ISPANO-AMERICANA, LETTERATURA

ISPANO-AMERICANA, LETTERATURA. -
Comprende la produzione letteraria delle diverse na-
zioni americane di lingua spagnola e si elabora in tre
fasi: l'epoca imperiale ispanica, quella dei movi-
menti di indipendenza (sec. XIX) e la moderna, ini-
ziata dall'opera di Rubén Darío, che le conferisce

LA

LIRA A

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RGENTINA,

6 COLLECCIÓN

DE LAS PIEZAS POÉTICAS,

DURANTE LA GUERRA

DE SU INDEPENDENCIA.

BUENOS-AY

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RES.

1824.

La Lira Argentina, impresa en París y editada en Buenos Aires, 1824.

(da J. A. Leguizamón, Historia de la literatura hispano-americana,
I. Buenos Aires 1945, p. 311)

ISPANO-AMERICANA, LETTERATURA - La lira argentina, Buenos
Ayres 1824. Frontespizio.

originalità, stabilendo tuttavia continui rapporti con
la cultura di Spagna.

SOMMARIO:

I. Argentina

II. Bolivia

III. Cile

IV. Co-
lombia. -

V. Cuba

VI. Ecuador

VII. Messico

VIII. Nica-
ragua. -

IX. Paraguay

X. Perú

XI. Uruguay

XII. Vene-
zuela. - XIII. Altri paesi centro-americani.

I. ARGENTINA

La cultura dell'Argentina dif- ferisce forse da quella di altri Stati ispano-americani per la maggiore assenza di «meticciaggio» di razza con l'elemento aborigeno. Con un predominio di sangue spagnolo e italiano, essa è stata anche attenta alle varie voci provenienti dall'Europa, specialmente dalla Francia, dall'Inghilterra e dalla Germania: per cui si può dire che Buenos Aires sia il centro di cultura americano più europeizzato. Nella sua prima fase la letteratura argentina è provinciale, ispirata all'ambiente delle «pampas», e trova espressione nella poesia dei «payadores (trovatori) gauchos»; ma già sorgono le prime opere formatrici dello spirito nazionale, quali gli Himnos a la libertad di López Planes (1784-1836), o quelle intese a rievocare le origini del paese, come il Triunfo de Ituzaingó di Juan Cruz Varela (1794-1839).

Nel periodo romantico operano il poeta e romanziere
Esteban Echeverría (1805-31), autore di Elvira o la novia
del Plata, e Domingo Faustino Sarmiento, maestro d'im-
portanza nazionale. Dedito alla politica, andò in esilio du-
rante la dittatura di Rosas, contro il quale scrisse il Facundo
Quiroga (1845), biografia romanzesca di un personaggio
che simboleggiava le idee culturali e politiche dell'autore, al
quale si deve pure, fra l'altro, la raccolta Recuerdos de pro-
vincia. Formatori della coscienza nazionale argentina fu-
rono pure: Juan Bautista Alberdi (1810-84), che scrisse le
Bases para la organización constitucional de la República ar-
gentina, e il generale Mitre, che, oltre alla sua attività
politica, compose biografie di Sanmartín e di Belgrano.

Un cenno basta per Victor Olegario Andrade (1838-
1882), autore di Atlántica, El nido de condores, Prometeo,
mentre più lungo discorso richiede il «gauchismo», che
costituisce il midollo della prima epoca letteraria argentina.
A parte la produzione drammatica, inaccessibile senza
l'aiuto della rappresentazione scenica, tre nomi lo defini-
scono esemplarmente: Hilario Ascasubi (1807-81), crea-
tore della figura di «Santos Vega, el payador»; Estanislao
del Campo (1834-80), autore del poema Fausto, relazione,
fatta da un «gaucho» a un altro, di una rappresentazione
del dramma goethiano; e, soprattutto, José Hernandez
(1834-86), autore del celebre Martin Fierro, che deve con-
siderarsi la grande epopea della vita nella campagna ame-
ricana nel periodo intermedio tra l'indipendenza e la
progressiva organizzazione avviata dal sec. XX. Il prota-
gonista è un «gaucho» che racconta le disgrazie della sua
vita in un verso popolarissimo e pieno di grazia e di fre-
schezza, lasciando la testimonianza di una forma di vita
scomparsa, elegiacamente sentita e cantata con accenti
che fan pensare ai modi omerici. Metri e strofe son quelli
dei «payadores»: sostiene di ottosillabi. Le parti aggiunte
(La vuelta de Martín Fierro, ecc.) concedono più al fol-
klore, ricche come sono di canzoni popolari intercalate.
Da ammirare, in Hernandez, l'abilità nel fondere narra-
zione e lirismo e nel trattare un linguaggio discorsivo e
immediatamente derivato dalla bocca del popolo. Accolto
al suo apparire come un capolavoro nazionale, non solo
in Argentina, ma anche in Spagna (si veda, ad es., il giu-
dizio dell'Unamuno), il Martín Fierro è stato forse un po'
trascurato dalla recente poesia argentina, più avviata verso
modi europei; sembra però che il valore di quest'opera
torni a operare nella coscienza poetica attuale.

Sorvolando su due poeti neoclassicì: Carlos Guido
Spano (1827-1918) e Leopoldo Díaz (n. nel 1862), autore
di Hellas, si arriva alla poesia del «modernismo» che
vanta un gran nome: Leopoldo Lugones (1874-1938),
contemporaneo e amico più giovane di Rubén Darío.
L'assimilazione della poesia francese non riuscì a tacitare
i suoi intensi sentimenti patriottici: si allineano, così,

accanto a Los crepúsculos del jardín (1905), Lunario sen­
timental (1909), Las horas doradas (1922), altre opere comen­
Odas seculares (1910), di cui fa parte la famosa A los
ganados y las mieses. Altri poeti di quest'epoca sono:
Evaristo Carriego e Conrado Nalé Roxlo, ambedue coi­
tivatori di una poesia di sobborghi, di tono crepuscolare;
Pedro B. Palacios (* Almafuerte *), poeta dal tono morale
alquanto ingenuo; Héctor P. Blomberg (n. nel 1890),
cantore dell'illusione del mare; Alfredo R. Bufano (n.
nel 1895), poeta (Romancero) e autore di saggi sulla mi­
stica italiana rinascimentale; Rafael Alberto Arrieta (n.
nel 1889), autore di Alma y Momento; Enrique Banchs,
B. Arturo Capdevila, Fernández Moreno, ecc.

Nella prosa si incontrano parecchi nomi di romanzi
ispirati alla vita di campagna: Carlos M. Ocantos (n. nel
1860), Roberto J. Payró (1867-1938); Cuentos de Poyo
Chico, Divertidas aventuras del Nieto de Juan Moreira
Manuel Galvez, Benito Lynch (n. nel 1885); Los carro­
chos de la Florida; Se llevaron el cañón para Machimba*,
soprattutto, Ricardo Güiraldes (1886-1927), autore di Do
Segundo Sombra, che riassume il carattere eroico del
«gaucho» quale si trovava in Martín Fierro, ora, però,
visto dall'esterno: figura leggendaria, più allusa che de­
scritta direttamente, e passando in mezzo a un am­
biente e a una psicologia piuttosto lirici e sensitivi
che epici.

L'opera, vastamente diffusa, di Hugo Wast (pseu­
donimo di Gustavo Martínez Zuviria) porta verso un
clima meno poetico, ma assai vario e adattato al gusto
della folla. Invece nel caso di Enrique Larreta (n. nel
1875) si dovrebbe parlare di un romanzo poetico, di at­
mosfera moderna, specialmente nel celebre La gloria de
don Ramiro, ambientato nell'Avila cinquecentesca. Fra
le sue opere si citano: Zogoibi, romanzo della «pampa»;
La calle del amor y de la muerte, liriche di argomento spa­
gnalo; e la recentissima La naranja (Madrid 1949).

Nella poesia, oltre al caratteristico mondo di Alfon­
sina Storni (1892-1938), poetessa di viva sensibilità, cui
si devono Ocre (1925) e Mascarilla y trébol (1938), si as­
siste allo svolgimento del cosiddetto «avanguardismo».
Oltre a Oliverio Girondo, è importante Jorge Luis Borges
(n. nel 1900), fondatore della rivista Prismas e autore di Fi­
ciónes, opera in prosa fantastica di grande singolarità. In
seguito, attraverso Ricardo F. Molinari e Leopoldo Ma­
rechal (n. nel 1900), autore di Sonetos a Sofia e Elcentauro,
questa poesia si avvia verso un senso più classico e a vol­
te cattolico e ispanico, come in Ignacio B. Anzoátegui
e Francisco Luis Bernárdez, nato in Spagna e autore
di La ciudad sin Laura.

Intanto la prosa prende nuova vita per opera di Eduar­
do Mallea (n. nel 1903), autore di Todo verdor perecerá;
Cuentos para una inglesa desesperada e La bahía de silencio,
descrizione della vita artistica e intellettuale di Buenos
Aires con evidenti influssi dei romanzi e inglesi e di
Proust. Romanzi e saggi di domani di menzione sono:
Ezequiel Martinez Estrada (Radiografía de la pampa),
Macedonio Fernández e Raúl Scalabrini Ortiz, autore
di El hombre que está solo y espera, acuto testimonio
dell'angoscia dello spirito contemporaneo di Buenos
Aires.

Nel campo di attività meno esattamente letterarie,
vanno ricordati: gli storiografi Rómulo D. Carbia, Guil­
lermo Furlong e Vicente Sierra (El sentido misional de
la conquista española en América); il filosofo Francisco
Romero, autore di parecchi studi e direttore delle edi­
zioni filosofiche della casa Losada; speciale importanza
ha il contributo di un folto gruppo di filosofi neotomisti,
alcuni presso i Cursos de cultura católica di Buenos
Aires, come il rev. Julio Meinvielle, polemista contro
Maritain, e il p. Octavio N. Derisi, e altri presso altri
centri di cultura, come il p. Sepich all'Università di Men­
doza e Nimio di Anquin a quella di Córdoba.

Massimo folklorista è Juan Carrizo, raccoglitore delle
canzoni popolari argentine. Delle riviste va citata, per la
lunga continuità e per il carattere rappresentativo del­
l'altro-europeismo bonaerense, la rivista Sur, diretta da
Victoria Ocampo, una saggista spagnola lungamente
vissuta in Francia.

II. Bolivia

All'epoca del romanticismo la Bolivia ha come principale poeta Ricardo J. Busta­ mante (1821-84). Nel movimento «modernista», ac­ canto a Rubén Darío e a Lugones, opera anche il boliviano Ricardo Jáimes Freyre (1868-1913), autore di Castalia Bárbara, seguito da Franz Tamayo (n. nel 1880). Il romanziere più conosciuto è Alcides Arguedás (n. nel 1879), autore di Vida criolla. Da citare pure il narratore e critico Adolfo Costa du Reis (n. nel 1891), spesso scrittore in lingua francese.

III. Cile

Il grande poema epico nazionale del Cile non è cileno, ma spagnolo: La Araucana di Alonso de Ercilla, che racconta la guerra di domina­ zione. Ancora nel Seicento, nello stesso Cile, un poeta continua la narrazione delle gesta dell'Ercilla: Pedro de Oña, le cui innovazioni formali sulla classica «ot­ tava reale» adoperata dall'Ercilla sono state molto lodate dalla recente critica spagnola. All'epoca impe­ riale spagnola risale il romanzo El cautiverio feliz di Francisco Núñez de Pineda y Bascuñán, rivalutato e pubblicato dalla più giovane critica cilena, e la cronaca Restauración de la imperial di Fray Juan de Barrenechea. Posteriore è l'opera (latina) del gesuita Manuel de Lacunza, fondatore, con i suoi commentari all'Apocalisse, del cosiddetto «millenarismo» in Ame­ rica, il quale ai nostri giorni conserva una certa in­ fluenza su uno scelto gruppo d'intellettuali cileni cattolici, anche se della più fedele ortodossia.

L'epoca dell'indipendenza offre soltanto qualche nome
isolato di cantore del nuovo spirito rivoluzionario, come
quello di Camilo Enríquez (n. nel 1769).

Nel periodo di consolidamento ottocentesco, che
trova espressione politica nell'organizzazione statale del
presidente Portales, è da notare l'influenza esercitata su
tutta la nazione dal venezuelano Andrés Bello (1781-1865),
famoso per le sue opere grammaticali. Importanza na­
zionale ha José Victorino Lastarrias (1817-88), nella dot­
tina sociologica e nella fondazione della narrativa ci­
lena. Ancora nell'Ottocento, il romanzo fiorisce special­
mente per opera del cosiddetto «Balzac cileno», Al­
berto Blest Gana (1830-1920), e di altri, quali Luis Orengo
Luco (1866) ed Eduardo Barrios (n. nel 1884). Il nome
di Pedro Prado (n. nel 1886), fa passare dal romanzo
alla poesia, anche coltivata da lui, che nel 1949 ha vinto
il premio nazionale. La poesia è in genere più importante
nella letteratura cilena di questo periodo. Dopo gli anni
del cambio di secolo, che vantano nomi di poeti, come
Carlos Pezoa Velis (1829-1908), Manuel Magallanes
Moure, Carlos Prendez Saldías (n. nel 1892), Max Jara
(n. nel 1886), Luis Felipe Contardo (1880-1921) e Car­
los R. Mondaca (1881-1928), appare una grande trilogia
di poeti di importanza continentale ed universale: Ga­
briela Mistral, Pablo Neruda e Vicente Huidobro. Ga­
briela Mistral (pseudonimo di Lucila Godoy), n. nel
1889 e recentemente insignita del premio Nobel, ha svol­
to, dopo la profondità sentimentale di Desolación (1922),
un progressivo giro nel suo concetto della poesia, attra­
verso Ternura e Tala, che arricchisce notevolmente la
sua lirica, con un nuovo senso umile, ironico ed affettu­
so verso le cose piccole, accanto alla grandezza storica
dei suoi Cantos de América. Attualmente è console della
sua nazione a Petropolis (Brasil). Vicente Huidobro
(1893-1948) è invece, accanto allo spagnolo Gerardo
Diego, il fondatore del «creacionismo», tendenza avan­
guardista di spirito armonizzato con le nuove tendenze
di Parigi. Nell'antologia, pubblicata dalla casa editrice ci­
lena «Zig-Zag» in occasione della sua morte, si può vede­
re una progressiva evoluzione della sua poesia - in francese
e in spagnolo - dall'iniziale avanguardismo verso un senso
più umano (Altazor). La sua importanza letteraria di­
pende forse più dalla sua influenza magistrale e rinnova­
trice che dalla sua opera. Ma senza dubbio l'influenza
più evidente nella poesia attuale di tutta l'America è
quella di Pablo Neruda (pseudonimo di Neftali Reyes,

Settecento, rispondendo alla tendenza dell'epoca, si fonda la «Academia del buen gusto», precorritrice della grande vita accademica colombiana fino ai nostri giorni. Il tempo della indipendenza ha due poeti: José M. de Salazar (1785-1828) e Luis Vargas Tejada (1802-29), lo «Chénier colombiano».

I romanticismo fu introdotto in Colombia da José Joaquín Ortiz (1814-92), che rappresenta per 'a sua nazione quel che Quintana fu per la Spagna; ma veramente giunge alla più tipica espressione con José Eusebio Caro (1817-53) e Julio Arboleda (1817-62). Dopo, e fra innumerevoli altri poeti, ebbe importanza nazionale Rafael Pombro (1833-1912), senza dimenticare Gregorio Gutiérrez González (1826-72). Alla fine dell'Ottocento si trovano le figure più decisive per la formazione di una coscienza grammaticale ed umanistica: Miguel Antonio Caro (1843-1909) e, soprattutto, Rufino José Cuervo (1844-1911), chiamato da Menéndez y Pelayo «il filosofo più eminente nella razza spagnola nel sec. XIX»; autore di una famosa Granática spagnola, di un'altra latina, di un Diccionario de la costrucción y régimen de la lengua castellana, e di parecchie altre opere. In questo tempo appare anche un romanzo che ha avuto grande fama in tutto il mondo di lingua spagnola: María di Jorge Isaacs (1837-95).

La poesia colombiana, sempre copiosa, ha in questi anni uno dei suoi classici: José Asunción Silva (1865-96), la cui vita, resa infelice da un'eccessiva sensibilità, fu troncata con il suicidio. Il suo Nocturno rimane uno dei pezzi più celebri della lirica americana. In seguito, attraverso una lunga vita di lavoro scarso e perfezionato che fa pensare a un atteggiamento flaubertiano o parnassiano, appare in posto eminente Guillermo Valencia (1872-1943), autore di Ritos. Ma forse il poeta che diventa sempre più interessante per il gusto dei nostri giorni è Bárbara Jacob (pseudonimo di Miguel Ángel Osorio, 1883-1942), personalità decadente e rispondente al tipo di 'maudit' francese, e che nella sua breve e diversa opera ha due o tre poemi (Los desposados de la muerte; Balada de la vita profunda), degnamente rivalutati dalla più recente critica americana e spagnola. Oltre a qualche libro di sonetti, José Eustasio Rivera (1889-1928) ha scritto La voragine, da molti ritenuto il migliore romanzo della terra ispano-americana. Fra gli attuali, nessuno raggiunge l'altro prestigio del poeta Eduardo Carranza. Sono da ricordare, infine, il prosaforme Germán Arciniegas e, fra i sempre numerosi poeti di influenza «piedracelista», Hélias Martín Góngora.

V. Cuba

Fin dalla «prima aria di sapor locale», trovata da Menéndez y Pelayo nella Oda a la piña di Manuel de Zequiera y Arango (1760-1846), la letteratura cubana si sviluppa rapidamente acquistando la propria fisionomia. L'epoca romantica ha la grande personalità di José M. de Heredia (1803-1829), formato ancora nella mentalità classica e autore di una lirica piena di fuoco (El Teocalli de Cholula; Al Nidagara). All'epoca della guerra di indipendenza ha importanza il nome del mulatto Placido (pseudonimo di Gabriel de la Concepción Valdés, 1809-1844), poeta di stile semplice e popolare, e dalla vita combattiva e sfortunata, al pari dell'altro poeta Juan Clemente Zenea (1832-71). La poetessa Gertrudis Gómez de Avellaneda si include di solito nella letteratura spagnola, a causa della sua residenza.

Il vero formatore della coscienza nazionale è José Martí (1853-95), poeta dei Versos sencillos, scrittore, giornalista, caduto nella guerra di indipendenza. Come poeta premodernista, si può nominare Julián del Casal (1863-93). Nel Novecento si è avuto la fioritura della poesia negra «antologizzata da Emilio Ballagas (n. nel 1908), e la cui principale figura è Nicolas Guillén (Balada de los dos abuelos). Nell'epoca più recente si incontrano Mariano Brull (n. nel 1891), Luis Palés Matos e Fernando Ortiz, accanto al narratore Lino Novás Calvo. Adesso la poesia continua con notevole attività: fra i giovani si ha la poetessa Dulce Maria Loynaz (Juegos

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(de J. A. Leporunico, Hislario de la literatura hispano-americana. II, Buenos Aires Bld, p. 280) Ispano-americana. letreratura - Rizatto di Alonso de Ercilla y Zúhiga (1533-94), Dipinto del Greer (cs. 1590) - Madrid, Pexilo.

n. nel 1904). I titoli più importanti nella sua produzione sono: Veinte po

VII. Messico

Dal tempo stesso della conquista, nasce nel Messico una letteratura mista indiocastigliana, in lingua maya, azteca o nahuatl, ma in lettere latine, come nel caso del Popol-Vuh, raccolta di tradizioni aborigene, o del Chilam-Balam di Chumayel. Fra i primi storiografi messicani, si trovavano Juan Suárez de Peralta (Tratado del descubrimiento de las Indias), Fray Diego Durán, meticcio (Historia de las Indias), Hernando de Alvarado Tezozomoc (Crónica mexicana; Crónica chichimeca) e Fernando de Alba Ixtilixochitl, questi due ultimi di discendenza reale messicana, e Fray Agustín Dávila Padilla (Historia de la fundación y discurso de la provincia de Santiago de Mexico, del Orden de Predicadores). Francisco de Terrazas, lodato dal Cervantes, scrisse il poema epico Nuevo Mundo y conquista, mentre Juan de Castellanos è l’autore delle lunghissime Elegias de varones ilustres de Indias (1589). L’età barocca vanta il nome della monaca poetessa ed erudita Juana Inés de la Cruz (v.).

Nel Settecento il francescano Manuel de Navarrete, fonda l’Arcadia Mejicana, cioè la prima accademia. Dell’epoca delle lotte per l’indipendenza è Fernando Calderón (1809-45; Soldado de la libertad), accanto a figure più ricordate, quali Manuel Eduardo Gorostiza (1789-1851), drammaturgo che abitò in Spagna, Manuel Rodríguez Galván (Profecia de Guatimoc) e José Joaquín Pesado (1801-61; Los aztecas). Grande importanza, anche come figura nazionale e politica della guerra, ha l’indiano Altamirano (1834-73; El Zarco). Altri nomi, come Manuel Acuña (1849-73), Justo Sierra, Manuel José Othon, e Salvador Díaz Mirón, portano verso il “premodernismo”, meglio rappresentato da Manuel Gutiérrez Nájera (1859-95). In questa epoca opera il critico poeta Francisco A. de Icaza (1863-1925), vissuto molto tempo a Madrid, e ritratto poeticamente da Antonio Machado. L’epoca del “modernismo” ha, come rappresentanti poetici messicani, Luís C. Urbina, José Juan Tablada, autore di “hai-kais”, Amado Nervo (1870-1919), di vasto successo, specialmente in Spagna (El arquero divino; La amada inmóvil) di un tono lirico fra il becqueriainismo ed il prosaismo, ed Enrique González Martínez (n. nel 1871), il quale piega verso un maggiore intimismo sentimentale e psicologico, insorgendo contro la retorica ornamentale (“Tuercela el cuello al cisne...”). Fra le nuove generazioni poetiche si trovano Carlos Pellicer (n. nel 1899), Xavier Villaurrutia, più all’avanguardia (Nostalgia de la muerte, 1908), Jaime Torres Bodet (n. nel 1901) e valenti poetesse come Concha Urquiza, Margarita Paz Paredes, ecc. Ramón López Velarde (1888-1921) ha cantato la vita provinciale, con stile fra l’umorismo e la tenerezza (La suave patria; Zozobra).

Nel campo della storiografia Carlos Pereyra (1871-1944) è stato il formatore di una vera coscienza storica, intesa alla revisione critica dei fatti. Delle sue opere son da menzionare: La obra de España en América; Hernán Cortés y la epopeya del Andhuac; Las huellas de los conquistadores; Breve historia de América; Historia de la América española; El mito de Monroe: Tejas: la primera desmembración de Méjico.

Come pensatore e filosofo si è affermato José Vasconcelos (n. nel 1884), convertitosi al cattolicesimo, creatore dei concetti della “razza cosmica” e della “quinta razza” (Indología; El monismo estético; Estética; Tratado de metafísica; Ética; Historia del pensamiento filosofico, ecc.).

La critica letteraria vanta Alfonso Reyes (n. nel 1889) poeta, autore di saggi ed editore di classici (Cuestiones estéticas, 1910-11; Simpatías y diferencias, 1921-26; Cuestiones gongorinas, 1927; La antigua retórica, 1942; La experiencia literaria, 1942; El Deslinde, 1945; ecc.). Coltivato è anche il romanzo, da Federico Gamboa (1864-1939), detto lo “Zola messicano”, a Martín Luis Guzmán (n. nel 1887) e Mariano Azuela, autore di Los de abajo e romanziere della vita popolare.

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(da J. A. Leguizamion, Historia de la literatura hispana-americana. II, Buenos Ayres (63, p. 85)
IsPano-AMERICANA. LETTERATURA. - Autografo di José Marti, 1833-95 (Cuba). Pagina relativa alla concezione di un ordine architettonico americano - Avans, Archivio di Gonzalo de Quesada.

VIII. Nicaragua

La scarsa estensione e popolazione non hanno impedito, durante questo mezzo secolo, al Nicaragua di porsi all'avanguardia della poesia ispano-americana. Anzitutto esso fu la patria del grande iniziatore Rubén Darío, pseudonimo di Félix Rubén García Sarmiento. N. a Metapa, oggi Ciudad Darío nel 1867, m. a León (Nicaragua) nel 1916, visse molti anni a Parigi, Spagna e Argentina. Dopo aver assimilato il modernismo e il simbolismo francese, avvertito dal Valera nel suo giovanile Azul, si orientò verso i moduli classici spagnoli, contribuendo decisivamente alla fioritura della poesia in Spagna fin dalla cosiddetta «generazione del '98», benché a volte esercitasse maggiore influenza sul pubblico la parte meno profonda e più retorico-musicale della sua opera multiforme.

L'assorbente rinomanza continentale del Rubén non impediva la continuazione della vita poetica nicaraguense; si trovano, così, due o tre nomi quasi contemporanei, prima dell'apparizione delle due giovani generazioni poetiche attuali: il sacerdote Azarias H. Pallas (n. nel 1885), maestro del più giovane gruppo d'avanguardia, Salomón de la Selva (n. nel 1893), poeta anche in lingua inglese, e, soprattutto, Alfonso Cortés, il quale, nato alla fine del sec. XIX, pazzo fin dalla gioventù, è una delle figure più enigmatiche e magiche della poesia americana. Fra gli aa. 1925 e 1930 apparve nel Nicaragua un gruppo di «vanguardia», costituitosi fra gli ex-alunni dei Gesuiti: ciò spiega come la sua tendenza politica si sia sempre orientata verso l'ideologia cattolica, ispanica e gerarchica. Il grande maestro di questo gruppo fu ed è - senza dimenticare l'influenza del citato P. Pallas - José Coronel Urtecho (n. 1

ra, Fernán Silva Valdés (n. nel 1887), Carlos Sabat Ercasty, Alvaro A. Vasseur, traduttore di Whitman, ed Emilio Oribe, che in seguito si è dedicato alla filosofia (Teoría del nous). Notevole influenza esercitano saggi di Alberto Zum Felde.

XII. VENEZUELA

La storia letteraria del Venezuela conta nel Settecento il poeta gongorino Alonso de Escobar; nelle epoche dell’Illuminismo e nel primo Ottocento, José Antonio Martín, Abigail Lozano, poeta romantico, José Ramón Yepes. Si arriva così al grande filologo e grammatico, maestro del colonbiano Cuervo: Andrés Bello (1781-1865), che nel Cile esercitò una influenza decisiva sulla formazione intellettuale della nazione, e che fu pure autore di liriche (Silva a la agricultura de la zona tórrida).

Scrittori recenti sono, tra i poeti, Rufino Blanco-Fombona (1874-1944); tra i romanzieri, Rómulo Gallego (n. nel 1884), autore di Doña Bárbara; La Trepadora; Cantaclaro; Canaima e Pobre negro, che danno il senso della vergine natura americana, dominatrice dell’uomo. Restano da nominare, per i nostri giorni, Mariano Picón Salas, narratore, autore di saggi e critico eminente, e gli storiografi Angel C. Rivas (1873-1930) e Laureano Vallinella Lanz (1870-1936).

XIII. ALTRI PAESI CENTRO-AMERICANI

Ancora nell’Ottocento, un gesuita di Guatemala, Rafael Landivar, scrive un lungo poema latino, Rusticatio mexicana, molto lodato da Mencndez y Pelayo. Nello stesso Guatemala dopo altri nomi, come J. Batres (1890-44), ricorrono quelli di Rafael Arévalo Martínez (n. nel 1892), poeta di opera scarsa ma molto interessante, e Miguel Angel Asturias. Puerto Rico ha avuto Eugenio M. de Hostos (1839-1903), scritore politico dell’epoca dell’indipendenza. La repubblica domenicana (San Domingo), oltre all’eminent e critico e teorico della letteratura Pedro Henríquez Ureña, vanta il poeta Manuel del Cabral, la cui Antologia Tierra, selezione fatta in Madrid (1949, La encina y el mar, ed. Cultura Hispanica) di tutta la sua opera fino a quell’anno, rivela un senso del linguaggio nello stesso tempo molto umano e inventivo. Nella stessa isola, tralasciando Haiti, di lingua francese, vive un gruppo di giovani poeti: Franklin Mises Burgos, Antonio Fernández Spencer, ecc.

L’Honduras ha il poeta ed antologizzatore Rafael Heliodoro Valle. Costa Rica conta poeti quali R. F. Guardia, María Isabel Carvajal e il critico e maestro Roberto Brenes Mesén. Poeti del Salvador sono Juan Bernal, J. J. Cañas, J. Aragón.

Bini: Oltre a quella citata incidentalmente e a quella speciale dei rispettivi autori, si consulti, per un orientamento universale: M. Menéndez y Pelayo, Historia de la poesía hispanoamericana, 2 voll., Madrid 1911-15; M. Picon Salas, Hispanoamérica, posición crítica, Santiago 1931; F. de Onís, Antología de la poesía española e hispanoamericana, Madrid 1934; L. A. Sanchez, Vida y pasión de la cultura en América, Santiago 1935; Antología de la poesía moderna en lengua española, Mexico 1941; A. Zum Felde, El problema de la cultura americana, Buenos Aires 1943; L. Panero, Antología de la literatura hispanoamericana, 2 voll., Madrid 1944; R. E. Scarpa, Lecturas americanas, prosa y verso, Santiago de Chile 1944; E. Diez Canedo, Letras de América, El Colegio de México, México 1944; L. A. Sanchez, Nuevo historia de la literatura americana, Buenos Aires 1944; J. A. Lequizamón, Historia de la literatura hispanoamericana, 2 voll., Madrid 1945; A. Torres Rioseco, La gran literatura iberoamericana, 2 voll., Madrid 1945.