revoli altri monumenti. Anche l'origine spagnola attri-
Il particolare circa l'arresto e la comparsa di s. L. davanti al giudice, male accordandosi con l'applica-
zione fulminea del decreto di persecuzione di Val-
leriano (episcopi et presbyteri et diacones in continenti
animadvertantur) nei riguardi di Sisto e conosci-
sono stati considerati come dati leggendari, remini-
scenze di altri testi agiografici accomodate a s. L. per
collegare la sua passione con quella dei martiri del
6 ag. e in certo qual modo per giustificarne il ritar-
dato martirio. I testi studiati e i raffronti fatti da P.
Franchi de' Cavalieri e dal p. H. Delehaye sono al-
riguardo senz'altro significativi, però non tolgono
a priori la possibilità che in Roma esistesse una vera
e propria tradizione, esposta con evidenti abbellimenti
retorici da s. Ambrogio, circa la tragica cattura e
la fine di s. L. proprio per mezzo del fuoco, supplizio
che si sia inflitto, sempre sotto Valeriano, a s. Frut-
tuoso e ai suoi diaconi Eulogio e Augurio a Tarragona.
D'altronde il verbo animadvertere adoperato nel de-
creto di persecuzione nella redazione cipriane può
riferirsi anche ad altre forme di esecuzioni capitali,
oltre la «decollazione». Certo è che il supplizio
della graticola è diventato il motivo iconografico pe-
culiare a s. L., come si rileva dalla medaglia di Successa
(fine sec. IV), qualora se ne ammetta l'autenticità, dal
musaico del cosiddetto mausoleo di Galla Placidia a
Ravenna (ca. metà sec. v) e in seguito da innume-
revoli altri monumenti. Anche l'origine spagnola attri-
Scassagisma: S. Paolo; Quinquagesima: s. Pietro. I neofiti erano condotti, dopo Pasqua, il lunedì, a S. Pietro, il martedì, a S. Paolo, il mercoledì a S. Lorenzo. Tra i monumenti di quest'epoca che attestano l'alta considerazione in cui era tenuto s. L. si devono ricordare vari vetri dorati e principalmente quello in cui il martire è seduto fra Pietro e Paolo, e quello del Musco nazionale di Firenze in cui s. L. è raffigurato dopo s. Paolo e prima di s. Sisto II (cf. G. Bovini, Monumenti figurati paleocristiani conservati a Firenze, Città del Vaticano 1950, pp. 18-22).
Preceduta da una solenne vigilia che si teneva nella basilica del Verano (cf. Vita s. Melaniae senatricis Romae, 5, ed. M. Rampolla del Tindaro, S. Melania giuniore senatrice romana, Roma 1905, pp. 5-6 e nota a pp. 266-268), la festa di s. L. era seguita da un'ottava. Difatti il cosiddetto Sacramentario leoniano contiene le Messe della vigilia (3 formulari, il 1, x, xii) e dell'ottava, e 10 formulari per la Messa del giorno natalizio (ed. C. L. Feltrone, Cambridge 1896, pp. 94-99). Quando la vigilia fu trasportata al 9 ag., venne in uso la celebrazione di una Messa mane prima, distinta da quella publica in due come si rileva dai Sacramentari gelasiano (ed. H. A. Wilson, Oxford 1894, pp. 189-91) e gregoriano (ed. H. Lietzmann, Münster in V. 1921, pp. 85-86), dal Comes Evangeliorum di Würzburg (ed. G. Morin, in Rev. bénéd., 28 [1911], p. 312) e da altri Capitolaria (cf. Th. Klauser, cit. sotto, pp. 34-35, 80, 120). La vigilia è detta in iulium s. Laurentii nel Lezionario di Capua (cedex Fuldensis del 546) e nei Capitolia Evangeliorum di Napoli del sec. VII (cf. G. Morin, Liber Comicus, Maredsous 1893, pp. 429, 433). Per questa vigilia Amalario segnalava l'esistenza in Roma, al suo tempo, di duo nocturnalia officia (cf. Liber de Ordine anthroponavii, 61: ed. J. M. Hanssens, Amalarii Opera liturgica, III, Città del Vaticano 1950, p. 97). La Messa matutina scomparve poi nella maggior parte dei Gelasianii del sec. VIII (cf. P. De Puniet, Le Sacramentaire Romain de Gellone, Roma [1938], pp. 126-28, 130). Nei Capitolia Evangeliorum, tra cui il più antico quello di Würzburg, le 4 settimane (talvolta 5) che seguivano la festa di s. L. erano chiamate: «Ebdomada I, II, III, IV, post. S. Laurenti» (cf. Th. Klauser, Das römische Capitulare Evangeliorum, Münster in V. 1935, pp. 35-36, 81-83, 161-63).
Nel Canone della Messa romana il nome di L. segue quello di s. Cipriano, mentre nell'Ambrosiano sta tra Sisto e Ippolito (cf. V. L. Kennedy, The Saints of the Canon of the Mass, Città del Vaticano 1938, pp. 68-69, 124-28), gruppo che si riscontra però in vari monumenti iconografici (v. PAPILO, SANTO, MARTIRE). Anche nella liturgia mozarabica s. L. (10 ag.) è unito ai ss. Sisto e Ippolito (cf. M. Férotin, Le Liber Mozarabicus Sacramentorum, Parigi 1912, p. 389; J. Vives-A. Fábregas, Calendarios hispánicos anteriores al siglo XIII, in Hispania sacra, 2 [1949], pp. 353, 365, 371, 377; però nel Liber Comicus è con il solo Sisto: cf. ed. G. Morin, Maredsous 1893, p. 265).
Le suggestive circostanze del suo martirio largamente divulgate da A. Ambrogio, da Prudenzio, da S. Agostino, e altri, l'eco dei prodigi operati da s. L. presso il suo sepolcro o altrove (celebre la guarigione avvenuta a Ravenna e ricordata da s. Agostino: Sermo 322) e la diffusione delle sue reliquie (brandea, sanctuaria, limature della graticola) diedero dalla fine del sec. IV in poi un notevolissimo impulso al suo culto fuori dell'Urbe A Cartagine e a Ippona la festa di s. L. è attestata dai già ricordati sermoni di s. Agostino, in due dei quali il Santo si lamenta della scarsa presenza dei fedeli (Denis XIII del 401; e nel 303 dei Maurini, tenuto tra il 425 e il 430); a Sidi-Ferruch un'iscrizione musiva ricorda l'eruzione di una chiesa tra il 449 e il 538 (cf. E. Diehl, Inscriptiones Christianae latinae veteres, I, Berlino 1924, n. 1829). A Ravenna, secondo la testimonianza di s. Agostino (Sermo 322, del 25 apr. 425: PL 38, 1144), si era da poco certa una «memoria» in onore di s. L., la cui dedicazione è probabilmente avvenuta sotto Placido Valentiniano (cf. E. Diehl, op. cit., n. 1792); nella stessa città è pure conservata la più antica raffigurazione del martirio di L. in una lunetta del cosiddetto mausoleo di Galla Placidia che risale a ca. la metà del sec. v (cf. G. Bovini, Il cosiddetto mausoleo di Galla Placidia in Ravenna, Città del

Vaticano 1950, pp. 45-52). A Milano, nel corso del sec. V venne dedicata a s. L. la grandiosa Basilica (forse la «Porta») eretta nel sec. IV. A Costantinopoli giunsero reliquie di s. L. sotto Teodosio il Giovane (408-50) e l'improratrice Pulcheria (m. nel 453) vi eresse una chiesa in suo onore. Inutile continuare l'enumerazione di chiese erette in onore del martire, poiché dal sec. V in poi e soprattutto durante il medioevo non ci fu diocesi o città che non ne contasse più d'una; basti dire che nella sola diocesi di Milano ve n'erano fino a 43 (cf. F. Savio, Gli antichi vescovi d'Italia. La Lombardia, I, Milano, Firenze 1913, p. 775).
III. Iconografia
Nell'arte cimiteriale L. è effigiato in Roma nell'arcosolio di Celerina nel cimitero di Pretestato (R. Garrucci, Storia dell'arte cristiana, Prato 1881, tav. 39, 2; cf. le riserve del Wilpert, Pitture, pp. 379-380) e in Napoli nel cimitero detto di S. Gennaro (H. Achelais, Die Katakomben von Neapel, Berlino 1936, tav. 41). Venne poi effigiato nel museo di S. Maria di Capua Vetere (R. Garrucci, op. cit., tav. 256-57). Il moltiplicarsi degli edifici di culto in suo onore ne sviluppò e diffuse l'iconografia.Gli attributi del Santo diacono furono la croce, quale statuoforo, il libro e la graticola suo strumento di martirio. Statuoforo appare già in uno dei vetri dorati, sopra ricordati. Nel mausoleo di Galla Placidia a Ravenna s. L.
LORENZO, santo, martire - Martirio di s. L. Scuola di Lorenzo Monaco - Vaticano, Pinacoteca. (fot. Anderson)
è rappresentato crocifero, tra la graticola arroventata e l'armadio contenente i sacri testi. Analogo riferimento alla lettura del Vangelo si ha nell'arco trionfale della basilica a lui dedicata, in Roma, del sec. VI: in onorevole vicinanza a Gesù Cristo, stringe in mano la croce e il libro dei Salmi con le parole del V. 111, 9: «Dispersit, dedit pauperibus». Con la croce è pure effigiato in un affresco del sec. VI nella catacomba di Albano.
Nei secoli successivi gli sviluppi iconografici della raffigurazione di s. L. vanno cercati nelle miniature dei Sacramentari, tra i quali quelli di Udine, di Ivrea, di Lucca, dei secc. IX e XI; notevole la miniatura del Sacramentario di Drogone, del sec. IX, ove in una grande lettera «D» sono raffigurati s. L., nell'atto di distribuire i beni della Chiesa ai poveri, e il suo martirio. La graticola si è trasformata in un'enorme macchina sorretta in bilico sulle fiamme da due solidi montanti e comandata a distanza da due sbirri, per mezzo di lunghe catene. Altri sbirri, agli ordini del giudice che assiste all'esecuzione, si affrettano ad alimentare il braciere con nuova legna.
Roma possiede pure, ai primi del Duecento, durante i papato di Onorio (1216-27), oltre ad un museo nella cappella del «Sancta Sanctorum», tre cicli con episodi della vita del Santo, dipinti: 1) in un portico laterale trasformato oggi in sagrestia, 2) nell'atrio e 3) nella parete interna d'ingresso della basilica sulla Via Tiburtina, in parte purtroppo restauratissimi, e ormai quasi scomparsi nel 1943; ma di cui restano copie del 1639 in un codice Barberiniano Vaticano (4403). Intatto invece è il ciclo che Masolino ed aiuti dipinsero nella chiesa della Collegiata di Castiglione d'Olona presso Milano, dei primi decenni del Quattrocento; e poco dopo la metà del secolo, quello che l'Angelico compì valendosi di moltissimi aiuti nella cappella di Niccolò V in Vaticano. In entrambi, gli episodi principali sono costituiti dalla consegna a L., da parte di papa Sisto II, del tesoro della Chiesa, dell'elemosina ai poveri, del giudizio davanti all'Imperatore e del martirio, pur con qualche variante. In 8 episodi è il ciclo nella chiesa di Berching, per opera della scuola pittorica di Ratisbona, con la scena della prigionia di papa Sisto, dell'arresto e quindi dell'interrogatorio, della fruizione, della tortura e del martirio del Santo. Nella stessa chiesa il ciclo è ripetuto negli sportelli della pala dell'altar maggiore. Nell'arte moderna il Santo è raffigurato di consueto in dalmatica con l'attributo specifico del martire, la graticola. Così in una tavola del Ghirlandaio nella Pinacoteca di Monaco, in un quadro del Tiziano per Filippo V di Spagna, all'Escursale, in un altro di Andrea d'Assisi nella Pinacoteca di Perugia, in un altro di Alvise Vivarini nell'Accademia di Venezia, in un altro del Pinturicchio nel duomo di Spello. Oltra'Alpi, la raffigurazione del Santo è ripetuta in varie statue lignee, conservate in musei ed in raccolte private a Francoforte, a Stoccarda, ecc. Notevole il mirabile quadro di Matthias Grünewald a Francoforte.
Alterthümer, II, pp. 285-86; H. Leclercq, s. V. in DACL, VIII, II, coll. 1926-20. Eugenio Battisti
IV. NEL FOLKLORE
Il Santo gode di un vasto e vivo culto popolare, sia in Italia che all'estero. In relazione agli attributi del suo martirio, è invocato contro gli incendi e le scottature: in Sicilia applicano addirittura una stampa popolare con l'immagine del Santo sulla parte bruciata. È pertanto anche protettore dei pompieri, dei carbonai, dei cuochi, rosticcieri e pasticcieri. Nella mattina della sua festa, o avanti l'alba o sul punto di mezzogiorno, il popolo cerca, scavando in terreni adatti (campi, giardini, boschi, strade appartate) i cosiddetti «carboni di s. L.», ai quali si attribuiscono svariate virtù terapeutiche, specie contro le bruciature e le lombaggini, ma anche contro le stregonerie, il malocchio e i temporali. Ridotti in polvere e mescolati col vino questi carboni vengono ingollati per guarire dalla febbre quartana. Si pongono sotto al capezzale dei bambini e se ne fanno come dei brevi. Poiché la data della sua festa (10 ag.) cade nel periodo della pioggia di stelle, le stelle cadenti vengono chiamate «lagrime di s. L.», in quanto si crede che il cielo pianga la morte del Santo, o anche che siano le lacrime sparse dal Santo mentre veniva arrostito nella graticola.Nella metereologia popolare si ritiene che l'estate raggiunga per il giorno di s. L. il massimo del caldo, ma poi presto declini, onde il proverbo: «S. Antonio dalla gran freddura - s. L. dalla gran caldura - l'uno e l'altro poco dura». Si traggono in tal giorno anche i pronostici per il tempo che farà in autunno: se è bello, sarà bello anche l'autunno e sarà buona l'annata per il miele e per il vino; se è brutto, i topi di campagna abbonderanno e faranno gravi danni.
Poiché la festa ricorre in un periodo in cui sono finite le grandi fatiche campestri e i contadini hanno ormai realizzato i frutti dei raccolti, in molte città e paesi si fa grande sagra e festa per quel giorno. A Udine si tiene la maggiore fiera annuale, con spettacoli, corse, tombola; e si crede che per s. L. maturino le noci e le nocciole. Sagre e feste hanno luogo anche a Cervia (Romagna), a Veglia (Istria) e nella Champagne, dove a Souldaine, presso Bar-sur-Aube, si fa l'aubade, corrispondente alle nostre «albate» o mattainate. S. L. è protettore delle città di Alba, Chiavenna, Fano, Genova, Ancona, Viterbo e di molte città dell'Europa centrale e settentrionale.
Le vicende del Santo hanno ispirato anche poemetti e canti popolari: due cantari in sestine, l'uno su la nascita e la fanciullezza, l'altro sulla sua passione e morte, contenuti nel ms. Ambrosiano c. 35 sup. sono stati pubblicati dal De Bartholomaeis (v. BIBLICA). Un canto narrativo in endecasillabi epici vive tuttora in Romagna e Toscana. Vedi tav. CVI.
Fedele-De Fabritiis), Napoli 1908; P. Wrede, Laurentius (hl.), in Handwörterbuch des deutschen Aberglaubens, V. BERITO e Lipsia 1932-33, coll. 924-32; A. Van Gennep, Manuel de folklore français contemporain, III, Parigi 1937, p. 486; U. Cianciolo, Contributo allo studio dei cantari sacri, in Archivum Romanicum, 22 (1938), fasc. II-III, p. 49 dell'estratto; V. OSTRIANO, La vita in Friuli, II, 2a ed., Udine 1940, p. 456. Paolo Toschi
Lorenzo, antipapa. - Dopo la morte di papa Anastasio I, fu acclamato pontefice da una parte del clero e dalla maggioranza del Senato, simpatizzante con Bisanzio, mentre i suoi avversari, più numerosi, eleggevano il diacono Simmaco (22 nov. 498).
Con l'intervento di Teodorico, re degli Ostrogoti, che si decise per papa Simmaco, L. si sottomise e poco dopo fu nominato vescovo di Nocera nella Campania. Minacce e promesse lo avevano forse determinato ad accettare questo dignitoso allontanamento. È certo che nel 501 tornò allo scisma, cercando di conquistare adepiti fra i suoi partigiani e tra gli avversari di papa Simmaco; fu perciò scomunicato dal cosiddetto Sinodo delle Palme del 23 ott. 501.
Ciononostante mantenne la sua posizione, fino al 503 quando, fatto segno ad una battaglia attiva e letteraria e costretto dal re Teodorico, si ritirò in un podere del patriziato Festo, l'istigatore dell'opposizione, dove passò il resto della vita tra le austerità della penitenza. Il clero, che lo aveva seguito nello scisma, a poco a poco tornò all'ubbidienza di papa Simmaco; ma vi fu anche chi ri- fuitò sino alla fine di sottomettersi; è noto l'atteggiamento del diacono Pascasio. Le conseguenze dello scisma furono superate pienamente con l'elezione di Ormisda.
Bruno: Lib. Pont., I, p. 46; Jaffe-Wattenbach, I, p. 100; E. Schnürer, Die politische Stellung des Papsttums zur Zeit Theodorisch des Grossen, in Hist. Jahrbuch, 9 (1888), pp. 251-83; G. Pfeilschüter, Der Ostgottengönig Theodorich der Grosse u. die katholische Kirche, Münster 1896, p. 56 sqq.; R. Cessi, Lo scisma laurenziano e le origini della dottrina politica della Chiesa di Roma, in Archivio della società romana di storia patria, 42 (1919), pp. 5-229; id., Dallo scisma laurenziano alla pacificazione religiosa con l'Oriente, ibid., 43 (1920), pp. 209-321; L. Duchesne, L'Eglise au VIe siècle, Parigi 1925, p. 109 sqq.; H. Grisar, Roma alla fine del mondo antico, trad. it., II, 3a ed., Roma 1930, p. 29 sqq.; F. X. Seppelt, s. V. in LTHK, VI, coll. 416 sqq.; Fliche-Martin-Frutaz, IV, p. 336 sqq.
Lorenzo da Bologna. - Teologo dell'Ordine dei Servi di Maria, n. a Bologna nella prima metà del sec. XIV, m. dopo il 1392. Nel 1360 era lettore di teologia; nel 1370 ca. andò a Parigi, dove espose le sentenze, conseguiti la licenza in teologia (1374) e probabilmente anche la laurea. Nel 1379 era già in Italia con l'ufficio di vicario del priore generale e il 2 giugno dello stesso anno fu accolto nel collegio dei maestri della Facoltà teologica di Bologna. Nel 1387 venne nominato vescovo di Traù, ma continuò a risiedere a Bologna.
Nel periodo del suo insegnamento a Parigi (tra il 1372 e il 1374) redasse il commento alle sentenze, edito nel sec. XVI dal p. Domenico Dotti: Ordinatissimi ac ingeniosi doctoris Laurentii Opimi Bononiensis Ordinis Servorum egregia super quattuor libros sententiarum Parisiis habita (Venezia 1532). Da Pietro Lombardo prese liberamente alcuni spunti per trattare ampiamente temi di maggiore importanza e attualità, ad es., la natura della processione del Verbo, il duplice invio dello Spirito Santo, l'Unione ipostatica, la giustificazione e il merito.
Bruno: S. Berardo, Il dottor ordinatissimo ven. L. Opimo dei Servi di Maria vescovo di Traù, Bologna 1932; C. Berti, La santificazione dell'anima e il merito secondo maestro L. da B. dell'Ordine dei Servi di Maria, Gembloux 1939.
Antonio Piolanti
Lorenzo da Brindisi, santo. - Cappuccino, n. a Brindisi il 22 luglio 1559, m. a Belem, presso Lisbona, il 22 luglio 1619. Entrò nel noviziato di Verona della provincia veneta il 18 febbr. 1575, predicò per tutta la vita, lettore di scienze sacre (1587-90), ministro provinciale della Toscana (1590-1592), del Veneto (1594-96), della Liguria (1613-1616), commissario generale in Boemia e Austria (1590-1602, 1606-10), e in Baviera-Tirolo (1611-13), più volte definitore generale, ministro generale (1602-1605). Pio VI lo dichiarò beato il 23 maggio 1873; fu canonizzato da Leone XIII l'8 dic. 1881. Festa il 23 luglio.
Vita. - Si distinse sin dalla gioventù per fer- vore mistico e rigidezza ascetica. Di ingegno pronto, fu avido di sapere, soprattutto scritturale; ritenne tuttavia d'aver ricevuto da Maria S. ma la conoscenza singolare della lingua ebraica e aramaica. Impegnò costantemente la sua scienza nell'azione apostolica, iniziando con successo la predicazione all'indomani (1583) dell'ordinazione sacerdotale; l'ultimo quaere- simale lo tenne a Milano l'anno precedente la morte (1618). Con il magistero della parola, in italiano, tedesco ed ebraico, diretta, sotto varie forme, ai fedeli, persone religiose, protestanti, ebrei, in Italia, Boemia, Austria, Germania, divulgò e illustrò ampiamente la verità cattolica. Per la sua perizia nella lingua e cultura ebraica, dal 1584, per incarico di Gregorio XIII, tenne agli Ebrei di Roma lezioni apologetico-esegetiche, che riprese per tre anni anche sotto Clemente VIII; con essi polemizzò pure in varie altre città d'Italia e a Praga.
Nel 1599 stabilì e diresse in Austria-Boemia il primo drappello di Cappuccini, richiesti dall'arcivescovo Zbinec Berka di Praga, per la restaurazione e la difesa della fede contro le sète protestanti. Fondò i conventi di Vienna, Graz e Praga, centro della sua attività. Nella battaglia di Stuhlweissenburg (Alba Reale) in Ungheria (9-14 ott. 1601) delle armate imperiali contro l'esercito turco di Maometto III, entrò animoso nella mischia, trascinando i soldati alla vittoria di cui gli venne attribuito in gran parte il merito. Nel settore religioso della politica era fautore d'una

difesa energica dei diritti delle comunità cristiane contro i soprusi dei protestanti. Indusse il Consiglio aulico di Rodolfo II a punire la faziosità dei luterani di Donauwörth (1607); nello stesso anno sfidò dinanzi alla corte il predicante luterano P. Leiser; l'episodio ebbe séguito nella Lutheranismi Hypotyposis (3 voll.), composta in poco più di un anno; più tardi (sett. 1610) si scontrò con un altro ministro protestante del duca di Sassonia, in merito al culto della Madonna. Lavorò con successo alla costituzione di una Lega degli Stati cattolici contro l'Unione dei principi protestanti, ottenendo, dopo una ambasciata a Madrid, l'appoggio di Filippo III (1609-10). Rimase a Monaco presso il duca Massimiliano di Baviera, in funzione di un unico apostolico e di ambasciatore del Re di Spagna. Nel Commentariolum de rebus Austriae et Bohemiae (Roma 1610), s. L. si fece relatore disinvolto delle proprie imprese in quelle regioni e in Bavaria. Ritornato in Italia (1613) s'adoperò, tra l'altro, per incarico di Paolo V, a scongiurare una guerra già iniziata tra Spagna e Savoia a proposito della successione di Mantova. Una ultima e difficile missione lo portò, pur in gravi condizioni di salute, da Napoli (ott. 1618-luglio 1619) a Belem (Lisbona) presso Filippo III come difensore della nobiltà e delle popolazioni del Regno napoletano, contro le malversazioni e il malcostume del viceré P. Giron, duca di Ossuna.
Nelle cariche sostenute nell'Ordine e soprattutto come ministro generale nella visita ai conventi in Svizzera, Francia, Fiandre, Spagna, Italia, compiuta a piedi, tutelò con severità l'austera disciplina cappuccina e incitò i suoi frati allo studio e alla predicazione.
II. SCRITTI E DOTTRINA
Tra le Opera Omnia (9 voll., Padova 1928-44) sono degne di nota: 1) Explanatio in Genesim. Comprende il commento dei soli primi 11 capitoli del Genesis; in essa dà prova della sua perizia nella letteratura rabbinica e in quella patristica e scolastica, che gli permette di discutere da maestro le varie sentenze; vi espone vari argomenti di teologia e filosofia (ad es., la giustizia originale, il libero arbitrio, la creazione, l'omnipresenza e immutabilità divina). L'esegesi moderna può trarre profitto da quest'opera che figura tra le migliori del tempo. 2) Oratoria. È la parte prevalente nella sua produzione (9 tomi sui 13 dell'intera edizione) e comprende il Quadragesimale primum, Quadr. secundum, Quadr. tertium, Adventus, Domenicalia, Sancto-rale, Mariale; in un complesso di 658 tra sermoni e frammenti si trova disposto, in un latino di buon gusto, il materiale, piuttosto dottrinale che pratico, della predicazione laurenziana, che veniva abilmente volgarizzato secondo le diverse contingenze. 3) Mariale. Per il contesto teologico merita un posto a parte tra i predicabili. Nella prima sezione contiene 60 sermoni disposti dall'autore secondo un piano organico; nella seconda sono state raccolte altre 24 prediche sulle feste liturgiche mariane. Con materiale biblico e tradizionale, s. L. svolge i principi, divenuti ora fondamentali, della moralità; quello primario della maternità divina di Maria S.ma e quelli secondari della singolarità della Madonna nella Grazia, nei privilegi, nella gloria, nel culto; della conversione, della eminenza, della analogia o somiglianza con Cristo. È ritenuto come uno dei trattati più completi e originali di mariologia. 4) Lutheranismi Hypotyposis, in tre volumi, che delinano la vera fisionomia, nei suoi tratti essenziali e caratteristici, e la genesi storica e dottrinale, di tutto il luteranismo, considerandolo nella persona del fondatore (parte introduttiva), nella dottrina e setta luterana (parte centrale), in quella del suo avversario P. Leiser (parte complementare).Ilarino da Milano
