GENERE UMANO, ETÀ DEL

GENERE UMANO, ETÀ del. - Il problema dell'età del g. u. resta tuttora uno dei più difficili e controversi, essendo la sua soluzione legata con quella di altri problemi di natura geologica, geofisica e astronomica che sono tuttora oggetto di vivaci discussioni. Si citeranno tra questi: il limite tra pliocene e pleistocene; la sincronizzazione dei depositi neozoici dei vari continenti e l'interpretazione delle famose «soliti» rinvenute in vari livelli del cenozoico. Si passeranno rapidamente in rassegna.

La comparsa e la diffusione dell'uomo sono certamente tra i fenomeni più importanti che caratterizzano l'èra neozoica o quaternaria, tanto che essa viene chiamata anche antropozoica. Ma non è chiaro se la comparsa dell'uomo coincida con l'inizio dell'èra oppure lo preceda o lo segua.

Per poter dare una precisazione compiuta in proposito bisognerebbe innanzi tutto stabilire l'epoca precisa dell'inizio del pleistocene, ossia del primo periodo dell'èra neozoica. Ma su ciò gli autori non sono affatto concordi. C'è chi ritiene che l'inizio del pleistocene sia segnato dalla migrazione in Europa di alcuni importanti gruppi di mammiferi asiatici, quali gli elefanti e i bovidi. Ma si obietta che la fauna europea di quel tempo (villafranchiano) presenta ancora caratteri spiccatamente pliocenici ed è quindi da considerare ancora cenozoica. Altri, più opportunamente, fanno coincidere l'inizio del quaternario con quello delle grandi espansioni glaciali, che amantarono di potenti calotte di ghiaccio vaste zone dell'emiafero boreale e tutte le principali catene montuose. Questo grandioso fenomeno è testimoniano, oltreché dalle formazioni moreniche e fluvioglaciali, anche da migrazioni di faune artiche continentali e marine nelle regioni europee e mediterranee. Si propende qui per quest'ultima versione. Ma anche ammesso questo, resta ancora da stabilire in quale momento, rispetto al periodo glaciale, si ebbe la prima comparsa dell'uomo, ossia se essa precedette le glaciazioni, oppure corrispose ad uno dei periodi di espansione glaciale, oppure ancora ad uno dei periodi caldi interposti, detti interglaciali, e, tra quelli o questi, a quale precisamente. Ma qui le cose si complicano terribilmente, perché non si sa ancora

quante siano state le glaciazioni, il cui numero, a seconda degli autori, varia da due a dodici addirittura.

Attualmente la maggior parte degli specialisti propone per tre o al massimo quattro glaciazioni, chiamate rispettivamente Günz, Mindel, Riss e Würm, dal nome di quattro corsi d'acqua alpini. Ma poiché il primo glaciale (Günz) non è ammesso da tutti, succede che talvolta gli stessi depositi vengono a seconda degli autori attribuiti al preglaciale (villafranchiano) oppure al primo interglaciale (Günz-Mindel).

La soluzione del problema è resa poi ancor più difficile dal fatto che non è semplice sincronizzare i depositi di regioni diverse, soprattutto quelli di regioni in cui si ebbero oppure no le invasioni glaciali, per es., i depositi europei con quelli dell'Estremo Oriente o dell'Africa tropicale. Ma a parte questo, anche nella stessa Europa è evidente che le testimonianze dei cambiamenti climatici appaiono nei depositi delle regioni nordiche con un certo anticipo rispetto alle formazioni coeve delle regioni meridionali, specialmente mediterranee.

Tenendo presente quanto si è esposto fin qui, si cercherà ora di vedere quali siano le più antiche testimonianze finora conosciute dell'esistenza dell'uomo, e a quali epoche si possano far risalire. In Europa il più antico essere umano finora noto è rappresentato dalla mandibola di Mauer (palacanthropus heidelbergensis) rinvenute nella Germania occidentale, che secondo gli autori più attendibili sarebbe riferibile al primo interglaciale. All'incirca contemporanei sarebbero il sinantropo (sinanthropus pekinensis) della Cina e, secondo alcuni, qualche individuo dei famosi piacentropi di Giava (pithecanthropus erectus, p. robustus). Tutti questi antichissimi rappresentanti dell'umanità presentano caratteri spiccatamente pi-tecoidi. Fino a poco tempo fa la maggior parte degli autori riteneva all'incirca contemporaneo di questi anche l'esantropo (esanthropus dausson) di Piltdown, in Inghilterra, ma recenti ricerche condotte coi «metodo della fluorina» hanno messo seriamente in dubbio una sua così alta antichità.

Alla stessa interglaciale vengono riferite le prime sicure testimonianze dell'industria umana, consistenti in manufatti litici molto grossolani, ma sicuramente intenzionali, riferibili alle culture abbevillana (= chelleana) e clactoniana, e in tracce di fuoco. Secondo alcuni autori però si avrebbero resti di industria umana anche in formazioni più antiche, preglaciali. Quali nessuno dà più credito ai famosi e tanto dibattuti «soliti» rinvenuti perfino in depositi miocenici ed eocenici, ma non si può invece escludere la presenza di veri manufatti in alcuni «crags» preglaciali inglesi, e in qualche deposito villafranchiano europeo od africano. È recentissima la segnalazione (Arambourg, 1949) nel villafranchiano dell'Algeria di curiose selci poliedriche, cui è difficile negare il carattere di manufatti. Non si può quindi escludere almeno la possibilità che l'uomo sia comparso già alla fine del pliocene, prima dell'inizio delle grandi espansioni glaciali.

In complesso si può dunque ritenere probabile che la comparsa dell'uomo corrisponde all'incirca al periodo di transizione tra il pliocene e il pleistocene. Questa conclusione concorda bene anche con le attuali conoscenze (ancora piuttosto scarse a dire il vero) sui primati dai quali potrebbe derivare per evoluzione il corpo umano. Infatti è proprio alla fine del pliocene ed all'inizio del pleistocene che si presentano da un lato le scimmie antropomorfe più prossime ai caratteri umani (australopitecini) e dall'altro gli ominidi più primitivi sopra citati (Mauer, sinantropo, piacentropi).

Posto ciò, si vede se è possibile stabilire a quanti anni risale la comparsa dell'uomo. Anche a questo proposito si è ben lungi dall'avere una base sicura, poiché la cronologia assoluta è ancora alle sue prime armi. Vi sono attualmente vari metodi per datare i principali

avvenimenti dell'era neozoica. Il primo, più sicuro, è basato sullo studio delle cosiddette «varve», ossia di particolari argille stratificate che si sono deposte nei grandi laghi prossimi alle fonti dei ghiacci neozoici durante l'ultimo periodo di ritiro. Poiché è noto che ogni coppia di strati di queste argille risponde ad un anno, si può calcolare la durata del periodo di ritiro dell'ultima glaciazione, che è stata valutata in ca. 18.000 anni da De Geer e allievi per la Scandinavia. Questo metodo però è valido soltanto per i tempi postglaciali, rispondenti, come è noto, solo ai più recenti periodi della preistoria (dal mesolitico in poi).

Per i periodi precedenti si ricorre ad un secondo metodo, che è meno sicuro, essendo tuttora basato su concezioni teoriche la cui applicazione ai fenomeni climatici quaternari non è del tutto dimostrata, ma che il ormai accettato, sia pure con qualche riserva, da buona parte dei quaternari. Si tratta del metodo basato sulla cosiddetta «curva di Milankovitch», ossia sulla curva delle variazioni della radiazione solare, calcolata dall'autore citato in base alle variazioni periodiche di alcuni elementi dell'orbita terrestre, a precisamente dei seguenti: eccentricità dell'orbita, obliquità dell'eclittica e longitudine eliocentrica del periello. La variazione della quantità di radiazione solare, dipendente dalle variazioni degli elementi suindicati, e dalla quale dipendono a loro volta, secondo Milankovitch, le alternanze climatiche del periodo glaciale, è stata calcolata esattamente per gli ultimi 600.000 anni e con una certa approssimazione per altri 400.000 anni antecedenti.

Ora da questi calcoli risulterebbe che la 1ª glaciazione (quella di Günz, poiché Milankovitch ammette 4 glaciazioni) avrebbe avuto inizio ca. 600.000 anni fa, e che se l'Uomo è comparso - come pensano gli autori più attendibili - almeno durante il primo interglaciale (Günz-Mindel), la sua esistenza risalirebbe a ca. 300.000 anni.

È bene però tener presente il carattere ipotetico che presentano tuttora queste valutazioni, le quali in ogni caso possono darci soltanto l'ordine di grandezza dei periodi di cui ci si sta occupando.

Attualmente si sta studiando la possibilità di applicare anche alla cronologia dell'era neozoica i metodi basati sulla radioattività, ossia sul computo del tempo rispondente alla disintegrazione di alcuni isotopi di minerali radioattivi, tra cui si citeranno il torio 220 per le ricerche sui sedimenti marini profondi e il carbonio 14 per le sostanze contenenti tale isotopo, che talora accompagnano i resti umani preistorici. Quest'ultime ricerche relative al carbonio valgono però soltanto per durate limitate e, in generale, i metodi basati sulla radioattività sono ancora in fase iniziale e danno per ora una garanzia relativa.

Comunque, si può considerare ormai accettato, per tutto un complesso di dati di fatto e di considerazioni fondate, che la preistoria umana risponde ad un periodo di tempo lunghissimo, e che la comparsa dell'uomo risale pertanto ad un'epoca molto più antica di quanto si ritenesse fino a qualche tempo fa.

BIBLI: P. Wolstedt, Das Eitaritalter, Stoccarda 1929; F. Leonardi, La formazione a strombi e la cronologia pleistocenica, in Bollettino della Società Veneziana di Storia naturale, 1 (1924); R. Bissotti, Le razze e i popoli della Terra, I, Torino 1941; R. Furon, Manual de préhistoire générale, Parigi 1943; H. Breuil e G. Zbyszewski, Contribution d'étude des industries paléolithiques du Portugal et de leurs rapports avec la géologie du quaternariat, II (Communications d. Serv. geol. de Portugal, 26), Lisbona 1945; A. C. Blanc, Corso di Etnologia. Origine e sviluppo dei popoli cacciatori e raccoglitori, Roma 1945-46; M. Boule, Les hommes faciles, 3e ed., Parigi 1946; G. B. Del Pias e P. Leonardi, Corso di geologia, II: Stratigrafia e geologia storica, Padova 1949.

Piero Leonardi

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“GENERE UMANO, ETÀ DEL.” Enciclopedia Cattolica, vol. V (1950), p. 1184. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/genere-umano-eta-del.