GRAZIE

GRAZIE. - Dal lat. Gratiae, gr. χάριτος, sono dèe simbolo della bellezza, donatrici di gioia e in genere di quanto allieta la vita. Esiodo (Theog., 907) le fa figlie di Zeus e della oceania Eurinome (cioè, secondo l'esegesi della scuola naturistica, del cielo e

GREGIA - Cartina ecclesiastica storica (sec. IX): 1) Sedi metropolitane; 2) Sedi arcivescovili; 3) Sedi vescovili; 4) Basiliche e monumenti cristiani antichi; 5) Monasteri.

dell’aurora) e ne dà i nomi: Eufrosine (= Allegrezza), Aglaia (= Splendore), Talia (= Floridezza).

Per questo loro significato di integrale letizia esse sono concepite come inseparabili e, come tali, rappresentate in un primo tempo tenentisi per la mano, vestite di lungo chitone, in seguito abbracciate e nude, ma di una nudità non procace, che giustifica l’epiteto dato loro da Orazio (Od., 1, 4, 6) di decentes nel quale sono assocciate le idee di avvenenza e di costumatezza. Pindaro (Ol., 14, 1) le esalta come datrici di saggezza, di bellezza, di splendore. In Atene erano venerate ai piedi dell’Acropolis, ma la sede principale del loro culto era ad Orcomeno di Beozia. Per l’affinità del numero i Greci hanno spesso associato divinità femminili in gruppi ternari (cf. J. E. Harrison, Prolegomena to the study of Greek religion, Ox-ford 1922, p. 286), e per quella del significato le G. sono spesso associate alle Ore patrono delle tre stagioni dell’anno, alle Ninfè e alle Muse. Loro attri, buto sono i dadi, i fiori, gli strumenti musicali.

BIBL.: Stoll-Furtwängler, Charis, in W. H. Roscher, Lexikon, I, col. 873; Escher, s. V. in Pauly-Wissowa, III, col. 2150 seg.; P. Decharme, La mythologie de la Grèce antique, Parigi 1878, p. 217 seg.