MISSIONI non CRISTIANE. - Nella storia delle religioni la m. è l'incarico che una persona rivestita di autorità religiosa, o personale come fondatore di religione o delegatagli dal fondatore o dai suoi legittimi rappresentanti, conferisce ad appositi inviati (missionari) affinché diffondano il messaggio da lui bandito.
Le religioni proprie di gruppi tribali e nazionali non alimentano m. perché in esse la religione è espressione esclusiva del gruppo e ne sono rigorosamente esclusi gli estranei, che anzi sono sempre invitati ad allontanarsi nel momento del rito. Le religioni supernazionali o universali, invece, che si dirigono ai singoli oltre le barriere di nazione, di stirpe, di stato sociale, hanno bisogno di missionari che propagino il loro messaggio. Le maggiori religioni missionarie sono: il cristianesimo (v. SORA), il buddhismo, il mazdeismo e il manicheismo.
I. BUDDHISMO
Sull'esempio del fondatore che andò predicando la sua dottrina attraverso le contraddizioni dell'India settentrionale, dai monasteri buddhistici sciamarono monaci nell'Asia orientale (Cina, Corea, Giappone) e centrale (Tibet e Mongolia), arrecando una corrente religiosa (Mahayana) più adatta per la comprensione delle masse, mentre nell'India del sud e nella Birmania, Siam, Ceylon prevalse la predicazione più aderente al buddhismo originale (Hinayana).Nella Cina il buddhismo entrò nel 67 d. C. con una m. guidata dai monaci Kāśyapa, Māṭana e Dharmarakas che recarono statue del Buddha e scritture sacre che poi vennero tradotte in cinese nel 148.
Nel 374 missionari buddhisti dalla Cina passarono in Corea, donde nel 538 il re del paese inviò una particolare m. in Giappone che vi fu bene accolta dal principe Shototsu (m. nel 622) a causa della maggiore altezza civile e morale del messaggio di fronte al feudalismo animistico del Giappone. Dal sec. IX il buddhismo vi prese vita propria, in parte fondendosi con lo shinto, religione indigena del paese (riobu-shinto = shinto bilaterale) finché nel 1868 non fu ufficialmente, ma invano, soppresso a beneficio della religione indigena (v. SHINTO).
Nel Tibet la prima apparizione del buddhismo fu dovuta al matrimonio del principe Srongbtsan Gam ho
(m. nel 698) con una principessa buddhista cinese. La maggior diffusione si verificò nel sec. VIII con il monaco Padma Sambhava e nel sec. XV vi assunse forma più strettamente gerarchica per opera del monaco Tsong-Khapa (m. nel 1417; V. LAMAISMO).
II. MAZDEISMO
Anch'esso ebbe i suoi missionari che sotto la dinastia sassanide (224-651) giunsero fino alla Cina. La caduta della dinastia di fronte alla invasione musulmana della Persia causò la dispersione di questa religione i cui superstiti vivono ora in una prospera ma ristretta comunità di 100.000 fedeli a Bombay.III. MANICHIESMO
Si diffuse grazie a m. organizzate da Mani stesso e giunse in Egitto, in Africa, in Roma (sec. III), in Gallia e in Spagna (sec. IV), in Oriente fino all'India, al Turchestan e alla Mongolia (scoperte da Turfan e Kan-su); sopravvivenze attive ne restarono nell'Europa medievale con le sette dei catari, degli albi-gesi, dei bogomili (Balcani) e dei paulicani (Anatolia).Vi è anche un proselitismo missionario non organizzato ma fatto capta occasione da individuo a individuo. È questo il caso degli Ebrei nella diaspora ellenistica, e degli adepti delle varie religioni di mistero (Iside, Mithra, Dea Siria) che vivevano nei centri commerciali, campagnoli e militari dell'Impero.
L'islamismo non ha sacerdoti e si è propagato grazie alla conquista militare e ai vantaggi materiali offerti alle popolazioni convertite; si è esteso nella Siria, Egitto e poi in Mesopotamia, Turchestan, India, Cina, Malesia. La sua diffusione nei centri di cultura inferiore è dovuta anch'essa all'azione individuale, mancando all'islamismo ogni organizzazione missionaria. Nicola Turchi