GIOVANNI GUALBERTO

GIOVANNI GUALBERTO - 21-23), si ricordano la sua abilità militare ed il pronto intervento contro gli assassini di suo padre, oltre alla sua vittoria su Cendebeo (ibid. 16, 9). Nel 135-34 a. C. successe a Simone, ucciso insieme agli altri due figli. Fin dal principio G. fu implicato in azioni guerresche, dapprima contro Tolomeo, massacratore della sua famiglia, quindi contro il re seleuita Antico VII.
Tutte e due le imprese riuscirono difficili. Tuttavia con la minaccia di un intervento di Roma in suo favore, come sembra si possa dedurre da notizie incerte di Flavio Giuseppe (Antiq. Iud., XIII, 259-66; cf. XIV, 143 sgg., 247 sgg.), G. riuscì ad ottenere condizioni non troppo dure da Antico VII, che intendeva assicurarsi nel sud prima di muovere contro i Parti nel nord-est del suo Regno. Il riconoscimento dell'alta sovranità seleuita durò poco perché dopo la morte di Antico VII, durante il deca-dimento del Regno greco, fu facile a G. I. dichiararsi praticamente indipendente (op. cit., XIII, 273). Anzi poté iniziare le sue campagne espansionistiche contro l'Udumea, la Transgiordania e specialmente contro i Samaritani, ai quali distrusse il tempio sul monte Ga-rizim. Oltre ad un motivo nazionalistico, G. I. aveva di mira anche la diffusione del puro jahwismo, che spesso cercò di propagare con la forza, come quando obbligò gli Idumei alla circoncisione ed ai riti giudaici (loc. cit., 257-58).

All'interno, il Regno di G. I. - che dovette essere molto prospero - fu caratterizzato dall'acquis delle di-vergenze tra le due correnti ideologiche antagoniste, Farisei ed i Sadducei. Secondo Flavio Giuseppe (loc. cit., 288-98), G. I., che professava le idee dei Farisei, im-provvisamente sarebbe passato alla settima opposta ed avrebbe perseguitato i suoi antichi amici. Probabilmente tale mutamento fu dovuto ad una sorda opposizione dei Farisei, che non approvavano in un carattere impulsivo e laico come G. I. né l'unione del sommo sacerdozio con il potere civile né la politica in confronto degli stranieri, ammessi anche nelle file dell'esercito jahwistico (loc. cit., 248-52).

Bibl.: E. Schürer, Geschichte des jüdischen Volkes im Zeit- der Jesu Christi, I, 3-4; cdd., Lipsia 1901, pp. 256-73; Obst. s. V. in Pauly-Wissowa, suppl. IV, coll. 786-91; A. Momigliano, Prime linee della tradizione maccabica, Roma 1930, passim; M.-J. Lagrange, Le Judaïsme avant Jésus-Christ, Parigi 1931, pp. 101-108; G. Ricciotti, Storia d'Israele, II, 2a ed., Torino 1938, pp. 331-38.

GIOVANNI LEONARDI, santo. - Fondatore dell'Ordine dei Chierici Regolari della Madre di Dio, n. a Diecimo (Lucca) nel 1541 (o 1543 secondo altri), a Roma il 9 ott. 1609. Fatti i primi studi nel paese di Villa Basilica, ove vestì anche l'abito talare di chierico, fu dal padre mandato a Lucca nel 1561 per apprendervi la professione di farmacista. E la eser-ciò per alcuni anni, cioè fino alla morte del padre, quando poté riprendere l'abito ecclesiastico, sebbene avesse già 26 anni. Nel 1573 fu ordinato sacerdote, avendo avuto come maestro di teologia il francescano Prospero Pampaloni, già teologo al Concilio Triden-tino. In Lucca il L. si dedicò all'educazione e istru-zione dei giovanetti del popolo, fondando una «Com-pagnia della dottrina cristiana». Poi, nel 1574, dette principio ad una «Congregazione di preti riformati», denominata dei «Chierici secolari della Beata Ver-gine», e finalmente dei «Chierici Regolari della Madre di Dio».

Primi soci del L. che lo coadiuvarono anche nella fondazione di altre 3 istituzioni: una in Lucca, un'altra in Pescia ad una in Pistoia, furono i venn. Giov. Battista Cioni e Cesare Franciotti. Nel 1584, di ritorno dal santuario di Loreto, si ferma in Roma per qualche tempo, ed è ospi-cato, con alcuni suoi religiosi che lo avevano accompagnato, da S. Filippo Neri in S. Girolamo della Carità. Nel 1592, il papa Clemente VIII lo invia come commissario aposto-lico al santuario della Madonna dell'Arco presso Napoli.

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GIOVANNI LEONARDI – GIOVANNI E PAOLO

du ogni parte persone di diverse condizioni a ricever consigli e direzione spirituale. Egli passò costantemente al confessionale la maggior parte del suo tempo, occupato anche nella spiegazione dei catechismi e delle omelie domenicali. Modello dei parroci per la sua semplice umiltà e lo zelo apostolico, fu beatificato da Pio X il 17 apr. 1904 e canonizzato da Pio XI il 31 maggio 1925. Proclamato patrono dei parroci da Pio XI con lettera apostolica Anno Jubilari, del 23 apr. 1929 (AAS, 21 [1929], pp. 312-13).

BML.: G. Vianney, Il b. curato d’Ars, trad. it., Roma 1904; A. Monnin, S. G. B. M. V. curato d’Ars, 1925; F. Trochu, Il santo curato d’Ars, trad. it., Torino 1946. Silverio Mattei

GIOVANNI MATTEO CARYOPHYLLIS (CARIOFILLI) : V. CARIOCINESI, GIOVANNI MATTEO.