MASSIMO DI TORINO, SANTO

MASSIMO di TORINO, santo. - Padre della Chiesa; primo vescovo di Torino di cui si conosca il nome.

I. VITA

Non si hanno che scarse ed incerte notizie su questo grande vescovo torinese il cui episcopato deve collocarsi da non prima del 380, a non oltre, come sembra più probabile, il 423. Dovette essere figlio spirituale di s. Eusebio di Vercelli. Fu presente, probabilmente, al Concilio di Torino del 398. Dai suoi discorsi egli appare tutto dedito al bene del suo popolo e di parola particolarmente avvincente ed efficace.

II. SCRITTI E DOTTRINA

Gli è attribuita una produzione letteraria non indifferente suddivisa, un po' artificialmente, in homiliae, sermones, tractatus. Una parte molto notevole di essa però non è così sicuramente usata ed un'altra parte è indubbiamente spuria. Gli scritti di s. M. meritano tutta l'attenzione sia dello storico, per le preziose indicazioni sulle condizioni sociali, religiose e morali delle popolazioni dell'Italia settentrionale nel sec. V, sia del teologo per gli elementi dogmatici, sempre assai precisi, che egli offre sui punti principali del sapere teologico, soprattutto riguardo alla dottrina ecclesiologica, cristologica e battesimale.

III. QUESTIONI APERTE

Oltre a questioni di minore importanza: tempo e luogo della nascita (Volterra, Trentino, Vercelli, Torino?), tempo della consacrazione episcopale e simili, le più gravi questioni tuttora aperte su s. M. sono le seguenti: 1) esistenza di uno o due Massimi, cioè l'esistenza o meno di un altro vescovo di Torino, suo omonimo (M. II?), richiesto, come sembra, per accordare una notizia di Gennadio con la presenza di un «Maximus episcopus Taurinensis» firmatario al Concilio di Milano del 451 ed al Concilio di Roma del 465. Secondo Gennadio infatti s. M. «moritur Honorio et Theodosio iunior regnante» (alcuni codd.): «regnantibus»): ora Onorio e Teodosio non furono compagni di governo che prima del 423. I sostenitori di un unico M. invece di «moritur» leggono «oritur», «foruit», «claruit», posticipando per conseguenza l'epoca della nascita e riuscendo a far pervenire il suo episcopato fino almeno al Concilio romano del 465. 2) La questione critica dell'appartenenza delle opere a lui attribuite. Una revisione dell'opera di Bruno Bruni, primo editore critico degli scritti di s. M., si è resa indispensabile dopo gli studi di Benna, Colombo, Capelle, Moricea (v. BIBLICA). 3) La questione delle fonti bibliche e patristiche (da notare come un accostamento tra le citazioni bibliche tratte dagli scritti certamente autentici, con quelle contenute negli scritti dubbi, potrebbe fornire un utile criterio di ulteriore determinazione).
BIBL.: L'ed. fondamentale degli scritti attribuiti a s. M. è quella fatta da Bruno Bruni per incarico di Pio VI (Roma 1784), riprodotta poi in PL 57; F. Savio, *Gli antichi vescovi d'Italia*, Torino 1869; B. Capelle, in *Revue bénéd., 34 (1922), pp. 81-108; 36 (1924), pp. 165-80; 40 (1928), pp. 49-86; 45 (1933), pp. 108-118; S. Colombo, *Per un'edizione critica delle opere di s. M. vescovo di Torino*, in *Didaskaleion*, nuova serie, 2 (1924), pp. 71-75; U. Moricea, *Il codice Casanatese 1338. Veniquiatro omelite inedite di s. M. di Torino*, in *Bilvynis*, 18 (1929), pp. 1-22, 81-93; cf. id., in *Didaskaleion*, 17 (1929), p. 1 sqq.; C. Benna, *S. M. di Torino*, in *Rivista diocesana torinese*, 1934, pp. 47-67 sqq. - Per il pensiero teologico di s. M., cf. F. Gallesio, *La dottrina cristologica di s. M. vescovo di Torino*, in *La Scuola cattolica*, 1936, pp. 617-39 (estratto di tesi); P. Bongiovanni, *S. M. vescovo di Torino e il suo pensiero teologico*, manoscritto presso la segreteria del P. Ateneo Salesiano di Torino, 1948-49. Giovanni Maria Rolando