KOCHANOWSKI, JAN. - Poeta, n. a Sycyna nel 1530, m. a Lublino il 22 ag. 1584, è la figura dominante nel secolo d'oro della letteratura polacca. Studiò all'Accademia di Cracovia, indi all'Università di Padova; viaggiò in Italia e in Francia. Tornato in patria, fu segretario del re Sigismondo Augusto; più tardi si ritirò nella quiete della casa avita a Czarnolas.
L'opera del K., essenzialmente lirica, è caratterizzata da una profonda religiosità e da un sereno equilibrio oraziano; nella sua poesia si fondono armoniosamente il classicismo del Rinascimento, assimilato in Italia, e la fresca, spontanea ispirazione nazionale. Alcuni poemi di argomento vario (Pieśń o potopie, « Canto sul diluvio »; Szachy, « Gli scacchi ») furono seguiti da altri che mostrano l'interesse del poeta per la vita del suo paese (Zgoda, « La concordia »; Satyr, « Il satiro »; Proporzec, « Lo stendardo », il più bello, in cui si trovano accenti virgiliani) e dalla tragedia: Odprasca poślów greckich (« Il rifiuto degli ambasciatori greci »). Ma la misura del genio del K. è dato dalle Praszki (« Bagattelle »), brevi liriche volta a volta scherzose, amorose, satiriche; e dai Pieśni (« Canti »), d'intonazione oraziana. Il capolavoro del K. è quello ispiratogli dal dolore della perdita della figliolotta Ursula, che egli effuse nei Treny, con l'accento profondamente umano dello strazio paterno confortato dalla fede, in forme così vive, che appaiono scritti oggi. Si ricordano infine tra le opere del K. un poemetto folkloristico (Pieśń Świętojańska o Sobótce, « Canto di s. Giovanni alla Sobótka », festa popolare polacca) e la traduzione del Salterio davidico, opera di alto valore per la perfezione filologica di interpretazione e la bellezza del verso. Mediante la varietà dei salmi il K. fissò il sistema

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Marina Bersano Begey