Concepì l'arte quale riflesso della Rivelazione (Arte e Rivelazione, Palermo 1933) e «conquista di un centro religioso della vita» (Idee sull'arte, ivi 1931) a tale visione informando la sua attività di originale critico letterario (L'eredità dell'Ottocento, Torino 1925; Profili e problemi, Palermo 1927; La poesia italiana di questo secolo, ivi 1929; Linee di una storia della poesia italiana, ivi 1933; Il segreto di Pirandello, ivi 1935); di narratore che, movendosi nel clima artistico del Verga, risolve cristianamente i problemi agitati in romanzi e novelle (Il prossimo, ivi 1928; Perfetta letizia, Pistoia 1931; L'Azzalora, Catania 1931; Gioia d'agave, ivi 1934); di poeta francescanamente proteso verso le creature (Levamen, Palermo 1922; Epica e santità, ivi 1925; Crescere, ivi 1931).
Il suo pensiero, dopo un'iniziale crisi idealistica, si configurò definitivamente secondo la dottrina della Chiesa (L'unità filosofica, ivi 1920; I limiti della religiosità, Roma 1924; Etica del cristianesimo, Messina 1925; Schelling, Milano 1925; Critica dell'identità, Palermo 1926; L'idealmismo, Milano 1927; Conoscenza e trascendenza, Palermo 1927; Ragione e Rivelazione, ivi 1930; Schopenhauer, Brescia 1937). Con la rivista Tradizione, da lui fondata in Palermo nel 1928 e diretta per otto anni, intese difendere i valori del cristianesimo dalle deviazioni contemporanee.