
KLEINSCHMIDT, BEDA - Ritratto.
18 ott. 1776, m. a Berlino l'11 nov. 1811. Segui per qualche anno la carriera militare, studiò, senza alcun costrutto, filosofia e scienza, cercò poi inutilmente un piano di vita, sempre assillato da ristrettezze finanziarie, viaggiò senza posa e senza pace durevole: spirito inquieto ed eccessivo, esasperatamente teso verso la realizzazione di un supremo sogno d'arte.
Scoperta in sé la vocazione per la poesia, scrisse, a distanza di tempo, due commedie: Der zerbrochene Krug, una farsa prolissa e di scarso valore artistico, e Amphitryon, un rifacimento della commedia omonima di Molière, alcuni racconti di singolare originalità e potenza drammatica, tra i quali Michael Kohlhaas, e sei drammi, ai quali soprattutto è affidata la fama del poeta. Die Familie Schrofenstein è la tragedia della vita irrazionale che nasce dalla impossibilità che gli uomini hanno di comprendersi tra loro; Robert Guiskard è la tragedia del titanismo, in cui l'uomo di genio soggiacce al capriccio del caso; Penthesilea è la tragedia dell'amore incatenato, il capolavoro kleistiano a tinte cupe e paurose, a volte a luci di abbagliante splendore; Käthchen von Heilbronn, una fiaba drammatizzata; Die Hermannsschlacht, il dramma

dol = furor teutonicus s, e infine Der Prinz von Homburg, in cui è esaltata la piena dedizione del singolo alle supreme esigenze dello Stato in un periodo dei più calamitosi per la vita della nazione. K. è l'uomo tragico
del «furor teutonicus», e infine Der Prinz von Homburg, in cui è esaltata la piena dedizione del singolo alle supreme esigenze dello Stato in un periodo dei più calamitosi per la vita della nazione. K. è l'uomo tragico del romanticismo, spinto a cozzare contro l'insuperabile realtà ovvero ad addentrarsi nel regno misterioso della vita per scoprirvi aspetti nuovi, donde si generano tragiche e paurose vicende. La sua concezione morale è conseguente alla sua Weltanschauung: «se non esiste al mondo nulla di stabile e di obiettivo, non c'è neppure nulla che sia assolutamente cattivo»; e di qui nasce per lui la orgogliosa presunzione di sostituire la sua morale alla legge divina. Era perciò fatale che a mano a mano che il poeta si sentiva sprofondare nell'abisso della propria disperazione, vippò inciupisse la sua visione tragica della vita, finché si illuse di trovare nel suicidio la pace dello spirito.