LORENZO, SANTO, MARTIRE

LORENZO, santo, martire. - Arcidiacono della Chiesa romana, messo a morte il 10 ag. 258, con il suddiacono Claudio, il presbitero Severo, il lettore Crescienzione e l'ostiario Romano, e sepolto sulla Via Tiburtina in una cripta del cimitero dell'Agro Verano, che presto prenderà il nome di L. e solo più tardi quello di Ciriaca (v. cf. Lib. Pont., I, p. 155). Le vicende del suo martirio stanno in stretta relazione con la fulminea esecuzione avvenuta, 4 giorni prima, sul cimitero di Callisto, di papa Sisto II e dei diaconi Gennaro, Magno, Vincenzo, Stefano, Felicissimo e Agapito, tutti vittime del secondo editto di persecuzione di Valeriano (cf. s. Cipriano, Epist., 80 a Successo: CSEL, III, II, pp. 839-40 e Lib. Pont., loc. cit.). Festa il 10 ag. nelle liturgie occidentali (di precetto sino alle riduzioni del principio del sec. XIX) e orientali.

I. VITA

Le vicende più note del martirio di L. sono: il patetico colloquio con papa Sisto condotto in carcere; la distribuzione clandestina delle sostanze della Chiesa ai fedeli bisognosi nascosti nelle varie regioni dell'Urbe; l'arresto al momento dell'esecuzione del Papa in seguito alla pubblica dichiarazione fatta al Pontefice dell'avvenuta distribuzione dei «tesori» della Chiesa; la presentazione, dopo tre giorni, di una caterva di poveri al giudice, qual. tesori della Chiesa; l'interrogatorio, la tortura e infine il supplizio della graticola con le sarcastiche parole rivolte al giudice: ecce, miser, assasti tibi partem unam, regira alium et manduca; la sepoltura nella cripta del predio della vedova Ciriaca, sulla Via Tiburtina. Questi fatti svoltisi nel giro di quattro giorni sono descritti con ricchezza di particolari (discorsi, guarigioni, conversioni, ecc.) nella cosiddetta storia della persecuzione di Decio, raccontata nel romanzo storico, noto sotto il titolo di Passio Polychronii (BHL, 4753; cf. H. Delehaye, Recherches sur le légendier romain. La passion de st Polychronius, in Analecta Bollandiana, 51 [1933], pp. 34-71 [introd. critica], 71-98 [ed. critica]), di cui si hanno tre redazioni ognuna con peculiarità proprie che vanno dalla fine del sec. v al principio del sec. VII (gentile comunicazione personale di P. Franchi de' Cavalieri che ne ha pronta l'edizione; cf. anche P. Guidi, «Coemeterium Cyrincum» o «Coemeterium Laurentii», in Ric. di arch. crist., 26 [1950], pp. 163, 166; il testo pubblicato dal p. Delehaye rappresenterebbe l'ultima redazione).

Che nel suo complesso il dramma di L. descritto nella predetta Passio sia leggendario non c'è dubbio, tuttavia alcuni particolari, come l'incontro con Sisto II, la presentazione al tiranno dei poveri, il supplizio della graticola con il sarcasmo, nella sua versione più antica: assum est, versa et manduca, già sono noti da alcuni passi di s. Ambrogio (De officiis, I, 41, II, 28; Epist. XXXVII, 36-37: PL 16, 90-92, 149-50, 1139; Inno De s. Laurentio: PL 17, 1254-55) e sfruttati con variazioni retoriche da Prudenzio (Peristephanon, II), s. Agostino (Serm. 302-305: PL 38, 1385-1400), s. Massimo di Torino (Homil. 71: PL 57, 679-80, cf. anche le altre omelie

Article illustration
LORENZO, santo, martire - S. L. seduto tra gli apostoli Pietro e Paolo. Vetro dorato (fine del sec. IV-inizio sec. V).
(da R. Garrucci, Vetri ornati con figure in oro, Roma 1818, 1xx. 29, 7)
attribuite a s. Massimo, ibid., 675-82), s. Pier Crisologo (Serm. 135: PL 52, 565-67), s. Leone Magno (Serm. 85: PL 54, 486), e da alcune formole liturgiche contenute nei Sacramentari romani, nel Missale Gothicum (ed. H. M. Bannister, Londra 1917, pp. 111-12) e soprattutto nell'Orazionale visigotico (cf. ed. J. Vives, Barcellona 1946, pp. 370-72).

Il carme posto da papa Damaso nella basilica di S. L. al Verano sembra invece ignorarli e compendia in un verso le torture inflitte a L. (Verbera, carnifica, flammas, tormenta, catenae); anche l'iscrizione che si leggeva in S. L. in Damaso, già attribuita a Damaso, accenna alla sola pena del fuoco (A. Ferrua, Epigrammata Damasiana, Città del Vaticano 1942, pp. 167-68). È però possibile che il testo delle due iscrizioni fosse così generico perché probabilmente stavano sotto un ciclo di storie di s. L.

I particolari circa l'arresto e la comparsa di s. L. davanti al giudice, male accordandosi con l'applicazione fulminea del decreto di persecuzione di Valeriano (episcopi et presbyteri et diacones in continenti animadvertantur) nei riguardi di Sisto e consoci, sono stati considerati come dati leggendari, reminiscenze di altri testi agiografici accomodate a s. L. per collegare la sua passione con quella dei martiri del 6 ag. e in certo qual modo per giustificarne il ritardato martirio. I testi studiati e i raffronti fatti da P. Franchi de' Cavalieri e dal p. H. Delchaye sono al riguardo senz'altro significativi, però non tolgono a priori la possibilità che in Roma esistesse una vera e propria tradizione, esposta con evidenti abbellimenti retorici da s. Ambrogio, circa la tragica cattura e la fine di s. L. proprio per mezzo del fuoco, supplizio che si sa inflitto, sempre sotto Valeriano, a s. Fruttuoso e ai suoi diaconi Eulogio e Augurio a Tarragona. D'altronde il verbo animadvertere adoperato nel decreto di persecuzione nella redazione ciprianea può riferirsi anche ad altre forme di esecuzioni capitali, oltre la «decollazione». Certo è che il supplizio della graticola è diventato il motivo iconografico peculiare a s. L., come si rileva dalla medaglia di Successa (fine sec. IV), qualora se ne ammetta l'autenticità, dal musaico del cosiddetto mausoleo di Galla Placidia a Ravenna (ca. metà sec. V) e in seguito da innumerevoli altri monumenti. Anche l'origine spagnola attri-

buita dalla Passio Polychronii (ed. cit., p. 91) a s. L. ha carattere leggendario. Da notare che il prefazio della Messa XII del cosiddetto Sacramentario leoniano (ed. C. L. Feltoe, Cambridge 1896, p. 98) lo dice «civis» romano.

II. CULTO

Il centro propulsore del culto prestato al protodiacono L. è stato il suo sepolcro all'Agro Verano su cui Costantino (314-35) fece costruire una basilica comunicante con la sottostante cripta mediante gradus ascensionis et descensionis (Lib. Pont., I, p. 181). Nella stessa località sorsero poi altre basiliche: cioè la melior (non ancora identificata), quella ad corpus di Pelagio II (579-90) e l'altra di Onorio III (1216-27; cf. W. Frankl-E. Josi-R. Krautheimer, Le esplorazioni nella basilica di S. L. nell'Agro Verano, in Riv. di Arch. crist., 26 [1950], pp. 9-50). Dal sec. XII la basilica di S. L. al Verano è annoverata tra le Patriarcali (v. BASILICA).

Nell'ambito dell'Urbe si ebbe nell'antichità e soprattutto nel medioevo tutta una fioritura di chiese e cappelle (ca. 35) dedicate a s. L. (cf. C. Huelsen, Le chiese di Roma nel medio evo, Firenze 1927, pp. 280-97), le quali sorsero su tutti i luoghi dove, secondo la fantasia popolare, si sarebbero svolte le principali scene del martirio di s. L. Meritano un particolare ricordo il titolo eretto da papa Damaso sulla propria casa paterna, l'attuale S. L. in Damaso (cf. F. Lanzoni, I titoli presbiteriali di Roma antica nella storia e nella leggenda, in Riv. arch. christ., 2 [1925], pp. 201-202) e quello di Lucina dedicatogli da Sisto III (432-40), donde il nome di S. L. in Lucina (cf. ibid., p. 204), o anche, a cominciare da s. Gregorio di Tours, di basilica ad craticulum (cf. B. Pesci, L'itinerario romano di Sigerico arctiv. di Canterbury, ibid., 13 [1936], pp. 51-55). Va pure ricordato il S. L. in Palatio, oratorio privato del papa nel patriarchio lateranense. Secondo il Grisar, l'orazione in onore di s. L. nel ringraziamento della Messa dovrebbe provenire da quello che il papa recitava in questo oratorio prima dell'esilio avignonese; ma è forse più probabile che si sia voluto associare s. L. ai «Tre Fanciulli» tutti vittime del fuoco (cf. H. Grisar, Il Sancta Sanctorum ed il suo tesoro sacro, Roma 1907, p. 32; J. A. Jungmann, Missarum sollemnia, II, Vienna 1949, pp. 558-59).

Il primo documento che ricordi il dies natalis di s. L., è la Depositio Martyrum: «IIII id. Aug. Laurenti, in Tiburtina» (ed. R. Valentini-G. Zucchetti, Codice topografico di Roma, II, Roma 1942, p. 23). In ordine di precedenza, sin dalla fine del sec. IV la festa di s. L. veniva subito dopo quella dei ss. Apostoli Pietro e Paolo, essendo considerato come il duce della vittoria di Roma sul paganesimo e degno riscontro di s. Stefano (cf. Prudenzio, Peristephanon, II, vv. 2-4 e passim), ragione per cui s. Agostino chiama il 10 ag. dies Romae solemnisimus qui magna frequentia populi celebratur (Serm. XIII, del 10 ag. 401, edito dal Denis, riprodotto in G. Morin, Miscellanea agostiniana, I, Roma 1930, p. 55; cf. anche il

Article illustration
Sermo 303, del 10 ag. 425-30: PL 38, 1393), cui fa eco il prefazio della XII Messa del cosiddetto Sacramentario leoniano: «de beati tamen solemnitate Laurentii peculiarius prae caeteris Roma laetatur» (ed. C. L. Feltoe, Cambridge 1896, p. 98; E. Bourque, Etude sur les Sacramentaires Romains, Città del Vaticano 1949, pp. 138-139). L'importanza di s. L. si rivela anche dall'ordine stazionale; Settuagesima: s. Lorenzo;

(da R. Garrucci, Vetri ornati con figure in oro, Roma 1818, 1xx. 29, 7) LORENZO, santo, martire - S. L. stauroforo. Frammento di vetro dorato (fine del sec. IV-inizio del V).

Sessagesima: S. Paolo; Quinquagesima: s. Pietro. I neofiti erano condotti, dopo Pasqua, il lunedì, a S. Pietro, il martedì, a S. Paolo, il mercoledì a S. Lorenzo. Tra i monumenti di quest'epoca che attestano l'alta considerazione in cui era tenuto s. L. si devono ricordare vari vetri dorati e principalmente quello in cui il martire è seduto fra Pietro e Paolo, e quello del Museo nazionale di Firenze in cui s. L. è raffigurato dopo s. Paolo e prima di s. Sisto II (cf. G. Bovini, Monumenti figurati paleocristiani conservati a Firenze, Città del Vaticano 1950, pp. 18-22).

Preceduta da una solenne vigilia che si teneva nella basilica del Verano (cf. Vita s. Melaniae senatricis Romae, 5, ed. M. Rampolla del Tindaro, S. Melaniae giuniore senatrice romana, Roma 1905, pp. 5-6 e nota a pp. 266-268), la festa di s. L. era seguita da un'ottava. Difatti il cosiddetto Sacramentario leoniano contiene le Messe della vigilia (3 formulari, il I, X, XII) e dell'ottava, e 10 formulari per la Messa del giorno natalizio (ed. C. L. Feltoe, Cambridge 1896, pp. 94-99). Quando la vigilia fu trasportata al 9 ag., venne in uso la celebrazione di una Messa mane prima, distinta da quella publica in die come si rileva dai Sacramentari gelasiano (ed. H. A. Wilson, Oxford 1894, pp. 189-91) e gregoriano (ed. H. Lietzmann, Münster in V. 1921, pp. 85-86), dal Comes Evangeliorum di Würzburg (ed. G. Morin, in Rev. béad., 28 [1911], p. 312) e da altri Capitularia (cf. Th. Klauser, cit. sotto, pp. 34-35, 80, 120). La vigilia è detta in ieunio s. Laurentii nel Lezionario di Capua (codex Fuldemis del 546) e nel Capitulo Evangeliorum di Napoli del sec. VII (cf. G. Morin, Liber Comicus, Maredsous 1893, pp. 429, 433). Per questa vigilia Amalario segnalava l'esistenza in Roma, al suo tempo, di duo nocturnalia officia (cf. Liber de Ordine authiphonarii, 61: ed. J. M. Hanssens, Amalarii Opera liturgica, III, Città del Vaticano 1950, p. 97). La Messa matutina scomparve poi nella maggior parte dei Gelasiani del sec. VIII (cf. P. De Puniet, Le Sacramentaire Romain de Gelloue, Roma [1938], pp. 126-28, 130). Nel Capitularia Evangeliorum, tra cui il più antico quello di Würzburg, le 4 settimane (talvolta 5) che seguivano la festa di s. L. erano chiamate: « Ebdomada I, II, III, IV, post. S. Laurentii » (cf. Th. Klauser, Das römische Capitulare Evangeliorum*, Münster in V. 1935, pp. 35-36, 81-83, 161-63).

Nel Canone della Messa romana il nome di L. segue quello di s. Cipriano, mentre nell'Ambrosiano sta tra Sisto e Ippolito (cf. V. L. Kennedy, The Saints of the Canon of the Mass, Città del Vaticano 1938, pp. 68-69, 124-28), gruppo che si riscontrerà poi in vari monumenti iconografici (v. IPPOLITO, santo, martire). Anche nella liturgia mozarabica s. L. (10 ag.) è unito ai ss. Sisto e Ippolito (cf. M. Férotin, Le Liber Mozarabicus Sacramentorum, Parigi 1912, p. 389; J. Vives-A. Fàbrega, Calendarios hispánicos anteriores al siglo XIII, in Hispania sacra, 2 [1949], pp. 353, 365, 371, 377; però nel Liber Comicus è con il solo Sisto: cf. ed. G. Morin, Maredsous 1893, p. 265).

Le suggestive circostanze del suo martirio largamente divulgate da s. Ambrogio, da Prudenzio, da s. Agostino, e altri, l'eco dei prodigi operati da s. L. presso il suo sepolcro o altrove (celebre la guarigione avvenuta a Ravenna e ricordata da s. Agostino: Sermo 322) e la diffusione delle sue reliquie (brandea, sanctuaria, limature della graticola) diedero dalla fine del sec. IV in poi un notevolissimo impulso al suo culto fuori dell'Urbe. A Cartagine e a Ippona la festa di s. L. è attestata dai già ricordati sermoni di s. Agostino, in due dei quali il Santo si lamenta della scarsa presenza dei fedeli (Denis XIII del 401; e nel 303 dei Maurini, tenuto tra il 425 e il 430); a Sidi-Ferruch un'iscrizione musiva ricorda l'erezione di una chiesa tra il 449 e il 538 (cf. E. Diehl, Inscriptiones Christiane latinae veteres, I, Berlino 1924, n. 1829). A Ravenna, secondo la testimonianza di s. Agostino (Sermo 322, del 25 apr. 425: PL 38, 1144), si era da poco eretta una « memoria » in onore di s. L., la cui dedicazione è probabilmente avvenuta sotto Placido Valentiniano (cf. E. Diehl, op. cit., n. 1792); nella stessa città è pure conservata la più antica raffigurazione del martirio di L. in una lunetta del cosiddetto mausoleo di Galla Placidia che risale a ca. la metà del sec. V (cf. G. Bovini, Il cosiddetto mausoleo di Galla Placidia in Ravenna, Città del

Article illustration
LORENZO, santo, martire - Martirio di s. L. Affresco del tempo dell'abato Ugo (1109) - Abside dell'abbazia cluniacense di Bergé-la-Ville.
(fot. Bullez)
Vaticano 1950, pp. 45-52). A Milano, nel corso del sec. V venne dedicata a s. L. la grandiosa Basilica (forse la « Portiana ») eretta nel sec. IV. A Costantinopoli giunsero reliquie di s. L. sotto Teodosio il Giovane (408-50) e l'imperatrice Pulcheria (m. nel 453) vi eresse una chiesa in suo onore. Inutile continuare l'enumerazione di chiese erette in onore del martire, poiché dal sec. V in poi e soprattutto durante il medioevo non ci fu diocesi o città che non ne contasse più d'una; basti dire che nella sola diocesi di Milano ve n'erano fino a 43 (cf. F. Savio, Gli antichi vescovi d'Italia. La Lombardia, I, Milano, Firenze 1913, p. 775).

BIBL.: Acta SS. Augusti, II, Anversa 1680, pp. 485-532; Martyr. Hirronymianum, pp. 413-32; Symax. Constantinop., coll. 881-82; Martyr. Romanum, p. 332; Tillemont, IV, Venezia 1732, pp. 38-45, 596-601; P. Franchi de' Cavalieri, S. L. e il supplizio della graticola, in Römische Quartalschrift, 14 (1900), pp. 159-75; id., « Assum est, versa et manduca », in Note agiografiche, V, Roma 1915, pp. 65-82; id., Un recente studio sul luogo del martirio di s. Sisto II, ibid., VI, Roma 1920, pp. 147-78; L. Duchesne, Le sanctuaire de St-Laurent, in Mélanges d'archéol. et d'hist., 39 (1921), pp. 3-24; H. Delehaye, Les origines du culte des martyrs, 2ª ed., Bruxelles 1933, passim; J. Zeiller, Sur une mosaïque du mausolée de Galla Placidia, in Comptes rendus de l'Acad. des Inscriptions, 1934, pp. 43-53; A. Muñoz, La basilica di S. L. fuori le mura, Roma [1944]; M. Armellini, Le Chiese di Roma dal sec. IV al XIX, ed. riveduta e aggiornata da C. Cecchelli, 2 voll., Roma 1947, passim. A. Pietro Frutaz

III. ICONOGRAFIA

Nell'arte cimiteriale L. è effigiato in Roma nell'accosolio di Celerina nel cimitero di Pretestato (R. Garrucci, Storia dell'arte cristiana, Prato 1881, tav. 39, 2; cf. le riserve del Wilpert, Pitture, pp. 379-380) e in Napoli nel cimitero detto di S. Gennaro (H. Achelis, Die Katahomben von Neapel, Berlino 1936, tav. 41). Venne poi effigiato nel musaico di S. Maria di Capua Vetere (R. Garrucci, op. cit., tavv. 256-57). Il moltiplicarsi degli edifici di culto in suo onore ne sviluppò e diffuse l'iconografia.

Gli attributi del Santo diacono furono la croce, quale stauroforo, il libro e la graticola suo strumento di martirio. Stauroforo appare già in uno dei vetri dorati, sopra ricordati. Nel mausoleo di Galla Placidia a Ravenna s. L.

Article illustration
LORENZO, santo, martire - Martirio di s. L. Scuola di Lorenzo Monaco - Vaticano, Pinacoteca.
(fol. Anderson)
è rappresentato crocifero, tra la graticola arroventata e l'armadio contenente i sacri testi. Analogo riferimento alla lettura del Vangelo si ha nell'arco trionfale della basilica a lui dedicata, in Roma, del sec. VI: in onorevole vicinanza a Gesù Cristo, stringe in mano la croce e il libro dei Salmi con le parole del V. III, 9: «Dispersiti, dedit pauperibus». Con la croce è pure effigiato in un affresco del sec. VI nella catacomba di Albano.

Nei secoli successivi gli sviluppi iconografici della raffigurazione di s. L. vanno cercati nelle miniature dei Sacramentari, tra i quali quelli di Udine, di Ivrea, di Lucca, dei secc. IX e XI; notevole la miniatura del Sacramentario di Dragone, del sec. IX, ove in una grande lettera «D» sono raffigurati s. L., nell'atto di distribuire i beni della Chiesa ai poveri, e il suo martirio. La graticola si è trasformata in un'enorme macchina sorretta in bilico sulle fiamme da due solidi montanti e comandata a distanza da due sbirri, per mezzo di lunghe catene. Altri sbirri, agli ordini del giudice che assiste all'esecuzione, si affrettano ad alimentare il braciere con nuova legna.

Roma possiede pure, ai primi del Duecento, durante il papato di Onorio (1216-27), oltre ad un musaico nella cappella del «Sancta Sanctorum», tre cicli con episodi della vita del Santo, dipinti: 1) in un portico laterale trasformato oggi in sagrestia, 2) nell'atrio e 3) nella parete interna d'ingresso della basilica sulla Via Tiburt'na, in parte purtroppo restauratissimi, e ormai quasi scomparsi nel 1943; ma di cui restano copie del 1639 in un codice Barberiniano Vaticano (4403). Intatto invece è il ciclo che Masolino ed aiuti dipinsero nella chiesa della Collegiata di Castiglione d'Olona presso Milano, dei primi decenni del Quattrocento; e poco dopo la metà del secolo, quello che l'Angelico compì valendosi di moltissimi aiuti nella cappella di Niccolò V in Vaticano. In entrambi, gli episodi principali sono costituiti dalla consegna a L., da parte di papa Sisto II, del tesoro della Chiesa, dell'elemosina ai poveri, del giudizio davanti all'Imperatore e del martirio, pur con qualche variante. In 8 episodi è il ciclo nella chiesa di Berching, per opera della scuola pittorica di Ratisbona, con la scena della prigionia di papa Sisto, dell'arresto e quindi dell'interrogatorio, della fustigazione, della tortura e del martirio del Santo. Nella stessa chiesa il ciclo è ripetuto negli sportelli della pala dell'altar maggiore. Nell'arte moderna il Santo è raffigurato di consueto in dalmatica con l'attributo specifico del martire, la graticola. Così in una tavola del Ghirlandaio nella Pinacoteca di Monaco, in un quadro del Tiziano per Filippo V di Spagna, all'Escuriale, in un altro di Andrea d'Assisi nella Pinacoteca di Perugia, in un altro di Alvise Vivarini nell'Accademia di Venezia, in un altro del Pinturicchio nel duomo di Spello. Otr'Alpi, la raffigurazione del Santo è ripetuta in varie statue lignee, conservate in musei ed in raccolte private a Francoforte, a Stoccarda, ecc. Notevole il mirabile quadro di Matthias Grünewald a Francoforte.

BIBL.: K. Künzle, Ikonographie der Heiligen, I, Friburgo 1926, pp. 396-98; E. Münz, s. V. in Realenc. der christl.

Alterthömer, II, pp. 285-86; H. Leclercq, s. V. in DACL, VIII, II, coll. 1926-29. Eugenio Battisti

IV. NEL FOLKLORE

Il Santo gode di un vasto e vivo culto popolare, sia in Italia che all'estero. In relazione agli attributi del suo martirio, è invocato contro gli incendi e le scottature: in Sicilia applicano addirittura una stampa popolare con l'immagine del Santo sulla parte bruciata. È pertanto anche protettore dei pompieri, dei carbonsi, dei cuochi, rosticcieri e pasticcieri. Nella mattina della sua festa, o avanti l'alba o sul punto di mezzogiorno, il popolo cerca, scavando in terreni adatti (campi, giardini, boschi, strade appartate) i cosiddetti «carboni di s. L.», ai quali si attribuiscono svariate virtù terapeutiche, specie contro le bruciature e le lombaggini, ma anche contro le stregonerie, il malocchio e i temporali. Ridotti in polvere e mescolati col vino questi carboni vengono ingollati per guarire dalla febbre quartana. Si pongono sotto al capezzale dei bambini e se ne fanno come dei brevi. Poiché la data della sua festa (10 ag.) cade nel periodo della pioggia di stelle, le stelle cadenti vengono chiamate «lagrime di s. L.», in quanto si crede che il cielo pianga la morte del Santo, o anche che siano le lacrime sparse dal Santo mentre veniva arrostito nella graticola.

Nella metereologia popolare si ritiene che l'estate raggiunga per il giorno di s. L. il massimo del caldo, ma poi presto declini, onde il proverbio: «s. Antonio dalla gran freddura - s. L. dalla gran caldura - l'uno e l'altro poco dura». Si traggono in tal giorno anche i pronostici per il tempo che farà in autunno: se è bello, sarà bello anche l'autunno e sarà buona l'annata per il miele e per il vino; se è brutto, i topi di campagna absonderanno e faranno gravi danni.

Poiché la festa ricorre in un periodo in cui sono finite le grandi fatiche campestri e i contadini hanno ormai realizzato i frutti dei raccolti, in molte città e paesi si fa grande sagra e festa per quel giorno. A Udine si tiene la maggiore fiera annuale, con spettacoli, corse, tombola; e si crede che per s. L. maturino le noci e le nocciole. Sagre e feste hanno luogo anche a Cervia (Romagna), a Veglia (Istria) e nella Champagne, dove a Soulaine, presso Bar-sur-Aube, si fa l'aubade, corrispondente alle nostre «albate» o mattinate. S. L. è protettore delle città di Alba, Chiavenna, Fano, Genova, Ancona, Viterbo e di molte città dell'Europa centrale e settentrionale.

Le vicende del Santo hanno ispirato anche poemetti e canti popolari: due cantari in sestine, l'uno su la nascita e la fanciullezza, l'altro sulla sua passione e morte, contenuti nel ms. Ambrosiano c. 35 sup. sono stati pubblicati dal De Bartholomaeis (v. BIBLICA). Un canto narrativo in endecasillabi epici vive tuttora in Romagna e Toscana. - Vedi tav. CVI.

BIBL.: G. Pitrè, Spettacoli e feste popolari siciliane, Palermo 1881, pp. 340-41; G. Finamore, Credenze, usi e costumi abruzzesi, ivi 1890, pp. 173-74; P. Franchi de' Cavalieri, S. L. e il supplizio della graticola, in Römische Quartalschrift, 14 (1900), pp. 159-76; V. De Bartholomaeis, Cantari giullareschi sulla leggenda di s. L., in Scritti di storia, di filologia e d'arte (Nozze

Fedele-De Fabritiis), Napoli 1908; P. Wrede, Laurentius (bl.), in Handwörterbuch des deutschen Aberglaubens, V, Berlino e Lipsia 1932-33, coll. 924-32; A. Van Gennep, Manuel de folklore français contemporain, III, Parigi 1937, p. 486; U. Cianciolo, Contributo allo studio dei cantari sacri, in Archivum Romanicum, 22 (1938), fasc. II-III, p. 49 dell'estratto; V. OSTRIANO, La vita in Friuli, II, 2ª ed., Udine 1940, p. 456. Paolo Toschi

Cite this article

“LORENZO, SANTO, MARTIRE.” Enciclopedia Cattolica, vol. VII (1951), p. 927. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/lorenzo-santo-martire.