KLEIST, HEINRICH VON

KLEIST, HEINRICH von. - Dramaturgo tedesco, n. a Königsberg il
KLEIST, HEINRICH von. - Dramaturgo tedesco, n. a Königsberg il

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(da Vita serafica, 1932, p. 193)

KLEINSCHMIDT, BEDA - Ritratto.

18 ott. 1776, m. a Berlino l'11 nov. 1811. Segui per qualche anno la carriera militare, studiò, senza alcun costrutto, filosofia e scienza, cercò poi inutilmente un piano di vita, sempre assillato da ristrettezze finanziarie, viaggiò senza posa e senza pace durevole: spirito inquieto ed eccessivo, esasperatamente teso verso la realizzazione di un supremo sogno d'arte.

Scoperta in sé la vocazione per la poesia, scrisse, a distanza di tempo, due commedie: Der zerbrochene Krug, una farsa prolissa e di scarso valore artistico, e Amphitryon, un rifacimento della commedia omonima di Molière, alcuni racconti di singolare originalità e potenza drammatica, tra i quali Michael Kohlhaas, e sei drammi, ai quali soprattutto è affidata la fama del poeta. Die Familie Schrofenstein è la tragedia della vita irrazionale che nasce dalla impossibilità che gli uomini hanno di comprendersi tra loro; Robert Guiskard è la tragedia del titanismo, in cui l'uomo di genio soggiacce al capriccio del caso; Penthesilea è la tragedia dell'amore incatenato, il capolavoro kleistiano a tinte cupe e paurose, a volte a luci di abbagliante splendore; Käthchen von Heilbronn, una fiaba drammatizzata; Die Hermannsschlacht, il dramma

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Kleal, Melchior - Busto nel coro delle donne - Vienna, chicsa di S. Stefano.

dol = furor teutonicus s, e infine Der Prinz von Homburg, in cui è esaltata la piena dedizione del singolo alle supreme esigenze dello Stato in un periodo dei più calamitosi per la vita della nazione. K. è l'uomo tragico
del «furor teutonicus», e infine Der Prinz von Homburg, in cui è esaltata la piena dedizione del singolo alle supreme esigenze dello Stato in un periodo dei più calamitosi per la vita della nazione. K. è l'uomo tragico del romanticismo, spinto a cozzare contro l'insuperabile realtà ovvero ad addentrarsi nel regno misterioso della vita per scoprirvi aspetti nuovi, donde si generano tragiche e paurose vicende. La sua concezione morale è conseguente alla sua Weltanschauung: «se non esiste al mondo nulla di stabile e di obiettivo, non c'è neppure nulla che sia assolutamente cattivo»; e di qui nasce per lui la orgogliosa presunzione di sostituire la sua morale alla legge divina. Era perciò fatale che a mano a mano che il poeta si sentiva sprofondare nell'abisso della propria disperazione, vippò inciupisse la sua visione tragica della vita, finché si illuse di trovare nel suicidio la pace dello spirito.

BIBL.: Tra le edizioni delle opere complete di K. si ricorderanno quelle curate da G. Minde-Pouet ed E. Steig, dall'Herzog, Dr. Bonafous, H. V. oeuvres, Parigi 1894; W. Herzog, H. V. K., Monaco 1911; F. Gundolf, H. V. K., Berlin 1922; F. Braig, H. V. K., Monaco 1925; R. Bottacchiani, Roma 1949.