Enciclopedia Cattolica vol. VIII, 1952 Arte Particolari

MARMO

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MARMO - Esempio di sepolcro in m. policromi. Tomba di M. C. Vicentini (1725) - Roma, chiesa di S. Marcello.
MARMO - Esempio di sepolcro in m. policromi. Tomba di M. C. Vicentini (1725) - Roma, chiesa di S. Marcello.

MARMO. - Per la scultura i m. più generalmente usati sono quelli bianchi, detti perciò appunto statuari, fra i quali i più pregiati sono quelli a grana fina che consentono un lavoro più nitido e sottile. Famosi nell'antichità furono i m. greci, soprattutto il pario; oggi forniscono materiale a tutto il mondo le ricchissime cave di Carrara, già note nel sec. II a. C. e sfruttate fin dal sec. XII.

Solo gli Egizi adoperarono comunemente per la scultura i m. colorati di cui erano ricchi: porfido, granito, basalto, tutti di grande durezza e ostili allo scalpello, e che richiedevano quindi un'estrema perizia tecnica. Presso i Greci e i Romani se ne introdusse l'uso solo in epoca tarda, quasi sempre per sculture decorative che ricercavano un effetto più di sontuosità che di pura bellezza (vasi, crateri, piedi di tavoli, ecc.). Ne continuò l'uso nei primi tempi cristiani: monumentali sculture di porfido del sec. IV sono i due sarcofagi di s. Elena e di s. Costanza, ora nei Musei Vaticani. Allo stesso scopo di rarità e preziosità tecnica si tornarono ad usare m. policromi dagli scultori del tardo '500, e il Vasari cita come opere di estremo virtuosismo tre ovati in porfido del Tadda, scultore fiesolano, uno con la testa del Cristo, gli altri con i ritratti del duca Cosimo e della duchessa Leonora. Così pure per esibizione di abilità tecnica, circa un secolo dopo, l'Algardi scolpiva in pietra di paragone (cioè nel durissimo nero antico) il morbido putto dormiente della Galleria Borghese, ch'è un tour de force anche fra i virtuosismi del fastoso '600; allora furono di moda i m. policromi non solo in sculture decorative ma anche in accessori di monumenti sepolcrali (Roma, monumento di Gregorio XV del Legros, in S. Ignazio; di Alessandro VII del Bernini, in S. Pietro, ecc.), e si continuarono ad adoperare con vistosi eccessi finché l'età neoclassica tornò all'uso esclusivo del m. bianco.

MARMO - Caricamento e trasporto a trazione animale del m. - Cava di Carrara (Ravaccione).
MARMO - Caricamento e trasporto a trazione animale del m. - Cava di Carrara (Ravaccione).
(int. Alinari)

In architettura il m. servi nell'antica Grecia come materiale da costruzione, cioè per l'ossatura stessa dell'edificio; presso i Romani fu usato per rivestimento con sempre maggiore sfarzo di policromia e di tecnica. Anche per gli elementi strutturali - colonne, capitelli, trabeazioni - si adoperarono m. policromi: granito (da cui si ricavarono colonne colossali, come quelle del Pantheon e delle Terme di Diocleziano poi S. Maria degli Angeli), cipollino, serpentino, porfido, ecc. Nelle chiese paleocristiane questi elementi sono spesso di spoglio (provenienti cioè da edifici pagani), e perciò si trovano frequentemente allineate insieme colonne di materiale e dimensioni diverse; ma nelle chiese dell'Esarcato - a Ravenna, a Grado, a Parenzo - la maggiore ricchezza e possibilità costruttive consentirono di adoperare m. di cave greche appositamente lavorati. Per le parti decorative l'arte cristiana continuò e perfezionò le tecniche già in uso in epoca classica: litostrati per i pavimenti, e con poche aggiunte di tessere vitree anche per le volte (S. Costanza a Roma); opus sectile per il rivestimento delle pareti. E raggiunse chiarezza di stile la delicata tecnica a traforo, con ornati piatti su fondi profondamente incavati, con vivo effetto chiaroscurale, per capitelli e transenne.

Per tutto il medioevo l'architettura ricerca nel m. una sobria policromia, associandosi al bianco per lo più un solo colore, qualche volta due. La diversità di effetti coloristici nelle varie regioni è determinata dalle disponibilità dei materiali locali: così il verde di Prato e il portoro contribuiscono a caratterizzare rispettivamente l'architettura toscana e quella ligure, nelle quali si alternano, nelle facciate e negli interni delle chiese, fasce bianche e verde scuro (chiese di Pistoia) o bianche e nere (duomo di Genova; S. Pietro di Portovenere, ecc.). A Roma l'uso dei m. colorati all'esterno delle chiese fu abbandonato nel tardo Rinascimento, che introdusse assai maggiore varietà di policromia nell'interno, dopo che per primo Raffaello mise in opera nella cappella Chigi in S. Maria del Popolo a Roma preziosi m. colorati. Nella stessa città innumerevoli sono gli esempi successivi, con uno sfarzo sempre crescente nell'architettura barocca. Ivi furono di m. preziosi le colonne (rivestimenti di diaspro di Sicilia in S. Marco e in S. Maria in Via Lata; fior di persico in S. Antonio dei Portoghesi; giallo di Verona nella cappella Cybo in S. Maria del Popolo, ecc.) e m. rari vennero associati con bronzo e pietre dure negli altari (esempi di eccezionale ricchezza gli altari di S. Ignazio al Gesù e della cappella Paolina in S. Maria Maggiore), nei cibori, nei pulpiti. Con non minore sontuosità, ma con maggior morbidezza di accordi cromatici, viene usato il m. negli interni di chiese e cappelle specie nell'Italia meridionale ed in Sicilia durante il '700; ma nel rococò subentra sempre più l'uso dello stucco. L'Ottocento ritorna anche nell'architettura all'uso quasi esclusivo del m. bianco, e quando, raramente, ricorre a m. colorati, mantiene una grande freddezza di policromia. Oggi il m. policromo nell'architettura è usato ad imitazione più o meno felice di modelli barocchi (v. anche le voci: ALTARE; CIBORIO; RIVESTIMENTO).

MARMO - Abside sud di S. Sofia, rivestimento di m. Costantinopoli.
MARMO - Abside sud di S. Sofia, rivestimento di m. Costantinopoli.(da A. M. Schneider, Die Hagia Sophia zu Konstantinopel, Berlino 1919, tov. 61)

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Di Mario Zocca

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. VIII (1952), coll. 169–171.

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Zocca, Mario. “Marmo.” In Enciclopedia Cattolica, vol. VIII, coll. 169–171. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1952. https://azioneromana.com/it/article/marmo.

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Zocca, Mario. “Marmo.” Enciclopedia Cattolica, vol. VIII, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1952, coll. 169–171. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/marmo.

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