Enciclopedia Cattolica vol. VI, 1951 Archeologia cristiana Cimiteri

GIORDANI, CIMITERO DEI

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ALESSANDRO rimanda qui.

GIORDANI, CIMITERO dei. - Sulla Via Salaria nuova. Nulla si può dire di sicuro sulla denominazione in plurale di questo cimitero che ha fatto pensare ad alcuni ad una corruzione di « Germanorum » ad altri ad un nesso con il fiume « Iordanus », ad altri ancora ad un nome di associazione. Vi furono sepolti i martiri Marziale, Vitale e Alessandro che la leggenda indica come tre dei sette figli di s. Felicita (v.). Sui loro sepolcri si celebrò la commemorazione fin dalla prima metà del sec. IV, come indica la « depositio-martyrum » al « VI idus iulias », giorno che ricorre anche nel Sacramentario leoniano e nel Martirologio geronimiano, il quale addita sepolte nello stesso cimitero e commemorate al 31 dic. un gruppo di sette vergini cioè Donata, Paolina, Rogata, Do-

Dominanda, Serotina, Saturnina, Ilaria. Tanto queste, quanto i tre martiri sopra ricordati furono venerati nel sec. VII, come attestano gli Itinerari.

Il cimitero, restaurato dal papa Simmaco (498-514) ebbe forse all'aperto cielo un oratorio detto « ad s. Alexandrum » da uno dei tre martiri; esso, danneggiato nell'assedio gotico, fu ripristinato dal papa Vigilio ed è ricordato nei Capitularia Evangeliorum; l'ultimo restauro fu compiuto dal papa Adriano I (775-92). Dopo l'abbandono generale dei cimiteri romani nel sec. IX, in seguito al trasporto delle reliquie nell'interno della città, il cimitero dei G. tornò alla luce casualmente il 31 maggio 1578, quando alcuni operai, scavando in una vigna sulla Via Salaria nuova, s'imbatterono improvvisamente nelle gallerie del cimitero con i sepolcri ancora chiusi dalle loro iscrizioni e con cubicoli e arcosoli dipinti. Tale scoperta richiamò non solo la curiosità dei visitatori e tra questi s. Pietro Canisio e il card. Cesare Baronio, ma anche degli studiosi che trascrissero le iscrizioni e copiarono le pitture come il fiammingo Filippo De Winghe (v.) e il domenicano spagnolo Alonso Chacon (v.).

Ma il cimitero venne rovinato nel 1590-91 e lo stesso Antonio Bosio che iniziò le sue esplorazioni nel nov. 1593 non riuscì a penetrarvi, contentandosi nella sua Roma sotterranea di copie delle iscrizioni e delle pitture fornitegli dal Chacon e dal De Winghe.

La gallerie tornarono ancora improvvisamente in luce nel dic. 1921 per le fondazioni di un villino tra la Via Salaria nuova e la Via Anapo.

Si tratta di un cimitero a due piani della fine del sec. III e dell'inizio del IV, nel quale furono ritrovate le pitture già vedute tra il 1578 e il 1590 e copiate con mirabile fedeltà da Filippo De Winghe, ad eccezione di due, l'una con la rappresentazione dell'apostolo Paolo, l'altra con il fossore Trofimo al lavoro. Tra le pitture si notano nel ciclo del Vecchio Testamento: Noè nell'arca, il sacrificio d'Abramo, il ciclo di Giona, Daniele tra i leoni, i tre fanciulli nella fornace, Mosè che batte la rupe; nel ciclo del Nuovo Testamento: Gesù docente tra i dodici Apostoli, il buon Pastore, la moltiplicazione dei pani, la risurrezione di Lazzaro; poi oranti maschili e femminili, genietti e una scena di caccia al cervo e al cinghiale. Le pitture furono in parte barbaramente deturpate prima del 1591.

Delle iscrizioni rinvenute nel 1578 solo due si sono conservate; ma fin da allora, come si legge in una lettera di s. Pietro Canisio, molte erano state asportate o spezzate. Infatti delle 120 iscrizioni rintracciate, la quasi totalità era stata ridotta a pezzi. Due appartengono a sarcofagi, tre sono dipinte in rosso su tegola, le altre tutte in marmo. Sono da ricordarsi quella di un « Demofilus » che fu vescovo non si sa di dove per oltre 23 anni, di un fossore « Aelius Auxanon » che da vivo si preparò « suis manibus » un sepolcro bisomo per sé e per sua moglie Cecilia Marcella; l'epigrafe posta dai genitori al loro bambino « Gregorio Phoebe in refrigerio » che termina con la preghiera: « qui legitis in mente habetote ». Un altro bambino L. Laberius Messor è rappresentato in beatitudine tra due pecore e due alberi con colombe. Caratteristica dell'epigrafia di questo cimitero è l'appellativo « benedictus » o « benedictus » che si legge o per intero a abbreviarsi in BD in ben 22 epitaffi su 120, mentre è raro altrove.

GIORDANI, CIMITERO dei - Pianta delle gallerie scoperte nel 1921 (sec. III-IV) - Roma.
GIORDANI, CIMITERO dei - Pianta delle gallerie scoperte nel 1921 (sec. III-IV) - Roma.
(da E. Jasi, in Rivista di arch. crit., I (1911), p. 181)

L'eplorazione del cimitero però si può dire appena iniziata. - Vedi tav. XXXIII.

MIRACOLO DELLA MOLTIPLICAZIONE DEI PANI Affresco della fine del sec. III - Roma, cimitero dei Giordani. MIRACOLO DELLA SORGENTE Affresco della fine del sec. III - Roma, cimitero dei Giordani.
Tav. XXXIII MIRACOLO DELLA MOLTIPLICAZIONE DEI PANI Affresco della fine del sec. III - Roma, cimitero dei Giordani. MIRACOLO DELLA SORGENTE Affresco della fine del sec. III - Roma, cimitero dei Giordani.(fot. Paul, comm. arch. sacra)
Bibliografia3 opere
BIBL.: E. Josi, Note di topografia cimiteriale romana, I. Il coemeterium Iordanorum sulla Via Salaria nova, in Studi romani, 3 (1922), pp. 49-70; id., Le pitture rinvenute nel cimitero dei G., in Riv. d'arch. crist., 5 (1928), pp. 167-226; id., Le iscrizioni rinvenute nel cimitero del G., ibid., 8 (1931), pp. 183-284.

Enrico Josi

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. VI (1951), coll. 431–433.

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Josi, Enrico. “Giordani, cimitero dei.” In Enciclopedia Cattolica, vol. VI, coll. 431–433. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1951. https://azioneromana.com/it/article/giordani-cimitero-dei.

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Josi, Enrico. “Giordani, cimitero dei.” Enciclopedia Cattolica, vol. VI, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1951, coll. 431–433. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/giordani-cimitero-dei.

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