MILTON, JOHN

MILTON, JOHN. - Poeta inglese, n. a Londra il 9 dic. 1608, m. ivi 18 nov. 1674. Ancor prima di recarsi all'Università di Cambridge, gli studi fatti da fanciullo gli avevano già dato la conoscenza di varie lingue e della filosofia.

A Cambridge si distinse per diverse composizioni latine, sia in prosa sia in versi, e scrisse la sua prima lirica di largo respiro: L'unno nel mattino della Natività di Cristo. Dopo un soggiorno di alcuni anni nella casa paterna di Horton, dove continuò a studiare e a comporre versi (sono da assegnare a questo periodo L'Allegro, Il Penseroso e Lycidas, quest'ultima una elegia in occasione della morte di Edward King, suo compagno a Cambridge), compi, nel 1638-39, un viaggio in Italia, dove ricevette complimenti dai letterati delle nostre Accademie (alcune sue poesie in italiano erano state scritte forse prima del viaggio), e donde tornò per partecipare alla rivoluzione cromwelliana. Intruppatosi nel partito del Protettore, divenne segretario per le lettere latine ai principi, e lasciata, anche se non del tutto, la poesia e la realizzazione dei progetti di drammi con i quali era tornato dall'Italia, pubblicò una serie considerevole di opere in prosa di carattere politico, religioso e pedagogico. Il poema per cui M. è più noto, il Paradiso perduto, del quale non si sa bene in che anno il poeta iniziasse la stesura, uscì nella sua prima edizione, in 10 canti, nel 1667, e nella seconda, in 12 canti, nel 1674. Il Paradiso riacquistato, in 4 libri, apparve nel 1671, insieme alla tragedia Sansone agonista.

Questa, che narra, sotto la forma classica con i lunghi monologhi, i vivaci dialoghi e i commenti del coro, la storia dell'eroe biblico, è stata scritta a distanza di circa 40 anni dall'altra opera drammatica del M., il Como, che risale al 1634, e che svolge plasticamente, sotto la forma della masque, cioè dell'opera musicale, la tentazione carnale, violenta ma facilmente superata. Il Como è, sotto un certo aspetto, la continuazione delle moralità medievali, con i personaggi tipici delle virtù e dei vizi, in lotta per il possesso e per la liberazione di una fanciulla, rapita dal figlio di Circe, Como.

Il tema della tentazione fu particolarmente caro al M., che lo svolse nei due Paradisi. Il primo, infatti, narra, in versi sciolti, la cacciata degli spiriti dal Paradiso celeste e quella degli uomini dal Paradiso terrestre. È l'arcangelo Raffaele che racconta la prima ai progenitori, mentre della seconda il narratore è direttamente il poeta. La descrizione dell'Inferno, cioè di coloro che hanno perduto il Paradiso eterno, apre il poema, che si chiude con la cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso terrestre. Essi se ne vanno, «la mano nella mano, a passi erranti e lenti», non senza una speranza del futuro redentore, additato nella profetica visione della storia fatta loro dall'arcangelo Michele.

La storia del mondo viene ripresa nel Paradiso riacquistato, che ha per tema ancora una tentazione, quella di Cristo, il Novello Adamo. Satana gli fa passare davanti allo spirito le grandi civiltà antiche, in una rappresentazione che si intreccia alle tentazioni delle quali riferisce il Vangelo.

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(1st. Biodarckis d. G. Nationalbibliotheth Millstatt - Interno della chiesa abbaziale (sec. xiv e decorazioni del sec. xviri).

Quasi tutte le opere in prosa di M. svolgono argomenti polemici: sulla riforma dell'istituto matrimoniale, sulla riforma della chiesa, sulla libertà di stampa, sulla difesa dei repubblicani nella loro lotta contro la monarchia.

In diversi punti il pensiero di M. si allontana sia dal dogma, sia dalla morale ortodossa.

BIBL.: F. Allen Patterson, con l'aiuto di altri, ha curato l'edizione, in 20 voll. di tutte le opere (Oxford 1931-40); E. M. W. Tillyard, M., Londra 1934; J. H. Hanford, M. Handbook, Londra 1938; C. S. Lewis, A preface to Paradise Lost, Oxford 1942; A. Barker, M. and the puritan dilemma, Londra 1944.

ALBERTO CASTELLI