ISPANO-AMERICANA, LETTERATURA. - Comprende la produzione letteraria delle diverse nazioni americane di lingua spagnola e si elabora in tre fasi: l'epoca imperiale ispanica, quella dei movimenti di indipendenza (sec. XIX) e la moderna, iniziata dall'opera di Rubén Dario, che le conferisce
originalità, stabilendo tuttavia continui rapporti con la cultura di Spagna.
I. ARGENTINA
La cultura dell'Argentina differisce forse da quella di altri Stati ispano-americani per la maggiore assenza di « meticciaggio » di razza con l'elemento aborigeno. Con un predominio di sangue spagnolo e italiano, essa è stata anche attenta alle varie voci provenienti dall'Europa, specialmente dalla Francia, dall'Inghilterra e dalla Germania: per cui si può dire che Buenos Aires sia il centro di cultura americano più europeizzato. Nella sua prima fase la letteratura argentina è provinciale, ispirata all'ambiente delle « pampas », e trova espressione nella poesia dei « payadores (trovatori) gauchos »; ma già sorgono le prime opere formatrici dello spirito nazionale, quali gli Himnos a la libertad di López Planes (1784-1836), o quelle intese a rievocare le origini del paese, come il Triunfo de Ituzaingó di Juan Cruz Varela (1794-1839).Nel periodo romantico operano il poeta e romanziere Esteban Echeverría (1805-31), autore di Elvira o la novia del Plata, e Domingo Faustino Sarmiento, maestro d'importanza nazionale. Dedito alla politica, andò in esilio durante la dittatura di Rosas, contro il quale scrisse il Facundo Quiroga (1845), biografia romanzesca di un personaggio che simboleggiava le idee culturali e politiche dell'autore, al quale si deve pure, fra l'altro, la raccolta Recuerdos de provincia. Formatori della coscienza nazionale argentina furono pure: Juan Bautista Alberdi (1810-84), che scrisse le Bases para la organización constitucional de la República argentina, e il generale Mitre, che, oltre alla sua attività politica, compose biografie di Sanmartín e di Belgrano.
Un cenno basta per Víctor Olegario Andrade (1838-1882), autore di Atlántica, El nido de condores, Prometeo, mentre più lungo discorso richiede il « gauchismo », che costituisce il midollo della prima epoca letteraria argentina. A parte la produzione drammatica, inaccessibile senza l'aiuto della rappresentazione scenica, tre nomi lo definiscono esemplarmente: Hilario Ascasubi (1807-81), creatore della figura di « Santos Vega, el payador »; Estanislao del Campo (1834-80), autore del poema Fausto, relazione, fatta da un « gaucho » a un altro, di una rappresentazione del dramma goethiano; e, soprattutto, José Hernandez (1834-86), autore del celebre Martin Fierro, che deve considerarsi la grande epopea della vita nella campagna americana nel periodo intermedio tra l'indipendenza e la progressiva organizzazione avviata dal sec. XX. Il protagonista è un « gaucho » che racconta le disgrazie della sua vita in un verso popolarissimo e pieno di grazia e di freschezza, lasciando la testimonianza di una forma di vita scomparsa, elegiacamente sentita e cantata con accenti che fan pensare ai modi omerici. Metri e strofe son quelli dei « payadores »: sestine di ortosillabi. Le parti aggiunte (La vuelta de Martin Fierro, ecc.) concedono più al folklore, ricche come sono di canzoni popolari intercalate. Da ammirare, in Hernandez, l'abilità nel fondere narrazione e lirismo e nel trattare un linguaggio discorsivo e immediatamente derivato dalla bocca del popolo. Accolto al suo apparire come un capolavoro nazionale, non solo in Argentina, ma anche in Spagna (si veda, ad es., il giudizio dell'Unamuno), il Martin Fierro è stato forse un po' trascurato dalla recente poesia argentina, più avviata verso modi europei; sembra però che il valore di quest'opera torni a operare nella coscienza poetica attuale.
Sorvolando su due poeti neoclassici: Carlos Guido Spano (1827-1918) e Leopoldo Díaz (n. nel 1862), autore di Hellas, si arriva alla poesia del « modernismo » che vanta un gran nome: Leopoldo Lugones (1874-1938), contemporaneo e amico più giovane di Rubén Dario. L'assimilazione della poesia francese non riuscì a tacitare i suoi intensi sentimenti patriottici: si allineano, così,
LA
LIRA ARGENTINA,
6 COLECCION
DE LAS PIEZAS POÉTICAS,
BABAR A LUX
EN BUENOS-AYRES
DURANTE LA GUERRA
DE SU INDEPENDENCIA.

1824.
La Lira Argentina, impresa en París y editada en Buenos Aires, 1824.
ISPANO-AMERICANA, LETTERATURA - La lira argentina, Buenos Ayres 1824. Frontecipio.
accanto a Los crepúsculos del jardín (1905), Lunario sentimental (1909), Las horas doradas (1922), altre opere come Odas seculares (1910), di cui fa parte la famosa A los ganadas y las miedes. Altri poeti di quest'epoca sono: Evaristo Carriego e Conrado Nalé Roxlo, ambedue coltivatori di una poesia di sobborghi, di tono crepuscolare; Pedro B. Palacios («Almafuerte»), poeta dal tono morale alquanto ingenuo; Héctor P. Blomberg (n. nel 1890), cantore dell'illusione del mare; Alfredo R. Bufano (n. nel 1895), poeta (Romancero) e autore di saggi sulla mistica italiana rinascimentale; Rafael Alberto Arrieta (n. nel 1889), autore di Alma y Momento; Enrique Banchs, B. Arturo Capdevila, Fernández Moreno, ecc.
Nella prosa si incontrano parecchi nomi di romanzieri ispirati alla vita di campagna: Carlos M. Ocanos (n. nel 1860), Roberto J. Payró (1867-1938; Cuentos de Payo Chico, Divertidas aventuras del Nieto de Juan Moreira), Manuel Galvez, Benito Lynch (n. nel 1885; Los caranchos de la Florida; Se llevaron el cañón para Machimbo) e, soprattutto, Ricardo Güiraldes (1886-1927), autore di Don Segundo Sombra, che riassume il carattere eroico del «gaucho» quale si trovava in Martín Fierro, ora, però, visto dall'esterno: figura leggendaria, più allusa che descritta direttamente, e passando in mezzo a un ambiente e a una psicologia piuttosto lirici e sensitivi che epici.
L'opera, vastamente diffusa, di Hugo Wast (pseudonimo di Gustavo Martínez Zuviria) porta verso un clima meno poetico, ma assai vario e adattato al gusto della folla. Invece nel caso di Enrique Larreta (n. nel 1873) si dovrebbe parlare di un romanzo poetico, di atmosfera moderna, specialmente nel celebre La gloria de don Ramiro, ambientato nell'Avila cinquecentesca. Fra le sue opere si citano: Zogode, romanzo della «pampa»; La calle del amor y de la muerte, liriche di argomento spagnolo; e la recentissima La naranja (Madrid 1949).
Nella poesia, oltre al caratteristico mondo di Alfonsina Storni (1892-1938), poetessa di viva sensibilità, cui si devono Ocre (1923) e Mascarilla y trébol (1938), si assiste allo svolgimento del cosiddetto «avanguardismo». Oltre a Oliverio Girondo, è importante Jorge Luis Borges (n. nel 1900), fondatore della rivista Prismas e autore di Ficciola, opera in prosa fantastica di grande singolarità. In seguito, attraverso Ricardo E. Molinari e Leopoldo Marechal (n. nel 1900), autore di Sonetos a Sofía e El centauro, questa poesia si avvia verso un senso più classico e a volte cattolico e ispanico, come in Ignacio B. Anzoátegui e Francisco Luis Bernárdez, nato in Spagna e autore di La ciudad sin Laura.
Intanto la prosa prende nuova vita per opera di Eduardo Mallea (n. nel 1903), autore di Todo verdor perecerá; Cuentos para una inglesa desesperada e La bahía de silencio, descrizione della vita artistica e intellettuale di Buenos Aires con evidenti influssi dei romanzieri inglesi e di Proust. Romanzieri e saggisti degni di menzione sono: Ezequiel Martínez Estrada (Radiografía de la pampa), Macedonio Fernández e Raúl Scalabrini Ortiz, autore di El hombre que está solo y espera, acuto testimonio dell'angoscia dello spirito contemporaneo di Buenos Aires.
Nel campo di attività meno esattamente letterarie, vanno ricordati: gli storiografi Rómulo D. Carbia, Guillermo Furlong e Vicente Sierra (El sentido misional de la conquista española en América); il filosofo Francisco Romero, autore di parecchi studi e direttore delle edizioni filosofiche della casa Losada; speciale importanza ha il contributo di un folto gruppo di filosofi neotomisti, alcuni presso i Cursos de cultura católica di Buenos Aires, come il rev. Julio Meinvielle, polemista contro Maritain, e il p. Octavio N. Derisi, e altri presso altri centri di cultura, come il p. Sepich all'Università di Mendoza e Nimio di Anquín a quella di Córdoba.
Massimo folklorista è Juan Carrizo, raccoglitore delle canzoni popolari argentine. Delle riviste va citata, per la lunga continuità e per il carattere rappresentativo dell'ultra-europeismo bonaerense, la rivista Sur, diretta da Victoria Ocampo, una saggista spagnola lungamente vissuta in Francia.
II. BOLIVIA
All'epoca del romanticismo la Bolivia ha come principale poeta Ricardo J. Bustamante (1821-84). Nel movimento «modernista», accanto a Rubén Darío e a Lugones, opera anche il boliviano Ricardo Jáimes Freyre (1868-1913), autore di Castalia Bárbara, seguito da Franz Tamayo (n. nel 1880). Il romanziere più conosciuto è Alcides Arguedas (n. nel 1879), autore di Vida criolla. Da citare pure il narratore e critico Adolfo Costa du Rels (n. nel 1891), spesso scrittore in lingua francese.III. CILE
Il grande poema epico nazionale del Cile non è cileno, ma spagnolo: La Araucana di Alonso de Ercilla, che racconta la guerra di dominazione. Ancora nel Seicento, nello stesso Cile, un poeta continua la narrazione delle gesta dell'Ercilla: Pedro de Oña, le cui innovazioni formali sulla classica «ottava reale» adoperata dall'Ercilla sono state molto lodate dalla recente critica spagnola. All'epoca imperiale spagnola risale il romanzo El cautiverio feliz di Francisco Núñez de Pineda y Bascuñán, rivalutato e pubblicato dalla più giovane critica cilena, e la cronaca Restauración de la imperial di Fray Juan de Barrenechea. Posteriore è l'opera (latina) del gesuita Manuel de Lacunza, fondatore, con i suoi commentari all'Apocalisse, del cosiddetto «millenarismo» in America, il quale ai nostri giorni conserva una certa influenza su uno scelto gruppo d'intellettuali cileni cattolici, anche se della più fedele ortodossia.L'epoca dell'indipendenza offre soltanto qualche nome isolato di cantore del nuovo spirito rivoluzionario, come quello di Camilo Enriquez (n. nel 1769).
Nel periodo di consolidamento ottocentesco, che trova espressione politica nell'organizzazione statale del presidente Portales, è da notare l'influenza esercitata su tutta la nazione dal venezuelano Andrés Bello (1781-1865), famoso per le sue opere grammaticali. Importanza nazionale ha José Victorino Lastarrias (1817-88), nella dottrina sociologica e nella fondazione della narrativa cilena. Ancora nell'Ottocento, il romanzo fiorisce specialmente per opera del cosiddetto «Balzac cileno», Alberto Blest Gana (1830-1920), e di altri, quali Luis Orengo Luco (1866) ed Eduardo Barrios (n. nel 1884). Il nome di Pedro Prado (n. nel 1886), fa passare dal romanzo alla poesia, anche coltivata da lui, che nel 1949 ha vinto il premio nazionale. La poesia è in genere più importante nella letteratura cilena di questo periodo. Dopo gli anni del cambio di secolo, che vantano nomi di poeti, come Carlos Pezoa Velis (1829-1908), Manuel Magallanes Moure, Carlos Prendez Saldías (n. nel 1892), Max Jara (n. nel 1886), Luis Felipe Contardo (1880-1921) e Carlos R. Mondaca (1881-1928), appare una grande trilogia di poeti di importanza continentale ed universale: Gabriela Mistral, Pablo Neruda e Vicente Huidobro. Gabriela Mistral (pseudonimo di Lucila Godoy), n. nel 1889 e recentemente insignita del premio Nobel, ha svolto, dopo la profondità sentimentale di Desolación (1922), un progressivo giro nel suo concetto della poesia, attraverso Ternura e Tala, che arricchisce notevolmente la sua lirica, con un nuovo senso umile, ironico ed affettuoso verso le cose piccole, accanto alla grandezza storica dei suoi Cantos de América. Attualmente è console della sua nazione a Petropolis (Brasil). Vicente Huidobro (1893-1948) è invece, accanto allo spagnolo Gerardo Diego, il fondatore del «creazionismo», tendenza avanguardista di spirito armonizzato con le nuove tendenze di Parigi. Nell'antologia, pubblicata dalla casa editrice cilena «Zig-Zag» in occasione della sua morte, si può vedere una progressiva evoluzione della sua poesia - in francese e in spagnolo - dall'iniziale avanguardismo verso un senso più umano (Altazor). La sua importanza letteraria dipende forse più dalla sua influenza magistrale e rinnovatrice che dalla sua opera. Ma senza dubbio l'influenza più evidente nella poesia attuale di tutta l'America è quella di Pablo Neruda (pseudonimo di Neftali Reyes,

La grande influenza nerudiana è evidente fra molti poeti cileni più giovani, p. es., Juvencio Valle, autore di Nimbo de Piedra, Rosamel del Valle, e Humberto Díaz Casanueva, direttore della rivista Pro-arte. Sono da ricordare, non solo come poeti ma anche come critici e professori, Roque, Esteban Scarpa (Martial mantenimiento), José M. Souviror, spagnolo di origine, Angel Custodio González, Alfredo Lefebvre ed Eduardo Anguita. Nella storia, oltre ai libri di ricordi di Rosales, è da segnalare l'opera del giovane Jaime Eyzaguirre, direttore della rivista Estudios e autore di O'Higgins; Ventura de Pedro de Valdivia e Hispano-américa del dolor.
IV. COLOMBIA
La Colombia, attraverso la sua storia letteraria, è riuscita a rimanere una nazione conservatrice del senso classico ed equilibrato, con inclinazione verso il culto dell'oratoria e degli studi grammaticali. Ancora nel Seicento si trova un poeta gongorista, Hernando Domínguez Camargo, e la grande monaca, autrice di opere mistiche, suor Francisca Josefa del Castillo y Guevara (1671-1742). NelSettecento, rispondendo alla tendenza dell'epoca, si fonda la « Academia del buen gusto », precorritrice della grande vita accademica colombiana fino ai nostri giorni. Il tempo della indipendenza ha due poeti: José M. de Salazar (1785-1828) e Luis Vargas Tejada (1802-29), lo « Chénier colombiano ».
Il romanticiamo fu introdotto in Colombia da José Joaquín Ortiz (1814-92), che rappresenta per la sua nazione quel che Quintana fu per la Spagna; ma veramente giunge alla più tipica espressione con José Eusebio Caro (1817-53) e Julio Arboleda (1817-62). Dopo, e fra innumerevoli altri poeti, ebbe importanza nazionale Rafael Pombo (1833-1912), senza dimenticare Gregorio Gutiérrez González (1826-72). Alla fine dell'Ottocento si trovano le figure più decisive per la formazione di una coscienza grammaticale ed umanistica: Miguel Antonio Caro (1843-1909) e, soprattutto, Rufino José Cuervo (1844-1911), chiamato da Menéndez y Pelayo « il filosofo più eminente nella razza spagnola nel sec. XIX », autore di una famosa Gramática spagnola, di un'altra latina, di un Diccionario de la construcción y régimen de la lengua castellana, e di parecchie altre opere. In questo tempo appare anche un romanzo che ha avuto grande fama in tutto il mondo di lingua spagnola: María di Jorge Isaacs (1837-95).
La poesia colombiana, sempre copiosa, ha in questi anni uno dei suoi classici: José Asunción Silva (1865-96), la cui vita, resa infelice da un'eccessiva sensibilità, fu troncata con il suicidio. Il suo Nocturno rimane uno dei pezzi più celebri della lirica americana. In seguito, attraverso una lunga vita di lavoro scarso e perfezionato che fa pensare a un atteggiamento flaubertiano o parnassiano, appare in posto eminente Guillermo Valencia (1872-1943), autore di Ritos. Ma forse il poeta che diventa sempre più interessante per il gusto dei nostri giorni è Barba Jacob (pseudonimo di Miguel Angel Osorio, 1883-1942), personalità decadente e rispondente al tipo di « maudit » francese, e che nella sua breve e diversa opera ha due o tre poemi (Los desposados de la muerte; Balada de la vita profunda), degnamente rivalutati dalla più recente critica americana e spagnola. Oltre a qualche libro di sonetti, José Eustasio Rivera (1889-1928) ha scritto La vorágine, da molti ritenuto il migliore romanzo della terra ispano-americana. Fra gli attuali, nessuno raggiunge l'alto prestigio del poeta Eduardo Carranza. Sono da ricordare, infine, il prosatore Germán Arciniegas e, fra i sempre numerosi poeti di influenza « piedracelista », Helcías Martín Góngora.
V. CUBA
Fin dalla « prima aria di sapor locale », trovata da Menéndez y Pelayo nella Oda a la piña di Manuel de Zequeira y Arango (1760-1846), la letteratura cubana si sviluppa rapidamente acquistando la propria fisionomia. L'epoca romantica ha la grande personalità di José M. de Heredia (1803-1829), formato ancora nella mentalità classica e autore di una lirica piena di fuoco (El Teocallí de Cholula; Al Niágara). All'epoca della guerra di indipendenza ha importanza il nome del mulatto Placido (pseudonimo di Gabriel de la Concepción Valdés, 1809-1844), poeta di stile semplice e popolare, e dalla vita combattiva e sfortunata, al pari dell'altro poeta Juan Clemente Zenea (1832-71). La poetessa Gertrudis Gómez de Avellaneda si include di solito nella letteratura spagnola, a causa della sua residenza.Il vero formatore della coscienza nazionale è José Martí (1853-95), poeta dei Versos sencillos, scrittore, giornalista, caduto nella guerra di indipendenza. Come poeta premodernista, si può nominare Julián del Casal (1863-95). Nel Novecento si è avuta la fioritura della « poesia negra », antologizzata da Emilio Ballagas (n. nel 1908), e la cui principale figura è Nicolás Guillén (Balada de los dos abuelos). Nell'epoca più recente si incontrano Mariano Brull (n. nel 1891), Luis Palés Matos e Fernando Ortiz, accanto al narratore Lino Novás Calvo. Adesso la poesia continua con notevole attività: fra i giovani si ha la poetessa Dulce María Loynaz (Juegos

(da J. A. Leguizanon, Historia de la literatura hispano-americana. II, Buenos Aires 1913, p. 571)
La critica letteraria è esercitata principalmente da José M. Chacón y Calvo.
VI. ECUADOR
Tralasciando qualche nome del Scicento, quale, p. es., il p. Jacinto Evia, antologizzatore di un Ramillete, e di fra' Matías de Cordoba, nell'Ottocento si trovano nomi più importanti. José Joaquín de Olmedo (1780-1874) occupa il posto più rilevante della poesia ecuatoriana in questo secolo, con i suoi versi di carattere pindarico (La victoria de Junín). Il presidente Gabriel García Moreno, famoso per il suo ardore di cattolico, fu anche scrittore politico e sociologico. Altri poeti romantici furono Julio Zaldumbide (1833-87) e Numa Pompilio Llona (1832-1907). Nel Novecento, più ricco per la letteratura ecuatoriana, la poesia, rinnovata dalla influenza dei movimenti europei, fiorisce prima con Jorge Carrera Andrade (n. nel 1903), dalla copiosa produzione, e con Jorge Reyes (n. nel 1904), cantore della sua terra (Treinta poemas de mitierra).Ai giorni nostri ha valore il romanziere Jorge Icaza, il cui romanzo Huazipungo è tradotto in italiano. Infine il poeta José Rumazo ha pubblicato a Madrid Raudal e ha fatto conoscere la parte ormai realizzata del suo poema Memoria de la sangre, forse documento capitale della nuova lirica americana.
VII. MESSICO
Dal tempo stesso della conquista, nasce nel Messico una letteratura mista indio-castigliana, in lingua maya, azteca o nahuatl, ma in lettere latine, come nel caso del Popol-Vuh, raccolta di tradizioni aborigene, o del Chilam-Balam di Chumayel. Fra i primi storiografi messicani, si trovavano Juan Suárez de Peralta (Tratado del descubrimiento de las Indias), Fray Diego Durán, meticcio (Historia de las Indias), Hernando de Alvarado Tezozomoc (Crónica mexicana; Crónica chichimeca) e Fernando de Alba Ixtlilxochitl, questi due ultimi di discendenza reale messicana, e Fray Agustín Dávila Padilla (Historia de la fundación y discurso de la provincia de Santiago de Mexico, del Orden de Predicadores). Francisco de Terrazas, lodato dal Cervantes, scrisse il poema epico Nuevo Mundo y conquista, mentre Juan de Castellanos è l'autore delle lunghissime Elegias de varones ilustres de Indias (1589). L'età barocca vanta il nome della monaca poetessa ed erudita Juana Inés de la Cruz (v.).Nel Settecento il francescano Manuel de Navarrete, fonda l'« Arcadia Mejicana », cioè la prima accademia. Dell'epoca delle lotte per l'indipendenza è Fernando Calderón (1809-45: Soldado de la libertad), accanto a figure più ricordate, quali Manuel Eduardo Gorostiza (1789-1851), drammaturgo che abitò in Spagna, Manuel Rodríguez Galván (Profecia de Guatimoe) e José Joaquín Pesado (1801-61: Los aztecos). Grande importanza, anche come figura nazionale e politica della guerra, ha l'indiano Altamirano (1834-73: El Zarco). Altri nomi, come Manuel Acuña (1849-73), Justo Sierra, Manuel José Othon, e Salvador Díaz Mirón, portano verso il « premodernismo », meglio rappresentato da Manuel Gutiérrez Nájera (1859-95). In questa epoca opera il critico poeta Francisco A. de Icaza (1863-1925), vissuto molto tempo a Madrid, e ritratto poeticamente da Antonio Machado. L'epoca del « modernismo » ha, come rappresentanti poetici messicani, Luis C. Urbina, José Juan Tablada, autore di « hai-kais », Amado Nervo (1870-1919), di vasto successo, specialmente in Spagna (El arquero divino; La amada inmóvil) di un tono lirico fra il becqueranismo ed il prosaismo, ed Enrique González Martínez (n. nel 1871), il quale piega verso un maggiore intimismo sentimentale e psicologico, insorgendo contro la retorica ornamentale (« Tuércele el cuello al cano... »). Fra le nuove generazioni poetiche si trovano Carlos Pellicer (n. nel 1899), Xavier Villaurrutia, più all'avanguardia (Nostalgia de la muerte, 1908), Jaime Torres Bodet (n. nel 1901) e valenti poetesse come Concha Urquiza, Margarita Paz Paredes, ecc. Ramón López Velarde (1888-1921) ha cantato la vita provinciale, con stile fra l'umorismo e la tenerezza (La suave patria; Zozobra).
Nel campo della storiografia Carlos Pereyra (1871-1944) è stato il formatore di una vera coscienza storica, intesa alla revisione critica dei fatti. Delle sue opere son da menzionare: La obra de España en América; Hernan Cortés y la epopeya del Anáhuac; Las huellas de los conquistadores; Breve historia de América; Historia de la América española; El mito de Monroe; Tejas: la primera desmembración de Méjico.
Come pensatore e filosofo si è affermato José Vasconcelos (n. nel 1884), convertitosi al cattolicesimo, creatore dei concetti della « razza cosmica » e della « quinta razza » (Indologia; El monismo estético; Estética; Tratado de metafísica; Ética; Historia del pensamiento filosófico, ecc.).
La critica letteraria vanta Alfonso Reyes (n. nel 1889) poeta, autore di saggi ed editore di classici (Cuestiones estéticas, 1910-11; Simpattas y diferencias, 1921-26; Cuestiones gongorinas, 1927; La antigua retórica, 1942; La experiencia literaria, 1942; El Deslinde, 1945; ecc.). Coltivato è anche il romanzo, da Federico Gamboa (1864-1939), detto lo « Zola messicano », a Martín Luis Guzmán (n. nel 1887) e Mariano Azuela, autore di Los de abajo e romanziere della vita popolare.
VIII. NICARAGUA
La scarsa estensione e popolazione non hanno impedito, durante questo mezzo secolo, al Nicaragua di porsi all'avanguardia della poesia ispano-americana. Anzitutto esso fu la patria del grande iniziatore Rubén Darío, pseudonimo di Félix Rubén García Sarmiento. N. a Metapa, oggi Ciudad Darío nel 1867, m. a León (Nicaragua) nel 1916, visse molti anni a Parigi, Spagna e Argentina. Dopo aver assimilato il modernismo e il simbolismo francese, avvertito dal Valera nel suo giovanile Azul, si orientò verso i moduli classici spagnoli, contribuendo decisivamente alla fioritura della poesia in Spagna fin dalla cosiddetta « generazione del '98 », benché a volte esercitasse maggiore influenza sul pubblico la parte meno profonda e più retorico-musicale della sua opera multiforme.L'assorbente rinomanza continentale del Rubén non impediva la continuazione della vita poetica nicaraguense; si trovano, così, due o tre nomi quasi contemporanei, prima dell'apparizione delle due giovani generazioni poetiche attuali: il sacerdote Azarias H. Pallais (n. nel 1885), maestro del più giovane gruppo d'avanguardia, Salomón de la Selva (n. nel 1893), poeta anche in lingua inglese, e, soprattutto, Alfonso Cortés, il quale, nato alla fine del sec. XIX, pazzo fin dalla gioventù, è una delle figure più enigmatiche e magiche della poesia americana. Fra gli aa. 1925 e 1930 apparve nel Nicaragua un gruppo di « vanguardia », costituitosi fra gli ex-alunni dei Gesuiti: ciò spiega come la sua tendenza politica si sia sempre orientata verso l'ideologia cattolica, ispanica e gerarchica. Il grande maestro di questo gruppo fu ed è - senza dimenticare l'influenza del citato P. Pallais - José Coronel Urtecho (n.

Per la conoscenza della vita poetica del Nicaragua è utile l'antologia Nueva poesía nicaraguense, con introduzione di E. Cardenal e note di Orlando Cuadra Downing (Madrid 1949).
IX. PARAGUAY
In terra paraguayana coltivano la poesia, specialmente all'epoca del modernismo, Juan O'Leavy (n. nel 1879), Pablo Max Insfran (n. nel 1894) e Carlos Zubizarreta.X. PERÚ
Nell'epoca imperiale spagnola la vita letteraria di Lima lasciò, oltre a nomi come quello del generale Alfonso Picado, il ricordo di un'anonima poetessa, « Amarilis », che inviò a Lope de Vega una epistola metrica, meritando una lunga risposta in versi.Il Settecento vanta Pablo da Olavide (1725-90), figura importante nella politica della corte spagnola, e poeta in Miserere. L'Ottocento ha poeti romantici quali Felipe Pardo Aliaga, Clemente Althaus (1835-90) e Carlos A. Salaberry, famoso per la poesia Acúrdate de mí. Ma il grande monumento della letteratura peruviana è costituito dalle Tradiciones peruanas, lunga serie di volumi di racconti popolari, raccolti e sviluppati in forma d'arte da Ricardo Palma (1833-1919). L'epoca del « modernismo » e « simbolismo » ha Manuel González Prada (1848-1918), autore di Minúsculas, Grafitos e altri libri di poesia, Carlos Germán Amézaga (1862-1906) e, specialmente, José Santos Chocano (1875-1934) una figura poetica che riempì di sé l'ambiente letterario americano, anche se oggi è meno apprezzata. La sua vasta opera, di estrema musicalità e dai temi più caratteristicamente americani, ebbe allora significato continentale. Annotando di passaggio il nome del poeta raffinato e


Tra i più giovani, a parte altri poeti come Sologuren o l'ermetico Martín Adán, va segnalato un gruppo di intellettuali sociologi e politici, fra i quali Luis Alberto Sánchez, Mariátegui e Xavier Abril. Storiografi degni di menzione sono: José de la Riva Aguero e, attualmente, Raúl Porras Barrenechea e Guillermo Lohmann Villena.
XI. URUGUAY
La fioritura letteraria dell'Uruguay avviene con relativa tardessa: nel primo Ottocento si ha il nome del poeta neoclassicista Francisco Acuña de Figueroa (1790-1862), ma soltanto alla fine di questo secolo appare un'opera notevole, il poema epico Tabare, narrazione fantastica di un episodio della conquista, di Juan Zorrilla San Martín (1855-1931). Dopo di lui, il principale romanziere uruguaiano è stato Carlos Reyles (1870-1939), autore di El embrujo de Sevilla.L'epoca del modernismo ha come primo rappresentante poetico Julio Herrera Reissig (1875-1910); ma il fatto più singolare (tralasciando quello dei poeti franco-uruguayani, cioè francesi di vita e lingua ma uruguayani di nascita, come Isidore Ducasse - « comte de Lautréamont » - e Jules Supervielle) è l'apparizione di parecchie poetesse di risonanza continentale: Maria Eugenia Vaz Ferreira (1875-1924), la delicata Delmira Augustini (1890-1914) e la appassionata Juana de Ibarborou - « Juana de América » - (n. nel 1895).
Il pensatore José Enrique Rodó (1871-1917), soprattutto in Ariel, ma anche in Motivos de Proteo e El mirador de Próspero, ha preconizzato la conservazione dei valori tradizionali greco-latini di fronte allo splendore materiale sassone e nordamericano. Degni di menzione sono altri poeti, come Carlos Julio J. Casal, Carlos Vaz Ferrei-
ra, Fernán Silva Valdés (n. nel 1887), Carlos Sabat Ercasty, Alvaro A. Vasseur, traduttore di Whitman, ed Emilio Oribe, che in seguito si è dedicato alla filosofia (Teoría del nom). Notevole influenza esercitano saggi di Alberto Zum Felde.
XII. VENEZUELA
La storia letteraria del Venezuela conta nel Settecento il poeta gongorino Alonso de Escobar; nelle epoche dell'Illuminismo e nel primo Ottocento, José Antonio Martín, Abigail Lozano, poeta romantico, José Ramón Yepes. Si arriva così al grande filologo e grammatico, maestro del colombiano Cuervo: Andrés Bello (1781-1865), che nel Cile esercitò una influenza decisiva sulla formazione intellettuale della nazione, e che fu pure autore di liriche (Silva a la agricultura de la zona tórrida).Scrittori recenti sono, tra i poeti, Rufino Blanco-Fombona (1874-1944); tra i romanzieri, Rómulo Gallegos (n. nel 1884), autore di Doña Bárbara; La Trepadora; Cantaclaro; Canaima e Pobre negro, che danno il senso della vergine natura americana, dominatrice dell'uomo. Restano da nominare, per i nostri giorni, Mariano Picón Salas, narratore, autore di saggi e critico eminente, e gli storiografi Angel C. Rivas (1873-1930) e Laureano Vallenilla Lanz (1870-1936).
XIII. ALTRI PAESI CENTRO-AMERICANI
Ancora nell'Ottocento, un gesuita di Guatemala, Rafael Landívar, scrive un lungo poema latino, Rusticatio mexicana, molto lodato da Menéndez y Pelayo. Nella stessa Guatemala dopo altri nomi, come J. Batres (1809-44), ricorrono quelli di Rafael Arévalo Martínez (n. nel 1892), poeta di opera scarsa ma molto interessante, e Miguel Angel Asturias. Puerto Rico ha avuto Eugenio M. de Hostos (1839-1903), scrittore politico dell'epoca dell'indipendenza. La repubblica domenicana (San Domingo), oltre all'eminente critico e teorico della letteratura Pedro Henríquez Ureña, vanta il poeta Manuel del Cabral, la cui Antología Tierra, selezione fatta in Madrid (1949, La encina y el mar, ed. Cultura Hispanica) di tutta la sua opera fino a quell'anno, rivela un senso del linguaggio nello stesso tempo molto umano e inventivo. Nella stessa isola, tralasciando Haiti, di lingua francese, vive un gruppo di giovani poeti: Franklin Mieses Burgos, Antonio Fernández Spencer, ecc.L'Honduras ha il poeta ed antologizzatore Rafael Heliodoro Valle. Costa Rica conta poeti quali R. F. Guardia, María Isabel Carvajal e il critico e maestro Roberto Brenes Mesén. Poeti del Salvador sono Juan Bernal, J. J. Cañas, J. Aragón.
BIBLI: Oltre a quella citata incidentalmente e a quella speciale dei rispettivi autori, si consulti, per un orientamento generale: M. Menéndez y Pelayo, Historia de la poesía hispanoamericana, 2 voll., Madrid 1911-15; M. Picon Salas, Hispanoamérica, posición crítica, Santiago 1931; F. de Onís, Antología de la poesía española e hispanoamericana, Madrid 1934; L. A. Sánchez, Vida y pasión de la cultura en América, Santiago 1935; Antología de la poesía moderna en lengua española, México 1941; A. Zum Felde, El problema de la cultura americana, Buenos Aires 1943; L. Panero, Antología de la literatura hispanoamericana, 2 voll., Madrid 1944; R. E. Scarpa, Lecturas americanas, prosa y verso, Santiago de Chile 1944; E. Diez Canedo, Letras de América. El Colegio de México, México 1944; L. A. Sánchez, Nueva historia de la literatura americana, Buenos Aires 1944; J. A. Leguizamón, Historia de la literatura hispanoamericana, 2 voll., ivi 1945; A. Torres Riosco, La gran literatura iberoamericana, ivi 1945.