LIA (ebr. Lē'ah, gr. Acix). - Figlia di Rachele (v.). Fu data dal padre in sposa a Giacobbe, in sostituzione di Rachele, che era la prescelta e per la quale egli aveva prestato servizio per sette anni, con il pretesto che non era usanza nel paese maritare la sorella minore prima della maggiore (Gen. 29, 22-26). Giacobbe l'accettò ma ottenne dopo una settimana anche la mano di Rachele, per la licenza allora vigente (poi abolita dalla legge mosaica, cf. Lev. 18, 18), di sposare la sorella della prima moglie.
Meno leggiadra di Rachele e difettosa negli occhi (è difficile precisare il difetto: secondo la Volgata aveva
LIA - L. raffigurante la «Vita attiva», statua su modello di Michelangelo - Roma, tomba di Giulio II in S. Pietro in Vincoli. (fot. Alinari)gli occhi «cisposi», secondo i Settanta una debolezza di vista), L. non gode mai da parte del marito lo stesso affetto e gli stessi riguardi usati per la sorella, come può rilevarsi anche dal fatto che al momento critico dell'incontro con Esaù, Giacobbe lasciò in posto di minor pericolo Rachele con suo figlio Giuseppe, e avanti ad essa, in luogo più esposto, L. con i suoi figli. Tuttavia il Signore la favorì più della sorella, concedendole numerosa prole prima che quella potesse avere un solo figlio. I suoi primi figli furono Ruben, Simeon, Levi e Giuda (Gen. 29, 32-35): i nomi ad essi imposti attestano la sua pietà e gratitudine verso il Signore. Quindi, come già Rachele aveva fatto con la sua schiava Bala, diede al marito quale concubina o moglie di secondo grado la sua serva Zelpha, che procreò due figli, Gad ed Aser, i quali secondo il diritto vigente erano legalmente attribuiti alla padrona. Essa stessa partorì più tardi altri due figli, Issachar e Zabulon, e una figlia di nome Dina. Alla discendenza di L. furono riservate le prerogative più onorifiche nel popolo d'Israele: alla tribù di Giuda la dignità regia e lo scettro messianico (cf. Gen. 49, 8-12), e alla tribù di Levi l'onore della stirpe sacerdotale. Non sono menzionati né il luogo né la data della sua morte; questa avvenne prima dell'entrata degli Israeliti in Egitto, poiché il suo nome non figura nella lista degli emigranti. Fu seppellita da Giacobbe nel sepolcro dei patriarchi in Hebron (Gen. 49, 31).
Dante ha ravvisato in L. il simbolo della vita attiva (cf. s. Tommaso, Summ. Theol., 2a-2ae, q. 179, art. 2), rappresentandola nel Paradiso terrestre come «una donna soletta, che si già - cantando, e discogliendo fior da fiore» (Purg., XXVII, 97-108; XXVIII, 37-84). Gaetano Stano
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“LIA (EBR. LĒ'AH, GR. ACIX).” Enciclopedia Cattolica, vol. VII (1951), p. 745. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/lia-ebr-le-ah-gr-acix.