RACHELE (ebr. Rāhēl). - Giacobbe (v.). Per suggerimento della madre Rebecca (Gen. 27, 46), Giacobbe si reca in Mesopotamia per scegliersi una donna del proprio casato. Raggiunto « il paese degli Orientali » (ibid. 29, 1), nei pressi di Haran (ibid. 29, 4), Giacobbe si incontra con R., Laban (v.), fratello di Rebecca, e perciò sua cugina.
L'incontro presso il pozzo, ove la giovanetta conduceva ad abbeverare il suo gregge, è descritto idillicamente (ibid. 29, 10-12). Giacobbe, chiesta in sposa R., non potendo offrire un dono al futuro suocero secondo le usanze matrimoniali di allora, si dichiara disposto a servirlo per sette anni. Ma Laban, volendo sistemare dapprima la sua figlia maggiore Lia, di notte sostituisce questa a R., e Giacobbe è costretto a rimanere altri sette anni per avere anche l'amata R. (ibid. 29, 15-18). Mentre Giacobbe passa i suoi sette anni nella casa di Laban, Lia, posposta

(per cortesia del Superiore della Casa degli Esercizi del S. Cuore, Roma)
Alla partenza di Giacobbe dalla Mesopotamia, R. non sa separarsi dalle statuette degli dèi penati (ibid. 31, 34-35). Nell'ingresso in Palestina, R. con suo figlio appare ancora la prediletta di Giacobbe, che le assegna il posto più sicuro nella carovana (ibid. 33, 2). R. muore dando BENJAMIN (v.) durante il tragitto fra Bethel ed Ephrata, ossia nelle vicinanze di Rama (cf. I Sam. 10, 2; Ier. 31, 15) e non a Betlemme, come ha il testo attuale in seguito ad una glossa antichissima (Gen. 35, 19). Questa glossa, insieme alla tradizione di un sepolcro vicino a Betlemme, ha spinto l'Evangelista ad applicare alla strage degli Innocenti il patetico versetto di Geremia (Mt. 2, 18). Angelo Penna