Enciclopedia Cattolica vol. VII, 1951 Ascetica e mistica Asceti, mistici, scrittori

MACARIO IL GRANDE

Festa: 15 gennaio

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Noto anche come: inglese: Macarius the Egyptian, Macarius the Elder, Makarios the Great; Macario l'Egiziano; latino: Macarius Aegyptius

MACARIO il GRANDE. - Detto anche l'Egiziano o il Vecchio. Di lui parlano Palladio (Hist. Laus., 17; ed. C. Butler, I, Cambridge 1899, pp. 43, 5 sgg.) e Rufino (Hist. monach., 28). Nessuno di loro sa qualche cosa di una sua attività letteraria, però molti credono che una lettera, attribuita in latino ed in siriaco a M. ed indirizzata « Ad filios Dei » (PG 34, 406-10), sia opera autentica di M.

Una edizione critica del testo latino ha dato A. Wilmart: La lettre de Macaire, in Revue d'ascétique et de mystique (1 [1920], pp. 58-83). L'affermazione della autenticità si basa su Gennadio (De vir. ill., X), che conosce la lettera di un M. « ad iuniores professionis suae » (v. L. Marriott, Isaac of Ninive and the writings of Macaire of Egypt; id., Gennadius of Marseilles on Macarius of Egypt, ambedue in Journ. of theol. studies, 20 [1919], pp. 345-49). Ma d'altra parte il contenuto della lettera corrisponde completamente alle idee delle omelie dello Pseudo Macario.

MACARIO il GRANDE - Incipit dell'Oratio XVIII - Biblioteca Vaticana, cod. Vat. gr. 694, f. 133r (sec. XIII).
MACARIO il GRANDE - Incipit dell'Oratio XVIII - Biblioteca Vaticana, cod. Vat. gr. 694, f. 133r (sec. XIII).(fot. Enc. Cest.)

Così H. Dörries venne nel suo libro Symeon von Mesopotamien ([Texte und Untersuchungen, 55, 1], Lipsia 1941) alla conclusione (p. 378 sg., contro P. Resch, La doctrine des premiers maîtres égyptiens, Parigi 1931, p. 39 sg., e M. Viller - K. Rahner, Aszese und Mystik in der Väterzeit, Friburgo 1939, p. 96 sg.) della non autenticità della lettera. Si può concedere forse questo fatto al Dörries; rimane però ancora da spiegare come di tutta la grande letteratura apocrifa delle Omelie dello Pseudo Macario si sia conservata in lingua latina solo questa lettera. 50 Omelie greche di M. conteneva la prima edizione di Giovanni Picus (1559, ristampata in PG 34, 449-822; qualche aggiunta da parte di H. I. Floss si trova anche nel Migne); G. L. Mariott aggiungeva da un manoscritto di Oxford di 57 omelie di M. altre 7 omelie (51-57; v. Macarii Anecdota [Harvard theol. studies, 5], Cambridge 1918). Una grande parte della tradizione delle omelie di M. in lingua greca (esiste anche in lingua georgiana una traduzione: v. J. Karst, Littérature georgienne chrétienne, Parigi 1934, p. 54) è stata raccolta e studiata da H. Dörries (op. cit.) mentre la traduzione siriaca e araba fu studiata da W. Strathmann, Die arabische Makariustradition (Gottinga 1934).

Una edizione critica del testo delle omelie dello Pseudo Macario ha preparato E. Klostermann per il CSEL. Sui principi metodici per questa difficile edizione v. E. Klostermann, Symeon und Makarius (Berlino 1944). Dalla traduzione araba risulta che il vero nome dell'autore di queste omelie è un certo Simeone, asceta che visse in Mesopotamia. L'attribuzione delle omelie a M. il G. doveva forse servire per facilitare l'introduzione delle omelie di carattere eretico in un ambiente ortodosso. Del resto i messaliani, fra i quali si deve cercare l'origine delle omelie, si vantavano di marciare sulle tracce di Antonio e M. (Histoire Nestorienne: PO 5, 279 e Teodoro b. Koni, Liber scholiorum). L'origine delle omelie in un ambiente di messaliani (v.) è fuori dubbio (di parere contrario è solo W. Völker, in Theol. Literaturzeitung, 68 [1943], pp. 129-36); la prova fu data da L. Villecourt, La date et l'origine des homélies spirituelles attribuées à Macaire (in Comptes rendus des séances de l'Académie des inscriptions et belles lettres, Parigi 1920, pp. 250-58). Però gli studi particolari di H. Dörries hanno dimostrato che si tratta di un messalianismo attenuato: l'autore polemizza non raramente contro la posizione di messaliani radicali. D'altra parte si vede dalla storia del testo come vi si fecero correzioni per eliminare eresie troppo evidenti (un esempio presso E. Klostermann, loc. cit., p. 24). Per questa ragione lo studio della storia del testo è indispensabile per la valutazione delle singole idee, e una unificazione della raccolta di 64 omelie (rappresentata dal Vat. gr. 694) e della raccolta di 50 omelie non pare possibile (v. lo stemma di E. Klostermann, loc. cit., p. 6). L'interesse di H. Dörries è la ricostruzione dalle omelie dell'«Asceticon» dei messaliani che sarebbe stato alla base della condanna al Concilio di Efeso (431) in seguito all'azione di Anfilochio di Iconio. Rimane però ipotetica questa ricostruzione. Uno studio per inquadrare storicamente le idee e il vocabolario delle omelie di M. non esiste ancora. È però sicuro che l'autore conosceva gli Atti apocrifi degli Apostoli, e non soltanto gli Atti di Tommaso ma anche gli Atti di Pietro, inoltre conosce detti estracanonici di Gesù e nel suo vocabolario ha contatti anche con la letteratura pseudo cleroquiana. Forse viene da un ambiente di encratiti in Mesopotamia e questo spiegherebbe anche la parentela della mistica della luce (divina) fra lo Pseudo Macario e gli encratiti. Si può dire che la patria di questa ascesi e mistica era la Mesopotamia cristiana.

Bibliografia5 opere
BIBL.: Oltre la letteratura citata nel testo, v. J. Stoffels, Die mystische Theologie M. des Ägyptens, Bonn 1908; C. Flemming, De Macarii Aegyptii scriptis quaest., Gottinga 1911; J. Stiglmayr, Sachliches und Sprachliches bei M. Progr. Feldkirch, Innsbruck 1921. Per la traduzione araba v. anche G. Graf, Geschichte der christlichen arabischen Literatur, I (Studi e testi, 118), Città del Vaticano 1944, pp. 289-95; inoltre M. Viller-H. Rahner, Aszese und Mystik in der Väterzeit, Friburgo 1939, p. 216 sg. Sulla Merkaba-Speculazione dello Pseudo Macario (Rom. 1) e la sua parentela con la speculazione giudaica v. G. Scholem, Les grands courants de la mystique iurve, Parigi 1930, p. 92. Interessante è che già un greco del sec. XVIII avesse constatato i rapporti fra il messalianismo e le omelie dello Pseudo Macario; V. Viller-Rahner, loc. cit., p. 227 sg. Sulla conoscenza di Diadoco delle omelie v. ibid., p. 226 sg., e H. Dörries, loc. cit., p. 441 sg.

Erle Peterson

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. VII (1951), coll. 1740–1742.

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Peterson, Erik. “Macario Il Grande.” In Enciclopedia Cattolica, vol. VII, coll. 1740–1742. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1951. https://azioneromana.com/it/article/macario-il-grande.

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Peterson, Erik. “Macario Il Grande.” Enciclopedia Cattolica, vol. VII, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1951, coll. 1740–1742. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/macario-il-grande.

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