NEPHTHALI (EHR. NAPHTALI)

NEPHTHALI (ehr. Naphtali). - Secondogenito di Giacobbe, nato da Bala, schiava di Rachele.

Il suo nome è interpretato in Gen. 30, 8 come « gara », allusione alla pena di Rachele, per lungo tempo sterile a confronto della sorella Lia; dalla radice ptil(niph'al), Set-

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(per cortesia del p. M. Lacko)
Neosolio, diocesi di - Chiesa parrocchiale (sec. xvili).

tanta Neqθαλ[e]λ[μ]. N. è il capostipite della tribù omonima. È menzionato solo con i suoi quattro figli nell'elenco dei figli di Giacobbe trasferiti in Egitto (Gen. 46,24) e nel profetico addio del padre, al decimo posto (Gen. 49,21).

La tribù di N. era tra quelle settentrionali. Nella divisione a sorte della terra di Canaan, dopo la conquista sotto Giosuè, essa ebbe il territorio a occidente del lago di Merom (el-Hūleh, con limite nord, all'incirca all'altezza della città di Cades, che le apparteneva) e del lago di Genesareth (cf. Deut. 33,23, ove si allude pure alla fertilità del luogo), tra Dan a nord, Aser a nord-est, Zabulon a ovest, Issachar a sud. Giudici (v.), in cui con Zabulon (Judg. 4,6; 5,18; cf. Is. 8,23; Ps. 68,28) compì l'impresa guidata moralmente da Barac (v.) contro Iabin e Sisara (Judg. 4), ed esaltata nel celebre cantico (Judg. 5; cf. gìà Gen. 49,21). N. e Zabulon sono ricordate anche come partecipi dell'impresa di Gedeone contro i Madianiti (Judg. 7,23). I Nepthaliti ebbero in seguito la sorte comune alle tribù settentrionali, dapprima staccatesi nel «Regno d'Israele», poi rovinate dalla deportazione in Assiria (cf. I Par. 5,26).