Enciclopedia Cattolica vol. VII, 1951 Teologia dogmatica Sacramenti, grazia, virtù e doni

LETTORATO

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Noto anche come: latino: lector

LETTORATO - Iscrizione sepolcrale del lettore Favor - Roma, cimitero di S. Agnese (fine sec. II - principio sec. III).
LETTORATO - Iscrizione sepolcrale del lettore Favor - Roma, cimitero di S. Agnese (fine sec. II - principio sec. III).
LETTORATO - Iscrizione sepolcrale del lettore Claudio Atticiano (fine sec. II - principio sec. III) - Urbino, Museo.
LETTORATO - Iscrizione sepolcrale del lettore Claudio Atticiano (fine sec. II - principio sec. III) - Urbino, Museo.

LETTORATO. - È il secondo degli Ordini minori nella Chiesa latina, l'unico Ordine minore nella Chiesa orientale, da quando il suddiaconato è stato riconosciuto Ordine maggiore. Colui che ne è investito, ricevendo l'ufficio di leggere la S. Scrittura davanti l'assemblea dei fedeli, è chiamato lettore.

I. STORIA

Il primo cenno al l. si trova in Giustino: «Commentarii Apostolorum vel scripta prophetarum leguntur, quoad tempus fert. Deinde ubi lector desiti, antistes oratione admonet et incitat ad haec praeclara imitanda» (Apol., I, 67, 3-4: PG 6, 429). Secondo il de Rossi (in Bullettino di archeologia cristiana, 2ª serie, 2 [1871], p. 32) le iscrizioni che ricordano Favor e Claudius Attacianus come lettori appartengono al sec. II. All'inizio del sec. III Tertulliano parla del l. come di un Ordine regolarmente stabilito: critica i marcioniti, presso cui: «hodie est diaconus, qui erat lector» (De praescriptione haereticorum, 41: PL 2, 69). Poco dopo Ippolito Romano descrive l'ordinazione del lettore: «Lector constituatur episcopo librum apostoli ei dante et oret super eum, manum autem ei non imponat» (Ἀποστολικὴ παράδοσις, ed. A. Casamassa, Roma 1947, p. 22 [ad uso privato]). S. Cipriano ricorda frequentemente il nome dei lettori della Chiesa cartaginese (Ep. 24, 29, 33, 34: PL 4, 294, 310, 326, 329). Papa Cornelio nel 251 enumera i lettori tra i membri del clero romano (Ep. ad Pubium, in Eusebio, Hist. eccl., VI, 43: PG 20, 621; i lettori e gli ostiarii erano 52). A. Cirta, nella persecuzione del 303, furono catturati sette lettori (PL 8, 731-33). In Oriente i lettori sono ricordati nei Concili di Antiochia (can. 10) e di Laodicea (can. 24), nelle Constitutiones Apost. (VIII, 22) e nella Ordinatio ecclesiastica Apostolorum (1, 19).

II. FORMAZIONE DEL L

Al sec. IV il l. era l'inizio ordinario della vita ecclesiastica. Mentre gli altri Ordini minori non si conferivano che a fedeli superiori ai vent'anni, al l. erano assunti anche dei fanciulli: s. Epifanio di Pavia fu lettore a otto anni, s. Damaso papa a tredici, Messio Romolo di Fiesole a quindici; anche Giuliano l'Apostata era stato da giovane lettore a Nicomedia. Vittore di Vita attesta che nel clero di Cartagine «quam plurimi erant lectores infantes» (De persecuzione vandalica, 5, 9: PL 58, 246). Ben presto furono adunati in una schola lectorum, di cui si hanno testimonianze per Roma, Lione, Reims, Perrè (nelle regioni dell'Eufrate). Dopo il sec. VII si trasformò in schola cantorum, non avendo ormai i lettori che l'ufficio di cantare. La schola aveva per capo un prior o primicerio, che era coadiuvato da parafonisti, una specie di capigruppo. Qualche scrittore antico parla di un maestro dei lettori. Formati alle lettere e alla musica, i lettori divennero molte volte veri segretari e confidenti dei vescovi.

III. ORDINAZIONE DEL LETTORE

S. Cipriano è il primo a parlare di una ordinazione del lettore (Ep. 33: PL 4,325). La Traditio Apostolica di Ippolito attesta che il rito consisteva nella sola traditio del libro delle lettere, ed espressamente esclude l'imposizione delle mani, che è invece introdotta dalle Constitutiones Apost., VIII, 22. L'attuale rito bizantino ha aggiunto la traditio libri.

L'Occidente non ha mai accettato l'imposizione delle mani, ma ha perfezionato il rituale primitivo con una admonitio praevia, con una oratio concomitante la traditio del libro, di cui si ha testimonianza negli Statuta Ecclesiae antiqua e nel Sacramentarium Gelanianum (PL 74, 1146), e con una benedictio finale. Questo schema è definitivamente fissato nel Pontificale romano. Secondo una risposta della S. Congregazione dei Riti (27 sett. 1873) il codex che il vescovo fa toccare agli ordinandi può essere il Messale, il Breviario o un volume della S. Scrittura, p. es., un evangelario.

IV. FUNZIONI DEL LETTORE

In antico il lettore non solo leggeva e cantava la S. Scrittura nelle assemblee liturgiche (cf. S. Cipriano, Epp. 33 e 34: PL 4, 325, 333), ma ne custodiva anche i codici (cf. H. Leclercq, L'Afrique chrétienne, I, Parigi 1904, pp. 320-23). Secondo il Pontificale romano, che fonde elementi gallicani e romani, «lectorem oportet legere ea quae (vel ei qui) praedicat et lectiones cantare et benedicere panem et omnes fructus novos». La S. Congregazione dei Riti ha dichiarato (27 sett. 1873), che l'inciso vel ei qui è una rubrica, che il vescovo ordinante può liberamente sostituire al testo ea quae.

In pratica queste funzioni sono ora ridotte alla sola lettura o canto delle lectiones nell'ufficio solenne. Il can. 1147 § 4 riconosce ancora ai lettori il potere di benedire (pane e frutti nuovi, come determina il Pontificale romano: «de ordinatione lect.»), almeno secondo l'interpretazione più comune, ma l'esercizio ne è abrogato, essendo anche queste due benedizioni riservate ai sacerdoti. - Vedi tav. LXXVII.

ORDINAZIONE DEI LETTORI. Pontificale di Landolfo I di Benevento (957-84) - Roma, Biblioteca Casanatense 724 B. I. 13.
Tav. LXXVII ORDINAZIONE DEI LETTORI. Pontificale di Landolfo I di Benevento (957-84) - Roma, Biblioteca Casanatense 724 B. I. 13.
Bibliografia7 opere
BIBL.: L. Duchesne, Origines du culte chrétien, 2ª ed., Parigi 1898, pp. 331-32; M. Andrieu, Les ordres mineurs dans l'ancien rite romain, in Revue de sciences ecclésiastiques, 5 (1925), pp. 322-74; P. De Punier, Le Pontifical romain. Histoire et commentaire, I, Parigi 1930, pp. 135-54; J. Tiveront, L'Ordine e le ordinazioni, trad. it., Brescia 1930, pp. 93-95; B. Kurtscheid, Historia Iuris Canonici: Historia institutorum, I, Roma 1941, pp. 48-49; P. Alfonzo, I riti della Chiesa, III, ivi 1946, pp. 74-80; L. Godfroy, s. v. in DThC. IX, coll. 117-25.

Antonio Piolanti

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. VII (1951), coll. 1224–1225.

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Piolanti, Antonio. “Lettorato.” In Enciclopedia Cattolica, vol. VII, coll. 1224–1225. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1951. https://azioneromana.com/it/article/lettorato.

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Piolanti, Antonio. “Lettorato.” Enciclopedia Cattolica, vol. VII, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1951, coll. 1224–1225. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/lettorato.

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