METZ, DIOCESI di. - Città capoluogo del dipartimento della Mosella, alla confluenza della Seille con la Mosella che si ramifica formando a nord le isole di St-Symphorien, di Sauley e di Chambière. Ha una superfice di 6227 kmq. con una popolazione di 795.000 ab. dei quali 660.000 cattolici, distribuiti in 59 decanati comprendenti 589 parrocchie e 128 vicariati serviti da 139 sacerdoti diocesani; ha 2 semi-nari, 12 comunità religiose maschili e 25 femminili. Partono della diocesi è il protomartire s. Stefano. La diocesi è direttamente soggetta alla S. Sede.
M. è la «Divodurum» dei Galli e sotto i Romani fu la capitale dei Mediomatrices; divenne, dopo la morte di Clodoveo, la capitale dell'Austrasia con il nome di Mettis (da Mediomatrices). Il Trattato di Verdun del 1843 attribuì M. a Lotario, ma a poco a poco si costituì in città libera dell'Impero, difendendosi contro i potenti duchi di Lorena. M. fu occupata nel 1552 dal re Enrico II e fu difesa da Francesco di Guisa contro l'assedio di Carlo V.
Il più antico catalogo dei suoi vescovi è trasmesso nel Sacramentario di Drogone (MGH, Script., VIII, p. 303 sgg.) composto ca. il 778. È in versi e comprende 33 vescovi, da Clemente ad Angilrammo (768-91); un secondo elenco contenuto nello stesso codice va fino all'elezione di Ruttero. Un terzo elenco con la data obituaria e la durata di ogni episcopato è in un codice della Biblioteca di Brema (c. 36) e giunge fino al vescovo Wala (876-82); un quarto elenco, fino ad Adalberone (962-64), è in un codice già del monastero di S. Sinfioriano, ora a Parigi nella Bibl. nazionale (ms. lat. 5294). A richiesta del vescovo Angelrammo, Paolo Diacono compose il Libellus de
Al vescovo Bruno gli abitanti cavarono gli occhi ed il vescovo si ritirò ad Einsiedeln (927). Con Adalberto (928-62) crebbe il potere civile dei vescovi di M.; a lui seguirono Dietrich II (946-84), Adalberto II (984-1005) e III (1006); Dietrich III (1006-47), Adalberto IV (1047-1072); Ermanno (1073-90) fu deposto dall'Imperatore; dopo il Concordato di Worms governò il vescovo Stefano di Bar (1120-63), quindi Bertrando (1179-1212) e Corrado I di Scharfenberg (1212-24) che accolse in diocesi gli Ordini mendicanti; Giovanni d'Aspremont (1224-38) fu eletto dal Capitolo della Cattedrale; quindi Giacomo di Lorena (1239-60). Si ricordano ancora Ademaro di Montel (1237-61), Dietrich IV (1365-84), Rodolfo di Coucy (1387-1415), Corrado II (1415-59) e Giorgio I (1459-84); poi viene la serie dei vescovi della casa di Lorena: Enrico II (1484-1505), il card. Giovanni IV (1518-43 e 1548-50), il card. Roberto di Lennocourt (1551-55); il card. Luigi di Lorena (1568-78), il card. A. di Givry (1608-12) e Enrico di Borbone (1612-52). Poi M. passò alla Francia per il Trattato di Vestfalia e si formò la «province des trois évêches» con M., Toul e Verdun.
Tra i vescovi si ricordano G. di Aubusson (1668-97), E. C. di Cambont (1697-1732) e C. di Rouvray St-Simon che divenne principe vescovo di M. (1733-60), a cui successe il card. L. di Montmorency (1761-1802). Nel 1874 M. che con il Concordato del 1801 era divenuta suffraganea di Besançon, divenne immediatamente soggetta alla S. Sede; con il 1871 M. ripasso alla Germania, ma le istituzioni cattoliche ebbero a subire gravi danni per il Kulturkampf. Nel 1919 M. ritornò alla Francia. Durante il medioevo furono tenuti in M. molti sinodi. Tra i suoi recenti vescovi si annoverano G. Jauffret (1806-23); F. J. Besson (1824-42); P. G. M. Dupont des Loges (1843-86); F. L. Fleck (1886-99), il benedettino W. Benzler (1901-19).
La Cattedrale, dedicata a S. Stefano, fu iniziata verso il 1220, e venne edificata in modo da contenere, nelle sue prime tre campate verso la facciata, la chiesa del sec. VIII di S. Maria Rotonda, alla quale si aggiunse un coro e un'abside. L'interno è lungo m. 123, largo m. 31 e raggiunge quasi i 42 m. di altezza. La navata centrale è divisa dalle due laterali mediante pilastri con colonne sostenenti volte ogivali, decorate parzialmente da pitture dei secc. XIV-XVI. Sulla parete d'ingresso si apre un gran rosone con vetrate di Ermanno di Münster in Vestfalia (m. a M. nel 1392). Nella navatella destra l'antica cappella del coro di S. Maria Rotonda è oggi la cappella di Notre-Dame-du-Mont-Carmel con pitture dell'inizio del sec. XIV; inoltre l'antica cappella dei vescovi è stata trasformata in cappella del S. Cuore. Nella navatella sinistra si conserva una grande vasca in porfido, proveniente dalle terme, usata per molto tempo come battistero. Il transeetto è illuminato da una serie di vetrate eseguite da Valentino Bousch e da Teobaldo di Lixheim nel sec. XVI; nella parte meridionale vi sono frammenti di vetrate del sec. XIII. Il coro è sopraelevato con un'abside a 5 cappelle e con vetrate pure del sec. XVI. Nel deambulatorio si aprono tre cappelle, contenenti le tombe dei vescovi di M., mons. Dupont des Loges (1886), di mons. Fleck suo successore (1899) e del card. A. di Givry (m. nel 1612). Due grandi torri fiancheggiano l'edificio; la più alta, a sud, è la tour de la Mutte dal nome della campana. Nella torre detta del Capitolo è una decorazione a bassorilievi eseguiti a. il 1275 rappresentanti David e Golia, David e Saul, l'imperatrice Elena e Costantino, la traslazione della S. Croce a Costantinopoli e la S. Croce che risuscita un morto, le storie di s. Stefano e s. Margherita. Nel Tesoro si conservano: il cosiddetto mantello di Carlo Magno, in tessuto bizantino del sec. XI; un altare portatile del sec. XII; pastorali in avorio dei secc. XII e XIV; un cofano smaltato del sec. XVII e sec. XIX. La chiesa di S. Martino è del principio del sec. XIII. L'antica abbazia di S. Clemente, rasa al suolo nell'assedio del 1552, fu ricostruita nel 1668; la facciata è del 1737; l'abbazia è ora adibita a collegio. S. Sinforiano, prima dedicata ai ss. Innocenti, fu dedicata al Santo quando il vescovo Adalberone vi recò le sue reliquie nel 608 (PL 139, 1551;

numero vel ordine episcoporum qui sibi ab ipso praedicationis exordio in Mettensi civitate successerunt (MGH, Script., II, p. 261 : PL 95, 709). L. Duchesne ritiene che la fondazion
1410, 443). S. Vincenzo, abbazia benedettina, fu fondata dal vescovo Teodorico nel 968; la chiesa è tra il 1248 e il 1316 (PL 135, 880; 143, 659; 151, 452; 155, 1651). La chiesa di Ste-Ségolène, del sec. XI, ha un affresco della fine del sec. XIII, con la leggenda dei tre vivi e dei tre morti sul tipo delle miniature dell'Arsenale (ms. 3142 f. 3117) e una cripta attribuita al sec. X. La chiesa di Notre-Dame è quella già dei Gesuiti, eretta nel 1665 con facciata del 1740. Si sono anche ritrovati i resti della chiesa di St-Pierre-aux-Nonnains, dell'antica abbazia di monache benedettine (sec. XI-XV) munita anche di chio-stro; recenti esplorazioni hanno messo in luce avanzi di un edificio molto più antico. L'antico convento dei « Petits Carmes », ora adibito a museo, contiene raccolte archeologiche, di sculture, di pittura, storia naturale e numismatica (con monete dei vescovi di M. dal sec. X al XVII); inoltre la collezione Mignette con smalti e avori dal sec. XIII al XVI. La Biblioteca municipale è costituita in gran parte dalle collezioni confiscate durante la Rivoluzione agli istituti religiosi e da quella del barone di Sales. Una parte dei libri è situata nell'antica cappella dei « Petits-Carmes » eretta nel 1686 dall'architetto italiano G. Betto. Purtroppo molti manoscritti, incunaboli e libri furono distrutti dai tedeschi nel 1944. L'antica chiesa dei Gesuiti (1665) è oggi dedicata a Notre-Dame. Durante il IX sec. in M. fuori una scuola di miniature e di rilievi in avorio, sotto l'influsso di Reims. Si ricordano specialmente il Sacramentario di Drogone, numerosi evangeliani e la copertura di detto Sacramentario, con scene liturgiche, e un evangelario oggi nella Biblioteca nazionale di Parigi (ms. lat. 9388). - Vedi tav. LVIII.