GENE. - È l'unità strutturale e funzionale del patrimonio ereditario contenuto nel nucleo, cioè la più piccola porzione di sostanza vivente dotata di capacità a determinare un carattere. Essa venne indicata con quel nome da Johannsen (1911). Sinonimi sono «determinante» o «fattore mendeliano». Il g. è una particella invisibile al microscopio ordinario, concepita come una macromolecola di 2000 m² di diametro. Esso sta allineato con altri, di dimensioni simili, entro un cromosoma; questo perciò contiene una fila di g.
La posizione (locus) che il g. occupa nel cromosoma è costante, a meno di mutazioni cromosomiche (v. MUTAZIONI). Il g. controlla la manifestazione di più caratteri (azione pleiotropica del g.), ma in forma più appati-

Gli alleli si comportano negli incroci secondo le leggi di Mendel. Ad es., nella drosophila melanogaster il g. per l'occhio bianco non è altro che un allele di un g. che controlla la pigmentazione dell'occhio e che, trasformandosi per mutazione, dà un allele del precedente.
I g. sono presenti in tutte le cellule. Da essi partono catene di reazioni che giungono a produrre il carattere manifesto o fenotipico: parte di queste reazioni sono state identificate nella produzione di sostanze oligodinamiche diffusibili: esse sono note negli insetti.
Nel citoplasma di infusori furono recentemente individuate particelle vagamente paragonabili ai g. dette plasmageni. Esse non sono allineate, ma assai poco di esse è finora noto.