MICKIEWICZ, ADAM

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MICKIEWICZ, ADAM. - Poeta polacco, n. a Zaosic il 24 dic. 1798, m. a Costantinopoli il 26 nov. 1855. Trascorse l'infanzia e l'adolescenza nella terra lituana, in cui erano vivi i ricordi dell'insurrezione di Kosciuszko; vide nel 1812 passare l'esercito napoleonico che ridestava le speranze dei Polacchi ed assisté l'anno seguente alla triste ritirata. Quelle impressioni dovevano improntare tutta la sua arte, inscindibilmente legata alla sua vita. Nel 1815 il M. si iscrisse all'Università di Wilno e vi fondò con Tommaso Zan la Società dei Filomati (poi Filareti, poi Raggianti), con finalità apparentemente letterarie, in realtà sociali e politiche e legate all'idea della riscossa nazionale.

Nominato professore al ginnasio di Kaunas nel 1819, pubblicò la prima raccolta di poesie che gli conquistò larga fama. La sua Ode alla gioventù, di cui la censura aveva vietata la pubblicazione, circolò manoscritta per tutta la Polonia. Piacque il breve poema Grazyna, stampato di poi. L'amore per Maryla Wereszczaka gli ispirò delicate liriche e le Ballate e romanze, tratte da leggende popolari, ma segnate dall'impronta personalissima del suo genio. Maryla per volontà dei parenti andò sposa.

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(per cortesia del dott. Witold W\&ar) Mickiewicz, Adam - Ritratto. Incisione a bulino (ca. 1850).

MICKIEWICZ, ADAM - Ritratto. Incisione a bulino (ca. 1850).

ad altri; e il M. effuse il suo dolore in un poema: *Disady* («Gli avi»), imperniato su un antico rito popolare lituano, per il quale nel giorno dei morti essi vengono evocati nelle cappelle e nei cimiteri. Al ritorno dello spirito della donna amata il poeta ricollegava la sua tragedia amorosa; la novità dell'argomento, la potenza del verso suscitarono la più profonda ammirazione. Ma già il governo russo intraprendeva il grande processo politico detto «dei Filareti». Il M., arrestato con gli amici, passò un anno in carcere; indi, condannato all'esilio in Russia, lasciò la patria che non doveva mai più rivedere.

Il periodo russo fu fecondo di nuove opere: un viaggio in Crimea gli ispirò i *Sonety Krymskie* («Sonetti di Crimea»), che sono i più perfetti di tutta la letteratura polacca; scrisse il *Farys*, *gazide* alla maniera araba, e il byroniano poema della vendetta e della rivolta *Konrad Wallenrod*. Nel 1829 il M. ottenne di partire dalla Russia, viaggiò in Germania, Svizzera, Italia.

Roma lo conquistò, non soltanto per i ricordi classici, ma perché egli intravide un nuovo mondo, una nuova umanità. La sua formazione spirituale era stata illuministica e voltaiiana; a Roma egli ritrovava la coscienza della superiore potenza creatrice della fede in confronto alla sola ragione: e a questo concetto doveva ispirarsi ormai tutta la sua poesia. Già negli *Avi* di Dresda (la preghiera di Eva), nell'odio *Alla madre polacca*, che il Mazzini tradusse, e nelle *Parole della S.ma Vergine* vi erano accenti di fede; ma in *Fede e ragione* e nel *Colloquio serotino* la poesia del M. raggiunge la più alta vetta del lirismo religioso.

Nel 1831, dopo aver invano cercato di raggiungere la patria insorta, il M. si recò a Parigi. Là si adunavano gli esuli polacchi che formavano quella che fu detta la Grande Emigrazione, divisa in fazioni irriconciliaibili. Fu allora che dallo spirito del poeta eruppero il *Libro della nazione polacca* e il *Libro del pellegrinaggio polacco*, d'intonazione biblica e profetica, in cui è il sublime appello all'amore, al sacrificio, alla concordia sull'esempio del Cristo. A Dresda, dove si ritirò con alcuni emigranti polacchi, scrisse la terza parte dei *Disady* e il prologo. Come nei *Disady* di Wilno aveva manifestato il suo dolore personale, in quelli di Dresda egli suggellò il martirio della Polonia attraverso le sue esperienze del processo, del carcere, della condanna, in accenni di tragica potenza. L'opera attraversa i consensi di tutta l'Europa.

Nel 1834 il M. pubblicò il capolavoro di tutta la letteratura polacca, *Pan Tadeusz* (Il signor Taddeo), pervaso dalla nostalgia per la bellezza della terra nata e dai ricordi della prima giovinezza. Il poema è un vasto quadro della vita polacca nel 1812 e si svolge intorno all'idillio di due giovani, Taddeo e Zosia, le cui famiglie nemiche si riconciliano nel loro amore; ma la lieve trama appena si disegna nella ricchezza degli episodi, nella molteplicità dei personaggi, nella magia del verso. Fu questa l'ultima fatica poetica del M. Nel 1839 egli veniva chiamato alla cattedra di letteratura latina all'Università di Losanna, e l'anno seguente a quella di letterature slave al Collège de France. I suoi corsi ricercarono in un'affascinante sintesi le caratteristiche comuni a tutte le letterature slave e le differenze originate dalla natura di ogni singolo popolo.

Nel 1848, alla riscossa dei popoli, il M., che aveva seguito tutta la vita i movimenti nazionali ed era amico di Mazzini e di altri patrioti, formò una legione che combatté nella prima guerra dell'indipendenza italiana. Dopo il 1849 diresse a Parigi la *Tribune des peuples*, come già nel 1833 aveva collaborato al *Pielgrzym polski* (Pellegrino polacco). Nel 1855, incaricato di una missione politica, si recò a Costantinopoli e ivi morì. La sua spoglia, riposa oggi nel Wavel, il tempio nazionale della gloria polacca. Per l'altissima personalità e la mirabile opera che trascende il valore letterario nell'esaltazione dei valori patriottici, umani e religiosi, il M. è il maggior poeta della Polonia.

BIBL.: opere: *Disela tuszystkie*, *Varsavia 1933* sgg. (edizione nazionale). Studi: Wl. Mickiewicz; *Zywot A. M.*, 4 voll., Poznan 1890-96; A. Chmielowski, *A. M.*, Varsavia 1901; St. Pignon, *Z. epoki M.*, Leopoli 1922; J. Kallembach, *A. M.*, 2 voll., 1926; J. Kleiner, *M.*, ivi 1934; S. Szpotanski, *A. M.*, *et le ro-*
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matisme, Parigi s. d. L'intera bibliografia mickiewiczana in Italia, testi e critica, si trova in: M. Bersano Begay, *La Polonia in Italia*, Torino 1948, n. 647-878 bis.

Marina Bersano Begay