MEUNG, Jean de. - Nella grafia dell'epoca, J. de Meun. Poeta francese, n. nella cittadina di Meung-sur-Loire (Orléans) ca. il 1260, m. a Parigi fra il 1299 e il 1305. Nel Roman de la Rose, LORIUM (v.) e da lui continuato (vv. 4059-21780), chiama se stesso Jean Chopin e Clopinel.
Non si sa se si tratti di un epiteto (allusione ad un difetto fisico di J.) o semplicemente di un patronimico. Jean Bouchet negli Annales d'Aquitaine parla dei suoi studi teologici e della sua sepoltura nel chiostro dei Domenicani a Parigi. Si è anche pensato di identificare J. con un « Magister Johannes de Magduno, archidiaconus Belsie in ecclesia Aurelianensi » citato in documenti datati fra il 1270 e il 1303; ma è semplice congettura.
Si può invece riferire con sufficiente approssimazione la continuazione del Roman de la Rose agli anni fra il 1275 ed il 1280 ca., per gli accenni al re di Sicilia Carlo d'Angiò ed agli avvenimenti del suo regno. J. tradusse pure le lettere di Abelardo ed Eloisa, il De re militari di Vegezio, il De consolatione philosophiae di Boezio (dedicato a Filippo il Bello); due suoi brevi poemi, il Testament maistre de Meun e il Codicil maistre J. de Meun figurano generalmente nelle edizioni del Roman de la Rose.
La continuazione di J. narra l'assedio alla ben munita fortezza della Rose, che alla fine cade; è condotta con dottrina e gusto non minori di quelli di Guillaume, il cui velo metaforico viene svolto con una spregiudicatezza degna dei Fabliaux. Per questo J. fu generalmente considerato, fin dal tempo suo, antesignano della letteratura missionaria; nei suoi versi l'intento satirico appare infatti prevalente sull'ispirazione sentimentale caratteristica del suo predecessore.