ORIENTE, IMPERO D'

ORIENTE, IMPERO d'. -

I. IMPERO ROMANO D' O

L'Impero bizantino, che storicamente si è sempre chiamato e dovrebbe chiamarsi I. romano d'O., ha avuto una storia più che millenaria la quale si può dividere in tre periodi, che corrispondono a quelli propri di ogni organismo umano o sociale: la formazione, che va dalla fondazione di Costantinopoli all'accessione di Giustiniano I al trono (326-565); l'assestamento, dopo vivi contrasti interni cagionati dalla nuova divisione dell'Impero in provincie civili-militari dette themi, dall'assalto dei barbari che provenivano dal nord e dall'est in cerca di territori, dal dilagare dell'islamismo; assestamento che toccò il suo culmine glorioso con la dinastia macedone (565-1025); la dissoluzione della vita politica e sociale a causa della minaccia esterna che si aggravava ogni giorno di più, dell'intrigo interno che soffocava la sana politica e spezzava l'unità religiosa con la Chiesa latina, e dell'espansione dell'Occidente, il quale attraverso le vie del commercio riuscì per 54 anni ad assidersi sul trono di Bisanzio e dare all'I. d'O. un colpo da cui non si leverà più (1025-1453).

1. Da Costantino a Giustiniano (326-565)

Durante la prima fase, di transizione, si pongono gli elementi che diverranno specifici della storia bizantina. Costantino infatti, balcanico di nascita e soldato valoroso, vide subito che la difesa dell'Impero romano stava nei Balcani, che segnano la frontiera tra l'Asia e l'Europa; da buon politico intuì che il cristianesimo aveva con sé tutte le speranze dell'avvenire e volle che la nuova capitale fissata da lui a Bisanzio, piccolo municipio di Tracia, fosse orientata fin da principio verso il cristianesimo, mentre la vecchia Roma era ancora troppo piena di ricordi pagani; accettò da Diocleziano la divisione amministrativa dell'Impero in quattro grandi provincie, ma ne abolì i tetrarchi che avevano seguito una politica troppo personale e indipendente e li sostituì con quattro prefetti del pretorio che dipendevano direttamente da lui. Come Diocleziano, mantenne l'amministrazione civile distinta da quella militare e volle che l'una e l'altra mettessero capo a un consiglio di ministri di Stato (consistorium sacrum) che fu l'organo ufficiale attraverso cui l'Imperatore attuava la sua opera.

Il Senato non costituì più una diarchia con il principe; ad esso rimasero solo la prerogative di onore e quelle di reggitore municipale della nuova città, e se i suoi membri erano ammessi nel gabinetto del principe, ciò avveniva passando per la trafila della nuova burocrazia. I nuovi servitori dello Stato non erano più scelti nella vecchia aristocrazia, ma nella classe media, per la quale tuttavia vennero creati titoli di nobiltà burocratica ai quali corrispondevano altrettante funzioni nel gabinetto imperiale.

Fin da Costantino, pertanto, si scorgono gli elementi che costituiranno la specifica monarchia di Bisanzio, ma essi prenderanno la definitiva fisionomia solamente con Giustiniano.

I successori di Costantino, Costantino II (m. nel 340) cui toccò l'Occidente, Costante (340-58) cui toccarono l'Italia e l'Africa, Costanzo (350-61) cui toccò l'Oriente e dal 350 tutto l'Impero, proseguirono la politica del padre, salvo le lotte fratricide e le usurpazioni. Giuliano (361-63), figlio di un fratello di Costantino, tentò di risuscitare il paganesimo secondo la formula neoplatonica, ma morì in battaglia contro i Persiani nel 363.

Sotto i successori Gioviano (364), Valentiniano I (364-78), Graziano (375-83), Valentiniano II (375-92) l'Impero si andò sempre più burocratizzando e assunse il carattere di una vasta organizzazione. Con Teodosio I il Grande (379-95) il cristianesimo si affermò sempre più rigidamente e l'Impero rimase per sempre diviso tra le due metà, occidentale e orientale, che, pur sotto la fin-

zione giuridica dell'unità imperiale romana, vissero ciascuna la sua vita provvedendo alla propria conservazione.

Per l'Occidente, infatti, sotto Onorio (m. nel 423, figlio e successore di Teodosio) e Valentiniano III (425-455) il sec. V è quello delle invasioni barbariche: Vandali, Visigoti, Svevi, di stirpe germanica, che riducono a principati barbarici le più importanti provincie d'Occidente: Britannia, Gallia, Spagna, Africa; barbari più o meno assimilati che s'infiltrano nell'esercito e nell'amministrazione del territorio dell'Impero rendendo servigi ma alterandone la fisionomia etnica, e in parte assimilandone la lingua e la religione cristiana. Dopo Valentiniano III si succedono nove imperatori sull'avvilito trono di Occidente, avviene la nuova invasione di Roma da parte di Genserico (455), finché l'erulo Odoscre, capo di milizie germaniche a servizio dell'imperatore Romolo Augustolo, al rifiuto di ottenere uno stanziamento in Italia, depone l'effimero sovrano (476) ed assume direttamente il potere; il che in teoria non significava la fine dell'Impero d'Occidente ma il passaggio dell'Italia sotto l'autorità dell'Imperatore di Oriente.

Nella sezione orientale dell'Impero invece le cose procedettero pacificamente dal punto di vista degli attacchi esterni, in quanto Goti e Ostrogoti furono indirizzati verso l'Italia, ma vi furono querele dal punto di vista politico e religioso derivanti dalla non mai spenta rivalità tra Costantinopoli ed Alessandria, che assumeva l'aspetto di contesa religiosa. Morto l'inetto Arcadio (393-408) gli successe il figlio Teodosio II (408-50), non più energico del padre, il quale tuttavia ha legato il suo nome al Codice teodosiano, che raccoglie le costituzioni imperiali dal 312 al 437, valido per tutte e due le sezioni dell'Impero, ma che da quella data in poi ebbe valore soprattutto per l'Occidente, mentre in Oriente fu sostituito, un secolo dopo, dal Corpus Iuris di Giustiniano.

Teodosio II visse sotto la tutela della sorella maggiore Pulcheria che, alla morte di lui, sposò il vecchio ed energico Marciano (450-57), che seppe resistere ad Attila, il quale poi si diresse verso Occidente. Successore Leone I (457-74), Leone II (m. nel 474), Zenone (474-91), Anastasio (491-518) che sposò la vedova di Zenone. Con lui comincia la penetrazione degli Slavi nella penisola balcanica.

Dal punto di vista religioso Zenone e Anastasio inclinarono verso il monofisismo perché compresero che l'Occidente era ormai praticamente perduto per l'Impero e bisognava quindi tenersi benevole le provincie orientali: Egitto, Palestina, Siria, dove l'eresia monofisita significava contro Costantinopoli una affermazione di carattere nazionale. I successori di Anastasio abbandonarono invece la politica filo-orientale allo scopo di riacquistare in Occidente una posizione politica ormai tramontata per sempre e lasciarono sguarnite le frontiere d'Oriente donde doveva venire la finale rovina dell'Impero bizantino.

Ad Anastasio I successe Giustino I (518-27) e a questo il nipote Giustiniano I ([527-65]), il quale ebbe care soprattutto due idee: l'idea romana, per cui volle riunire all'Impero l'Occidente ormai occupato per l'Italia dai Goti, per l'Africa dai Vandali, per la Tracia dai Bulgari, e unificare in un sol corpo (Corpus Iuris Civilis) la legislazione anteriore; e la idea cristiana che egli considerava come il simbolo della tutela dell'unità politica.

2. Da Giustiniano alla dinastia macedone (565-1025)

Il periodo che va da Giustiniano ad Eraclio (e questo dimostra quanto fosse poco illuminato politicamente l'occidentalismo di Giustiniano) fu tra i più desolati della storia di Bisanzio. Guerra contro Slavi ed Avari penetrati nella penisola balcanica; conquista longobarda dell'Italia; guerra contro la Persia di Cosroe II alla quale Giustino II (565-78) aveva negato il pattuito tributo; trattato di pace con la medesima da parte dell'imperatore Tiberio II (578-82) che vinse per le armi del suo generale Maurizio, il quale gli successe sul trono (568-602) e morì assassinato in una sommossa militare in seguito alla quale divenne imperatore il centurione Foca (602-10). Ma Cosroe II di Persia, con cui un tempo Maurizio aveva trattato, si mosse per vendicarlo, e sebbene Eraclio (610-41) uccidesse

l'esoso tiranno e gli succedesse nell'Impero, invase la Siria, occupando Gerusalemme (614) e asportandone il legno della vera Croce, quindi l'Egitto e l'Asia Minore mentre gli Avari battevano alle porte della capitale. Eraclio, incerto da principio se trasportare a Cartagine la capitale, si gettò poi sulla Persia penetrandovi attraverso l'Armenia e dopo una campagna durata cinque anni riuscì a fiaccare l'esercito persiano riconquistando l'Armenia e la Siria e ricuperando il legno della vera Croce e le insegne dell'Impero. E poiché durante la sua critica situazione aveva compreso l'opportunità di tenervi amiche le popolazioni monofisite della Siria e dell'Egitto, escogitò, per suggerimento del patriarca bizantino Sergio, la formula conciliativa dell'unica volontà di Cristo che impose con apposito documento l'Ekthexis (= esposizione [della fede]) del 638, suscitando le proteste dell'Occidente e iniziando la contesa monotelitica che, non sopita da un ulteriore decreto, il Typos (= l'esemplare, la norma), di Costantino II figlio di Eraclio, si chiuse con il Concilio VI di Costantinopoli (681) che diede causa vinta alla protesta occidentale.

Ma intanto si era mossa dall'Arabia l'invasione religioso-politica degli Arabi che ritolgono a Bisanzio la Siria con le battaglie di Aḡnāḏajīn (633) e Jarmūk (636) e procedono alla conquista della Persia con le battaglie di Qādisijah (636) e di Nihāwand (642).

La storia dei discendenti di Eraclio presenta una lacrimevole successione di insipienza e di eccidi; la eccezione Costantino IV Pogonato (668-85), il quale con l'aiuto del fuoco greco respinse gli Arabi che assediavano Costantinopoli; cedette ai Bulgari le sedi da loro già occupate e per sradicare l'eresia monotelita, che ormai non aveva più motivo di essere sostenuta data la perdita della Siria e dell'Egitto, convocò il VI Concilio ecumenico, cui si è sopra accennato, che ratificò la dottrina di Roma.

Gli imperatori che successero a Costantino IV furono inerti e crudeli. Giustiniano II (685-95), Leonzio (695-98), Tiberio III (698-705), Giustiniano II di nuovo (705-11), Filippico Bardane (711-13), Anastasio II (713-716), Teodosio III (716), sotto il quale gli Arabi avanzando nel Bosforo si impadronirono di Costantinopoli.

A salvare l'Impero stretto tra Slavi ad Occidente e Barbari a Oriente e ormai prossimo a rovina sorse Leone III (717-21) di Germanica in Siria, detto anche Isaurico. Egli unitamente a suo figlio Costantino si preoccupò di migliorare le condizioni interne dell'Impero promulgando (726) l'Eḵkāyō, cioè una raccolta o estratto di leggi desunte dalla compilazione giustiniana allo scopo di render questa più praticamente agile e « filantropica », conformandola alle mutate condizioni dell'Impero. L'Ecloga rimase in vigore fino alla legislazione dei Basilici (v. sotto). Dopo aver scongiurato l'assalto degli Arabi a averne distrutto la flotta, risollevò con apposite leggi l'esercito (νόμος στρατιωτικός « codice militare ») il commercio marittimo (νόμος ναυτικός « codice nautico ») e l'agricoltura (νόμος γεωργικός « codice rurale ») afflitta dal gravissimo male del latifondo. Egli intese ovviarvi emanando misure a favore della piccola proprietà e colpendo i grandi latifondisti sfruttatori del colonato specialmente anatolico, ridotto a condizioni miserrime; tra i maggiori latifondisti vanno collocati i monaci le cui possessioni erano esenti da ogni gravame nei riguardi del fisco. Non è da escludere che la lotta contro le sacre immagini (iconoclastia), da lui iniziata, abbia per motivo essenziale la lotta contro il monachesimo detentore di tanta parte della proprietà terriera dell'Impero e che delle immagini sacre era il pittore, della loro venerazione il devoto propagatore e fu delle medesime il più strenuo difensore.

Suo figlio Costantino V Copronimo (741-75) continuò nella lotta iconoclasta, perseguitando fino al martirio i difensori delle sacre immagini; tenne a bada gli Arabi, vinse dopo lunga campagna i Bulgari, si preoccupò dell'agricoltura mandando colonie di Slavi in Bitinia e di Siri in Tracia per migliorare le terre. Leone IV il Kazaro (775-80), suo figlio, che gli successe, continuò la lotta iconoclasta ma in forma mitigata e si associò presto al-

l'Impero il figlio Costantino VI (780-97). Questi fu assistito dalla madre Irene reggente nel periodo della minore età di lui, durante la quale ebbe una sosta la lotta iconoclasta condannata nel Concilio ecumenico di Nicea (787) al quale il papa Adriano I inviò i suoi legati.

Costantino VI, che aveva vittoriosamente contenuto i Bulgari, vide Hārūn ar-Rasīd attraversare l'Asia Minore fino a Scutari; vide l'Impero perdere ogni vestigio di autorità sull'Occidente a causa della creazione del S. Romano Impero (800) conservando solo i possessi dell'Italia meridionale, della Sicilia e dell'Illirico, che già Leone III aveva sottratto all'obbedienza gerarchica del papa, e finì accecato dalla madre alla cui tutela aveva voluto sottrarsi. Ma Irene fu punita della sua crudeltà perché Niceforo (807-11), ministro delle Finanze, s'impadronì dell'Impero (802) che governò secondo la linea, segnata dagli Isaurici, di protezione dell'agricoltura, imponendo ai monasteri un tributo (καπνικάν) e abolendo ogni esenzione fiscale. Fu assassinato durante una campagna contro i Bulgari. Gli successe, dopo Staurace, il genere Michele Rangabē (811), che seguì una politica incoraggiata dall'iconofilo s. Teodoro Studita, ma per la sua imperizia amministrativa, per la sua incapacità militare nella lotta contro i Bulgari che devastavano Tracia e Macedonia, scontò l'esercito che elevò sugli scudi Leone V l'Armeno (813-20), stratega del thema anatolico con il quale risale al trono la corrente asiatica preoccupata dell'agricoltura e dell'amministrazione, avversa all'ingerenza del clero nella cosa pubblica e perciò di programma iconoclasta, che applicò tuttavia senza inferire contro gli iconofili. Cadde vittima di una congiura di palazzo e gli successe Michele II (820-29), sotto il quale gli Arabi occuparono la Sicilia e Creta, e poi Teofilo (820-42), iconoclasta fervente, morto il quale l'imperatrice Teodora governò come reggente durante l'infanzia del figlio Michele III l'Ubriaco (842-67) e restaurò definitivamente, previo un concilio (i cui atti ora perduti confermavano pienamente quelli di Nicea), il culto delle immagini; tale restaurazione è consacrata da una liturgia solenne detta dell'Ortodossia che la Chiesa bizantina celebra nella prima domenica di Quaresima. La lotta che rappresenta etnograficamente la contesa dell'elemento greco contro quello orientale dell'Impero (orientali sono gli Imperatori iconoclasti, siri prima e frigi poi, orientali gli elementi di cui si componeva il loro esercito), e socialmente la difesa della piccola proprietà contro la grande posseduta dai nobili e dai monasteri, si chiuse, dopo ca. un secolo di lotta, lasciando il buon seme della protezione agricola con lo sviluppo della piccola proprietà agricola e della riforma amministrativa, seme che doveva fruttificare al tempo della dinastia macedone sotto la quale l'Impero bizantino toccò l'apogeo della forza e dell'estensione.

3. La dinastia macedone; lo scisma greco (867-1025). — Basilio I (867-86), di provenienza tracia e di lontana origine armena, è il fondatore della dinastia macedone. Anch'egli si preoccupò del miglioramento dell'agricoltura, strinse nelle sue mani la somma delle cose e preparò una riforma della legislazione (πρόχειρος = Manuale, Ἐπαναγόνη = Introduzione) che culminerà nei Βασιλικά = Leggi imperiali. I Basilici contengono in LX II, tutto il diritto giustiniano ancora in vigore nel sec. IX, raccogliendo sotto i vari titoli la materia che nella compilazione di Giustiniano è distribuita nel Codice, nel Digesto e nelle Novelle e aggiungendo tutto quanto corrispondeva alle nuove condizioni della vita economica e sociale.

Durante il suo regno scoppiò lo scisma di Fozio, che, composto in un primo tempo, produrrà poi la scissione definitiva tra la Chiesa greca e quella latina.

Suo figlio Leone VI detto il Savio (886-912) fu il vero compilatore dei Basilici voluti da suo padre, ma alla sua dottrina non fu pari la sua bravura militare perché subì da Simeone, zar dei Bulgari, una grave sconfitta. Anche il figlio Costantino VII, detto Porfirogenito (912-959), fu un grande studioso che attese a compilazioni erudite (De thematibus, De administrando imperio, Biografia di Basilio I); il suocero Romano I Lecapeno (959-63),

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ORIENTE, Impero d' - Incoronazione di Giovanni e Alessio. Comneno. Miniatura (secc. XI-XII) - Biblioteca Vaticana, cod. Urb. grec. a B. f. 19 V.
da lui associato all'Impero, si opponeva intanto con poca fortuna ai Bulgari che urgevano di nuovo alle porte di Costantinopoli, mentre, con migliore fortuna, assicurava all'Impero i suoi possedimenti dell'Italia meridionale: il thema di Longobardia (terra d'Otranto, Lucania meridionale e Puglia) e il thema di Calabria, che poi furono riuniti da Niceforo Foca nel 965 in un unico thema d'Italia il cui governatore risiedette a Bari con titolo di catapano.

Successo a Costantino il figlio Romano II (959-63) la cui vedova Teofano (madre dei due minorenni Basilio, il futuro Bulgarocono, e Costantino) sposò Niceforo Foca (963-69) che scacciò gli Arabi da Creta, Anatolia e Siria, e morì assassinato in una congiura di palazzo. Salì sul trono Giovanni Zmisce (969-76), ottimo generale, anch'egli imparentato con i Macedoni avendo sposato Teodora sorella di Romano II. Penetrò vittoriosamente in Mesopotamia, e in Siria ricominciò la lotta contro i Bulgari che il suo successore Basilio II (976-1025) sconfisse sanguinosamente meritandosi il titolo di «sterminatore dei Bulgari». Ebbe anche la soddisfazione di vedere la Russia di Vladimiro accettare in massa il Battesimo (988), entrando così nell'orbita dell'influenza bizantina.

4. La decadenza. I Comneni, gli Angeli e i Paleologi. - Con la morte di Basilio II comincia la parabola discendente dell'Impero che coincide con la sparizione dei piccoli proprietari ritornati sotto il giogo economico dei grandi feudatari e dei monaci: le crese pauliciane e bagomila sono un aspetto di questa antinomia politico-sociale ed etnica (slava); Costantino VIII, fratello di Basilio, fu un inetto (1025-28). Con le due figlie di costui: Zoe, che sposò successivamente Romano III Argiro (1028-1034), Michele il Paflagone (1034-41) e Costantino IX Monomaco (1042-54); e Teodora, che nominò imperatore Michele VI Stratiotico (1056-57), si estingue la dinastia macedone.

Estinta questa dinastia, che oltre alla gloria guerriera ebbe anche l'aureola della legittima successione dinastica, i grandi signori dell'Anatolia proclamarono imperatore uno di loro, Isacco Comneno (1057-59) che dopo due anni dovette cedere il posto a Costantino X (1059-67) cui seguirono Romano IV Diogene (1067-71), Michele VII Duca (1071-78), Niceforo Botaniate (1078-81) finché l'Impero venne di nuovo nelle mani di un uomo capace di guidarlo a migliori destini, Alessio Comneno (1081-1118), nipote di Isacco, la cui famiglia governò l'Impero per quasi tutto il sec. XII. Alessio seppe abilmente destreggiarsi tra i vari nemici che opprimevano l'Impero ponendo Petceneghi contro Cumani, Normanni contro Veneziani, crociati della I Crociata contro i Turchi. Suo figlio Giovanni (1118-43) entrò quindi in possesso di una eredità meno gravosa e poté dedicarsi al miglioramento delle finanze dello Stato che lasciò in buone condizioni al figlio Manuele (1143-80).

Questi fu cavalleresco soldato, ebbe simpatia per i Latini e fu l'ultimo sovrano che facesse onore al trono di Bisanzio. Suo figlio Alessio II (1180-83) ebbe il trono usurpato da Andronico I (1183-85) e questi pagò con la vita la sua mala azione cui aveva dato colore di riscossa nazionale contro l'invadenza latina favorita da Manuele e da Alessio II. Sotto la seguente perfida dinastia degli Angeli: Isacco II (1185-95), Alessio III (1195-1203) e poi di nuovo Isacco II (1203-1204), Costantinopoli cade in potere dei Latini della IV Crociata mentre la dinastia di Bisanzio si perpetua nella sede di Nicea (v. sotto).

La riconquista della capitale sotto Michele Paleologo (1259-61) non rimediò alla sorte dell'Impero bizantino ormai condannato, con i Turchi padroni dell'Anatolia, Slavi e Franchi in possesso del Balcani, Venezia padrona delle isole dell'Egeo e dei migliori scali del Levante. Neppure il ravvicinamento ecclesiastico con Roma, tentato da Michele VIII (1261-82) al Concilio di Lione, per procacciarsi aiuti latini, portò alcun frutto. Sotto suo figlio Andronico II (1282-1328) i Turchi si insediarono stabilmente a Brussa; suo nipote Andronico III (1328-41) assiste all'ingrandimento dei Serbi guidati da Stefano Duscian; l'usurpatore Giovanni Cantacuzeno lascia che i Turchi si stabiliscano a Gallipoli e nella Tracia, Giovanni V Paleologo, figlio di Andronico III (1341, 1354-76, 1379-91), vede i Turchi farsi paladini delle sue legittimità e riporlo sul trono contro la nuova usurpazione del proprio figlio Andronico IV. Manuele II (1391-1425) si reca in Europa a invocare aiuto contro i Turchi di Bajazid che assediano Costantinopoli; il medesimo fa Giovanni VIII (1425-48), che firma nel Concilio di Firenze l'unione dottrinale con i latini, rotta dai Greci, a causa del loro odio antilatino, appena firmata.

Ultimo della dinastia dei Paleologi e dei sovrani di Bisanzio è Costantino XI (1448-53) che muore da imperatore, sulla breccia praticata dalle artiglierie di Maometto

II. L'eredità politica di Bisanzio è raccolta dai Turchi Osmanli, quella religiosa - preparata dalla istituzione del patriarcato di Mosca concessa dal patriarca di Costantinopoli Geremia II (1589), giunto nella capitale moscovita in cerca di aiuti - sarà a suo tempo assorbita di fatto dalla Russia, con la sua monarchia teocratica fondata sul potere imperiale e sulla gerarchia «ortodossa»

Vedi tav. XXI.

BIBL.: si citano qui soltanto le opere principali relative alla storia dell'I. romano d'O. disposte secondo la successione delle dinastie che hanno occupato il trono di Bisanzio. Per le controversie religiose V. BIZANTINA, ARTE, LETTERATURA: per la produzione profana V. GRECIA. Tre riviste: Byzantinische Zeitschrift (dal 1891 a Monaco), Byzantion (dal 1925 a Liegi), Vizantiystviy Vremennik (dal 1894 a Pietroburgo). Opere generali sulla storia e civiltà bizantina: G. F. Hertzberg, Geschichte der Byzantiner und des Osmanischen Reiches, Berlino 1883; ve ne è una trad. it.; H. Gelzer, Abriss der byzantinischen Kaisergeschichte, Monaco 1897; P. Grenier, L'Empire byzantin: son évolution sociale et politique, Parigi 1904; D. C. Hessling, Byzantion, Haarlem 1902; trad. francese, Parigi 1907; Cambridge medieval history, I. The Christian Roman Empire, Cambridge 1911; 2ª ed. 1936; II. The rise of Saracens and the foundation of the Western Empire, ivi 1913 (da Anastasio agli iconoclasti); 2ª ed. 1936; IV. The Eastern Rom. Empire, ivi 1936 (dagli iconoclasti alla caduta di Costanti-

nopolì); F. J. Ouspenski, Storia dell'Impero bizantino, Pietroburgo 1914 (in russo); J. Koulakowski, Storia di Bisanzio, Kiev 1914 (in russo); N. Turchi, La civiltà bizantina, Torino 1915; Ch. Dichl, Histoire de l'Empire byzantin, Parigi 1919; id., Byzance, grandeur et decadence, ivi 1919; A. Vasiliev, Histoire de l'Empire byzantin, 2 voll., trad. dal russo, ivi 1922; N. Jorga, Histoire de la vie byzantine, 3 voll., Bucarest 1934; M. V. Levchenko, Byzance des origines à 1453, Parigi 1949, trad. dal russo. Dinastici costantiniani e teodosiani; V. COSTANTINO: TEODOSTO. Dinastica giustiniana (518-602); Ch. Dichl, Justinien et la civilisation byzantine au VIe siècle, Parigi 1901; E. Stein, Studien zur Geschichte des byzantinischen Reiches vornehmlich unter den Kaisern Justinus II. und Tiberius Constantinus, Stoccarda 1919.

Per la dinastia craciana (610-711): A. Pernice, L'imperatore Eratio, Firenze 1905. Per la dinastia isaurica (717-802): L. Brehier, La querelle des images (VIIIe-IXe siècles), Parigi 1904; J. B. Bury, A history of the Eastern Roman Empire from the fall of Irene to the accession of Basil, I, Londra 1912; G. Ostrogorski, Studien zur Geschichte des Byzantinischen Bildestreites, Breslavia 1929. Per la dinastia macedone (867-1926): A. Rambaud, L'Empire grec au Xe siècle: Constantin Porphyrogenète, Parigi 1870; J. B. Bury, Roman emperors from Basil II to Isaac Komnenos, in English hist. Review, 4 (1889), pp. 41-64, 251-85, riedita in Selected Essays, Cambridge 1930; G. Schlumberger, Un empereur byzantin au Xe siècle: Nicophore Phocas, Parigi 1890; C. Neumann, Die Weltstellung des byzantinischen Reiches vor den Kreuzzügen, Lipsia 1894, trad. francese, Parigi 1905; G. Schlumberger, L'épée byzantine à la fin du Xe siècle, I, Jean Tzimizes, Les jeunes années de Basile II, ivi 1896 (va dal 969 al 989); id., L'épée byzantine à la fin du Xe siècle, II, Basile II, le sueur de Bulgares, ivi 1900 (va dal 989 al 1025); J. Gay, L'Italie méridionale et l'Empire byzantin depuis l'avènement de Basile Ier, jusqu'à la prise de Bari par les Normands (867-1071), ivi 1904; A. Vogt, Basile I empereur de Byzance (867-86) et la civilisation byzantine à la fin du IXe siècle, ivi 1905; D. De Guldencrone, L'Italie byzantine, Etude sur le haut moyen âge (400-1056), ivi 1914; S. Runciman, The emperor Romanus Lecapanus and his reign, Cambridge 1929. Per la dinastia dei Comneni (1081-1183): F. Chalandon, Les Comnenes: études sur l'Empire byzantin au XIe et XIIe siècles, I: Essai sur le règne d'Alexis I Comneni (1081-1118), Parigi 1900; II: Jean II Comneni (1118-43) et Manuel Ier Comneni (1143-80), ivi 1914; F. Cognasso, Partiti politici e lotte dinastiche a Bisanzio alla morte di Manuele Comneno, Torino 1912. Per la dinastia degli Angeli (1185-1204): F. Cognasso, Un imperatore bizantino della decadenza: Isacco II Angelo, in Benerione, 19 (1915), pp. 45-70, 246-89. Per la dinastia dei Lascaridi di Nicea (1204-61): A. Gardner, The Lascarides of Nicea, The story of an Empire in exile, Londra 1912. Per la dinastia dei Paleologi (1261-1453): G. Schlumberger, Le siège, la prise et le sac le Constantinople par les Turcs en 1453, Parigi 1915; C. Chapman, Michel Paleologue, restaurateur de l'Empire byzantin (1161-82), ivi 1926; L. Petit, Manuel II Paleologue, in DThC, IX, II, coll. 1925-32. Nicola Turchi

II. IMPERO LATINO D'O

La IV Crociata, bandita da Innocenzo III ed organizzata da un gruppo di principi franco-fiamminghi con l'appoggio della Repubblica di Venezia, anziché dirigersi alle coste della Siria e dell'Egitto, subendo l'influsso di vari interessi si diresse a Costantinopoli per ristabilire sul trono l'imperatore legittimo Isacco II Angelo; ma il dissidio successivamente sorto tra Cro-

ciati e Bizantini portò a guerra aperta. I Latini conquistarono Costantinopoli il 12 apr. 1204. Già in precedenza i capi avevano deciso la partizione della conquista: un collegio di elettori (sei veneziani e sei francesi) avrebbe designato il nuovo imperatore che avrebbe avuto però solo un quarto dei territori bizantini; degli altri tre quarti, metà sarebbe toccata ai Veneziani e metà ai principi crociati.

Nel maggio 1204 si procedette alla nomina dell'imperatore: scartato Bonifacio di Monferrato che aveva

capitanato la spedizione, i Veneziani fecero scegliere Baldovino conte di Fiandra che fu incoronato in S. Sofia il 16 maggio. A lui furono assegnati i territori della Tracia orientale e le coste settentrionali dell'Asia Minore con le isole di Samotracia, Lesbo, Chio, Samo; della capitale possedette solo i cinque ottavi perché S. Sofia con tre ottavi della città spettavano a Venezia. Il doge di Venezia assunse il titolo di despôtes, signore di un quarto e mezzo dell'Impero di Romania, però praticamente la Repubblica non poté occupare tutto quanto le spettava. Occupò le isole Ionie, dell'Epiro solo Durazzo, nel Peloponneso solo Corone

e Modone e poi molte isole che diede in feudo a vari suoi cittadini: così si ebbe il ducato di Nasso, il marchesato di Cerigo, il granducato di Lemno, il ducato di Creta che veramente avrebbe dovuto spettare al marchese di Monferrato; questi ebbe Tessalonica con la Tessaglia e la Macedonia ed il titolo di re, come vassallo dell'imperatore; così Baldovino diede vari territori in feudo a suoi cavalieri fedeli: uno fu fatto duca di Nicea, un altro di Filippopoli, uno signore di Demotikón. Per interessare il maggior numero di Crociati all'organizzazione dell'Impero, Baldovino creò seicento cavalieri e diede loro feudi.

Solo apparentemente fedeli, Goffredo di Villehardouin, nipote dello storico della Crociata, fondò il principato di Acaia e Ottone de la Roche il ducato di Atene.

Ma se la Crociata era riuscita a dislocare i territori bizantini, l'imperatore Baldovino ed i suoi alleati non riuscirono ad impedire che alla periferia si formassero alcuni Stati greci e pretendessero di continuare la tradizione bizantina. Teodoro Lascaris, genero di Alessio III Angelo, riuscì subito dopo la caduta di Costantinopoli a creare un governo in Nicea, raccogliendo attorno a sé il clero e l'ariatorrazia bizantina superstite e nel 1206 si fece incoronare imperatore; a Trebisonda Alessio e Davide Comneni, nipoti di Andronico I, crearono un impero bizantino; in Epiro Michele Angelo Comneno creò un governo ed assunse il titolo di despôtes; a Rodi, ad Argo, a Sparta grandi signori bizantini crearono signorie particolari.

L'imperatore Baldovino nell'autunno del 1204 iniziò la conquista di tutti i territori riconosciutigli nella

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ORIENTE, Impero d'. I Crociati conquistano la seconda volta Costantinopoli con il concorso dei Veneziani. Dipinto di Domenico Tintoretto (sec. xvi). Venezia, Palazzo ducale, sala del Maggior Consiglio.

spartizione. Con l'appoggio di Enrico di Hainault occupò Tzurulon, Didymóteikhon, Adrianopoli, Filippopoli e Mosinopoli, mettendo in fuga Alessio III Angelo, ma provocò l'opposizione del marchese di Monferrato che pretendeva per sé Adrianopoli. Bonifacio si recò ad assediare queste città ed il contrasto tra i due rivali fu sopito solo dall'accorrere del doge di Venezia e degli altri principi crociati. Ma il possesso della Tracia determinò un altro grave conflitto tra l'Imperatore latino e lo zar dei Bulgari che solo nel nov. 1204 era stato incoronato da un legato di Innocenzo III. Lo zar aspirava a creare un impero greco-bulgaro, mentre Baldovino pretendeva la restituzione di tutti i territori che avevano fatto parte dell'Impero bizantino. La guerra scoppiò nella primavera del 1205: il 14 apr. Baldovino fu sconfitto e fatto prigioniero e morì poco dopo in prigionia.

La scomparsa dell'Imperatore latino parve segnare la fine dell'Impero. I bulgari arrivarono sino al mar di Marmara; in Asia Minore i Greci di Nicea ricuperarono i territori occupati dai Latini nei mesi precedenti.

Assunse la reggenza dell'Impero l'energico Enrico di Hainault che con grande abilità salvò la situazione, ricacciando Greci e Bulgari. Nell'ag. 1206 si ebbe notizia della morte di Baldovino ed allora Enrico di Hainault fu fatto imperatore. I nemici però insistevano: nel 1207 lo zar bulgaro ed il basileus di Nicea mossero concordi contro i Latini. L'Imperatore riuscì a ricacciare i Bulgari dall'assedio di Adrianopoli, Joannitza fu ucciso nel tentativo di conquistare Tessalonica, ed ora Enrico di Hainault sconfisse a Filippopoli il nuovo zar Boris (1º ag. 1208). In Asia ristabilì la pace lasciando a Teodoro Lascaris Nicodemia e Cizico.

L'Imperatore ebbe allora un po' di riposo per provvedere ai bisogni dell'Impero. Recatosi a Tessalonica dopo la morte di Bonifacio, organizzò il governo del nuovo re Demetrio di Monferrato ancora minorenne (1209). A Ravennika (nella Friolide) riunì un parlamento solenne dove ricevette l'omaggio dei baroni latini Ottone de la Roche, di Atene, e Goffredo di Villehardouin, di Acaia; anche il despota bizantino di Epiro gli rese omaggio. Nel 1211 la pace fu rotta da una ripresa della guerra con l'Imperatore di Nicea, che fu sconfitto. I Latini riuscirono così ad allargare la loro occupazione in Anatolia.

Per l'organizzazione interna dell'Impero i problemi più importanti erano quelli religiosi: in prima linea era la questione della convivenza greco-latina. Innocenzo III, se dapprima aveva protestato per la deviazione della IV Crociata, dopo la presa di Costantinopoli si inchinò al fatto compiuto celebrando il trionfo latino come un miracolo compiuto dalla Divinità.

Si sperò allora che l'organizzazione dell'Impero latino d'O. servisse a realizzare l'unione delle due Chiese. Provvide quindi alle sedi arcivescovili con prelati latini, lasciando nelle sedi vescovili anche prelati greci, purché aderissero. In realtà il clero greco, pur rimanendo nelle sedi, silenziosamente considerava come capo il patriarca ortodosso stabilitosi a Nicea. Innocenzo III durò a lungo nella tolleranza; permise che si continuasse ad officiare in greco, poi prese a trattare, cercando di persuadere i prelati greci alla riconciliazione per mezzo di legati pontifici. Le trattative avvenute a diverse riprese non portarono a nessun esito; anzi i Greci ripetutamente protestarono presso l'imperatore Enrico di Hainault contro i metodi rudi dei prelati latini. L'Imperatore spesso prese posizione a favore dei sudditi greci. Anche nella Chiesa latina dei vincitori c'erano contrasti. I Veneziani avevano imposto come patriarca un loro cittadino, Tommaso Morosini, sperando di creare un clero tutto veneziano: la Chiesa latina sarebbe diventata una emanazione del governo di Venezia. Di qui vivi e continui contrasti tra

clero francese e clero veneziano, come per i possessi ecclesiastici si ebbero lotte tra i vescovi ed i cavalieri. Nel 1210 l'Imperatore tenne un secondo Parlamento a Ravennika per esaminare le vertenze religiose.

Enrico di Hainault morì a Tessalonica l'11 giugno 1216. I baroni latini elessero al suo posto il cognato Pietro di Courtenay conte di Auxerre, che venne incoronato a Roma da Onorio III il 9 apr. 1217, ma nel recarsi per via di terra da Durazzo a Costantinopoli cadde nelle mani del despota Teodoro Angelo che lo fece morire in carcere. Fu chiamato dalla Francia il figlio di Pietro, Roberto di Courtenay, che fu incoronato a S. Sofia il 25 marzo 1221.

Roberto di Courtenay regnò sino al 1228 ed allora gli successe il fratello minorenne Baldovino per il quale venne a governare come reggente l'ex re di Gerusalemme Giovanni di Brienne, che fu anche proclamato collega nell'Impero.

Morto il Brienne nel 1237, Baldovino II rimase solo di fronte ad una situazione disperata. Già il Regno di Roberto era stato una sequela di casi lacrimosi. Approfittando dell'incapacità dell'Imperatore latino e delle diminuite forze della latinità in Romania, i nemici dovunque attorno si erano organizzati ed apparivano minacciosi.

Il despotato d'Epiro si era lentamente ampliato in Macedonia ed in Grecia; mentre il re di Tessalonica, Demetrio, si recava in Occidente a cercare aiuto, nel 1221 i Greci d'Epiro occupavano Tessalonica e mettevano fine al Regno latino. In Asia, morto Teodoro Lascaris nel 1222, gli succedeva nell'Impero il genero Giovanni Ducas Vatatzes, uomo di grande abilità politica. Egli infatti comprendeva il pericolo che, abbattendo l'Impero latino di Costantinopoli, la sua azione venisse sfruttata o dai Bulgari o dai Greci di Epiro. Era necessario quindi procedere con molta prudenza.

Nel 1224 attaccò i Latini, vinse Pietro di Courtenay ed occupò Cizico, la Troade, Lesbo, Chio, Samo. Poi passò i Dardanelli, occupò Madito e Gallipoli, cacciò i Latini da Adrianopoli. Ma anche il despota d'Epiro si avanzò in Macedonia e Tracia, cacciando Giovanni Vatatzes da Adrianopoli. Il conflitto tra i due capi avrebbe potuto essere sfruttato dai Latini, ma Roberto di Courtenay era un indolente e Baldovino che gli successe era minorenne. Si parlò a Costantinopoli di numinare suo reggente lo zar bulgaro Giovanni Asen, ma fu rifiutato. Lo zar ora avrebbe voluto occupare Costantinopoli, ma si oppose il despota d'Epiro. Greci e Bulgari combatterono: Teodoro Angelo fu sconfitto e fatto prigioniero (1230). Giovanni Asen pensò allora di essere padrone della situazione, ma contro di lui si rizzò il basileus di Nicea Giovanni Vatatzes. Diffidando l'uno dall'altro, si rassegnarono ad una alleanza contro Costantinopoli latina, ma i tentativi d'assedio del 1235 e 1236 fallirono. Lo zar bulgaro ebbe poi timore di fare il gioco solo dell'alleato e cercò un'intesa con i Latini.

Giovanni Vatatzes si volse allora contro il despotato greco d'Epiro-Tessalonica e dopo la morte dello zar bulgaro, riuscì ad occupare Tessalonica ed a togliere la Macedonia al despotato greco (1252). Quando Giovanni Vatatzes nel 1254 venne a morte, l'Impero di Nicea circondava da tutte le parti l'I. latino d'O. ridotto a Costantinopoli ed ai grandi feudi d'Atene e di Acaia.

Suo figlio Teodoro II Lascaris regnò troppo poco (1254-58) per risolvere il problema della conquista di Costantinopoli. Egli dovette accontentarsi di rinforzare lo Stato e di ridurre i domini dei Greci d'Epiro togliendo loro Durazzo, Vodena, Ostrovo e Diavoli. Ormai l'imperatore latino Baldovino II era agli estremi: i suoi viaggi in Occidente per cercare aiuto non erano riusciti a nulla: senza mezzi finanziari, era stato costretto a vendere le reliquie delle chiese di Costantinopoli.

Morto Teodoro II Lascaris nel 1258 assunse la reggenza per il giovanissimo Giovanni IV l'abile generale Michele Paleologo che si fece proclamare im-

peratore collega (1259). Era suonata l'ultima ora per i Latini di Costantinopoli. Nel 1259 Michele VIII assali il despotato d'Epiro e ne distrusse le forze nelle battaglie di Pelagonia. Nel 1260 decise la conquista di Costantinopoli: traversati i Dardanelli, occupò Selimbria e si avanzò sotto la capitale latina. Attaccò il quartiere di Galata, ma non riuscì nel tentativo. Prima di ritornare all'attacco, cercò di procurarsi alleati stringendo con Genova il Trattato di alleanza di Ninfeo (13 marzo 1261): Michele VIII faceva grandi concessioni economiche ai Genovesi per averli al fianco nella lotta contro l'I. latino d'O. ed i suoi protettori, i Veneziani. Ma già nel giugno del 1261 inviò un esercito sotto Costantinopoli ed il 25 luglio, senza trovare resistenza, il generale Alessio Strategopulo entrava in Costantinopoli. Baldovino II si salvò fuggendo e conducendo con sé il patriarca latino. L'Impero latino d'O. aveva cessato di esistere dopo cinquantasette anni di miscranda esistenza.

Michele VIII entrò nella capitale bosforica il 15 ag. 1261. Baldovino II si recò in Occidente, in cerca di aiuti, ma inutili furono i nuovi tentativi per trovare alleati. Nel 1267 il papa Urbano IV e Manfredi re di Sicilia combinarono una coalizione con Michele II deposta, ma Michele VIII batteva il despot e lo faceva prigioniero. La coalizione non poteva del resto riuscire, perché il Papa non poteva accontentare a lasciare a re Manfredi la direzione della lotta contro l'Imperatore bizantino. Il paladino del Papa e contro Manfredi e contro Michele VIII doveva essere Carlo d'Angiò.

Il 15 maggio 1267 a Viterbo, alla presenza di Clemente IV, Baldovino II conchiudeva un accordo con Carlo d'Angiò, cedendogli i diritti sui domini dell'Impero latino d'O., a sé riservando solo Costantinopoli. Successivamente Filippo figlio di Baldovino II sposava Beatrice figlia di Carlo d'Angiò. Questi poteva dunque considerarsi come il legittimo signore dell'Impero di Romania ed indirizzare la sua politica alla conquista di Costantinopoli. La conseguenza però di tale politica dovevano essere i Vespri Siciliani.

BIBL.: G. B. Papadopoulos, Théodore II Lascaris, empereur de Nicée, Parigi 1809; Ch. Du Cange, Histoire de l'Empire de Constantinople sous les empereurs français, ivi 1826; Ch. Hopf, Geschichte Griechenlands im Mittelalter, Lipsia 1867-68; E. Norden, Das Papsttum und Byzanz, Berlino 1903; E. Gerland, Geschichte des lateinischen Kaiserreiches von Konstantinopel, I. Homburg V. d. Höhe 1905 (comprende solo il periodo 1204-16); per le questioni religiose: A. Luchaire, Innocent III et la question d'Orient, Parigi 1905; W. Miller, The Latins in the Levant, Londra 1908; per le relazioni con Nicea: A. Gardner, The Lazarids of Nicea, ivi 1912; C. Chapman, Michel Pallolage restaurateur de l'Empire byzantin, Parigi 1926, un quadro generale in Histoire générale di A. Glotz, Moyen âge, IX, 1, di R. Grousset, ivi 1945. Francesco Cognasso
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“ORIENTE, IMPERO D'.” Enciclopedia Cattolica, vol. IX (1952), p. 224. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/oriente-impero-d.