GIOVANNI BATTISTA de LA SALLE, santo. - N. da una famiglia di magistrati, il 30 apr. 1651, a Reims, m. a Rouen il 7 apr. 1719, la sua giovinezza si svolse nel clima sereno e onorevole della sua società. Frequentò a Parigi la Sorbona e il Seminario di S. Sulpizio; fu ordinato prete nell'apr. 1678. Nella città natale, nell'ag. 1678, riprende e difende l'opera del can. Roland: insiste perché la comunità delle Suore del Bambin Gesù sia riconosciuta come Congregazione femminile senza voti solenni (l'arcivescovo ne ottenne le lettere patenti nell'apr. 1679, ma non mise il Santo a capo della comunità): questa sua prima prova denota la sua abilità di organizzatore, che seppe mostrare più chiaramente nell'educazione della gioventù.
La prima scuola dell'Istituto dei Fratelli delle Scuole Cristiane può essere considerata quella aperta nell'apr. 1679 a Reims nel quartiere di S. Maurizio. L'esempio (anche se il Santo si ritirò presto) dette i suoi frutti: la pia signora Lévêque de Croyère chiamò il Santo, offrendogli una rendita annua per mantenere due maestri e fondare una nuova scuola nel quartiere di S. Giacomo; nella sua umiltà il Santo volle lasciare l'incombenza dell'educazione ad Adriano Nyel, ma dovette ritornare alla sua fatica di educatore per le deboli qualità organizzative del Nyel. Il 24 giugno 1682 nasce l'Istituto dei Fratelli delle Scuole Cristiane; la diffusione dell'Istituto è subito
amplissima, nei paesi vicini, a Parigi, a Chartres, in tutta la Francia, in Europa, e l'attività del Santo si fonde nella stessa storia dell'Istituto.
Dure opposizioni non mancarono all'opera di G. B. de La S. (specie da parte dei maestri calligrafi che riuscirono a Chartres a far accettare dall'Istituto solo gli alunni i cui genitori fossero iscritti nell'albo di povertà, e da parte degli ugonotti e dei giansenisti); ma l'opera mostrò la sua vitalità perché corrispose ad una sentita esigenza del secolo, tutto teso nella ricerca delle scienze sperimentali e tecniche.
Limpido e garbato scrittore, G. B. de La S. ha lasciato vari scritti ascetici e mistici, pervasi da un tono di devozione ai misteri del Cristo di schietto sapore beruliano: Recueil de différents petits traités (Avignone 1711); Méditations pour les dimanches de l'année (Rouen s. a.); Méditations pour le temps de la retraite (ivi s. a.; vers. II. di D. Bassi, Il manuale religioso del maestro [Roma 1938]). Fu canonizzato da Leone XIII nel 1900 e da Pio XII proclamato patrono principale di tutti gli insegnanti, che si occupano dei fanciulli e dei giovani (AAS, 42 [1930], pp. 631-32). La festa cade il 15 maggio.
PEDAGOGIA. - L'opera pedagogica principale del Santo è la Conduite des écoles chrétiennes (Avignone 1720), nella quale espone in tre parti le norme che riguardano gli esercizi della scuola, la disciplina, la formazione del maestro. E il merito straordinario, che gli si riconosce nel campo pedagogico, deriva sia dalle tempestive istituzioni a cui diede vita, sia dai metodi nuovi o rinnovati e perfezionati, che introdusse nell'insegnamento.
Quanto alle istituzioni, gli si devono: 1) le « scuole primarie gratuite », per le quali egli presentò come una « carta », dove tutto il disegno è perfettamente definito e impostato nella sua parte essenziale e nei suoi sviluppi. Così egli risolse l'annoso problema delle scuole popolari, che erano cadute molto in basso nella stima universale per il disordine, la mancata selezione dei maestri, l'assenza di ogni metodo e la scarsità delle persone che volessero impegnarsi nella carriera dell'insegnamento. 2) I « seminari per la formazione dei maestri di campagna », una specie di istituto magistrale, il primo di cui si faccia menzione, con annessa una scuola in cui gli studenti facevano il loro tirocinio sotto la guida di un Fratello sperimentato. 3) I « Istituto tecnico » di St-Yvon (Parigi) per soddisfare alla necessità di un insegnamento prevalentemente tecnico e scientifico, che lasciasse a parte il latino e il greco, mentre fino allora era prevalso l'insegnamento classico. 4) Le « scuole professionali », nelle quali preparare ai loro mestieri i futuri commercianti e artigiani. 5) Le « scuole domenicali per adulti », che dovevano soddisfare al desiderio di cultura anche degli operai, i quali durante la settimana erano presi dal loro lavoro.
Quanto ai metodi: 1) mutò radicalmente l'uso, assai prevalso, per cui il fanciullo imparava a leggere le prime nozioni delle varie materie per mezzo della lingua latina; ciò doveva cessare, perché le prime nozioni andavano insegnate e apprese nella lingua materna più facile, più comprensibile e più compresa. Perciò egli dettò in francese i suoi sillabari, i catechismi, i manuali di grammatica, di aritmetica, di galateo, di religione. Per quei tempi il gesto, ora così naturale e comprensibile, seppe di audacia rivoluzionaria. 2) All'uso, ancora in voga, dell'insegnamento individuale, per cui si mirava a istruire ciascun allievo a parte, pur mantenendoli tutti insieme nella
stessa classe, sostituì il «metodo simultaneo», già adoperato da pedagogisti riformatori: tutti gli alunni di una classe dovevano avere il medesimo libro di testo e seguire la lezione sotto la guida del medesimo insegnante.
Quanto alla formazione dei maestri, il Santo li vuole pieni di entusiasmo e profondamente consci della loro missione; donde deriva lo studio di dedicarsi completamente alla buona riuscita degli alunni; preparando perciò con diligenza ogni lezione e correggendo bene i lavori. Qui sta il segreto della ottima fama, di cui godono gli istituti diretti dai Fratelli delle Scuole Cristiane: possedere uomini, unicamente intenti allo scopo educativo e sempre progredienti nello studio della loro materia. Lo stesso Santo espone le dodici virtù che formano il tipo del perfetto educatore: gravità, silenzio, discrezione, prudenza, saggezza, pazienza, riserbo, bontà, zelo, vigilanza, pietà, generosità.
Finalmente, quanto alla formazione degli alunni, egli esigeva prima di tutto l'istruzione religiosa (ne prescrisse una mezz'ora al giorno); poi la seria disciplina da ottenersi con il prevenire le mancanze e le pigrizie mediante lo spirito di sana emulazione, le premiazioni solenni, i piccoli premi; il metodo repressivo solo è da usare, quando non basta il primo e, anche in questo caso, procedendo gradualmente: avvertimento, riprensione, penso. Naturalmente si dovrà mantenere una piena imparzialità e dimostrare che tutto si fa per il bene del punito.
Per tutti questi motivi il Santo può giustamente considerarsi il grande riformatore della scuola e della disciplina in senso pienamente cattolico.