Ebbe grandi meriti quale pacificatore e restauratore di Roma dopo gli orribili danni dell'età precedente. Rispettò l'autonomia cittadina; ricostruì murà, ponti, porte, restaurò chiese e palazzi; costruì un palazzo ai SS. Apostoli, presso le case della sua famiglia; chiamò Gentile da Fabriano e il Pisanello a dipingere nel Laterano. Sotto-mise con la forza, e più con l'accortezza, le città del Patrimonio e Bologna, e vi mantenne l'ordine con mano ferma, nuovo creatore dello Stato papale. Non troppo amico degli umanisti, ebbe tuttavia come segretari il Loschi e Poggio Bracciolini.
L'epitaffio in Laterano lo saluta temporum suorum felicitas; Enea Silvio Piccolomini lo disse iusti tenax ac pacis cultor. Ma Egidio da Viterbo lamentò che egli avesse accresciuto la potenza e la ricchezza della Chiesa ed il lusso a scapito della virtù e dell'onore.
Parco e semplice nella vita, apri la via a una più profonda corruzione della Curia, non togliendone gli abusi e introducendovi uomini non tutti degni, e inaugurò la triste era del grande nepotismo, facendo dei Colonna una pericolosa potenza nello Stato papale e procurando loro feudi nel Regno; è vero tuttavia che ne ebbe valido aiuto nelle lotte da lui dovute sostenere.
nulla cambiò della sua vita precedente, giacché continuò a condurre vita semplice e ritirata nel nuovo grande monastero che istituì a Marmoutier, a due miglia da Tours, al quale tosto accorsero molti monaci e che divenne un vero seminario di monaci, chierici e vescovi santi e zelanti. Nelle Gallie sino allora il cristianesimo aveva guadagnato molti seguaci nella città, ma le campagne restavano quasi interamente pagane. M. provvide alla conversione anche di queste. Accompagnato dai suoi monaci, intraprese regolari spedizioni missionarie nelle quali predicava, convertiva, distruggeva i templi sostituendoli con chiese, e introduceva le festività cristiane. Dove incontrava maggior resistenza, fondava monasteri che con la loro irra-dizione operavano la conversione del popolo e facevano scomparire la superstizione.
Il benefico influsso dello zelo di M. non rimase ristretto alla sua Chiesa di Tours, ma si estese man mano a tutta la Gallia. Arrivò persino alla corte imperiale di Treviri, ove M. si recò sotto Valentiniano I (verso il 374) e sotto l’usurpatore Massimo, PRISCILLA (v.) e i suoi compagni (384-86). In questa circostanza egli propugnò l’indipendenza della Chiesa dal potere politico. Non riuscì, purtroppo, ad impedire l’esecuzione degli accusati, per la pressione soprat-tutto di molti vescovi sull’Imperatore; ma, pur con la concessione della sua comunione al principale accusa-tore di Priscilliano, Italo, ottenne che venissero rispar-miati i priscillianisti in Spagna.
La morte lo colse a Candes, durante un viaggio intra-preso per un’opera di pacificazione, l’8 nov. 397. Il suo corpo fu accompagnato a Tours da 2000 monaci, molte vergini e un’immensa moltitudine di popolo e deposto l’11 nov. Con ciò praticamente incominciava il culto di que-sto grande Santo, che aveva saputo unire lo spirito di pre-gheria con un’attività prodigiosa, l’ideale monastico e lo zelo apostolico, ed era stato favorito da Dio del dono dei miracoli. Sul sepolcro di M. il vescovo Briccio (m. nel 444) elevò una cappella e poi il vescovo Perpetuo (491) una grandiosa basilica che fu metà di continui pellegrinaggi per tutto il medioevo. Tra i pellegrini si devono ricordare i re della Francia da Clodoveo sino al sec. XVI. Le re-liquie di M. furono trasferite nel sec. IX per sottrarle alla profanazione dei Normanni. Riposte nel luogo primitivo nel 1323, furono disperse nel 1562 dagli Ugonotti. Ne fu riscoperto qualche resto nel 1860 e vi venne costruita sopra la nuova Basilica.
Il culto di M. divenne popolarissimo in tutto l’Oc-cidente ed anche in Oriente: in Francia e poi in Germania, in Italia, in Spagna, in Inghilterra furono a lui intitolate chiese e parrocchie. I Benedettini, dietro l’esempio del fondatore che dedicò a M. una cappella a Montecassino, consacranno a M. chiostri e chiese. Molte professioni, fondandosi su fatti reali e leggendari della sua vita, scel-sero M. a loro protettore: soldati, cavalieri, mendicanti, osti, sarti, ecc.
II. VENERAZIONE E ICONOGRAFIA ANTICA
La storia di s. M. scritta da Sulpicio Severo ebbe una tale diffusione che quando il libro giunse a Roma andò a ruba, e i librai dichiaravano compiacenti che non si era mai venduto un libro più presto e a più caro prezzo (Sulpicio Severo, Dialoghi, I, 23). S. M. era noto ai Romani anche per il fatto di esservi giunto nel 360 per incontrare Ilario di Poitiers, che invece si era già imbarcato per rientrare in Gallia. La bio-grafia di s. M. si diffonde a Cartagine, ad Alessandria, in Siria e fino nella Tebaide. La popolarità della sua biografia, che forse ebbe esemplari illustrati, spiega anche la diffusione della sua iconografia. Lo stesso Sulpicio Severo fece dipingere l’immagine del Santo nel battistero di Primuliacum, illustrato anche da un’epigrafe di s. Paolino di Nola.L’abbazia di Ligugé nel Poitou, da lui fondata nel 361, restaurata più volte (secc. XII, XV, XVI, XIX da D. Gué-ranger) è ancora oggi meta di pellegrinaggi (4 luglio e 11 nov.) specie per la cappella eretta sul luogo dove s. M. avrebbe risuscitato un catecumeno. S. M. fondò una abba-zia anche presso Tours, monastero che per l’importanza fu detto «marius monasterium», oggi Marmoutier, di cui restano l’antica porta fortificata (Portail de la Crosse) e alcuni avanzi della Basilica. Fin dal 472 il vescovo Per-petuo elevò a Tours una basilica in onore di s. M.; le scene dei miracoli da lui operati erano effigiate intorno al suo sepolcro e illustrate da un’epigrafe dettata da Paolino di Périgueux e da un’altra di Sidonio Apollinare. Gregorio di Tours (Hist. Franc., II, 16) ricostruì nel sec. VI la sua Cattedrale e l’abbellì con affreschi riproducenti i miracoli dell’Apostolo della Gallia, accompagnati dai versi composti da Fortunato e ispirati alla narrazione di Sulpicio Severo (E. Le Blant, Inscriptions chrétiennes de la Gaule, 3 voll., Parigi 1856-92, n. 186-92). A Vienna nell’epitafio di Foedula si ricorda che essa venne battezzata da s. M. (CIL, XII, 2115). I re franchi conservavano come insigne reliquia un piccolo mantello o «cappa» che si diceva aver appartenuto a s. M.: essa veniva custodita nel Palazzo dal «cappellano» e portata in battaglia; sacro era il giura-mento «super capella domini Martini». La denominazione cappella fu data all’edificio religioso che conservava le reliquie (H. Delehaye, Loca sanctorum, in Anal. Bolland., 38 [1930], p. 46 estr.).
G. Wilpert mise in rilievo che s. M., insieme con S. Silvestro, furono i primi santi non martiri che vennero rappresentati (Mosaiken, p. 102). A Roma al tempo di papa Simmaco (498-514) venne eretta una chiesa in suo onore; nell’abside della cappella di S. Silvestro il card. Uguccione (1201) rinnovò forse la decorazione primitiva di Simmaco in cui era rappresentata la Madonna in trono tra gli apostoli Pietro e Paolo, s. Silvestro e s. M. (copia dell’affresco nel cod. Vat. Barb. lat. 4405, per errore ripro-dotto come musicao in G. B. De Rossi, Musaei cristiani delle chiese di Roma, Roma 1872-96, tav. 26). Inoltre presso S. Pietro in Vaticano era dedicato a s. M. uno dei monasteri che provvedeva alla «laus perennis» nella Basi-lica; da questo il papa Agatone (678-81) inviò l’abate Giovanni in Inghilterra. A Ravenna il vescovo Agnello (556-69) rese al culto cattolico la Basilica eretta dal re sriano Teodorico, dedicandola a s. M. e fu detta «in calce aureo» per lo splendore dei suoi musei. VI s. M. conduce la grande teoria dei martiri verso Gesù Cristo in maestà. A Nantes nella chiesa dei SS. Pietro e Paolo, verso la metà del VI sec., fu posto un altare in onore di s. M. A Bordeaux il vescovo Leonzio II (542-64) eresse una basilica in onore di s. M.; si conserva il carme dettato in suo onore da Fortunato (E. Le Blant, Inscriptions chrétiennes de la Gaule, 3 voll., Parigi 1856-92, n. 587). Gre-gorio di Tours descrive la meravigliosa basilica di S. M. di Orense in Spagna, eretta dal re svevo Carraccio.
All’inizio del VII sec. la regina Brunilde e il vescovo Signorio dedicarono a Autun una basilica a s. M., divisa da 44 colonne di marmo; le pareti erano decorate da mu-saici ricordati con ammirazione in una Vita di s. Ugo del sec. XI; e nel sec. XVIII ancora ne restavano tracce. Nel sec. XII a Jumège, nella chiesa dedicata alla Vergine, a fianco dell’altare principale, era quello dedicato a s. Pietro e a s. M. A Parigi la chiesa di St-Martin-des-champs, abbaia demolita dai Normanni, presso l’antica strada che dal Nord portava i pellegrini a S. Giacomo di Compostella, occupa il posto dell’oratorio primitivo erettò da un abitante per riconoscenza dei miracoli operati da s. M. nella regione. La più antica chiesa di Inghilterra ricordata da s. Beda (Historia eccles., I, 26) era dedicata a s. M.,
come anche in Scozia la celebre « Candida casa » (ibid., III, 4). La venerazione di s. M. in Germania è attestata in più luoghi (J. Dorn, Beiträge zur Patrocinienforschung, in Archiv für Kulturgeschichte, 13 [1917], pp. 9-49, 220-55). In Belgio nel 1205 fu eretta una cappella in onore di s. M. a Gembloux dall'abate Guiberto, zelante propagatore del suo culto (H. Delehaeye, Guibert abbé de Florentes et de Gembloux, in Revue des questions historiques, nuova serie, 12 [1889], p. 82 sgg.). Ma nella diocesi di Liegi esistevano già chiese dedicate a s. M. che vennero rifatte all'inizio del sec. XIII dal vescovo Filippo di Ratzeburg amico di Guiberto.
Le rappresentazioni degli episodi della vita di s. M. si iniziano con gli esempi della sua carità; M. giovane militare divide la sua clàmide per darne la metà ad un povero; da vescovo offre la sua tunica ad un povero; risana un lebbroso abbracciandolo; rovescia gli idoli, fa tagliare un pino sacro che cadendo lo scansa, risuscita i morti, dimostrando ai pagani di essere inviato da Dio.
Venanzio Fortunato già addita al suo tempo in Padova la chiesa di S. Giustina illustrata dai miracoli di s. M. («cuius habet paries Martini gesta figuris», De vita s. Martini, IV, 674: PL 88, 425). A Milano in S. Ambrogio, nel fastoso paliotto che l'arcivescovo Angilberto II fece eseguire da Volvinio (835) a lamine d'oro e d'argento lavorate a sbalzo, oltre uno dei cipri con il busto di s. M. è rappresentato s. Ambrogio in estasi durante la Messa, mentre si trasporta in spirito a Tours presso il monte Apostolo delle Gallie e lo adagia poi nel sarcofago. Più tardi i due episodi saranno ripetuti nei musicali dell'abside alla fine del sec. XII. Nella Spagna gli episodi della leggenda di s. M. si ritrovano in una serie di pitture del sec. XI, ora nel Museo episcopale di Vich.
Così, p. es., nell'abbazia benedettina di Moissac la storia di s. M. è scolpita in uno dei capitelli del chiostro (metà sec. XII). Nel lato sud è rappresentata la città di Amiens; in quello ad ovest il Santo a cavallo taglia il mantello per darlo al povero, come insegna l'iscrizione: dir(im)it vestem; a nord G. Cristo mostra il mantello portato dagli angeli; ad est il vescovo resuscita un morto. Sull'abaco si legge: Martinus adhuc catecumenus hac me veste contexit - hic Martinus electus Dei pontifex.
Questi cicli si ripetono in molti edifici sacri, come a Lucca, ma soprattutto nel ciclo affrescato da Simone Martini (1322-26) nella cappella di S. M. nella basilica inferiore di S. Francesco in Assisi. I miracoli di s. M. si ritrovano nelle vetrate di molte cattedrali di Francia, come a Beauvais, a Bourges, a Tours, a Chartres ove è effigiato sette volte. A Vézelay in Borgogna, nella chiesa abbaziale, in uno dei capitelli della navata è scolpito l'episodio di s. M. che con il segno della Croce ferma l'albero che stava per schiacciarlo (sec. XI). Certo l'episodio più spesso riportato è quello del gruppo del Santo che divide il suo mantello, come a Lucca, a Colmar, a Metz, ecc. S. M. è rappresentato in uno smalto di Laguenne (Corrèze) del sec. XIII. A Soudelles (Corrèze) un busto in argento dardo di s. M. con smalti translucidi è della metà del sec. XIV; una statua è nella chiesa di S. M. ad Argenta (Calvados), ed un'altra in quella di Loungy-au-Peché (Sarthe). A Tulle (Corrèze) l'antica abbaziale del XII secolo, e poi cattedrale è dedicata a S. M.; allo stesso secolo appartiene la chiesa di St-Martin a Brive-la-Gaillarde; al XIII secolo di Colmar e di Metz; al XIV quella di Pont-à-Mousson (Lorena), al XV quella di St-Dié (Vosgi), alla Rumanesca quella di Troyes.
III. Arte
Nell'arte l'iconografia del Santo si trova in miniature dei Sacramentari di Ivrea (del 1000 ca.) e di Udine (dell'XI sec.). Si ricordano, fra le molte, una miniatura del Libro d'ore di Anna di Bretagna, nella Biblioteca nazionale di Parigi; una scultura del monastero di Ulma del 1418, una scultura veronese nel Museo civico locale, del 1432 ca., e, in pieno Rinascimento, la pala per il S. M. di Piazza Brambana di Lattanzio da Rimini, quella di Antonio Solario ora nella Pinacoteca di Napoli, del Butinone nella cattedrale di Treviglio, del Caroto in S. Anastasia di Verona, oltre ad incisioni di Martino Schongauer, di Israel van Meckenem, di Alberto Dürer, ecc. Anche il Van Dyck ed il Rubens, in due grandi tele conservate nel Castello di Windsor, ne diedero una vivace rappresentazione, eloquente e affollata.Ricorre ancora in arazzi (ad Angers, al Louvre ecc.), in pale d'altare, con la raffigurazione di singoli episodi ecc. La tradizione durò fin oltre il Cinquecento. Eustache Lesueur, in un celebre quadro (1654), ora al Louvre, diede una rappresentazione del miracolo della Messa.
IV. Folklore
La data in cui cade la festa del Santo (11 nov.) determina il significato e il carattere delle varie tradizioni popolari che hanno luogo in tale giorno. Esse possono ricondursi a due principali motivi ispiratori. In quei giorni si compie la svinatura, occasione perciò di festose e abbondanti libagioni e di conviti. Tra i cibi di rito sono, in Italia, il tacchino e la cicerchiata (ciambella di pasta dolce); in Germania, l'oca e anche certi dolci speciali denominati dal Santo. Nell'Abruzzo s. M. è simbolo di abbondanza. La festa perciò è voluta ricollegare, nei secoli scorsi, con l'Antesterie dei Greci, e in particolare col primo giorno di esse, detto πλούγιζα = spilla-mento della botte.La tradizione popolare si ispira inoltre al fatto che il giorno del Santo segna, specialmente nei paesi di clima freddo, l'inizio dell'inverno: onde si hanno varie usanze simili a quelle del primo genn., o del carnevale, o di altre feste che aprono un ciclo stagionale. In molti luoghi in questo giorno scadono gli affitti; nel Friuli si rinnovano i contratti dei fondi rustici; in Abruzzo quelli del pascolo dei maiali. L'argomento diffuso in diversi paesi, dal Belgio all'Olanda, alla Germania all'Italia centrale, l'uso di falò a fiaccolo: e dallo sfavillare della fiamme e dalla direzione del fumo si traggono pronostici per l'annata agricola. Nel Veneto, le ragazze del popolo vanno in giro cantando canzoni di questura; e in Germania i canti di s. M. costituiscono un genere speciale di poesia folkloristica. Nell'Agordino le ragazze distribuiscono nocciole ai giovanotti. In alcuni paesi quella sera era permesso mascherarsi.
In Francia come in Abruzzo il nome del Santo è associato a gran numero di cavità naturali delle montagne e delle rocce: la grotta di S. M. è una delle più famose della Majella. Anche molte fontane, cui si attribuiscono virtù curative, si denominano dal Santo. A lui si ricorre, dai contadini abruzzesi, per la guarigione di varie malattie, e specialmente delle coliche: a tale scopo i sofferenti usano, in quel giorno, rotolarsi per terra presso le località col nome del Santo.
Talvolta il Santo viene scambiato volgarmente con s. M. di Atessa (Abruzzo) e, in Francia, con s. M. di Nantes. Egli è inoltre protettore di Lucca, dei cavalieri, dei sarti, degli osti e delle oche. - Vedi tav. XVIII.