ONIA

ONIA. - Nome di quattro sommi sacerdoti giudici dei secc. III e II a. C. (Fl. Giuseppe, Antiq. Iud., XII-XIII; e Bell. Iud., VII). Il primo e il terzo sono menzionati nei Maccabei.

1) O. I, figlio e successore del pontefice Iaddua (contemporaneo di Alessandro Magno), rimase in carica per oltre 20 anni (da ca. il 320 al 300).

Ebbe rapporti amichevoli con Ario, re di Sparta. Nel periodo del suo pontificato la Palestina fu lacerata dai continui utri degli eserciti egiziani e sii che si alternarono sul suo territorio; non pochi ebrei in quelle tristi vicende si videro costretti a lasciare la patria e si stabilirono ad Alessandria.

2) O. II, figlio di Simone il Giusto e nipote di O. I, ancor minorenne quando gli morì il padre, fu sostituito nel pontificato dagli zii Eleazaro e Maranase, e solo alla morte di costui (ca. 240 a. C.) poté entrare in carica.

Mente piccola, avido di danaro, si rifiutò di pagare l'imposta di 20 talenti d'argento a Tolomeo III Evergete. Solo per la tattica di suo nipote Giuseppe Tobiae riuscì a scansare la terribile rappresaglia minacciata dal Re. Gli affari politici e amministrativi rimasero quasi del tutto in mano al nipote.

3) O. III, figlio di Simone II e nipote di O. II, fu pontefice al tempo di Seleuco IV Filopatore, re di Siria (187-176 a. C.). Si distinse per bontà e rettitudine.

Seleuco, in seguito ad informazioni fornitegli da Simone, prefetto del Tempio, mandò Eliodoro (v.) perché asportasse i tesori sacri che la pietà e la fiducia del popolo vi aveva depositati. L'ardente preghiera elevata al Signore dal pio pontefice ottenne che fosse evitato il sacrilegio furto; insidiato però da Simone, egli chiese protezione allo stesso Re. Morto Seleuco, e succeduto al trono Antioco IV Epifane, O. si vide avversato dallo stesso fratello Giasone, che offrendo al Re 590 talenti riuscì a comprarsi la dignità pontificale. Tre anni dopo, Menelao, fratello di Simone, offrendone 300 in più usurpò per sé il pontificato, che ben presto però gli fu tolto in punizione della sua insolvenza. Menelao, profittando dell'assenza di Antioco, regalò al suo luogotenente Andronico alcuni oggetti d'oro trafugati dal Tempio. O., che per sottrarsi alle insidie dei partigiani di Giasone s'era rifugiato a Dafne nel recinto del santuario di Apollo, fece le sue amare rimostranze per l'atto sacrilegio di Menelao; ma lo zelo per l'onore del Tempio gli costò la vita. Menelao, insofferente delle censure di O., pregò Andronico di sopprimerlo. E il pio O., invitato da costui a uscir fuori dal recinto sacro in cui godeva diritto di asilo, fu ucciso a tradimento.

4) O. IV, figlio di O. III, era ancor giovane quando gli fu assassinato il padre.

Vedendo che il contegno dei re selezucì gli rendeva precaria la successione al pontificato, si rifugiò in Egitto

presso il monarca rivale Tolomeo VI Filometore, offrendosi come sommo sacerdote e come capitano di armati. Ottenuto il permesso regio, Leontopoli (v.) un tempio « simile a quello di Gerusalemme, ma più piccolo e modesto» (Flavio Giuseppe, Antiq. Iud., XIII, 3, 3) che doveva richiamare i giudici residenti all'estero e servire da contraltare al santuario nazionale amministrato da pontefici illegittimi e indegni.

Il fatto fu criticato dai circoli sacerdotali di Gerusalemme, come aperta violazione della centralizzazione del culto, sebbene si riconoscesse in O. l'erede naturale del sommo sacerdozio giudaico. Il tempio di Leontopoli ebbe tuttavia influenza limitata e fu ritenuto in Egitto come una iniziativa provocata dalle circostanze critiche di O. Il culto vi fu conservato fin quasi al 72 d. C., allorché per ordine di Vespasiano il Tempio fu chiuso da Lupo, governatore di Alessandria.

BIBL.: G. Ricciotti, Storia d'Israele, II, Torino 1934, passim. Antonio Carrozzini