MOSÈ DI KHOREN (DI CORENE) DETTO ANCHE KHORANATSI

MOSÈ di KHOREN (di CORENE) detto anche KHORANATSI. - Celebre storico armeno, autore di una monumentale Storia armena divisa in tre parti che va dagli inizi fino al 440, mentre nel sec. IX esiste una quarta parte che si estendeva fino ai tempi dell'imperatore Zenone (474-91). La Storia armena, scritta in uno stile lirico, esalta specialmente le gesta della nobiltà armena e della dinastia dei Bagratidi. Si chiude con la narrazione della morte di Sahak il Grande e di Mesrop.

Sulla cronologia dell'autore e sulle sue qualità si è discusso molto in tempi recenti e le opinioni non sono ancora concordi. L'autore si fa uno dei «santi traduttori» che per iniziativa di Sahak e Mesrop, e quindi nel sec. V, andarono all'estero per preparare la versione della Bibbia. Sarebbe stato sacerdote e probabilmente anche vescovo. Nell'opera viene invocata l'autorità di fonti più antiche, come Eusebio di Cesarea, Mar Abas Katina, Bardesane, Giulio Africano, lo Pseudo-Callistene ed altri. È vero poi che nel sec. V i fiorì in Armenia, a dire di Lazaro di Parphi e di Koriun, un «beato filosofo», vescovo, di nome M. In questi argomenti e nella coerenza con le fonti del sec. V si appoggiano gli autori che sostengono la tesi di un M. di Corene storico del sec. V; così i Mechi-taristi di Venezia e F. C. Conybeare.

Altri, non meno numerosi, rilevano che nell'opera si parla di «Armenia quarta», nome introdotto nel 536 da Giustiniano. Per di più della Storia armena non sono rimaste citazioni fino al sec. IX, in cui la dinastia dei Bagratidi, così inneggiata nel libro, raggiunge il massimo dello splendore. L'opera sarebbe stata quindi scritta nel corso di 1781 e il 13 sec. e le affermazioni dell'autore sarebbero finzioni letterarie. Così la pensano, fra altri, A. Carrière e N. Akinian con i Mechi-taristi di Vienna.

BIBL.: Il testo armeno della storia con le altre opere di M. fu pubblicato dai Mechi-taristi di Venezia nel 1843 e 1865 e più tardi da M. Abeghan-S. Harutinin (Tiflis 1913); versione latina di G. Wistholm (Londra 1726), francese di V. Langlois (Parigi 1870), ital. di G. Cappelletti (Venezia 1841), tedesca di M. Lauer (Ratisbona 1869). A favore dell'autenticità V. F. C. Conybeare, The date of M. of Ch., in Byzant. Zeitschrift, 10 (1901), pp. 489-504; P. Vetter, M. von Ch., in Kirchenlexikon, 2a ed., VIII, pp. 1955-63. Contro l'autenticità V. A. Carrière, M. de Kh. et les généalogies patriarcales, Parigi 1891; id., Nouvelles sources de M. de Kh., supplement, Vienna 1894; N. Akinian, in Wiener Zeitschrift für die Kunde des Morgenlandes, 37 (1930), p. 204 seq.; Bardenhewer, V, pp. 189-95.