendenze musicali, nuclei senza limiti fissi, che si snodano nell'intimo e si cercano senza posa, per integrare in una successione che nel suo svolgersi dice i motivi necessari del loro stesso spiegamento. Profondamente originato dal sentimento intuito nella sua più immediata purezza, si effonde un senso di poesia che, prodotto da questo muoversi interno, è assolutamente, unicamente musicale.

Il F. ha impresso in quasi ogni sua opera un carattere di così intima ed austera riflessione, quasi si potrebbe dire di pensoso raccoglimento, da legittimare il riconoscimento del motivo più profondo della sua arte in un'esperienza pratica dell'opera. Ma l'ultima sua grande opera organistica, i Fiori musicali del 1635, costituisce come una specie di corona di liriche religiose, in cui l'obbligo liturgico convenzionale, trasformandosi per lui in una nuova intensa possibilità d'arte, spontaneamente porta l'autore alla creazione più unitaria, nonostante la varietà delle forme (versetti, ricercari, canzoni) e brevi toccate per l'elevazione. Il profondo misticismo fresco-baldiano s'esprime con accenti di grande dolcezza e d'intenso fervore.

Del grande compositore ferrarese rimangono ancora alcuni libri di canzoni per diversi strumenti con e senza basso continuo, che palesano una vivace mobilità melodica, e, oltre i già citati madrigali, un libro di mottetti religiosi (1617) ad una o più voci su testo latino e i due libri di Arie musicali (1630), scritte sotto l'evidente influenza dello stile recitativo fiorentino.

L'arte frescobaldiana esercitò una grande azione sullo sviluppo dell'arte organistica europea, anche per mezzo di allievi diretti del maestro, fra i quali sono specialmente da ricordare, oltre all'insigne Michele-Langlo Rossi, Giacomo Froberger, che si trattenne a Roma per tre anni e mezzo con sovvenzione della corte imperiale di Vienna, e Giovi Gaspare Kerl. Anche dal punto di vista tecnico e strutturale il F. vale come un sottile e profondo maestro di audacia armoniche e cromatiche, di ingegnose soluzioni dei problemi contrappuntistici; la sua importanza fu capi-tale nella storia della fuga e lo stesso G. S. Bach mostrò di accogliere l'insegnamento del grande pre-decessore italiano attraverso uno studio profondo, com'è fra l'altro testimoniato dalla trascrizione da lui fatta dei Fiori musicali.

BIBL.: Bio-bibl.: F. X. Haberl, Hieronymus F. Darstel-lung seines Lebensganges und Schaffens, in Kirchenmusikalisches Jahrbuch, i (1857), pp. 67-82 e A. Carnetti, G. F. in Roma (1604-1613), in Rivista musicale italiana, 13 (1908), pp. 701-81; cf. infine: Ferrara a G. F. nel terzo centenario della sua prima pub-blicazione, Raccolta gli scritti a cura di N. Bennati, Ferrara 1908; L. Ronga, G. F. organista vaticano (1535-1614) nella storia della musica strumentale, Torino 1930. Luigi Ronga