GIUSEPPE
in cielo. Per tal modo il Santo continua nella Chiesa il suo alto ufficio di capo della S. Famiglia, e prosegue nel Corpo Mistico di Cristo quella missione che svolse, insieme con Maria, intorno alla persona del Salvatore. Per la sua universalità questo patrocinio ha delle analogie con la maternità spirituale di Maria e la sua universale mediazione nella distribuzione delle grazie. Per questa esaltazione s. G. viene anche additato come sublime modello di virtù a tutti gli uomini, d'ogni paese e d'ogni condizione (cf. encicl. Quamquam pluries, di Leone XIII).
Ernesti, BISL.: Acta SS. Martii, III, Anversa 1678, pp. 1-25; V. DEMONIO, Joseph, in DB, III, coll. 1670-74; J. Vives y Tuto, Summa Iosephina, Roma 1907; G. D. Corbató, El inmaculado s. José, Valencia 1907 (libro proibito dal S. Uffizio, 23 febbr. 1907, AAS, 41 [1908], p. 43); J. Seitz, Die Verehrung des hl. Joseph in ihrer geschichtlichen Entwicklung bis zum Konzil von Trient, Frbrgno in Br. 1908; J. Renard, St Joseph et l'enfance de Marie et de Jésus, Tours 1920; Ch. Sauvé, St Joseph intime, Parigi 1920; A. Michel, s. V. in DTHC, VIII, coll. 1510-21; G. Sinibaldi, La grandezza di s. G., Roma 1927; L. E. card. Dubois, St Joseph, 7° ed., Parigi 1929; A. Vitti, s. V. ENOCH. Ital., XVII, coll. 374-375; A. H. Lépicier, Tractatus de s. Joseph, 3° ed., Roma 1933; D. Buzy, St Joseph (Cahiers de la Vierge, 19), Parigi 1936; Campana, Maria nel dogma cattolico, 4° ed., Torino 1936, 1021-44; J. Müller, Der hl. Joseph, Innsbruck 1937; U. Holzmeister, De s. Joseph quaestiones biblicae, Roma 1945; G. Roschini, Vita di Maria, VI 1945, pp. 92-107, 164-79, 237-39.
Biografie d'indole popolare s. Giovanni Bosco, S. G., deced., Torino 1911; M. Meschler, Der hl. Joseph, 3° ed., Frbrgno in Br. 1910 (vers. II. Roma 1910), J. J. Ouwendijk, Josef Vater von Jesus, Utrecht 1940; M. G. Dore, G. di Nazareth, Brescia 1943. Vedere inoltre i commentari biblici in Mt. 1-2; Le. 1-2; 3, 21 sgg. (Knabenbauer, Fillion, Lagrange ecc.), come pure le monografie e dissertazioni sull'infanzia, le genealogie, i Fratelli s. Gesù, ecc., e i trattati mariologici nelle questioni sull'Annunziazione e sul matrimonio di Maria con s. G.
Questioni particolari: Fr. Patritius, De prima Angeli legato ad Josephum commentatio, Roma 1876; O. Bardenhewer, Maria Verkündigung (Bibl. Studien, 10, v), Frbrgno in Br. 1905 (per il matrimonio di s. G. cf. pp. 120-53); O. Michael, Dogmatische Abhandlung über die Josephs-Ehe, in Theol. prakt. Quartalschr., 60 (1907), pp. 319-32; H. Rett, Die Josephs-Ehe in ihrem Original u. ihrer Nachahmung, in Zeitschr. f. kath. Theol., 32 (1908), pp. 590-96; E. F. Sutcliffe, S. Joseph faber lignarius, in Verb. Dom., 5 (1925), pp. 74-79; id., Jesus Christus s. Joseph in labore socius, ibid., pp. 104-109; I. M. Bover, De cultu s. Joseph amplificando, Barcellona 1926; R. Petrone, La paternità divina di s. G., in Divus Thomas, 31 (1928), pp. 29-49 (articolo censurato dal S. Uffizio, cf. La scuola catt., 1928, p. 202 sg.); M.-J. Vosté, Conceptione virginali Christi, Roma 1933; G. Breynat, Paternité de St Joseph, 7 Joseph père vierge de Jésus, in Rev. univ. d'Ottana, 6 (1936), pp. 73-80; 8 (1938), pp. 81-111; G. M. Perrella, B. M. V., cum caelestem accepit nuntium, sancto Joseph sponsalibus solis non vero munitis iuncta erat, in Divus Thomas, 35 (Piacenza 1923), pp. 378-98, 519-31; U. Holzmeister, Cur Joseph iter hebetumictum susceperit..., in Verb. Dom., 22 (1942), pp. 263-70; id., St Joseph père vierge de Jésus, Montréal 1944; R. Garrigou-Lagrange, De paternitate s. Joseph, in Angelicum, 22 (1945), pp. 105-15; P. De Ambroggi, Paternità verginale di s. G., in La scuola catt., 1946, pp. 125-31; D. Frangipane, Utrum B. V. Maria salutata iam in domo Joseph ut coniux fuerit, in Verb. Dom., 27 (1947), pp. 99-111; U. Holzmeister, De nuntii s. Joseph, ibid., pp. 145-49.
IV. NELLA LITURGIA
Il culto pubblico e liturgico di s. G. è relativamente recente, mentre la devozione e la venerazione verso di lui è antichissima. La Chiesa orientale precede in questo culto quella occidentale. In Occidente, dal sec. IX, il culto era locale e privato; solo dal XV diviene pubblico e liturgico.Nell'Oriente, la prima traccia si trova in Egitto. L'apocrifia Storia di G. il falegname del sec. IV (tradotta dal greco in copto-bohajrico, s'a'idico ed arabo (cf. Evan-giles apocryphes, I [Textes et documents, ed. da H. Hemmer e F. Ley], a cura di P. Peeters, 2ª ed., Parigi 1924, pp. 231-232) nota, nel cap. 26, il 20 giugno come giorno commemorativo; così anche nei calendari copti (Acta SS. Martii, III, Parigi 1865, p. 7, n. 11; V. MAGI, Script. vet. novae coll., IV, Roma 1828, p. 15 sgg.). In seguito le fonti tacciono fino al sec. XI di Menologio di Basilio II (976-1025) celebra s. G. il 25 dic. insieme con i tre magi (Acta SS. Martii, III, Parigi 1865, p. 6), mentre altri sinassari e calendari
26. - ENCICLOPEDIA CATTOLICA. - VI.

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lo commemorano il 26 dic. o la domenica prima o dopo il Natale, sempre con altri santi (David ecc.), connessi con la nascita di Gesù (Synaxarium ecc.). Constantinopoli, Propyl. ad Acta SS. Novembris, Bruxelles 1902, pp. x, 344).
Nell'Occidente, i martirologi locali abbreviati del sec. IX, p. es., di Reichenau (827-42), di Rheims e Trevri, annotano il nome di s. G. al 19 marzo (Martirologio generatimiano, ed. diplomatica G. B. De Rossi e L. Duchesne; Acta SS. Novembris, II, Bruxelles 1894, Prolegomena, XXIV, nn. 31-34, XXXVII, n. 38, e Martyr. Hieronymianum, p. 152); lo stesso nei martirologi dei secoli posteriori (Stablo, Verdun, Mantova: PL 138, 1195, 1205-1259; Verona, Bibl. Capit., cod. 87, vol. I; B. Mehler, Der hl. Wolfgang, Bischof von Regensburg, Ratisbon 1894, p. 163; A. Ebner, Das Sakrament der hl. Wolfgang in Verona, p. 173). Le Crociate furono in seguito favorevoli alla propagazione del culto di s. G. A. Nazareth, i Crociati eressero una basilica in suo onore; altre chiese sorsero a Bologna (1129), ad Alceste in Inghilterra (1140); nella Francia la chiesa di S. Lorenzo a Joinville divenne un centro della venerazione di s. G. (1244). Il suo culto si diffuse per opera di grandi santi e teologi, quali Ruperto di Deutz (m. nel 1133), S. Bernardo di Chiaravalle (m. nel 1153); e specialmente nei secoli XIV, XV, con s. Brigida di Svezia (m. nel 1375), nella Spagna con s. Vincenzo Ferrer (m. nel 1419), nella Francia con il card. Pietro d'Ailly (m. nel 1425) e con il celebre cardinale Giovanni Gerson (m. nel 1429), nell'Italia con s. Bernardino da Siena (m. nel 1444), Bernardino di Feltre (m. nel 1429), P. Bernardino de Bustis (m. nel 1500), e finalmente nella Spagna con s. Teresa di Gesù (m. nel 1582). A questi tempi, i vari Ordini religiosi inserirono la festa di s. G. nei loro calendari: i Carmelitani, i Serviti (1324), i Francescani (1399); seguirono i Domenicani e i Premostratensi, mentre la festa manca nei Certosini, Cistercensi, Cluniacensi. Tutto questo era tuttavia sempre un culto privato. Ma sotto Sisto IV (1471-84), la festa di s. G. viene inserita in Breviario romano, stampato nel 1479 a Venezia, come festa di rito semplice, salita nel 1482 a rito doppio con 9 lezioni; il Breviario del 1499 contiene un Ufficio proprio. Lentamente, la festa di s. G. fu accettata in tutta la Chiesa, specialmente in conseguenza della Riforma tridentina. Nel 1621 (con il decreto dell'8 maggio) Gregorio XV la fece festa di precetto. Clemente X (1670-76) la portò al rito doppio di 2 classe, e Clemente XI (1700-21) ne ordinò (3 febb. 1714) un nuovo Ufficio, quello attualmente in uso; i tre inni Te Joseph, Caelitum Joseph, Iste quem laeti, furono composti da Juan Escalar, carmelitano spagnolo. Poi, assieme con la proclamazione di s. G. patrono della Chiesa universale, la festa del 19 marzo fu innalzata a doppio di 1° classe da Pio IX (1870), ed il CIC (can. 1247 § 1) l'enumera fra le feste di precetto.
Nel sec. XVII una nuova festa si propagò, quella del patrocinio di s. G. Già molti Ordini religiosi e molte conferenze, p. es., dei falegnami, elessero s. G. a patroni speciali; ai Carmelitani d'Italia e di Spagna nel 1680 fu concessa la festa del patrocinio di s. G. alla 3ª domenica dopo Pasqua; seguirono gli Agostiniani. Nel 1721, presso i Domenicani, la festa è già dotata di una ottava. Principi, imperatori, re dichiararono s. G. patrono dei loro territori: Luigi XIV per la Francia, Ferdinando III e Leopoldo I per la Boemia (1655) e per l'Austria (1675), Carlo II (1665-1700) per la Spagna ed il Belgio; lo stesso fecero i vescovi-principi per le loro diocesi e territori.
Di speciale importanza era il culto di s. G. per le Missioni Estere; p. es., per il Canada (Urbano VIII, 1637; cf. E.-L. Couanier de Launay, Histoire des religieuses Hospitalières de St-Joseph, I, Parigi 1887, pp. 218-220) s. G. era il patrono territoriale e la sua festa era la festa nazionale; così per il Paraguay, per Madura, per le Isole Marianne, per la Cina. Il sec. XVIII fu un secolo del culto speciale a s. G.; Pio VII concesse la festa del patrocinio al clero romano nel 1809; Pio IX coronò tutto questo culto, estendendo (10 sett. 1847) la festa del patrocinio di s. G. a tutta la Chiesa (8 dic. 1870) e dichiarando s. G. «patrono della Chiesa universale». Pio X (28 ott. 1913) fissò al mercoledì della 2ª domenica dopo Pasqua, invece della domenica stessa, la data della festa del patrocinio, con ottava, avendo sostituito già (24 luglio 1911) la parola «patrocinio» con quella «solennità di s. G. sposo della Beata V. M., confessore, patrono della Chiesa universale».
Una terza festa in onore di s. G. è la festa dello Sposalizio della Beata Vergine e di s. G., ricordata a Chartres al principio del sec. XV, raccomandata da Gerson, adottata e diffusa il 7 marzo dai Frati Minori e dai Domenicani al 22 genn., sotto Paolo III (1537), per il 23 genn. ex indulto di Benedetto XIII (22 ag. 1725; cf. G. Mercati, Per la storia della festa dello sposalizio, in Rassegna gregoriana, 5 [1906], pp. 253-58).
Poi Benedetto XIII (19 dic. 1726) inserì il nome di s. G. nelle litanie dei Santi; sotto Pio VII (17 sett. 1815) nell'orazione A cunctis fu aggiunto il nome di s. G. Pio X arricchì le litanie di s. G. con le indulgenze (18 marzo 1909); Benedetto XV (9 apr. 1919) l'onorò con un praefatio proprio (AAS, 11 [1913], p. 191), e aggiunse il 23 febb. 1921, la sua invocazione al Dio sia benedetto, in occasione del 50° anniversario della sua proclamazione a patrono della Chiesa (ibid., 13 [1921], p. 158).
Pietro Siffrin
V. Nella iconografia
S. G. è effigiato nell'arco trionfale di S. Maria Maggiore in aspetto virile, barbato, in tunica e pallio: l'angelo è in atto di rassicurarlo secondo il testo di S. Matteo (1, 19-22; Vilpert, Mosaiken, tav. 55); torna nella scena della presentazione al Tempio (id., op. cit., tavv. 57-60); poi nell'episodio dell'incontro col re Afrodisio (id., op. cit., tavv. 66-68). Nella cattedra eburnea di Massimiano, a Ravenna, s. G. figura sempre in tunica e pallio, sia nella prova delle acque amare, come nel sogno, nell'andata a Bethleem, nell'adorazione dei Magi; era pure effigiato nel sacello Vaticano di Giovanni VII (705-707) nella Natività, nell'adorazione dei Magi, nella presentazione al Tempio. In Oriente s. G. figura seguito dai suoi servi nella rappresentazione del censimento di Quirino nei musei di Kahré-djami in Costantinopoli (monastero di Chora; sec. XIV); negli affreschi di Mistra Peribleptos (sec. XIV), s. G. riceve dal S. Sacerdote il bastone fiorito. Nelle colonne del ciborio di S. Marco figura quale vegliardo protettore della Vergine, stringendo la verga fiorita. Di particolare interesse sono le rappresentazioni di s. G. in Giotto a Padova, Taddeo Gaddi nella cappella Baroncelli in S. Croce, Nicola e Giovanni Pisano nei pulpiti di Siena, Pisa e Pistoia e Arnoldo nel presepe di S. Maria Maggiore a Roma. Nel duomo di Limburg (sec. XIII) s. G. è raffigurato come giardiniere della vigna divina.Solo nel «tondo Doni», di Michelangelo, agli Uffizi si avrà una raffigurazione potentemente espressiva del tipo per cui s. G. assume il carattere del capo di famiglia chiamato da Dio a tale altissimo compito. Contemporaneamente in Germania gli intagliatori diffondono le ecclesie immagini del Santo dovute al Dürer ed agli scultori delle statue ligne di Dottighofen e di Brandenburgo (1459). Alla fine del Seicento si trova in Spagna tutta una serie di dipinti (Il riposo in Egitto di Bartolome Gonzales, la Circoncisione di Roelos, la S. Famiglia di Zurbarán) che presentano s. G. quasi nelle vesti di un patriarca del Nuovo Testamento e con il preciso incarico di proteggere e di educare il divino fanciullo. Compaiono contemporaneamente precisati gli attributi della sega e dell'accetta. Tale raffigurazione compare in forma perfetta nel quadro di Herrera, che pone s. G. seduto con il bimbo sulle ginocchia, e nei numerosissimi dipinti del Murillo, in cui il Santo tiene per mano o accompagna il piccolo Gesù. Nel grande quadro della chiesa dei Cappuccini di Cadice s. G. sostiene il bimbo già cresciuto. Nel quadro di L. G. Carlier s. G. viene addirittura incoronato da esso. Nelle raffigurazioni posteriori, come nel Tiepolo, il Santo si precisa come intercessore presso il
Redentore o come simbolo del lavoro umano giustamente riconosciuto.
VI. NEL FOLKLORE
Nella tradizione popolare lo sposo di Maria è innanzitutto il santo tutelare dei poveri. L'episodio che sopra ogni altro ha colpito la fantasia popolare è quello della sacra coppia di sposi che, colta alla sprovvista, in paesi forestieri, all'approssimarsi della nascita del figlio, chiede alloggio e viene respinta. Come reazione psicologica si ha, nelle espressioni del culto popolare, una rievocazione dell'episodio in forma drammatica, con un finale che placa il sentimento di carità dell'anima popolare. In molti paesi della Sicilia usa il «banchetto» o «invito di s. G.» solito a farsi il 19 marzo, e in cui le famiglie dei benestanti invitano a pranzo dei poveri, tre dei quali raffigurano la S. Famiglia: un sacerdote, e, dopo di lui, il Bambino, benedice la mensa, mentre i poveri sono serviti dal padrone di casa. In alcuni paesi il banchetto ha luogo in chiesa, e a servire sono due sacerdoti, mentre un terzo predica. La scena acquista in varie località, non solo della Sicilia, ma anche dell'Abruzzo e della Puglia, caratteri e forme di sacra rappresentazione. Simbolo di castità, s. G. è anche invocato per la protezione delle fanciulle da marito. Molte e graziosi canzoni lirico-narrative rievocano la figura di s. G. in episodi più o meno leggendari, immaginati intorno alla S. Famiglia. Appartiene alla novellistica popolare una leggenda che si propone di far risaltare la grande potenza di s. G. nel concedere le grazie, ma il cui modo di dimostrazione (un ladro che ottiene egualmente di entrare in Paradiso) è un tipico frutto della fantasia dei volghi. Il motivo leggendario si ricollega al *Débat du Paradis* che ebbe tanta fortuna nel medioevo. S. G. è anche protettore dei falegnami: e le corporazioni dei maestri di legname dei passati secoli furono le principali cultrici e promotrici della sua festa. Questa presenta due tipiche manifestazioni: i falò e le frittelle. In molti luoghi l'antichissima usanza dei fuochi di marzo si fa coincidere con la festa di s. G. Enormi cataste di legna vengono raccolte per devozione e accese nei crocicchi e nelle piazze dei paesi, specialmente dai ragazzi che, quando i falò stanno per spegnersi, saltano sopra le fiamme: ricordo di antichi riti agresti di purificazione e profilassi. L'uso delle frittelle è diffusissimo e non solo a Roma, dove tuttavia la festa presenta un colore e un fervore eccezionali: l'intreccio si accentua sui banchi dei frittellari, che hanno originali trovate pubblicitarie, fra cui l'uso del «sonetto» ricordato anche da G. G. Belli.Alcune usanze indicano la festa di s. G. come inizio della stagione primaverile: tale, ad es., l'uso dei pescatori siciliani che in questo giorno bruciano la barca più vecchia, o dei ragazzi di Irti (Littoria) che appiccano fuoco alla stoppa delle vecchie conocchie, mentre le nonne filano intorno ai falò. — Vedi tav. LVIII.