MISTERI (Tà mwstpùa). — Dal greco μύσων = chiudere (gli occhi o la bocca), donde μύσων = iniziare (a culti segreti) e μύστης = iniziato. M. è il nome, sempre scritto al plurale, di particolari feste durante le quali aveva luogo l'iniziazione (τὰ στὰς μύσεις, initia) a culti non comunicabili (ἀφηγητα) ai profani. I. m. hanno una fisionomia loro propria corrispondente a due momenti dello sviluppo religioso: quello iniziale proprio dei riti agrari diretti a rinnovare le forze della natura, esausta dopo la fatica della germinazione, mediante riti di carattere sacro-magico accompagnate da danze, uso di maschere, grida e atti sessualmente licenziosi; e quello a cui taluni di essi sono giunti sublimando il loro significato in armonia con lo sviluppo culturale e sacrale del gruppo, trasferendolo dal risveglio della natura a quello dell'anima per una naturale associazione di idee che trova una spontanea analogia tra la natura che si rinnova ad ogni primavera e la sorte dell'anima umana. S'intende che questa rinascita o risurrezione del dio patrono del mistero non va presa nel senso preciso con cui si parla della Risurrezione del Signore e di quella del quatri duano Lazzaro, ma nel senso analogico con cui Origene, e dietro lui s. Girolamo, spiegano, riferendosi agli stessi pagani, la morte e risurrezione di Adone come
La deposizione dei semi nella terra e il loro rivendeggiare nella nuova primavera.
Tale preoccupazione per la sorte dell'anima, alla quale la religione dello Stato non pensa, intesa com'è soltanto alla disciplina religiosa-sociale del culto pubblico, si risveglia con il progredire della civiltà e della cultura che favorisce lo sviluppo dell'individuismo nei campi del pensiero e della coscienza, e trova l'adatto soddisfacimento in quelle convenzionali religiose sorte in ambienti primitivi, rimaste immutate nel rituale, ma svuotate dell'iniziale significato magico-agrario e messe a livello, per la lingua e la visione spirituale, con la civiltà del tempo.
Tutti i m. esigono una preparazione che deve porre l'individuo in condizione di purità rituale, mediante, a) esorcismi, abluzioni, purgazioni varie, con acqua, fuoco, zolfo, ventilazione (purificazione negativa, ἀγνίται); b) astensioni sessuali perché la polluzione è un miasma che macchia e indebolisce l'individuo mentre l'astinenza lo rafforza; penitenze, mortificazioni, digiuni, astinenze da cibi (purificazione positiva, κακώματα) in quanto i cibi possono, aggravando il corpo, togliere forze allo spirito e impedirgli quelle visioni (allucinazioni) che lo rendono atto a ricevere la rivelazione; e infine c), danze, formule, invocazioni sacre che mettono l'individuo, ormai purgato, in condizione di ricevere la manifestazione del dio e di iscriversi alla sua milizia.
L'iniziazione vera e propria avviene mediante un rito (τὰ δρυμὰς, azione) preceduto o accompagnato dalla debita istruzione (τὰ λεγόμενα) che attua l'unione mistica dell'iniziando col dio del mistero. Questa unione può essere, secondo la qualità del rito, intesa come un rapporto o di figliolanza (Eleusi, Sabazio) o di connubio (Attis) o di amicizia (Mithra). E poiché i m. sono in origine riti agrari, o almeno, come il mithraismo, ne contengono elementi, l'insieme del rituale si riferisce alla vicenda delle stagioni, che è una vicenda di morte e di rinascita, con l'effetto immediato di rafforzare la vita terrena dell'individuo e di alimentare in lui la speranza di una beata sorte nell'oltretomba.
Il rito iniziatico comprende la rivelazione e il compimento di un rito sacro che resta un segreto per i profani e si svolge attraverso fasi che non sono uguali per tutti i m., ma che tutte esprimono il concetto di un rinnovamento dell'individuo. V'è il toccamento di oggetti sacri; la recitazione di formole attestanti gli atti cultuali compiuti; la visione o contemplazione di oggetti capaci di estasiare il riguardante e di dargli la garanzia della beatitudine futura; l'entusiasmo (indianento) ottenuto mediante la danza, produttrice di forza fascinosa, al suono di assordanti rumori, danza capace, se altra mai, di eccitare tutte le potenze dell'individuo estraniando dal mondo sensibile (ἐκστασις) dandogli il senso di essere posseduto da dio (καταγόμενος) al punto di applicarsi al nome stesso della divinità (Sabol Babich) di Attis. Altro mezzo di esprimere l'unione con la divinità è il pasto sacro il quale, mentre attua l'unione dell'individuo con il dio, fa sentire, se preso in comune, il vincolo sociale che affretta gli adepti. Diretto in origine ad incorporare con l'ingestione dell'anima sacrificato le forze sacrali racchiuse nel medesimo (m. di Dioniso), passa in seguito a significare un rinnovamento di vita (m. di Attis), per assumere infine il significato di un convito diretto a suggellare l'unione degli adepti tra loro e con la divinità patrona del sodalizio (m. di Mithra).
ESCATOLOGIA. — Obiettivo fondamentale dei m. è la salvezza (σωτήρια, salus) mediante l'assimilazione al dio patrono del m. Questa salvezza non è soltanto la liberazione da mali fisici, da cui anche gli dèi dell'Olimpo sapevano liberare ed avevano perciò l'epiteto di benefìci (συμβατίας) e salvatori (σωτήριες) e il dono della buona salute; ma è la salvezza spirituale, la certezza cioè di raggiungere l'immortalità beata a somiglianza del dio. S'intende che, anche quando il m. ha raggiunto un alto grado spirituale, questa salvezza sarà intesa più o meno nobilmente a seconda della capacità morale dell'adepto. L'uomo rude si compiacerà dei grossolani riti oriastici che gli eccitano i sensi e lo pongono in uno stato di eb
brezza volgare; il superstizioso attribuirà al rituale misterico un valore sacromagico che gli garantisce la salvezza; il filosofo vedrà nei miti e nei riti dei m. i simboli delle verità care al suo spirito speculativo; il mistero intenderà raggiungere attraverso il rito l'unione con la divinità.
M. E CRISTIANESIMO. — Il cristianesimo presenta alcune caratteristiche che lo ravvicinano ai m.; infatti anch'esso ha un programma di salvezza universale, anch'esso ha un rito d'iniziazione (Battesimo) che aggrega l'iniziano alla comunità e un rito di comunione (Eucaristia) che affretta gli iniziati a loro e al loro capo e Salvatore Gesù; anch'esso affronta un valore di salvezza al sacrificio compiuto sulla Croce dal divino fondatore; anch'esso adopera la terminologia in uso nelle religioni misteriche: «m. del regno di Dio» (Mc. 4, 11); «m. del Vangelo» (Eph. 6, 19); «m. di Cristo» (Col. 4, 3); «uomo perfetto» (τάλεια) in Cristo» (Col. 1, 28).
Ma di fronte a queste analogie il cristianesimo presenta peculiarità tali che ne fanno una religione originaria. I innanzi tutto il suo fondatore non è un essere mitico, come Dioniso, Osiride, Attis, Mithra, ma un personaggio di natura divina e umana, vissuto nella luce della storia e messo a morte per opera di un procuratore romano di cui la forma di fede cristiana si preoccupa di fare il nome a garanzia di storicità. — 2) Il suo sacrificio non sta in funzione del ritmo stagionale, ma è inteso come un atto di soprannaturale giustizia dovuto a Dio in espiazione dei peccati dell'umanità: profondo significato etico capace di indirizzare sopra una via di alta perfezione morale gli adepti della nuova religione. — 3) Il cristianesimo profonda le sue radici non nel terreno del paganesimo, ma nel suolo tenace della religione ebraica, superando il ritualismo sacrificale e valorizzando il lato strettamente religioso relativo all'amore del Padre Celeste e all'attuazione di un regno del bene accessibile a tutti. — 4) Il m. hanno della divinità una visione panteistica, conforme alla tendenza di tutto il paganesimo che identifica Iddio con la natura; invece il cristianesimo con la sua concezione di Dio trascendente e creatore sente l'unione con lui come un atto di amore che scaturisce dalla libera volontà dell'uomo. — 5) Nei m. e in genere nella filosofia religiosa dell'epoca imperiali, la salvezza è, in sostanza, una conquista dell'intelletto; nel cristianesimo la salvezza è un dono gratuito di Dio, una garanzia meritata all'uomo dalla morte salvatrix di Cristo. — 6) Il raggiungimento della salvezza e della conseguente felicità è nei m. un fatto esclusivamente individuale; nel cristianesimo invece tutti gli adepti sentono affrettati nella speranza del Regno di Dio preannunziato dal fondatore. È una visione di felicità collettiva, con incomparabile efficacia adombra nella Didaché dal cibo eucaristico disperso come chiedo di grano sui colli e raccolto e fatto uno nella forma di pane.
Per la descrizione dei singoli m.: V. ABDON; CIBELE; DIONISO; ELEUSINI, M.; ISIDE; MITHRA E MITHRAISMO; SAMOTRACIA, M. di. Per i m. come rappresentazioni sacre medievali, V. TEATRO.