Enciclopedia Cattolica vol. V, 1950 Scienze esatte fisiche e naturali Questioni particolari

GENE

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Noto anche come: inglese: Mendelian factor, determinant; fattore mendeliano

GENE. - È l'unità strutturale e funzionale del patrimonio ereditario contenuto nel nucleo, cioè la più piccola porzione di sostanza vivente dotata di capacità a determinare un carattere. Essa venne indicata con quel nome da Johannsen (1911). Sinonimi sono «determinante» o «fattore mendeliano». Il g. è una particella invisibile al microscopio ordinario, concepita come una macromolecola di 2000 m² di diametro. Esso sta allineato con altri, di dimensioni simili, entro un cromosoma; questo perciò contiene una fila di g.

La posizione (locus) che il g. occupa nel cromosoma è costante, a meno di mutazioni cromosomiche (v. MUTAZIONI). Il g. controlla la manifestazione di più caratteri (azione pleiotropica del g.), ma in forma più appatiscente di un carattere solo; di qui l'uso di indicare ogni g. con il carattere più facile da riconoscere (ad es., quando si dice: g. del seme giallo o g. del seme verde, si intende ricordare la manifestazione più appariscente, trascurandone altre di più difficile ricognizione, che compaiono in altri organi). Il g. ha la facoltà di riprodurvi raddoppiandosi prima di ogni divisione cellulare. Infatti, quando una cellule si moltiplica per divisione indiretta, o mitosi, a cariocinesi, la cromatina del nucleo nelle quale i g. risiedono si ripartisce in due parti che vanno a ciascuna delle due cellule figlie e tuttavia il contenuto in g. è identico nelle due parti. Inoltre il g. muta, trasformando le proprie manifestazioni e la propria struttura, ma non la propria sede nel cromosoma, che viene detta facut. I diversi modi con i quali un g. può presentarsi in seguito a mutazione, sono detti alleli o allelomorfi.

Gli alleli si comportano negli incroci secondo le leggi di Mendel. Ad es., nella drosophila melanogaster il g. per l'occhio bianco non è altro che un allele di un g. che controlla la pigmentazione dell'occhio e che, trasformandosi per mutazione, dà un allele del precedente.

I g. sono presenti in tutte le cellule. Da essi partono catene di reazioni che giungono a produrre il carattere manifesto o fenotipico: parte di queste reazioni sono state identificate nella produzione di sostanze oligodinamiche diffusibili: esse sono note negli insetti.

Nel citoplasma di infusori furono recentemente individuate particelle vagamente paragonabili ai g. dette plasmageni. Esse non sono allineate, ma assai poco di esse è finora noto.

Bibliografia3 opere
BIBL.: T. H. Morgan, The theory of the g., Nuova Haven 1927; N. W. Timofeeff, Reasonably, Mutabilità sperimentale in genetica, trad. it. di A. Bozzati-A. Traverso, Milano 1939; A. Bozzati-A. Traverso e L. L. Cavalli, Teoria dell'urto e unità elementari in genetica, Milano 1948.

Claudio Barigossi

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Di Claudio Barigozzi

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. V (1950), coll. 1998–1999.

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vol. 5, coll. 1997–1998
Pagina 1184
vol. 5, coll. 1999–2000

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Barigozzi, Claudio. “Gene.” In Enciclopedia Cattolica, vol. V, coll. 1998–1999. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1950. https://azioneromana.com/it/article/gene.

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Barigozzi, Claudio. “Gene.” Enciclopedia Cattolica, vol. V, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1950, coll. 1998–1999. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/gene.

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