FUGA

FUGA. - Forma di composizione che riassume i principali criteri di sviluppo del pensiero musicale ed i principali procedimenti del contrappunto detto a imitazioni, cioè basato sulla riproduzione, in varie voci, di un elemento tematico dato.

La f. si costruisce in quella forma ternaria che trovasi largamente applicata anche all'arte sinfonica nelle tre fasi presentazione, sviluppo e ripresa: i due pilastri laterali reggono e condizionano quello centrale. Nella prima sezione della f. (esposizione) il tema fondamentale (soggetto) è presentato successivamente dalle diverse voci: e vi intreccia il tema secondario (contrassoggetto). Quest'ultimo è combinato con il primo secondo le regole del contrappunto reversibile, affinché i due temi simultanei possano stare l'uno al di sopra e egualmente al di sotto dell'altro.

La presentazione completa del soggetto e del contrassegggetto in tutte le voci è seguita dai cosiddetti divertimenti, episodi nei quali gli elementi tematici sono sviluppati e che s'incrivono tra le repliche del soggetto in altre tonalità.

La parte finale è la più interessante: la più detta per gli incastri serrati (stretti), i canoni (imitazioni prolungate), gli eventuali episodi di contrappunto triplo, gli ingrandimenti (quando i valori ritmici di un tema sono proporzionalmente aumentati) e gli altri possibili procedimenti contrappuntistici, più o meno ingegnosi ed astrusi, culminanti nello strettismo e nel pedale finale, che è una nota prolungata nel basso, sulla quale si sovrappongono nuove combinazioni tematiche.

A questo schema generale obbedisce la composizione di una f. con rigore maggiore o minore secondo che si tratti di f. di scuola, di fugato di f. come parte di un tempo sinfonico, o ancora di costruzione personale ispirata alla f. Il fugato è di due tipi principali: t) esposizione seguita da stretti; 2) la sezione che segue l'esposizione è composta con ampia libertà di procedimenti, cioè senza sottostare alle regole precise che invece valgono per la f. scolastica. Come modello mirabile di f., ispirata a criteri altamente artistici e con significato personale, si ricordi quella che chiude l'op. 12 di Beethoven (sono in realtà due fugati, di cui il secondo sul tema invertito del primo: e tale inversione ha valore nel significato particolare e generale, di questa celebre sonata).

Quanto alle origini storiche, esse si riallacciano, da un lato, alla polifonia fanningia della seconda metà del

FUGA. - FERDINANDO - Architetto, n. a Firenze nel 1699, m. a Roma nel 1781. In patria fu allievo del Foggini; giovanissimo venne a Roma, si recò poi in Sicilia ove a Palermo fece lavori nel Duomo; di qui tornò nel 1730 a Roma, dove subentrò ad Antonio Valeri, allievo del Bernini, come sopraintendente alle fabbriche del Quirinale. Il suo ritorno a Roma va messo in relazione con l'avvento al trono del toscano Clemente XII.
La prima opera romana del F. sembra essere la chiesa del Bambin Gesù iniziata nel 1731. Nel 1732 poneva mano alla chiesa della Morte e nello stesso anno cominciava a costruire il Palazzo della Consulta; nel 1736 iniziava i lavori del Palazzo Corsini; nel 1741 quelli per la facciata di S. Cecilia; tra il 1742 e il 1743 edificò la facciata di S. Maria Maggiore. Dopo il 1750 andò a Napoli, dove costruì l'Albergo dei Poveri, la Reale Manifattura

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PUGA, Ferdinando - Facciata della basilica di S. Maria Maggiore (1741-43) - Roma.

FUGA FERDINANDO - FUGA IN EGITTO

Ma Gesù gli sfuggì, perché un angelo apparve in sogno a Giuseppe, ordinando gli prenderci il Bambino e Maria e fuggire in Egitto.

Intorno a questo semplice fatto la leggenda creò tutta una fortuna di episodi, riferiti dai Vangeli apocrifi e che servirono di argomento all'arte cristiana.

1. ARCHIOLOGIA

La prima volta che nell'arte cristiana appare in f. in E. si osserva che l'artista si ispirò alla narrazione del Vangelo apocrifo «de nativitate Mariae et infantia Salvatoris» detto lo pseudo-Matter (cap. 24), come si vede nell'arco trionfale di S. Maria Maggiore. G. Cristo bambino, con il nimbosormontato della croce, è scortato da due angeli alati e nimbati, mentre Afrodisio si appresta a venerarlo, avendo veduto che al suo apparire tutti i simulacri degli idoli si erano infranti (J. P. Richter, Di un raro soggetto rappresentato nel mosaico della Basilica Liberiana, in Nuovo Bull. di arch. crist., 5 [1899], p. 137 seg.).

Alla stessa fonte apocrifa attingeranno poi gli artisti che effigiarono la scena in alcune chiese, repertori della Cappadocia, come a Belkiliase, a Mensheykiliase, a Elmalykiliase e a Tokaly-kiliase. Susam Bayr, presso Urgub, dove è rappresentata la caduta in terra dei simulacri degli idoli, secondo la narrazione dell'apocrifo.

Nei primi anni del sec. XI la f. è dipinta in S. Urbano alla Caffarella: la Madonna con il Bambino è sull'asino, seguita da S. Giuseppe.

Nel sec. XII il sogno della f. in E. sono effigiati nei musei della Cappella Palatina in Palermo. A sinistra è S. Giuseppe destato dall'angelo; a destra egli sostiene sulla spalla sinistra il Bambino, mentre con la destra guida l'asino sul quale è assisa la Madonna; al seguito è un servo. La scena della f. in E. si trova anche nella coppia di S. Biagio, presso Brindisi che un'iscrizione fa datare all'a. 1197. C. alla stessa data Benedetto Antelami scolpì la f. nel battistero di Parma. Nella facciata di S. Zeno in Verona la scena in rilievo fu scolpita da un maestro Guglielmo: precede S. Giuseppe con il bastone in spalla, a cui è legato il piccolo bagaglio, con la destra tiene la fune a cui è assicurato l'asino sul quale è assisa la Madonna con il Bambino (metà sec. XII).

Bibl.: Wilpert, Mosaiken, V. indice. Enrico Jasi

11. Arte

L'argomento svolto durante il periodo romanico e nel XIV sec. per il carattere narrativo della rappresentazione, il tema venne trattato da Nicola Pisano
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FUGA FERDINANDO - Palazzo della Consulta (1734) - Roma.

di porcellana, i Granili e la facciata della chiesa di S. Filippo Neri o dei Gerolamini.

L'opera sua più riuscita è la facciata di S. Maria Maggiore costituita da un portico e da una loggia, che lascia intravedere i musei dell'antico prospetto medievale. La chiesa della Morte, invece, si intona maggiormente alla coloritura e romana e nella facciata richiama vivamente il cosiddetto «canneto» di S. Vincenzo Anastasio, a Trevi. L'interno è a pianta clissimo della apparenza con quelle chiese di questo periodo che le prediligono, quando debbono innalzarsi su uno spazio ristretto. La facciata di S. Filippo Neri a Napoli è di un'eleganza alquanto manierata ma è interessante anche per la presenza di due campanili, disposizione non molto comune fra noi, che fa pensare a S. Agnese in Piazza Nazionale e ad altre chiese romane anche anteriori, quale la Trinità dei Monti. S. Atanasio dei Greci, S. Anastasia.

Nell'edilizia civile, capolavoro del F. è il Palazzo della Consulta, armonioso nella sua elegante facciata, scomparita da pilastri che racchiudono ampie finestre, con predominio del vuoto sul pieno, si da togliere ogni pesantezza alla costruzione, senza peraltro farle perdere sedezza e maestà. La decorazione, pur restando sobria, ha grazia e plastica vivacità, specialmente nei festoni, nelle mensole, nelle conchiglie e nei timpani barocca-mente spezzati.

Alquanto fredda appare invece la lunga facciata del Palazzo Corsini, nel quale è da notare la maestosa scenografia dell'atrio e dello scalone.

Sempre a Roma vanno ancora ricordati il Palazzo Cenci Bolognetti e la chiesa di S. Apollinare.

Bibl.: G. Pisano, L'attività edilizia di Clemente XII e il Palazzo della Consulta, Roma 1934, pp. 195-204, 261-71; G. De Logu, L'architettura italiana del Seicento e del Settecento, I. Firenze 1935, pp. 61-62; V. Golzio, Notizie su l'arte romana del Settecento, tratto dal Diario del Valdarno, in Archiv. 5 (1936), p. 123; id., Spiriti e forme nell'architettura romana del Settecento nell'Urbe, 1938, pp. 16-17.

Vincenzo Golzio