NON EXPEDIT

NON EXPEDIT. - È la formula che vietava ai cattolici italiani di partecipare alla vita politica, a seguito delle spoliazioni di territori sofferte dalla S. Sede, che portarono alla distruzione del potere temporale.

Dopo l'occupazione militare delle Marche e dell'Umbria, terre pontificie e la proclamazione del Regno d'Italia, il Cavour (v.) mirava soprattutto a fare di Roma la capitale del nuovo Regno, sperando di superare con mezzi diplomatici le difficoltà internazionali della «Questione romana» e quelle opposte dalla resistenza della S. Sede, appoggiata dalla maggioranza dei cattolici. Sulla formula a lui cara: Libera Chiesa in libero Stato, egli elaborò il famoso discorso del 25 marzo 1861 alla Camera di Torino, concludendo che in qualunque modo, per accordi o senza, l'Italia sarebbe giunta a Roma e ne avrebbe fatto la sua capitale, garantendo al Papa assoluta indipendenza.

Morto il Cavour, la «Questione romana», nonché avviarsi ad una soluzione, appariva sempre più ardua e complicata. Per avviare i cattolici su una linea comune e coerente a norme inderogabili, d. Margotti (v.) scrittore e polemista, fondò nel 1862 a Torino il giornale L'Unità cattolica e fu il primo che, con la sua formula: Nè eletti nè elettori, in una lunga serie di articoli, lanciò e sostenne la massima di una doverosa astensione dei cattolici italiani dalla vita politica nella nuova situazione che si creava al Papa ed alla Chiesa.

Tale formula, da principio, non poteva aver valore che di opinione personale e di consiglio; ma con la presa di Roma nel 1870 penetrò nella coscienza di molti e trovò segui specialmente nelle organizzazioni di Azione Cattolica. In quell'anno stesso alcuni deputati, primi fra d'Ondes Reggio (v.) e il marchese Ottavio di Canossa, rinunciarono al mandato parlamentare. Si può dunque far risalire virtualmente a quell'epoca, in potenza, se non in atto, il n. e. che sanzionava il principio affermato da d. Margotti. La prima dichiarazione ufficiale in proposito fu un decreto della S. Penitenziaria del 10 settembre 1874; seguirono discussioni sull'interpretazione, sembrando a non pochi che n. e. significasse inopportunità, ma non assoluto divieto; vi furono anzi tentativi di spingerci i cattolici alle urne nell'immunanza delle elezioni politiche, e fra l'altro si osservava da alcuni che il Papa non si era mai direttamente pronunciato. Intervenne allora Pio IX stesso, il quale con un breve del 29 genn. 1877 al Consiglio superiore della Gioventù Cattolica, riprovava il procedere di coloro che spingevano i cattolici alle urne politiche, mentre la S. Sede non aveva ancora definito se fosse lecito o meno, e a quali condizioni, prendervi parte. La grave dichiarazione troncò l'attività della corrente interventista, ma non le discussioni circa l'opportunità di agire sul terreno parlamentare in opposizione alle influenze settoriali e nell'interesse stesso della S. Sede e dei cattolici.

Soltanto il 30 giugno del 1888 un decreto della Congr. del S. Uffizio, approvato da Leone XIII, sentenziava che, per ragioni di altissimo ordine, il n. e. includeva una vera e propria proibizione; così l'astensione si trasformava in comando. Cominciò, tuttavia, presto, una nuova fase nell'orientamento di molti fra i cattolici per la convinzione che l'evoluzione della vita pubblica italiana avrebbe reso

(fot. Orlandini)

NONANTOLA - Evangelario detto della contessa Matilde (sec. XII) - Seminario, Biblioteca.