La grotta fu sempre in venerazione; Erode il Grande vi eresse sopra un grandioso recinto. Dentro di esso nel periodo bizantino fu costruita una chiesa, di cui rimangono poche tracce. I Crociati nel 1115 la ricostruirono e la loro fabbrica, ridotta in moschea, è assai ben conservata. Gli Arabi vi hanno aggiunto vari cenotafi. Con la rioccupazione araba della Palestina (1187), la grotta divenne inaccessibile ai cristiani, i quali per parecchio tempo, cioè dal sec. XIV al XIX, furono esclusi anche dal recinto; tale proibizione è mantenuta fino ad oggi. Così ora non è possibile conoscere esattamente la forma della grotta e le condizioni in cui si trova.
BBL.: L. Heidet, s. v. in DB, IV, coll. 520-31; L.-H. Vincent - E. Mackay - F.-M. Abel, Hebron, Parigi 1923.
Bagatti, Bellarmino. “MakhpĒLĀH (= « Cosa Duplice »).” In Enciclopedia Cattolica, vol. VII, coll. 1878–1879. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1951. https://azioneromana.com/it/article/makhpelah-cosa-duplice.
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Bagatti, Bellarmino. “MakhpĒLĀH (= « Cosa Duplice »).” Enciclopedia Cattolica, vol. VII, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1951, coll. 1878–1879. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/makhpelah-cosa-duplice.
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