LETTONIA - 1) Confini di Stato; 2) confini di circoscrizione ecclesiastica; 3) ferrovie.
II. STORIA
Il ramo baltico dei popoli indoeuropai è venuto a stabilirsi sulle spiagge del Mar Baltico e nei territori adiacenti durante le prime ondate migratorie degli Indoeuropei, già a partire dall'inizio e dalla metà del II millennio a. C. Nelle testimonianze storiche i Baltici appaiono, nelle opere degli scrittori romani, specie nella Germania di Tacito, sotto il nome Aesti.Il forte accrescimento demografico e la grande espansione degli Slavi a partire dal sec. VI d. C. forzò le diverse tribù baltiche, allora residenti nei bacini del medio Indio per e verso il nord e est di esso, a spostarsi verso nord-ovest, spingendo verso nord alcune tribù finniche, ad es., i Livi. A partire dalla fine del sec. VIII l'afflusso dei Vichinghi (Varjaghi) portò ai Baltici occidentali (ad es., i Curi) minacce di carattere politico, alle quali essi spesso risposero attaccando le coste svedesi e danesi.
Questi vasti spostamenti di popoli portarono la cristallizzazione politica, ossia la creazione di unità etnico-politiche capaci di difendersi in situazioni simili. Dal sec. VIII a. C. viene calcolato l'apparire delle unità statali regionali lettoni basate su gruppi dialettali, disposti nei bacini dei quattro fiumi principali del paese (Venta, Ljelupe, Daugava, Gauja). Queste unità resistettero alla pressione dei vicini fino al sec. XIII, cioè fino all'attacco sassone. Il loro funzionamento giuridico politico si può dedurre tra l'altro dalla nomenclatura adottata nelle testimonianze storiche, ad es., dal celebre trattato del 28 d. II. 1230 tra il legato pontificio Baldovino di Alna e il re dei Curi Lammechinus.
La cristianizzazione dei Baltici avvenne molto tardi e fu compiuta dai Tedeschi-sassoni. Causa del ritardo fu la loro situazione geografica, che costituisce una specie di cuneo tra le regioni delle Chiese latina e greca, come anche la loro secolare resistenza contro gli Slavi orientali e i Vichinghi. La S. Sede aveva mirate particolari verso questa «nuova vigna del Signore» (frase usata nella bolla di Innocenzo III), e il suo progetto della Terra Mariana sarebbe stata una soluzione ideale (cf. la bolla del papa Onorio III, 19 febbr. 1225: Ubi spiritus Dei est debet esse libertas, e quella di Gregorio IX Praefata terra, quae iuris et proprietatis beati Patri esse dinoscitur). Le forze conquistatrici dell'Ordine teutonico, l'unico tra gli Ordini cavallereschi di questa loro classica epoca, che riuscì a crearsi un potente Stato politico in Prussia e in Livonia (che abbracciava allora la L. e l'Estonia), ebbero il sopravvento e così al posto della libertà spirituale venne il dominium, alla quale come ombra seguì la servitus. Il periodo feudale in Livonia, solo formalmente legata al S. Romano Impero germanico, è caratterizzato dalle lotte incessanti tra l'Ordine, le città e i vescovi, sovrani secolari. Anche qui fu l'Ordine a decidere le cose. Esso, che durante questi secoli fu unus inter pares nel giuoco politico internazionale, dovette crollare dinanzi alle forze sproporzionatamente accresciute della Lituania-Polonia e della Moscovia che stava per diventare Russia. Avvenne nel 1561, poco dopo l'inizio della cosiddetta guerra livonica (invasione di Ivan IV).
La Livonia all'inizio di questo secolo fu anche uno dei campi dell'espansione della riforma. Questa espansione avvenne con maggiore sviluppo di lotte e di agitazioni tra i borghesi delle città che non tra i proprietari terrieri, con un'impassibile noncuranza della gente rurale, «non tedesca». Le cose si riuscirono all'arrivo della Controriforma con A. Possevino, P. Skarga e altri dopo la pace con i Moscoviti nel 1582.
Le sorti politiche della costa orientale del Baltico a partire dal sec. XVI si possono riassumere così: Livonia lituanopolacca (1561-1621); il ducato di Curlandia (1561-1795); Livonia svedese (Estonia; 1561); Livonia (1621 fino al 1710; rispettivamente 1721); Livonia russa (1710; rispettivamente 1721-1918); Curlandia russa (1795-1918); Estonia e L. di nuovo indipendenti (1918-40); occupazione bolscevica (1940-41); occupazione tedesca (1941-44/45); occupazione bolscevica dal 1944-45.
La conquista straniera portò come primo effetto la distruzione e la sanzionalizzazione della aristocrazia locale e l'inquadramento di tutto un popolo in una classe sociale (G. Merkel nel 1798). Intanto durante i tempi
dell'Ordine le imposte non erano soverchianti: si ridu-
cevano alla classica decima, nonché a certe prestazioni in
forma di lavoro, le quali però nei tempi di guerra potevano
degenerare in oneri pesanti. Il periodo più duro per i
Lettoni comincia verso la fine del sec. XV, per assumere
nel secolo seguente la forma giuridicamente aspra e mo-
ralmente avvilente della adscriptio glebae con sfumature,
allora di moda, della servitù secondo il ius romanum.
Economicamente questo processo corrisponde al formarsi
dei latifondi sulle basi antiche dei feudi medievali. Con
l'arrivo dei Russi dopo la guerra nordica il contadino fu
ancora più avvilito e le testimonianze di questi secoli sono
spesso deprimenti.
Tempi nuovi per il contadino lettone vengono con
l'epoca della Rivoluzione Francese e della intensificazione
della agricoltura. La libertà personale, chiamata "libertà
di uccello" fu accordata in Estonia nel 1816, in Curlandia
nel 1818, in Livonia nel 1819, e la libertà di acquistare, per
somme forti, la stessa terra che secoli prima apparteneva
ai Lettoni, nella seconda metà del sec. XIX, all'epoca del
risorgimento lettone. La legge agraria della L. libera del
16 sett. 1920 annientò i privilegi sociali dei conquistatori
di una volta e diede in proprietà privata lotti di terra a ca.
un quinto di tutta la popolazione, prima bracciante.
Durante gli ultimi anni della seconda occupazione
bolscevica è stata ordinata un'altra riforma agraria che
ha per scopo la distruzione della classe dei piccoli e medi
proprietari terrieri. La colchosizzazione successiva do-
vrebbe essere la conclusione dell'impresa di ridurre, con
il noto terrore bolscevico, il contadino lettone al livello
di quello russo e di imporgli la psicologia del gregge
umano di tipo orientale.
Oggi, a 1,10% della popolazione lettone ha emigrato,
tentando di sfuggire alla oppressione bolscevica; questa
gente adesso va disperdendosi per il mondo intero, for-
mando però forti nuclei nazionali negli attuali paesi di
residenza (Inghilterra, Stati Uniti, Canada, Australia, ecc.).
Nella metropoli, dietro il sipario di ferro, il terrore è forte
a causa della resistenza passiva e attiva, e a causa dei piani
strategici e militari dei bolscevichi. Le deportazioni più
o meno in massa degli elementi ostili al comunismo, specie
dei contadini, si sono accentuate negli ultimi tempi.
BIML.: J. Meuwret, Histoire des pays baltiques, Parigi 1934;
A. Spekke, Latvijas vēsture (in lettone), Stoccolma 1948; A.
Schwabe, The story of Latvia, a historical survey, ivi 1949; A.
Spekke, History of Latvia, ivi 1950.
Il. LETTERATURA. — Il popolo lettone, avendo do-
vuto politicamente sottostare a lungo a dominazioni
straniere, registra nel suo passato sviluppo lette-
rario una scissione secolare tra la letteratura popo-
lare e la letteratura dott.
La poesia popolare lettone è tra le più originali
e individuali del continente europeo. Sono brevi li-
riche, nate insieme con il canto, cioè con la melodia,
che trattano con amore appassionato la vita della fa-
miglia e le vicende dell'uomo dalla culla fino alla
tomba, facendo astrazione quasi completa degli eventi
politici circostanti; esse dimostrano una assai fine
osservazione e descrizione della natura e dei suoi
mutevoli aspetti; abbondano di precetti morali. La
loro forma metrica è individuale, anche
essa evidentemente arcaica nella sua ap-
parente semplicità; la sua origine, no-
nostante molti tentativi, non è ancora
chiarita. Nel loro contenuto queste can-
zoni rispecchiano ancora oggi molti con-
cetti e molte visioni preistoriche e pre-
cristiane, che possono suggerire un ten-
tativo di ricostruire l'Olimpo baltico.
Il numero delle cosiddette dainas è enor-
me per un popolo dell'entità demografica
attuale, e questo numero (di parecchie
centinaia di migliaia) fa pensare ad una
maggiore estensione geografica e nume-
rica dei lettoni secoli fa. Le prime se-
gnalazioni letterarie sulle dainas sono del
sec. XVI, il primo saggio a stampa della
prima metà del sec. XVII. Il loro the-
saurus è, dal 1897 in giù, di sei grossi
volumi (a cura di Kr. Barons); a questi
vanno aggiunti molti altri volumi poste-
riori. Ricca è anche la raccolta delle fiabe.
Gli inizi della letteratura lettone scritta
risalgono al sec. XVI; sono opere di carattere

LETTONIA - Pacsaggio - Vestiena.
LETTORATO - Iscrizione sepolcrale del lettore Favor - Roma, cimitero di S. Agnese (fine sec. II - principio sec. III).
religioso-confessionale (cattolico e protestante). Il classico periodo dello sviluppo della letteratura religiosa lettore cade nel sec. XVII (Le postille del Mancelis, le Poesie del Furcecerus, la traduzione della Bibbia di E. Glück). In questo e nel successivo sec. XVIII sono da registrarsi rilevanti studi sulla lingua lettore (G. Stenders).
Con l'inizio del sec. XIX si hanno i primi tentativi di letteratura veramente nazionale, come anche i primi pel- riodici in lingua lettore (1822). A partire dalla metà del secolo, al tempo del risorgimento lettore, la letteratura è giunta ormai a tale maturità da poter creare una visione d'insieme di questa epoca decisiva, ad esempio il romanzo storico dei fratelli Kaudzites. In piena fioritura è anche la lirica, con temi classicheggianti (N. Alunans) o con sfoghi mitologico-patriotici (Auseklis).
Alla vigilia della prima guerra mondiale sono già sviluppate in L. svariate correnti letterarie. I nomi più in vista sono: il drammaturgo R. Blaumanis, il poeta e narratore F. Poruks, il simbolista F. Rainis, il lirico Aspazija ecc.
Gli anni della L. indipendente possono annoverare molte opere di valore, in parte già tradotte nelle lingue estere. La figura dominante è E. Virza, poeta e saggista; forti e vivi sono i romanzi di F. Grins, profondamente nazionali le liriche e le fiabe poetiche di K. Skalber; il numero dei poeti è rilevante e tra essi le delicate poetesse E. Sterste e V. SOTERE. La maggior parte degli scrittori lettori si trova ora all'estero, in seguito all'occupazione russa del territorio nazionale.
IV. ARTE
Tra le più antiche testimonianze di una attività artistica lettore sono da porre le illustrazioni dell'Evangelario, già a Mosca, opera del lettore Jurgis (1270), il cui carattere tuttavia non si discosta da quello della contemporanea pittura russa della scuola di Novgorod. Così sono da porre in relazione con l'arte delle regioni finitime anche le manifestazioni dell'arte popolare dei secoli successivi, quando operarono in L. anche artisti venuti dalla Germania e dalla Svezia.Poi nel sec. XIX alcuni artisti lettori, quali i pittori K. Huns (1830-77), J. Fedders (1838-1909), J. Roze (1823-77) avvicinarono la cultura pittorica della L. a quella delle altre regioni europee, mentre gli architetti Pēkšens e Baumanis costruivano nobili edifici.
Sul finire del sec. XIX, col rifiorire della coscienza nazionale, svolgono intensa attività anche altri artisti lettori. Fra questi i pittori A. Alksnis (1864-97), A. Baumanis (1866-1904), I. Rozentāls (1866-1916), T. Udrīs (1868-1915), A. Romans (1878-1911), P. Kalve (1882-1913). Allora V. Matvejs (1877-1914) imitava le particolari intonazioni cromatiche e disegnative dell'antica pittura bizantina.
Fra gli artisti contemporanei merita particolare menziona l'architetto P. Kundzins che ha rielaborato antiche forme popolari e costruito la chiesa di Allazi.
