MARENZIO, Luca. - Musicista, n. a Coccaiglio (Brescia) ca. il 1553, m. a Roma il 22 ag. 1599. Allievo di Giovanni Cotino, maestro di cappella nella cattedrale di Brescia, dal 1586 al 1589 fu in Polonia al servizio del re Sigismondo III, che lo tenne in grandissima considerazione.
Ritornato in Italia, stette per qualche tempo in Firenze presso Ferdinando de' Medici; poi venne a Roma (1591), dove fu maestro di cappella, prima del card. d'Este e poi del card. Cintio Aldobrandini, nipote di papa Clemente VIII. Nel 1595 fu nominato cantore della Cappella musicale pontificia; ma dopo 4 anni morì e fu sepolto nella chiesa di S. Lorenzo in Lucina.
Compositore assai fecondo, della sua produzione molto è andato smarrito; ma si conservano 9 libri di migliaia a 5 voci (1580-89); 6 di madrigali a 6 voci (1582-91); 2 di madrigali a 4 e a 6 voci (1588), oltre a madrigali spirituali a 5 voci (di cui il primo libro stampato con il beneficio del privilegio di papa Gregorio XVI) e 6 libri di villanelle ed arie alla napoletana a 3 voci. Nel 1589, per le nozze di Ferdinando de' Medici con Cristina di Lorena, compose la musica per l'intermezzo Il combattimento di Apolline con il serpente, su testo poetico di O. Rinuccini: complesso di madrigali drammatici nel compunto vocale.
Delle composizioni sacre del M. si hanno i Sacri Concentus a 5 e a 7 voci, le antifone a 6 voci, fra cui famosa quella per s. Cecilia: Dum aurora finem daret; i mottetti per tutte le festività dell'anno ecclesiastico a più voci, fra i quali sono da segnalare l'Innocentes pro Christo infantes e l'Estote fortes in bello.
Il M. seppe assimilare e rielaborare con originalità le innovazioni dei diretti discepoli di A. Willaert e assorbire, senza rinnegare la sua formazione originariamente veneziana, gli insegnamenti della scuola romana, allora illuminata da G. Pierluigi da Palestrina. L'espressività raffinata e la schietta, appassionata cantabilità, gli fece dare dei contemporanei l'appellativo di «divino». Dei madrigali, allora in grande onore, può essere considerato uno dei più illustri cultori; sono, infatti, pieni di grazia, pervasi di calore e spontanei; i madrigalismi che vi affiorano sono equilibrati e graziosi; e vi si trova un cromatismo che dona alla polifonia un caldo soffio di lirismo. Ed egli afferma di averli composti «con maniera assai differente dalla passata, havendo, et per l'imitatione delle parole et per la proprietà dello stile, atteso a una mesta gravità».