MORTI, FESTA DEI

MORTI, FESTA dei. - La f. dei m. (2 nov.; per la liturgia, V. DEFUNTI, IV. Commemorazione di tutti i fedeli d.) dà luogo a una serie di manifestazioni che attestano il vivissimo culto che il popolo nutre verso i propri familiari morti, e le numerose, talora strane credenze sulla condizione dei m. nell'al di là, e sui loro rapporti con il mondo dei vivi.

È credenza larghissimamente diffusa, che in quella notte i m. ritornino a rivedere i luoghi dove vissero e a visitare la propria casa. La fantasia del popolo vede queste interminabili processioni delle anime dei defunti, che recitando rosari e litanie entrano nella città e assistono alla "Messa dei m. v.: numerose sono le leggende di casi avvenuti a persone che si trovarono ad assistere a tali processioni o Messe. Nel Friuli i contadini lasciano sulla tavola un lume acceso, i secchi pieni d'acqua e un po' di pane sul desco; in Lombardia la tavola imbandita, il fuoco acceso e le sedie intorno al focolare, perché in quella

notte i m. sentono bisogno di mangiare, bere, riscaldarsi. Anche assai diffusa l'usanza che in quelle notti tutti si al-zino assai presto da letto, per lasciare il posto ai m.

Cibo di rito in tale ricorrenza erano le fave: « Secondo gli antichi le fave contenevano le anime dei loro trapassati: erano sacre ai m. Presso i Romani avevano il primo posto nei conviti funebri» (Pitrè). Sotto l'influsso del cristianesimo l'offerta di fave ai m. si trasformò in una distribuzione caritatevole ai poveri: in rapporto con ciò si usava in Romagna e altrove mettere agli angoli delle strade bigoni o altri recipienti pieni di ceci o lupini lessi, da cui chiunque poteva attingere. Ora le « fave dei m.» sono, di regola, sostituite con dolci di egual nome e di foggia più o meno simile. Oltre le fave, si usa mangiare in Lombardia « i ceci con la carne di maiale » e il « pan dei m.», che è anche dato in carità; in Abruzzo cibo di rito era la pizza con le sardelle e le ragazze ne facevano dono ai loro fidanzati. In Puglia, come in Abruzzo, comitive di giovani girano questuando « per le anime dei m.» cantando una canzone di circostanza. In Sicilia era diffusa la tradizione dei regali ai bimbi, come per la Befana: questi regali erano detti appunto « così di m.» perché si immaginavano che fossero lasciati dai m. sulla finestra e alla porta dei bambini buoni.

In Abruzzo si crede che i m. possano restare nelle proprie case dal 2 nov. fino all'Epifania: durante tale periodo si ha cura di non fare oscillare la catena del camino per non svegliare i m. che dormono in casa. A Roma, per l'Ottavario dei m. avevano luogo in alcuni cimiteri (della Consolazione, di S. Spirito in Sassia ecc.) rappresentazioni sacre, che per mezzo di statue in cera o di teloni dipinti evocavano scene del Vecchio e Nuovo Testamento, o si ispiravano a temi di circostanza. I soggetti variavano ogni anno e venivano riprodotti in incisioni e commentati con Spiegazioni in foglietti volanti che si distribuiscono ai visitatori. L'usanza, iniziata nel 1769, dall'Arciconfraternita dell'Orazione e Morte durò fino al 1849, e nei paesi circostanti fino agli ultimi decenni dell'Ottocento. Una delle più commoventi liriche del Paescoli, La tovaglia nei Canti di Castelvecchio, s'ispira alle credenze popolari sopraindicate.

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