KLOPSTOCK, FRIEDRICH GOTTLIEB. - Poeta, protestante, pietista, n. a Quedlinburg (Sassonia) il 2 luglio 1724, m. ad Amburgo il 14 marzo 1803. Fin dai primi anni si nutrì di una lunga ammirazione delle bellezze della natura. Gli studi universitari di teologia e la naturale inclinazione verso un profondo sentimento religioso e poetico, alimentato dalla lettura del Paradiso Lost di Milton, gli suggerirono il disegno di una epopea che avesse per centro la figura mistica del Messia.
Questo proposito, accarezzato con entusiasmo giovanile, lo condusse presto a stendere in prosa la tessitura dei primi canti che poi pubblicò, verseggianti, nel 1748. Il successo fu immenso. Per la prima volta i contemporanei si incontravano con un poeta, il quale, pur avendo concepito un disegno armonico di poema epico - comprendevano tutta la vita del Cristo nei tratti più salienti e misticamente idealizzati: dalla deliberazione di redimere l'umanità alla ascensione in cielo - lo illuminava di spontanea ispirazione e di limpida freschezza di stile. La meta era dunque segnata e gli parve raggiunta, quando, a Zurigo, ne ebbe lodi e incitamento da Bodmer, capo di quella scuola poetica, il quale vide nel saggio del giovane poeta l'esempio eloquente da opporre ai criteri artistici degli avversari della scuola di Lipsia. Il Messias fu compiuto nel 1773. Rileggendo oggi il poema non è possibile essere presi dall'entusiasmo che esso suscitò tra i contemporanei del poeta. Raramente il sentimento poetico si dilata nella limpida vena del verso armonioso, ma qua si spezza, la straripa ondeggiando, altrove strepitava violentemente, altrove si addolcisce in una mollezza patetica, troppo palesemente ingegnosa e vaporosa. Il difetto principale è che K. ha fatto troppo sentire la sua personalità in un poema epico. Sempre presente, infatti, è il sentimento lirico del poeta e i personaggi non sono perciò figure per se stesse viventi, ma parlano tutti la sola voce del cuore del poeta. Oggi questo poema è l'opera meno letta di K., ma il nome di lui, oltre che al Messias, è affidato a una serie di odi, ove sono riflessi i più alti ideali che illuminarono la sua vita. E quando egli non fa della poesia l'eco di una vaporosa estasi o di sognanti ed eleganze aspirazioni, ma lascia vibrare liberamente e intensamente la corda dell'entusiasmo, i suoi accenti toccano ancora il nostro cuore di uomini moderni e lo commuovono.
Al K. si debbono anche alcune opere drammatiche, di soggetto biblico, ma molto migliori sono i suoi drammi protittici in prosa (chiamati «barditi», dai cori in versi cantati dai bardi) che gli furono ispirati dalla lettura dei poemi ossianici.