MARMORO

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MARMORO - Abside sud di S. Sofia, rivestimento di m. Costantinopoli.
MARMORO - Abside sud di S. Sofia, rivestimento di m. Costantinopoli.

bianche e verde scuro (chiese di Pistoia) o bianche e nere (duomo di Genova; S. Pietro di Portovenere, ecc.). A Roma l'uso dei m. colorati all'esterno delle chiese fu abbandonato nel tardo Rinascimento, che introdusse assai maggiore varietà di policromia nell'interno, dopo che per primo Raffaello mise in opera nella cappella Chigi in S. Maria del Popolo a Roma preziosi m. colorati. Nella stessa città innumerevoli sono gli esempi successivi, con uno sfarzo sempre crescente nell'architettura barocca. Ivi furono di m. preziosi le colonne (rivestimenti di diaspro di Sicilia in S. Marco e in S. Maria in Via Lata; fior di persico in S. Antonio dei Portoghesi; giallo di Verona nella cappella Cybo in S. Maria del Popolo, ecc.) e m. rari vennero associati con bronzo e pietre dure negli altari (esempi di eccezionale ricchezza gli altari di S. Ignazio al Gesù e della cappella Palolina in S. Maria Maggiore), nei cibori, nei pulpiti. Con non minore sontuosità, ma con maggior morbidezza di accordi cromatici, viene usato il m. negli interni di chiese e cappelle specie nell'Italia meridionale ed in Sicilia durante il '700; ma nel rococo subentra sempre più l'uso dello stucco. L'Ottocento ritorna anche nell'architettura all'uso quasi esclusivo del m. bianco, e quando, raramente, ricorre a m. colorati, mantiene una grande freddezza di policromia. Oggi il m. policromo nell'architettura è usato ad imitazione più o meno felice di modelli barocchi (v. anche le voci: ALTARE; CIBORIO; RIVESTIMENTI). Mario Zocca