Enciclopedia Cattolica vol. VII, 1951 Curia Romana - Corpo diplomatico - Commissioni pontificie - Cappella e famiglia pontificie - Uffici e amministrazioni palatine - Ordini equestri - Tribunali

MAESTRO DI CAMERA

English Cita

Noto anche come: Maestro di Camera del Papa, Maestro di Camera di Sua Santità

MAESTRO DI CAMERA. - Praefectus cubiculi Sanctitatis Suae (presso la Corte imperiale romana: magister admissionum), in italiano « m. di c. del Papa o di S. Santità » o introduttore o introduttore. È il secondo dei prelati palatini, dopo il maggiordomo, con il quale intende, giusta le rispettive attribuzioni, a dirigere e fare osservare il cerimoniale della Corte pontificia, delle udienze, della Camera segreta o Anticamera. Ha l'incarico di introdurre alla presenza del pontefice i personaggi e quanti vengono ammessi.

Gode del titolo di eccellenza e nei secc. XVI-XIX spesso era rivestito della dignità arcivescovile (cf. Notizie di Roma per l'anno 1725, Roma 1725, p. 231; Notizie per l'a. 1766, ivi 1766, p. 319 sgg.). L'ufficio cessa con la morte del papa. Al patriarchio lateranense nel primo sviluppo della famiglia pontificia le funzioni di m. di c. pare fossero devolute al cosiddetto secundicarius (v. PRIMICERIUS). Il sotto-m. di c., che si trova qualche volta membro della famiglia pontificia, si chiamava proximus ab admissionis. L'appellativo stesso di m. di c. non è poi stato sempre specifico dell'ufficio, a cui oggi è annesso. Sotto Niccolò III (1277), ad es., sono ricordati cinque m. di c., l'ultimo dei quali è l'auditor camerae. Nel periodo avignonese l'ufficio prese consistenza e dal sec. XV in poi è conservata la serie cronologica dei m. di c. (cf. sotto Pio IV: Th. R. v. Sickel, Ein ruolo di famiglia des Papstes Pius IV, Innsbruck 1893, p. 35; per l'elenco completo, G. Moroni, s. v., XLI, pp. 132-39). Nel sec. XVII per indicarlo si adopera la dizione di « m. di c. di N. Signore ». Ha cospicue attribuzioni e prerogative e sostituisce il prelato maggiordomo in sua assenza, mentre a sua volta è sostituito dal coppiere (v. FAMIGLIA PONTIFICIA). Tra le altre prerogative ha quella di custode del sigillo pontificio (anulus piscatoris): alla morte del pontefice lo consegna al cardinale camerlengo, che lo fa spezzare. Si ha memoria di questa usanza fin da Innocenzo X (1644-55).

È coadiuvato nelle cerimonie di anticamera e di udienza dai camerieri segreti partecipanti (cubicularis intimi seu secret).

Bibliografia9 opere
BIBL.: cod. Vat. lat. 5028 (a. 1585), ff. 1-102; Vat. lat. 5040, ff. 1-29; Vat. lat. 8193, parte 2ª (sec. XVII-XVIII), ff. 547-79; Vat. lat. 12353 (secc. XVII-XVIII), ff. 50-51; D. Sestini, Il m. di c., Firenze 1625; P. L. Galletti, Del primicerio della S. Apostolica e di altri ufficiali maggiori del S. Palazzo Lateranense, Roma 1766; F. de' Medici, Regolamento per il servizio interno dell'anticamera pontificia, ivi 1843; R. Ruffo della Scaletta, La famiglia pontificia, in Vaticano, Firenze 1946, pp. 169-70; Annuario pontificio, 1951, Città del Vaticano 1951, pp. 916, 937.

Giuseppe Palazzini

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Di Giuseppe Palazzini

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. VII (1951), col. 1809.

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Pagina 1077
vol. 7, coll. 1809–1810

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Palazzini, Giuseppe. “Maestro di Camera.” In Enciclopedia Cattolica, vol. VII, col. 1809. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1951. https://azioneromana.com/it/article/maestro-di-camera.

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Palazzini, Giuseppe. “Maestro di Camera.” Enciclopedia Cattolica, vol. VII, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1951, col. 1809. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/maestro-di-camera.

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