METTERNICH, KLEMENS LOTHAR WENZEL, PRINCIPE DI

METTERNICH, KLEMENS LOTHAR WENZEL, principe di. - Statista, n. a Coblenza il 15 maggio 1773, m. a Vicenza l'11 giugno 1859. Studiò all'Università di Strasburgo e in quella di Magonza (qui influì sulla sua formazione la teoria dello storico Nicola Vogt, per cui l'equilibrio regge le sorti della vita degli Stati e dell'umanità stessosa). Dopo l'entrata dei Francesi a Magonza si recò a Bruxelles, di là in Inghilterra, infine a Vienna dove si introdusse nell'alta società.

Iniziò la carriera diplomatica nel 1801 quale ministro plenipotenziario a Dresda. Nel 1803 passò a Berlino, ove

falli il suo tentativo di un'unione austro-russo-prussiana in funzione antifrancese. Dopo la pace di Presburg (dic. 1805) fu inviato ambasciatore a Parigi. Quando M. arrivò nella capitale francese il patto della Confederazione del Reno era già segnato, e, finito l'Impero, M. resta semplicemente ambasciatore d'Austria. Istigatore della guerra del 1809, dopo la presa di Vienna da parte delle truppe napoleoniche, la battaglia di Wagram e l'armistizio si ritirò in Ungheria con Francesco I.

Il 7 ott. M. è nominato capo della Cancelleria di Stato ed è il principale autore di una alleanza con la Francia: la disperata situazione austriaca lo spinge alla preparazione del matrimonio di Maria Luisa, figlia dell'Imperatore, con Napoleone. Nella vita interna dello Stato riorganizza l'esercito e le finanze, accenna l'organizzazione politico-amministrativa istituendo il Consiglio dell'Impero. All'inizio della campagna di Russia concede a Napoleone un forte contingente di truppe austriache alla condizione che sia accettato il principio della neutralità e inviolabilità dell'Austria. Ma in tali frangenti la politica di M. fu di attesa per «non rischiare» e fu colpito il gruppo dell'arciduca Giovanni e di Giuseppe von Hormayr che ventilava una grandiosa sollevazione antinapoleonica. Evacuata Mosca da parte di Napoleone, le truppe austriache comandate dal principe di Schwarzenberg furono fatte ritirare sulla frontiera della Galizia occidentale. Con raffinata abilità, da diplomatico di razza, M. prepara lo sganciamento dalla compromettente alleanza con la Francia: si arriva così dalla proposta della famosa «mediazione armata» austriaca tra Napoleone e gli alleati fino all'annullamento del Trattato del 1812. Dopo la vittoria inglese in Spagna e il «tradimento» di Bernadotte passato nel campo degli alleati, M. diviene fervido fautore della guerra antinapoleonica. L'8 ag. 1813 l'Austria invia un ultimatum a Napoleone (richiedendo tra l'altro la fine della Confederazione del Reno, il ristabilimento delle antiche frontiere della Prussia, ecc.), e non essendo stato questo accettato, il 12 ag. si è alla guerra. A seguito della sconfitta di Lipsia (16-18 ott. 1813) nuovi problemi sorgerono nello scacchiere politico-diplomatico della Mittel-Europa. Abilmente il M. limita la potenza politica della Russia con una tattica di isolamento. Consente inizialmente al proposito di annessione della Sassonia alla Prussia a patto che la Prussia si mostri contraria alle mire russe sulla Polonia. Lega la sua politica a quella inglese di Lord Castlereagh.

Tramontato l'astro di Napoleone, il M. è tra i principali realizzatori, nel Congresso di Vienna (v. VIENNE, CONGRESSO di), della «riorganizzazione» dell'Europa secondo quella politica di equilibrio e quel «paternalismo» dove confluiscono vecchie idealità illuministiche e nuove esigenze «organistiche» che sentono la tradizione non come peso morto ma come qualcosa di vivificabile sul piano etico-politico. Su un piano tecnico-diplomatico le direttive di M. si incentranno nella penetrazione austriaca in Italia, che doveva mantenere stabile la situazione politica e costituì uno dei cardini del «concerto europeo». La decisa opposizione al liberalismo o, più semplicemente, ad ogni spostamento dell'«ago» della bilancia politico-diplomatica fu confermata dalla politica metternichiana ai Congressi di Aquisgrana, Troppau, Lublin e Verona. Uno scacco notevole subì M., e lo imputò al trionfo del deprecato «liberalismo», sul problema dell'indipendenza greca dove si trovò contro, alleati, lo zar Alessandro e il primo ministro inglese Canning. Nonostante l'alleanza con il ministro russo Nesselrode, per evitare mai peggiori procede all'accettazione della rivoluzione del luglio 1830 (Luigi Filippo fu riconosciuto dall'Austria re dei Francesi). Il M. si riprese una rivincita politico-diplomatica per lo meno con il soffocare i moti del 1831 in Italia e con il legare nuovamente all'Austria la Germania (Dieta di Francoforte, 1832; Conferenza di Vienna, 1834). Di fronte alla rivolta viennese del marzo 1848, per l'opposizione della corte, non potendo soffocare nel sangue il moto, si dimise e si ritirò a Londra.

Dall'Inghilterra e dal Belgio si tenne al corrente della situazione dell'Europa continentale, incapace di compren

dere quelle che egli stimava «follie» del liberalismo. Poté tornare a Vienna nel sett. 1851. Sempre coerente nell'avverzione all'idea di nazionalità, ancora nel 1859 stimava il problema italiano uno «spettro». Quanto alla politica ecclesiana, sin dal momento della restaurazione M. aveva convocato una conferenza ministeriale per la stipulazione di un concordato con la S. Sede e per la revisione del diritto di regalia sulla Chiesa:

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(da H. R. V. SERBIA, M., Monaco 12/5) Mettemine, Klemens, principe di Ritzeto di M. nel 1808. Incistone di D. Weiss dal ritratto di F. Gérard.

ma a causa del persistente giuseppinismo viennese non s'era approdato a nulla di concreto; fu possibile però nel 1818 una convenzione con la S. Sede per i rapporti religiosi nella Venezia. Nel 1814 si rimise ai vescovi la sorveglianza dell'insegnamento primario e di quello religioso, e la censura. Nel 1822 si rese loro la sorveglianza sull'insegnamento teologico e la nomina dei commissari d'esame. Nel 1855 M. fu favorevole al Concordato stipulato da Francesco Giuseppe con la S. Sede.

BIBL.: Tra le opere, da ricordare soprattutto: Aus M.s nachselassen Papieren, 8 voll., Vienna 1880-84. La bibl. su M. è compresa e superata dai due grossi volumi di H. von Srbik. M. Der Staatsmann und der Mensch, Monaco 1925-26. La ricostruzione del von Srbik tutta essa a profilare il pensiero e l'attività politica di M. come qualcosa di coscientemente solido e unitario non fu esente da opposizioni: V. tra l'altro V. BIBLICA., M. der Dämon Österreich, Lipsia-Vienna 1936. Qualche nuovo contributo in E. C. Corti, M. und die Frauen, 2 voll., Vienna 1948-49. Cf. pure R. Auernheimer, M. Staatsmann und Kaiser, 1874. Per l'Italia V. tra l'altro S. Bortolotti, M. e l'Italia nel 1846, Torino 1945. Per la politica ecclesiastica: J. Schmidlin, Patgschichte der neuesten Zeit, I. Monaco 1933, passim; L. Eifon, La crise révolutionnaire, Parigi 1949, passim.

MASSIMO PETROCHI