MINIMI

MINIMI. - Ordine regolare mendicante, con voti solenni, di vita mista, contemplativa e di apostolato, fondato da s. Francesco di Paola nel 1435.

I. ORIGINI E SVILUPPO

I primi seguaci del Santo erano chiamati Eremiti di S. Francesco d'Assisi; solo nel 1492 l'Istituto ebbe il nome, da papa Alessandro VI, di Ordine dei M. (bolla Meritis religiosa vitae del 24 febr. 1492). Si diffuse rapidamente nell'Italia meridionale e centrale ed in Sicilia. La prima approvazione scritta che si conosca è dell'arcivescovo di Cosenza (Decet nos, 30 nov. 1471), cui seguì quella di Sisto IV (Sedes Apostolica, 27 maggio 1474). L'Ordine si diffuse in Francia, dove il Santo si era recato nel 1483; e quindi nella Spagna ed in Germania. Alla morte di s. Francesco (1507) contava 6 province monastiche in Italia, Francia, Spagna e Germania, con 32 conventi. Alla fine del sec. XVI il numero delle province era salito a 20, con 200 conventi, e nei due secoli successivi, introdotti i religiosi nel Belgio, Olanda, Inghilterra, Messico, Perù e nelle Azzorre, le province crebbero a 32 (oltre un vicariato in Portogallo e nelle Indie) ed i conventi a 500, con ca. 14.000 religiosi.

Nella seconda metà del sec. XVIII ebbe inizio la decadenza, per le ben note persecuzioni politiche: quasi dappertutto i conventi soppressi, moltissimi distrutti, i religiosi dispersi. In Italia, nonostante i gravi danni della Rivoluzione Francese, l'Ordine si mantenne in efficienza, specie negli Stati pontifici e nel Mezzogiorno, fino alle soppressioni del 1866 e 1873. Dovunque però, e nella quasi totalità, i M. perseverarono nella fede, ed un numero non esiguo lo testimoniò con il sangue. Al presente nella Spagna si è costituita una delegazione generale; in Italia l'Ordine continua la via della ricostruzione, conservando intatta la Regola del Santo fondatore nei suoi 30 conventi, con vari noviziari, case di probandato e collegi di studio per filosofi e teologi, di cui uno generale in Roma.

Il. LA REGOLA. - S. Francesco di Paola avrebbe dovuto adottare una delle quattro Regole antiche secondo il IV Concilio Lateranense (a. 1215, cap. IV); ma superando non lievi difficoltà, ottenne l'approvazione di una Regola nuova, originale, che fosse mezzo efficace a far riuscire in quel secolo pagheggiante e depravato lo spirito del Vangelo. La Regola che Sisto IV ed Innocenzo VIII non avevano voluto approvare fu approvata da Alessandro VI il 24 febr. 1492. Per ben tre volte il Santo la emendò, e la S. Sede altrettante volte la approvò (Alessandro VI, Vestris supplicationibus, 1 ott. 1495, e Ad ea quae, 1 maggio 1501), e definitivamente con Giulio II (Inter caeteros, 28 luglio 1506). Essa consta di quattro parti: dei Religiosi, con annesso un Corretorio, o codice delle pene; delle Monache (Second'Ordine); dei Terziari secolari dell'uno e dell'altro sesso. Il tutto costituisce un unico codice di vita religiosa, simile a quello dei Mendicanti; ma la vita contemplativa ha in esso la prevalenza su quella attiva. I superiori sono chiamati correttori. Il Capitolo generale detiene il potere legislativo, mentre quello esecutivo è affidato al correttore generale per tutto l'Ordine, al correttore provinciale per ciascuna provincia monastica e al correttore locale per ogni convento formato. Tutti i correttori sono temporanei; il generale dura in carica sei anni, gli altri tre; e sono coadiuvati nel governo da tre colleghi, ossia assistenti, uno dei quali ha l'incarico di trattare i negozi dell'Ordine presso la S. Sede, ed ha il nome di Zeloso (procuratore generale). I religiosi sono distinti in tre classi: chierici, ai quali solamente sono riservati gli Ordini Sacri ed il potere; laici, ossia fratelli, cui vengono affidati i negozi di speciale importanza (s. Francesco di Paola apparteneva a questa classe); oblati, per gli uffici minori ed umili. La povertà è così rigida per i chierici ed i laici che essi non possono «toccare moneta», compito riservato agli oblati (mitigata nelle recenti Costituzioni). La penitenza propria di tutti gli Ordini mendicanti è resa più rigorosa dalla pratica della vita quaresimale da osservarsi quoti

\[\begin{align*}
& \text{for } \alpha \in \mathbb{R}, \quad \text{let } \alpha = \alpha_1 + i \alpha_2 \in \mathbb{C} \\

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(Adriano VI, Universis, 14 apr. 1524; Pio VII, rescritto 22 febr. 1804). Il voto è ritenuto essenziale, di modo che se per ipotesi venisse meno, cesserebbe l'Ordine dei M. All'astinenza quotidiana la Regola aggiunge numerosi digiuni: due Quaresime, tutti i mercoledì e venerdì, in totale quasi due terzi dell'anno; silenzio rigoroso, uso delle vesti ruvide, che non è lecito deporre neppure la notte, piedi scalzi, ecc. Un Cerimoniale liturgico, composto dal Santo stesso, che pur non avendo la solenne approvazione dalla Chiesa come le Regole è però sempre stato in grande venerazione, prescrive, l'oltre l'Ufficio divino corale con il Mattutino alla mezzanotte, la quotidiana recita dei salmi penitenziali. Nel suo complesso la Regola dei M. è ritenuta come la più severa nella Chiesa.

III. Vita spirituale del M

Risulta dalla fusione dello spirito di penitenza e di umiltà con la carità. Lo stemma che il fondatore diede ai suoi figli è la parola charitas, raggiante, che incarna a meraviglia la spiritualità che deve dirsi spiritualità dell'amore. Lo spirito di penitenza, infatti, che caratterizza l'Ordine non è che una conseguenza della carità, e la mortificazione non ha scopo se non come amore.

La Regola di s. Francesco di Paola era un programma che anticipava la grandiosa opera della Chiesa per la riforma culminante nelle leggi del Concilio di Trento.

La nascente eresia protestante trovò infatti bene agguerriti questi religiosi, che furono tra i primi ad affrontarla risolutamente con l'esempio di una vita santa e con zelo apostolico. Alcuni meritarono il nome di "martedì e flagelli degli eretici, colonne e gloria della Chiesa": non pochi perirono per mano degli eretici. In Boemia una località presso il convento di Bistritz prese il nome di Munchschacht ("Massacro dei monaci"), perché ivi furono uccisi, verso l'anno 1526, oltre cento religiosi minimi. In Francia molti furono ritenuti martiri degli eretici, tra cui i pp. Fr. Humblot, Simone e Rolando Guichard, F. Bellemere, A. Finet, E. Apuril, J. Dehem, J. Ropitel, N. Fiquet, R. Breval, J. Masselin, J. Binans, E. Camart (ricordato nel Matrimonio gallicano come trionfatore degli eretici "verbo, scriptis et opere"). Più tardi i M. ebbero valorosi atleti della fede in Francia contro l'eresia giansenista.

Per volere del fondatore i sacerdoti minimi devono conseguire nelle scienze sacre e profane tale idoneità da poter predicare ed ascoltare le confessioni con edificazione (Reg., IX, 42). Ma a tutela dell'umiltà il Santo vieta loro di conseguire lauree e gradi accademici (ibid.). Tuttavia, quando i collegi di studi nell'Ordine cominciarono ad essere frequentati anche da studiosi estranei (a Parigi, Genova, Marsiglia, Barcellona, Messina, Firenze, Napoli, Roma, ecc.) e non pochi religiosi vennero richiesti per l'insegnamento nelle pubbliche università, Clemente XII concesse il conseguimento delle lauree, "purché ciò non importasse nessuna prerogativa, insegna o precedenza nell'Ordine". Le scuole dei M. seguirono costantemente la dottrina dell'Angelico, a norma dei Capitoli generali; nel 1728 fu ordinata la istituzione di una cattedra speciale per l'insegnamento della Somma nel suo testo (prevenendo di due secoli la disposizione di Pio X, Doctoris Angelici, del 29 giugno 1914). L'Ordinare, nel corso di quasi cinque secoli, ha avuto valenti ed illustri cultori degli studi non solo sacri ma profani: eccellenti teologi, filosofi, letterati, giuristi, poligloti, ma

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(par cortesia del p. Gennaro Moretti)

Minimi - Albero della Religione; ideato e fatto incidere in Roma (Jacobus Lauro sculpsit) nel 1622 dal p. Giovanni Battista Yanella, della provincia di S. Francesco (Calabria citeriore), dedicato al cardinale Ippolito Aldobrandini, protettore dell'Ordine: rista

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MINIMI - MINISTRI DEGLI INFERMI

tematici, fisici, musici e cultori delle arti belle. L'Ordine ha dato anche alla Chiesa più di quaranta tra arcivescovi e vescovi e un gran numero di religiosi che resero deli-cati servigi alla S. Sede.

In cinque secoli di vita mai sono venuti meno nell'Ordine l'ardore della fede e della carità, lo spirito di sacrificio e la palma del martirio. Vennero così i martiri del protestantesimo in Germania, in Francia ed in Inghilterra, dei mori nella Spagna, più tardi della Rivoluzione Francese, ed in ultimo di quella spagnola del 1936. Né mancarono i martiri della carità periti nell'assistere i co-lerosi nelle pestilenze, p. es., nel 1628 a Lione e nel 1720 a Marsiglia ed in tutta la Provenza. Furono beatificati da Pio VI, nel 1786, due confessori, Gaspare Bono e Nicola Saggio. Due martiri, Carlo Hurtreli a Parigi e Tommaso Felton sotto Elisa-betta d'Inghilterra, furono ambedue beatificati da Pio XI nel 1926 e 1929. Di altri servi di Dio è in corso la causa di beatificazione presso la S. Congregazione dei Riti.

IV. IL SECON-D'ORDINE

La Regola delle monache è simile quasi in tutto a quella dei frati, eccettuate poche differenze richieste dalla diversità di sesso. Sono strette da clausura papale. Il primo monastero fu fondato ad Andujar in Spagna nel 1495, e ben presto ne sorsero altri anche in Italia ed in Francia, dove l'Ordine vanta una storia nobilissima di fede e di sacrificio. Da ricordare particolarmente nella Spagna: suor Maria di Montenegro (sec. XVI), Agnese di Quesada (m. nel 1593), suor Maria della S. Trinità (m. nel 1642), la ven. suor Filomena di S. Coloma (m. nel 1868); recentemente un gruppo di nove monache nella persecuzione del 1936; in Italia suor Ninfa Solaro (m. nel 1540); suor Dorotea Lagrutta (m. nel 1574); suor Maria Maddalena del Crocefisso, fondatrice del monastero di Todi (m. nel 1735); suor Diomira di S. Giuseppe, fondatrice del monastero romano (m. nel 1791); suor Agnese del Verbo Incarnato e suor Virginia di S. Luigi, ambedue del monastero romano, morte rispettivamente nel 1810 e 1907; in Francia suor Gabriella di Gesù (m. nel 1639) e la beata Marina di S. Giorgio, fondatrici del monastero di Abeville.

Il Second'ordine seguì le vicende del Primo, e se dalla floridezza raggiunta agli inizi del Settecento decade il numero, non scemò la regolare osservanza che ancor oggi si mantiene efficiente nei dieci monasteri della Spagna e nei due dell'Italia, di cui uno è a Roma.

V. IL TERZ'ORDINE

Anche'esso è un vero Ordine, i cui membri dell'uno e dell'altro sesso, pur vivendo nel secolo, compiono un noviziato ed emettono una professione, senza voti, ma con semplici promesse, diretti da apposita Regola, scritta integralmente dal Santo ed approvata dalla S. Sede. Gli obblighi consistono nel portare un cordone benedetto, osservare la Regola, che si compendia nella pratica dei comandamenti di Dio e della Chiesa, in relazione ai doveri del proprio stato. Vi è obbligo di alcune pratiche di pietà, di parecchi di giunti ed astinenze, con il consiglio di osservare anche la vita quaresimale quotidiana. Le origini risalgono ai primissimi tempi dell'apostolato di S. Francesco di Paola, ma l'approvazione giuridica è del 1501, confermata poi da Giulio II (1506). Il Terz'ordine forma un'unica famiglia, che fa capo al correttore generale dell'Ordine.
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iulio II (1506). Il Terz'ordine forma un'unica famiglia, che fa capo al correttore generale dell'Ordine.

Anche il Terz'ordine contribuì alla riforma dei costumi del popolo cristiano. Nel lungo elenco degli iscritti dalle origini ad oggi figurano personaggi illustri per lignaggio, sapere e santità.

BIBL.: F. De Lanoue, *Chronicon generale Ord. Min.*, con Bullarium, Parigi 1635; N. Lessgullier, *De ratione studiorum in Ord. Min.*, ivi 1638; id., *De peculiari spiritu Religionis Minorum*, ivi 1639; L. De Peyrinis, *Commentaria in Regulam Min.*, Genova 1645; id., *Privilegia regularibus, praesertim Minimis concessa*, 3ª ed., Venezia 1649; V. L'AIA, *Crux omnium Religionum, superiorque Min.*, Bologna 1645; P. Rutteau, *De vita quadragesimali in Ord. Min.*, Hannover 1646; A. Roussel, *La théologie mystique de St François de Paule*, Monaco 1655; F. Giry, *La règle du Tiers Ordre des Minimes*, 2ª ed., Parigi 1672; M. A. Grissi, *La Quaresima perpetua dei M.*, Venezia 1707; R. Thuiliier, *Diarium Patrum*, Fratrum et Sororum Ord. Min.*, Parigi 1709; F. Jacquier, *In laudes Min. oratio*, Roma 1764 (ristampata in *Acta Capitulorum generalium Ord. Min.*, ivi 1916, pp. 474-521); G. Roberti, *Dissegnio storico dell'Ordine dei M.*, 3 voll., Roma 1920-1929-22; G. Moretti, *Acta Capitulorum generalium Ord. Min.*, 2 voll., ivi 1916; id., *Manuale del Terz'ordine dei M.*, ivi 1933; S. Mortola, *Martiri minimi*, Genova 1926; anon., *L'Ordine dei M. nella luce dei santi*, Roma 1927; E. Sanz y Portegas, *El espíritu de s. Fr. d. Paola y de son Orden*, Barcellona 1935; F. De Longny, *A l'ombre des grands Ordres*, Parigi 1936, pp. 255-98; G. Moretti, in *Ordini e Congregazioni Religiose*, I. M., Torino 1951.