Enciclopedia Cattolica vol. VIII, 1952 Folklore

MORTI, FESTA DEI

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Noto anche come: inglese: Commemoration of All the Faithful Departed; latino: Commemoratio Omnium Fidelium Defunctorum

MORTI, FESTA dei. - La f. dei m. (2 nov.; per la liturgia, v. DEFUNTI, IV. IV. Commemorazione di tutti i fedeli d.) dà luogo a una serie di manifestazioni che attestano il vivissimo culto che il popolo nutre verso i propri familiari morti, e le numerose, talora strane credenze sulla condizione dei m. nell'al di là, e sui loro rapporti con il mondo dei vivi.

È credenza larghissimamente diffusa, che in quella notte i m. ritornino a rivedere i luoghi dove vissero e a visitare la propria casa. La fantasia del popolo vede queste interminabili processioni delle anime dei defunti, che recitando rosari e litanie entrano nella città e assistono alla « Messa dei m. »: numerose sono le leggende di casi avvenuti a persone che si trovarono ad assistere a tali processioni o Messe. Nel Friuli i contadini lasciano sulla tavola un lume acceso, i secchi pieni d'acqua e un po' di pane sul desco; in Lombardia la tavola imbandita, il fuoco acceso e le sedie intorno al focolare, perché in quella notte i m. sentono bisogno di mangiare, bere, riscaldarsi. Anche assai diffusa l'usanza che in quelle notti tutti si alzino assai presto da letto, per lasciare il posto ai m.

Cibo di rito in tale ricorrenza erano le fave: « Secondo gli antichi le fave contenevano le anime dei loro trapassati: erano sacre ai m. Presso i Romani avevano il primo posto nei conviti funebri » (Pitrè). Sotto l'influsso del cristianesimo l'offerta di fave ai m. si trasformò in una distribuzione caritatevole ai poveri: in rapporto a ciò si usava in Romagna e altrove mettere agli angoli delle strade bigonci o altri recipienti pieni di ceci o lupini lessi, da cui chiunque poteva attingere. Ora le « fave dei m. » sono, di regola, sostituite con dolci di egual nome e di foggia più o meno simile. Oltre le fave, si usa mangiare in Lombardia « i ceci con la carne di maiale » e il « pan dei m. », che è anche dato in carità; in Abruzzo cibo di rito era la pizza con le sardelle e le ragazze ne facevano dono ai loro fidanzati. In Puglia, come in Abruzzo, comitive di giovani girano questuando « per le anime dei m. » cantando una canzone di circostanza. In Sicilia era diffusissima la tradizione dei regali ai bimbi, come per la Befana: questi regali erano detti appunto « così di m. » perché si immaginavano che fossero lasciati dai m. sulla finestra e alla porta dei bambini buoni.

In Abruzzo si crede che i m. possano restare nelle proprie case dal 2 nov. fino all'Epifania: durante tale periodo si ha cura di non fare oscillare la catena del camino per non svegliare i m. che dormono in casa. A Roma, per l'Ottavario dei m. avevano luogo in alcuni cimiteri (della Consolazione, di S. Spirito in Sassia ecc.) rappresentazioni sacre, che per mezzo di statue in cera o di teloni dipinti evocavano scene del Vecchio e Nuovo Testamento, o si ispiravano a temi di circostanza. I soggetti variavano ogni anno e venivano riprodotti in incisioni e commentati con Spiegazioni in foglietti volanti che si distribuivano ai visitatori. L'usanza, iniziata nel 1763 dall'Arciconfraternita dell'Orazione e Morte durò fino al 1849, e nei paesi circostanti fino agli ultimi decenni dell'Ottocento. Una delle più commoventi liriche del Pascoli, La tovaglia nei Canti di Castelvecchio, s'ispira alle credenze popolari sopraindicate.

Bibliografia11 opere
BIBL.: G. Finamore, Credenze, usi e costumi abruzzesi, Palermo 1890, pp. 180-84; G. Pitrè, Spiritacoli « feste popolari siciliane, ivi 1891, pp. 393-408; A. Bevignani, Le rappresentazioni sacre per l'Ottavario dei m. a Roma, Roma 1912; E. Canziani, Piemonte, trad. it., Milano 1917, pp. 29, 75, 112, 116, 157; S. La Sorsa, Usi e costumi e feste del popolo pugliese, Bari 1925, pp. 91-92; A. Visconti, I Lombardi, Milano s. a., pp. 78-80; A. Pescio, Terre e vita di Liguria, ivi s. a., pp. 63-64; P. Toschi, Romagna solatia, ivi 1925, p. 25; A. Van Gennep, Manuel de folklore français contemporain, III, Parigi 1937, pp. 385-89; V. Ostermann, La vita in Friuli, II, 2ª ed., Udine 1940, p. 302; G. C. Pola Falletti di Villafalletto, Associazioni giovanili e feste antiche, III, Torino 1947, pp. 20-25.

Paolo Toschi

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. VIII (1952), coll. 1442–1443.

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Toschi, Paolo. “Morti, festa dei.” In Enciclopedia Cattolica, vol. VIII, coll. 1442–1443. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1952. https://azioneromana.com/it/article/morti-festa-dei.

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Toschi, Paolo. “Morti, festa dei.” Enciclopedia Cattolica, vol. VIII, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1952, coll. 1442–1443. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/morti-festa-dei.

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