MARTINO DI TOURS, SANTO

MARTINO di TOURS, santo. - Fu il primo padre del monachismo in Occidente e grande apostolo delle Gallie. Molte notizie il biografo Sulpizio Severo ha tramandato della sua vita; la cronologia si può fissare solo con approssimazione, specie per il periodo della gioventù.

I. VITA

N. a Sabaria, in Pannonia, verso il 315, da un tribuno militare pagano che al termine del servizio si ritirò con la famiglia a Pavia, dove M. fu educato. All'età di dieci anni si fece iscrivere di sua iniziativa tra i catecumeni. Si sentì presto attratto alla vita solitaria, ma fu invece a quindici anni arruolato dal padre nella cavalleria. Cominciò il suo servizio, a diciotto-diciannove anni, e fu destinato in Gallia, ed in questo tempo ebbe luogo alle porte di Amiens la scena, storicamente certa, del mantello donato al povero. Dopo tre anni di servizio ricevette il Battesimo, verso il 337, e due anni appresso (339-40) ottenne il congedo e si stabilì a Poitiers. Quando Ilario vi divenne vescovo (verso il 350), voleva ordinare M. diacono, ma si contentò del grado di esorcista.

Seguono alcuni anni di peregrinazioni: si recò in patria per convertire i genitori, ma ebbe successo solo con la madre; tentò di ritrarre i compatriotti dall'arianesimo, ma fu maltrattato e cacciato, sorte che gli toccò pure a Milano dal vescovo ariano Aussenzio; condusse per qualche tempo vita solitaria nell'Isola Gallinaria; saputo del ritorno di Ilario dall'esilio (360), lo raggiunse a Poitiers, per ritirarsi però poco appresso a Ligugé, ove fondò il primo monastero dell'Occidente, subito popolato di molti monaci. Sparsasi intanto la fama delle sue virtù e dei suoi miracoli, tra cui la risurrezione di due morti, fu eletto vescovo di Tours e consacrato il 4 luglio 371.

Grazie alla sua attività pastorale M. esercitò un largo influsso sulle Chiese di tutta la Gallia. Esternamente

nulla cambiò della sua vita precedente, giacché continuò a condurre vita semplice e ritirata nel nuovo grande monastero che istituì a Marmoutier, a due miglia da Tours, al quale tosto accorsero molti monaci e che divenne un vero seminario di monaci, chierici e vescovi santi e zelanti. Nelle Gallie sino allora il cristianesimo aveva guadagnato molti seguaci nella città, ma le campagne restavano quasi interamente pagane. M. provvede alla conversione anche di queste. Accompagnato dai suoi monaci, intraprese regolari spedizioni missionarie nelle quali predicava, convertiva, distruggeva i templi sostituendoli con chiese, e introduceva le festività cristiane. Dove incontrava maggior resistenza, fondava monasteri che con la loro irradiazione operavano la conversione del popolo e facevano scomparire la superstizione.

Il benefico influsso dello zelo di M. non rimase ristretto alla sua Chiesa di Tours, ma si estese man mano a tutta la Gallia. Arrivò persino alla corte imperiale di Treviri, ove M. si recò sotto Valentiniano I (verso il 374) e sotto l'usurpatore Massimo, in occasione del processo contro Prisciliano (v.) e i suoi compagni (384-86). In questa circostanza egli propugnò l'indipendenza della Chiesa dal potere politico. Non riuscì, purtroppo, ad impedire l'esecuzione degli accusati, per la pressione soprattutto di molti vescovi sull'Imperatore; ma, pur con la concessione della sua comunione al principale accusatore di Prisciliano, Itacio, ottenne che venissero risparmiati i priscilianisti in Spagna.

La morte lo colse a Candes, durante un viaggio intrapreso per un'opera di pacificazione, l'8 nov. 397. Il suo corpo fu accompagnato a Tours da 2000 monaci, molte vergini e un'immensa moltitudine di popolo e deposto l'11 nov. Con ciò praticamente incominciava il culto di questo grande Santo, che aveva saputo unire lo spirito di preghiera con un'attività prodigiosa, l'ideale monastico e lo zelo apostolico, ed era stato favorito da Dio del dono dei miracoli. Sul sepolcro di M. il vescovo Iriccio (m. nel 444) elevò una cappella e poi il vescovo Perpetuo (491) una grandiosa basilica che fu meta di continui pellegrinaggi per tutto il medioevo. Tra i pellegrini si devono ricordare i re della Francia da Clodovese sino al sec. XVI. Le reliquie di M. furono trasferite nel sec. IX per sottrarle alla profanazione dei Normanni. Riposte nel luogo primitivo nel 1323, furono disperse nel 1562 dagli Ugonotti. Ne fu riscoperto qualche resto nel 1860 e vi venne costruita sopra la nuova Basilica.

Il culto di M. divenne popolarissimo in tutto l'Occidente ed anche in Oriente: in Francia e poi in Germania, in Italia, in Spagna, in Inghilterra furono a lui intitolate chiese e parrocchie. I Benedettini, dietro l'esempio del fondatore che dedicò a M. una cappella a Montecassino, consacrarono a M. chiostri e chiese. Molte professioni, fondandosi su fatti reali o leggendari della sua vita, scelsero M. a loro protettore: soldati, cavalieri, mendicanti, osti, sarti, ecc.

BIBL.: Fonte prima: Sulpizio Severo: Vita b. Martini, scritta vivente ancora il Santo, a cui poi aggiunse: Epistolae tres e Dialogorum libri duo; da Sulpizio dipende Gregorio di Tours, il quale nella Historia Francorum, I, 36-38, 43 cercò di fissare la cronologia della vita di M. e nel 4 libri De virtutibus s. Martini narrò i miracoli operati da M. dopo la morte; per le altre composizioni cf. BHL, 5610-66. La biografia più completa con la storia, leggenda, culto, iconografia, folklore è quella di A. Lecoy de la Marche, St Martin, 2ª ed., Tours 1890; E. Ch. Babut, St Martin de Tours, Parigi 1912, negò ogni valore alla vita di Sulpizio Severo, tesi confutata da H. Delehaye, St Martin et Sulpice Sévère, in Anal. Bolland, 38 (1920), pp. 1-136; P. Monceaux, St Martin, Parigi 1926; A. Regnier, St Martin, 7ª ed., ivi 1929; per la leggenda e il folklore: J. Costanza, La leggenda di s. M. nel medio evo, Palermo 1921. Vincenzo Monachino

II. VENERAZIONE E ICONOGRAFIA ANTICA

La storia di s. M. scritta da Sulpizio Severo ebbe una tale diffusione che quando il libro giunse a Roma andò a ruba, e i librai dichiaravano compiaciuti che non si era mai venduto un libro più presto e a più caro prezzo (Sulpizio Severo, Dialoghi, I, 23). S. M. era noto ai Romani anche per il fatto di esservi giunto nel 360 per incontrare Ilario di Poitiers, che invece

si era già imbarcato per rientrare in Gallia. La biografia di s. M. si diffonde a Cartagine, ad Alessandria, in Siria e fino nella Tebaide. La popolarità della sua biografia, che forse ebbe esemplari illustrati, spiega anche la diffusione della sua iconografia. Lo stesso Sulpizio Severo fece dipingere l'immagine del Santo nel battistero di Primuliacum, illustrato anche da un'epigrafe di s. Paolino di Nola.

L'abbazia di Ligugé nel Poitou, da lui fondata nel 361, restaurata più volte (sec. XII, XV, XVI, XIX da D. Guéranger) è ancora oggi meta di pellegrinaggi (a luglio e 11 nov.) specie per la cappella eretta sul luogo dove s. M. avrebbe risuscitato un catecumeno. S. M. fondò una abbazia anche presso Tours, monastero che per l'importanza fu detto « maius monasterium », oggi Marmoutier, di cui restano l'antica porta fortificata (Portail de la Crosse) e alcuni avanzi della Basilica. Fin dal 472 il vescovo Perpetuo elevò a Tours una basilica in onore di s. M.; le scene dei miracoli da lui operati erano effigate intorno al suo sepolcro e illustrate da un'epigrafe dettata da Paolino di Périgueux e da un'altra di Sidonio Apollinare. Gregorio di Tours (Hist. Franc., II, 16) ricostruì nel sec. VI la sua Cattedrale e l'abbelli con affreschi riproducenti i miracoli dell'Apostolo della Gallia, accompagnati dai versi composti da Fortunato e ispirati alla narrazione di Sulpizio Severo (E. Le Blant, Inscriptions chrétiennes de la Gaule, 3 voll., Parigi 1856-92, nn. 186-92). A Vienna nell'epitafia di Foedula si ricorda che essa venne battezzata da s. M. (CIL, XII, 2115). I re franchi conservavano come insigne reliquia un piccolo mantello o « cappa » che si diceva aver appartenuto a s. M.: essa veniva custodita nel Palazzo dal « cappellano » e portata in battaglia; sacro era il giuramento « super capella domni Martini ». La denominazione cappella fu data all'edificio religioso che conservava le reliquie (H. Delehaye, Loca sanctorum, in Anal. Boll., 48 [1930], p. 46 estr.).

G. Wilpert mise in rilievo che s. M., insieme con s. Silvestro, furono i primi santi non martiri che vennero rappresentati (Mosaiken, p. 102). A Roma al tempo di papa Simmaco (498-514) venne eretta una chiesa in suo onore; nell'abside della cappella di S. Silvestro il card. Uguccione (1201) rinnovò forse la decorazione primitiva di Simmaco in cui era rappresentata la Madonna in trono tra gli apostoli Pietro e Paolo, s. Silvestro e s. M. (copia dell'affresco nel cod. Vat. Barb. lat. 4405, per errore riprodotto come musaico in G. B. De Rossi, Muscati cristiani delle chiese di Roma, Roma 1872-96, tav. 26). Inoltre presso S. Pietro in Vaticano era dedicato a s. M. uno dei monasteri che provvedeva alla « laus perennis » nella Basilica; da questo il papa Agatone (678-81) inviò l'abate Giovanni in Inghilterra. A Ravenna il vescovo Agnello (556-69) rese al culto cattolico la Basilica eretta dal re ariano Teodorico, dedicandola a s. M. e fu detta « in caelo aureo » per lo splendore dei suoi musaici. Ivi s. M. conduce la grande teoria dei martiri verso Gesù Cristo in maestà. A Nantes nella chiesa dei SS. Pietro e Paolo, verso la metà del VI sec., fu posto un altare in onore di s. M. A Bordeaux il vescovo Leonzio II (542-64) eresse una basilica in onore di s. M.; si conserva il carme dettato in suo onore da Fortunato (E. Le Blant, Inscriptions chrétiennes de la Gaule, 3 voll., Parigi 1856-92, n. 587). Gregorio di Tours descrive la meravigliosa basilica di S. M. di Orense in Spagna, eretta dal re svevo Carrarico.

All'inizio del VII sec. la regina Brunilde e il vescovo Siagrio dedicarono a Autun una basilica a s. M., divisa da 44 colonne di marmo; le pareti erano decorate da musaici ricordati con ammirazione in una Vita di s. Ugo del sec. XI; e nel sec. XVIII ancora ne restavano tracce. Nel sec. XII a Jumiège, nella chiesa dedicata alla Vergine, a fianco dell'altare principale, era quello dedicato a s. Pietro e a s. M. A Parigi la chiesa di St-Martin-des-champs, abbazia demolita dai Normanni, presso l'antica strada che dal Nord portava i pellegrini a S. Giacomo di Compostella, occupa il posto dell'oratorio primitivo erettovi da un abitante per riconoscenza dei miracoli operati da s. M. nella regione. La più antica chiesa di Inghilterra ricordata da s. Beda (Historia eccles., I, 26) era dedicata a s. M.,

come anche in Scozia la celebre « Candida casa » (ibid., III, 4). La venerazione di s. M. in Germania è attestata in più luoghi (J. Dorn, Beiträge zur Patrocinienforschung, in Archiv für Kulturgeschichte, 13 [1917], pp. 9-49, 220-55). In Belgio nel 1205 fu eretta una cappella in onore di s. M. a Gembloux dall'abate Guiberto, zelante propagatore del suo culto (H. Delehaye, Guibert abbé de Florennes et de Gembloux, in Revue des questions historiques, nuova serie, 12 [1869], p. 82 agg.). Ma nella diocesi di Liegi esistevano già chiese dedicate a s. M. che vennero rifatte all'inizio del sec. XIII dal vescovo Filippo di Ratzeburg amico di Guiberto.

Le rappresentazioni degli episodi della vita di s. M. si iniziano con gli esempi della sua carità; M. giovane militare divide la sua clamide per darne la metà ad un povero; da vescovo offre la sua tunica ad un povero; risana un lebbroso abbracciandolo; rovescia gli idoli, fa tagliare un pino sacro che cadendo lo scansa, risuscita i morti, dimostrando ai pagani di essere inviato da Dio.

Venanzio Fortunato già addita al suo tempo in Padova la chiesa di S. Giustina illustrata dai miracoli di s. M. (« cuius habet paries Martini gesta figuris », De vita s. Martini, IV, 674: PL 88, 425). A Milano in S. Ambrogio, nel fastoso paliotto che l'arcivescovo Angilberto II fece eseguire da Volvinio (833) a lamine d'oro e d'argento lavorate a sbalzo, oltre uno dei clipei con il busto di s. M. è rappresentato s. Ambrogio in estasi durante la Messa, mentre si trasporta in spirito a Tours presso il morente Apostolo delle Gallie e lo adagia poi nel sarcofago. Più tardi i due episodi saranno ripetuti nei musaici dell'abside alla fine del sec. XII. Nella Spagna gli episodi della leggenda di s. M. si ritrovano in una serie di pitture del sec. XI, ora nel Museo episcopale di Vich.

Così, p. es., nell'abbazia benedettina di Moissac la storia di s. M. è scolpita in uno dei capitelli del chiostro (metà sec. XII). Nel lato sud è rappresentata la città di Amiens; in quello ad ovest il Santo a cavallo taglia il mantello per darlo al povero, come insegna l'iscrizione: dir(im)it vestem; a nord G. Cristo mostra il mantello portato dagli angeli; ad est il vescovo resuscita un morto. Sull'abaco si legge: Martinus adhuc catecuminus hac me veste context - hic Martinus electus Dei pontifex.

Questi cicli si ripetono in molti edifici sacri, come a Lucca, ma soprattutto nel ciclo s'Rescato da Simone Martini (1322-26) nella cappella di S. M. nella basilica inferiore di S. Francesco in Assisi. I miracoli di s. M. si ritrovano nelle vetrate di molte cattedrali di Francia, come a Beauvais, a Bourges, a Tours, a Chartres ove è effigato sette volte. A Vézelay in Borgogna, nella chiesa abbaziale, in uno dei capitelli della navata è scolpito l'episodio di s. M. che con il segno della Croce ferma l'albero che stava per schiacciarlo (sec. XI). Certo l'episodio più spesso riprodotto è quello del gruppo del Santo che divide il suo mantello, come a Lucca, a Colmar, a Metz, ecc. S. M. è rappresentato in uno smalto di Laguenne (Corrèze) del sec. XIII. A Soudeilles (Corrèze) un busto in argento dorato di s. M. con smalti translucidi è della metà del sec. XIV; una statua è nella chiesa di S. M. ad Argentau (Calvados), ed un'altra in quella di Lougny-au-Perché (Sarthe). A Tulle (Corrèze) l'antica abbaziale del XII sec. e poi cattedrale è dedicata a s. M.; allo stesso secolo appartiene la chiesa di St-Martin a Brive-la-Gaillarde; al XIII quelle di Colmar e di Metz; al XIV quella di Pont-à-Mousson (Lorena), al XV quella di St-Dié (Vosgi), alla Rinascenza quella di Troyes. Enrico Josi

III. ARTE

Nell'arte l'iconografia del Santo si trova in miniature dei Sacramentari di Ivrea (del 1000 ca.) e di Udine (dell'XI sec.). Si ricordano, fra le molte, una miniatura del Libro d'ore di Anna di Bretagna, nella Biblioteca nazionale di Parigi; una scultura del monastero di Ulma del 1418, una scultura veronese nel Museo civico locale, del 1432 ca., e, in pieno Rinascimento, la pala per il S. M. di Piazza Brambana di Lattanzio da Rimini, quella di Antonio Solario ora nella Pinacoteca di Napoli, del Butinone nella cattedrale di Treviglio, del Caroto in S. Anastasia di Verona, oltre ad incisioni di Martino Schongauer, di Israel van Meckenem, di Alberto Dürer,

ecc. Anche il Van Dyck ed il Rubens, in due grandi tele conservate nel Castello di Windsor, ne diedero una vivace rappresentazione, eloquente e affollata.

Ricorre ancora in arazzi (ad Angers, al Louvre ecc.), in pale d'altare, con la raffigurazione di singoli episodi ecc. La tradizione durò fin oltre il Cinquecento. Eustache Lesueur, in un celebre quadro (1654), ora al Louvre, diede una rappresentazione del miracolo della Messa.

BIBL.: A. Lecoye de la Marche, St Martin, Tours 1880; K. Künste, Ikonographie der Heiligen, Friburgo in Br. 1926, pp. 438-44. Eugenio Battisti

IV. FOLKLORE

La data in cui cade la festa del Santo (11 nov.) determina il significato e il carattere delle varie tradizioni popolari che hanno luogo in tale giorno. Esse possono ricondursi a due principali motivi ispiratori. In quei giorni si compie la svinatura, occasione perciò di festose e abbondanti libagioni e di conviti. Tra i cibi di rito sono, in Italia, il tacchino e la cicerchiata (ciambella di pasta dolce): in Germania, l'oca e anche certi dolci speciali denominati dal Santo. Nell'Abruzzo s. M. è simbolo di abbondanza. La festa perciò è voluta ricollegare, nei secoli scorsi, con l'Antesterie dei Greci, e in particolare col primo giorno di esse, detto πύθαγία = spillamento della botte.

La tradizione popolare si ispira inoltre al fatto che il giorno del Santo segna, specialmente nei paesi di clima freddo, l'inizio dell'inverno: onde si hanno varie usanze simili a quelle del primo genn., o del carnevale, o di altre feste che aprono un ciclo stagionale. In molti luoghi in questo giorno scadono gli affitti; nel Friuli si rinnovano i contratti dei fondi rustici; in Abruzzo quelli del pascolo dei maiali. Largamente diffuso in diversi paesi, dal Belgio all'Olanda, alla Germania all'Italia centrale, l'uso di falò a fiaccole; e dallo sfavillar della fiamme e dalla direzione del fumo si traggono pronostici per l'annata agricola. Nel Veneto, le ragazze del popolo vanno in giro cantando canzoni di questua; e in Germania i canti di s. M. costituiscono un genere speciale di poesia folkloristica. Nell'Agordino le ragazze distribuivano nocciole ai giovanotti. In alcuni paesi quella sera era permesso mascherarsi.

In Francia come in Abruzzo il nome del Santo è associato a gran numero di cavità naturali delle montagne e delle rocce: la grotta di S. M. è una delle più famose della Majella. Anche molte fontane, cui si attribuiscono virtù curative, si denominano dal Santo. A lui si ricorre, dai contadini abruzzesi, per la guarigione di varie malattie, e specialmente delle coliche: a tale scopo i sofferenti usano, in quel giorno, rotolarsi per terra presso le località col nome del Santo.

Talvolta il Santo viene scambiato volgarmente con s. M. di Atessa (Abruzzo) e, in Francia, con s. M. di Nantes. Egli è inoltre protettore di Lucca, dei cavalieri, dei sarti, degli osti e delle oche. - Vedi tav. XVIII.

BIBL.: P. M. Carmeli, Storia di vari costumi sacri e profani, II, Padova 1750, pp. 79-94; G. Pitrè, Spettacoli e feste popolari siciliane, Palermo 1881, pp. 409-14; J. G. Bulliot e F. Thiollier, La mission et le culte de st. M. d'après les légendes et les monuments populaires dans le pays Eduen, Autun 1892; G. Zanazzo, Usi, costumi e pregiudizi del popolo di Roma, Torino 1908, p. 117; I. Costanza, La leggenda di s. M. nel medioevo, Palermo 1921; G. Pansa, Miti, leggende e superstizioni dell'Abruzzo, I, Sulmona 1924, pp. 126-29; P. Toschi, Romagna solatia, Milano 1927, p. 25; P. Sartori, Martin hl., in Hardwörterbuch des deutschen Aberglaubens, V, coll. 1708-15; A. Van Gennep, Manuel de folklore français, III, Parigi 1737, pp. 480-91; G. C. Pola Falletti di Villafalletto, Associazioni giovanili e feste antiche, III, Torino 1947, pp. 26-33; IV, pp. 487-90. Paolo Toschi
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“MARTINO DI TOURS, SANTO.” Enciclopedia Cattolica, vol. VIII (1952), p. 162. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/martino-di-tours-santo.