MUNARI, PELLEGRINO. - Pittore, n. a Modena ca. il 1465 e m. ivi, assassinato in una rissa, nel dic. 1523. Nel 1509 dipinse in patria una pala d'altare per l'ospedale di S. Maria dei Battuti, che A. Venturi identificò con la piacevole, se pur fredda, *Madonna in trono e i ss. Geminiano e Girolamo* della Panacoteca di Ferrara.

a Giava. Ne tornò nel 1856 , richiamato e disilluso: nelle colonie olandesi i capi indigeni sfruttavano il popolo
Questo dipinto palesa caratteri prettamente ferraresi, in parte robertiani, ma più che altro desunti da Lorenzo Costa, ed è rilevantissima, nella zona superiore, l'affinità di tipologia con le figure e i motivi della cosiddetta «pala Strozzi», nella Galleria nazionale di Londra, un tempo attribuita al mitico Ercole Grandi. Intorno al 1510 il M. si recò a Roma, dove è menzionato negli a. 1513 e 1515 per lavori di pittura artigiana. Fu, a detta del Vasari, aiuto di Raffaello nella decorazione delle Logge Vaticane; la sua evoluzione dai modi padani allo stile raffaellesco è palese in un interessante disegno, ora all'Accademia di Venezia, che raffigura la Madonna in trono con i ss. Giuseppe e Domenico e fu erroneamente attribuito a Perin del Vaga. Ma il lavoro più importante da lui eseguito a Roma, sotto l'influenza diretta del Sanzio, è la serie di affreschi, ispirati dalla vita di s. Giacomo Maggiore, in una cappella di S. Giacomo degli Spagnoli. Deperitissimi o alterati, anche a causa di un restauro settecentesco, essi lasciano tuttavia scorgere le buone qualità cromatiche e soprattutto compositive dell'autore, specie negli episodi relativi alla predicazione dell'Apostolo. Dopo la morte di Raffaello, il maestro modenese ritornò in patria, dove continuò a lavorare per qualche anno; ma non ne sono rimaste sicure testimonianze.