ORIENTE, IMPERO d'. -
I. IMPERO ROMANO D' O
L'Impero bizantino, che storicamente si è sempre chiamato e dovrebbe chiamarsi I. romano d'O., ha avuto una storia più che millenaria la quale si può dividere in tre periodi, che corrispondono a quelli propri di ogni organismo umano o sociale: la formazione, che va dalla fondazione di Costantinopoli all'accessione di Giustiniano I al trono (326-565); l'assestamento, dopo vivi contrasti interni ca- gionati dalla nuova divisione dell'Impero in pro- vincie civili-militari dette themi, dall'assalto dei bar- bari che provenivano dal nord e dall'est in cerca di territori, dal dilagare dell'islamismo; assestamento che toccò il suo culmine glorioso con la dinastia macedone (565-1025); la dissoluzione della vita po- litica e sociale a causa della minaccia esterna che si aggravava ogni giorno di più, dell'intrigo interno che soffocava la sana politica e spezzava l'unità re- ligiosa con la Chiesa latina, e dell'espansione dell'Oci- dente, il quale attraverso le vie del commercio riuscì per 54 anni ad assistersi sul trono di Bisanzio e dare al- l'I. d'O. un colpo da cui non si leverà più (1025-1453).1. Da Costantino a Giustiniano (326-565)
Da- rante la prima fase, di transizione, si pongono gli ele- menti che diverranno specifici della storia bizantina. Costantino infatti, balcanico di nascita e soldato valoroso, vide subito che la difesa dell'Impero romano stava nei Balcani, che segnano la frontiera tra l'Asia e l'Europa; da buon politico intuì che il cristianesimo aveva con sé tutte le speranze dell'avvenire e volle che la nuova capi- tale fissata da lui a Bisanzio, piccolo municipio di Tras- fesse orientata fin da principio verso il cristianesimo, mentre la vecchia Roma era ancora troppo piena di ri- cordi pagani; accettò da Diocleziano la divisione ammini- strativa dell'Impero in quattro grandi provincie, ma ne aboli i tetrarchi che avevano seguito una politica troppo personale e indipendente e li sostituì con quattro prefetti del pretorio che dipendevano direttamente da lui. Come Diocleziano, mantenne l'amministrazione civile distinta da quella militare e volle che l'una e l'altra mettessero capo a un consiglio di ministri di Stato (consistorium sacrum) che fu l'organo ufficiale attraverso cui l'Imperatore attuava la sua opera.Il Senato non costituì più una diarchia con il principe; ad esso rimasero solo la prerogative di onore e quelle di reggente municipale della nuova città, e se i suoi membri erano ammessi nel gabinetto del principe, ciò avveniva passando per la trafila della nuova burocrazia. I nuovi servitori dello Stato non erano più scelti nella vecchia aristocrazia, ma nella classe media, per la quale tuttavia vennero creati titoli di nobiltà burocratica ai quali corrispondevano altrettante funzioni nel gabinetto imperiale.
Fin da Costantino, pertanto, si scorgono gli elementi che costituiranno la specifica monarchia di Bisanzio, ma essi prenderanno la definitiva fisionomia solamente con Giustiniano.
I successori di Costantino, Costantino II (m. nel 340) cui toccò l'Occidente, Costante (340-58) cui tocca- rono l'Italia e l'Africa, Costano (350-61) cui tocca- l'Oriente e dal 350 tutto l'Impero, proseguirono la poli- tica del padre, salvo le lotte fratricide e le usurpazioni. Giuliano (361-63), figlio di un fratello di Costantino, tentò di risuscitare il paganesimo secondo la formula neoplatonica, ma morì in battaglia contro i Persiani nel 363.
Sotto i successori Gioviano (364), Valentiniano I (364-78), Graziano (375-83), Valentiniano II (375-92) l'Impero si andò sempre più burocraticamente e assume il carattere di una vasta organizzazione. Con Teodosio I il Grande (379-95) il cristianesimo si affermò sempre più rigidamente e l'Impero rimase per sempre diviso tra le due metà, occidentale e orientale, che, pur sotto la fin- zione giuridica dell'unità imperiale romana, vissero cia- scuna la sua vita provvedendo alla propria conservazione.
Per l'Occidente, infatti, sotto Onorio (m. nel 423, figlio e successore di Teodosio) e Valentiniano II (425-455) il sec. v è quello delle invasioni barbariche: Van- dali, Visigoti, Svevi, di stirpe germanica, che riducono a principi barbarici le più importanti provincie d'Oc- cidente: Britannia, Gallia, Spagna, Africa; barbari più o meno assimilati che s'infiltrano nell'esercito e nell'ammi- nistrazione del territorio dell'Impero rendendo servigi ma alterandone la fisionomia etnica, e in parte assimilan- done la lingua e la religione cristiana. Dopo Valentiniano III si succedono nove imperatori sull'avvilito trono di Occidente, avviene la nuova invasione di Roma da parte di Genserico (455), finché l'erulo Odoacre, capo di milizie germaniche a servizio dell'imperatore Romolo Augustolo, al rifiuto di ottenere uno stanziamento in Italia, depone l'effimero sovrano (476) ed assume diret- tamente il potere; il che in teoria non significava la fine dell'Impero d'Occidente ma il passaggio dell'Italia sotto l'autorità dell'Imperatore di Oriente.
Nella sezione orientale dell'Impero invece le cose procedettero pacificamente dal punto di vista degli attacchi esterni, in quanto Goti e Ostrogoti furono indirizzati verso l'Italia, ma vi furono querele dal punto di vista politico e religioso derivanti dalla non mai spetta rivalità tra Costantinopoli ed Alessandria, che assumeva l'aspetto di contesa religiosa. Morto l'inetto Arcadio (393-408) gli successe il figlio Teodosio II (408-50), non più energico del padre, il quale tuttavia ha legato il suo nome al Codice teodosiano, che raccoglie le costituzioni imperiali dal 312 al 437, valido per tutte e due le sezioni dell'Impero, ma che da quella data in poi ebbe valore soprattutto per l'Occidente, mentre in Oriente fu sostituito, un secolo dopo, dal Corpus Iuris di Giustiniano.
Teodosio II visse sotto la tutela della sorella maggiore Pulcheria che, alla morte di lui, sposò il vecchio ed ener- gico Marciano (450-57), che seppe resistere ad Attila, il quale poi si diresse verso Occidente. Successore Icone I (457-74), Leone II (m. nel 474), Zenone (474-91), Ana- stasio (491-518) che sposò la vedova di Zenone. Con lui comincia la penetrazione degli Slavi nella penisola bal- canica.
Dal punto di vista religioso Zenone e Anastasio inclinarono verso il monofisismo perché compreso che l'Occidente era ormai praticamente perduto per l'Impero e bisognava quindi tenersi benevole le provincie orientali: Egitto, Palestina, Siria, dove l'eresia monofisita significava contro Costantinopoli una affermazione di carattere nazionale. I successori di Anastasio abbando- narono invece la politica filo-orientale allo scopo di riac- quistare in Occidente una posizione politica ormai tra- montata per sempre e lasciarono sguarnire le frontiere d'Oriente donde doveva venire la finale rovina dell'Im- pero bizantino.
Ad Anastasio I successe Giustino I (518-27) e a questo il nipote Giustiniano I (527-65), il quale ebbe care soprattutto due idee: l'idea romana, per cui volle riu- nire all'Impero l'Occidente ormai occupato per l'Italia dai Goti, per l'Africa dai Vandali, per la Tracia dai Bul- gari, e unificare in un sol corpo (Corpus Iuris Civilis) la legislazione anteriore; e la idea cristiana che egli consi- derava come il simbolo della tutela dell'unità politica.
2. Da Giustiniano alla dinastia macedone (565-1025)
Il periodo che va da Giustiniano ad Eraclio (e questo dimostra quanto fosse poco illuminato politicamente l'occ- cidentalismo di Giustiniano) fu tra i più desolati della storia di Bisanzio. Guerra contro Slavi ed Avari penetrati nella penisola balcanica; conquista longobarda dell'Italia; guerra contro la Persia di Cosroe II alla quale Giustinio II (565-78) aveva negato il pattuito tributo; trattato di pace con la medesima da parte dell'imperatore Tiberio II (578-82) che vinse per le armi del suo generale Maurizio, il quale gli successe sul trono (568-602) e morì assassinato in una sommossa militare in seguito alla quale divenne imperatore il centurione Foca (602-10). Ma Cosroe II di Persia, con cui un tempo Maurizio aveva trattato, si mosse per vendicarlo, e sebbene Eraclio (610-41) uccidessel’esoso tiranno e gli succedesse nell’Impero, invase la Siria, occupando Gerusalemme (614) e asportandone il legno della vera Croce, quindi l’Egitto e l’Asia Minore mentre gli Avari battevano alle porte della capitale. Eraclio, incerto da principio se trasportare a Cartagine la capitale, si gettò poi sulla Persia penetrandovi attraverso l’Armenia e dopo una campagna durata cinque anni riuscì a fiaccare l’esercito persiano riconquistando l’Armenia e la Siria e ricuperando il legno della vera Croce e le insegne dell’Impero. E poiché durante la sua critica situazione aveva compreso l’opportunità di tenersi amiche le popolazioni monofisite della Siria e dell’Egitto, escogitò, per suggerimento del patriarca bizantino Sergio, la formola conciliativa dell’unica volontà di Cristo che impose con apposito documento l’Ekthesis (= esposizione [della fede]) del 638, suscitando le proteste dell’Occidente e iniziando la contesa monotelemica che, non sopita da un ulteriore decreto, il Typos (= l’esemplare, la norma), di Costantino II figlio di Eraclio, si chiuse con il Concilio VI di Costantinopoli (681) che diede causa vinta alla protesta occidentale.
Ma intanto si era mossa dall’Arabia l’invasione religiosa-politica degli Arabi che ritolgano a Bisanzio la Siria con le battaglie di Ağnâdajin (633) e Jarmûk (636) e procedono alla conquista della Persia con le battaglie di Qâdisijah (636) e di Nihâvand (642).
La storia dei discendenti di Eraclio presenta una lacrimevole successione di insipienza e di eccidi; fa eccezione Costantino IV Pogonato (668-685), il quale con l’aiuto del fuoco greco respinse gli Arabi che assediavano Costantinopoli; cedette ai Bulgari le sedi da loro già occupate e per sradicare l’eresia monoteletica, che ormai non aveva più motivo di essere sostenuta da la perdita della Siria e dell’Egitto, convocò il VI Concilio ecumenico, cui si è sopra accennato, che ratificò la dottrina di Roma.
Gli imperatori che successero a Costantino IV furono inetti e crudeli. Giustiniano II (685-695), Leonzio (695-698), Tiberio III (698-705), Giustiniano II di nuovo (705-711), Filippo Bardane (711-713), Anastasio II (713-716), Teodosio III (716), sotto il quale gli Arabi avanzano nel Bosforo si impadronirono di Costantinopoli.
A salvare l’Impero stretto tra Slavì ad Occidente e Barbari a Oriente e ormai prossimo a rovina sorse Leone III (717-741) di Germania in Siria, detto anche Isaurico. Egli unitamente a suo figlio Costantino si preoccupò di migliorare le condizioni interne dell’Impero promulgando (726) l’Exkoyh, cioè una raccolta o estratto di leggi desunte dalla compilazione giustiniane allo scopo di render questa più praticamente agile e «filantropica», conformandola alle mutate condizioni dell’Impero. L’Ecloga rimase in vigore fino alla legislazione dei Basili (v. sotto). Dopo aver scongiurato l’assalto degli Arabi a averne distrutto la flotta, risollevò con apposite leggi l’esercito (vômos stratiotikos «codice militare») il commercio marittimo (vômos watikôs «codice nautico») e l’agricoltura (vômos yepoyikôs «codice rurale») afflitta dal gravissimo male del latifondo. Egli intese ovivari emanando misure a favore della piccola proprietà e colpendo i grandi latifondisti sfruttatori del colonato specialmente anatolico, ridotto a condizioni mi-serrime; tra i maggiori latifondisti vanno collocati i monaci le cui possessioni erano esenti da ogni gravame nei riguardi del fisco. Non è da escludere che la lotta contro le sacre immagini (iconoclastia), da lui iniziata, abbia per motivo essenziale la lotta contro il monachesimo detentore di tanta parte della proprietà terriera dell’Impero e che delle immagini sacre era il pittore, della loro venerazione il devoto propagatore e fu delle medesime il più strenuo difensore.
Suo figlio Costantino V Copronimo (741-75) continuò nella lotta iconoclasta, perseguitando fino al martirio i difensori delle sacre immagini; tenne a bada gli Arabi, vinse dopo lunga campagna i Bulgari, si preoccupò dell’agricoltura mandando colonie di Slavì in Bitinia e di Sirì in Tracia per migliorare le terre. Leone IV il Kazaro (775-80), suo figlio, che gli successe, continuò la lotta iconoclasta ma in forma mitigata e si associò presto al-
ORIENTE IMPERO
Estinta questa dinastia, che oltre alla gloria guerriera ebbe anche l'auréola della legittima successione dinastica, i grandi signori dell'Anatolia proclamarono imperatore uno di loro, Isacco Comneno (1057-59) che dopo due anni dovette cedere il posto a Costantino X (1059-67) cui seguirono Romano IV Diogene (1067-71), Michele VII Duca (1071-78), Nicéforo Botaniate (1078-81) finché l'Impero venne di nuovo nelle mani di un uomo capace di guidarlo a migliori destini, Alessio Comneno (1081-1118), nipote di Isacco, la cui famiglia governò l'Impero per quasi tutto il sec. XII. Alessio seppe abilmente destreggiarsi tra i vari nemici che opprimevano l'Impero ponendo Petecneghi contro Cumani, Normanni contro Venezziani, crociati della I Crociata contro i Turchi. Suo figlio Giovanni (1118-43) entrò quindi in possesso di una eredità meno gravosa e poté dedicarsi al miglioramento delle finanze dello Stato che lasciò in buone condizioni al figlio Manuele (1143-80).
Questi fu cavalleresco soldato, ebbe simpatia per i Latini e fu l'ultimo sovrano che facesse onore al trono di Bisanzio. Suo figlio Alessio II (1180-83) ebbe il trono usurpato da Andronico I (1183-85) e questi pagò con la vita la sua mala azione cui aveva dato colore di riscossa nazionale contro l'invadenza latina favorita da Manuele e da Alessio II. Sotto la seguente perfida dinastia degli Angeli: Isacco II (1185-95), Alessio III (1195-1203) e poi di nuovo Isacco II (1203-1204), Costantinopoli cade in potere dei Latini della IV Crociata mentre la dinastia di Bisanzio si perpetua nella sede di Nicea (v. sotto).
La riconquista della capitale sotto Michele Paleologo (1259-61) non rimediò alla sorte dell'Impero bizantino ormai condannato, con i Turchi padroni dell'Anatolia, Slavi e Franchi in possesso del Balcani, Venezia padrona delle isole dell'Egeo e dei migliori scali del Levante. Neppure il ravvicinamento ecclesiastico con Roma, tentato da Michele VIII (1261-82) al Concilio di Lione, per procacciarsi aiuti latini, portò alcun frutto. Sotto suo figlio Andronico II (1282-1328) i Turchi si insediarono stabilmente a Brussa; suo nipote Andronico III (1328-41) assiste all'ingrandimento dei Serbi guidati da Stefano Dusciani; l'usurpatore Giovanni Cantacuzzeno lascia che i Turchi si stabiliscano a Gallipoli e nella Tracia, Giovanni V Paleologo, figlio di Andronico III (1341, 1354-76, 1379-91), vede i Turchi farsi paladini delle sua legittimità e riportò sul trono contro la nuova usurpazione del proprio figlio Andronico IV. Manuele II (1391-1425) si reca in Europa a invocare aiuto contro i Turchi di Bàjazid che assediano Costantinopoli; il medesimo fa Giovanni VIII (1425-48), che firma nel Concilio di Firenze l'unione dottrinale con i latini, rotta dai Greci, a causa del loro odio antialtino, appena firmata.
Ultimo della dinastia dei Paleologi e dei sovrani di Bisanzio è Costantino XI (1448-53) che muore da imperatore, sulla breccia praticata dalle artiglierie di Maometto
II. L'eredità politica di Bisanzio è raccolta dai Turchi Osmanli, quella religiosa - preparata dalla istituzione del patriarcato di Mosca concessa dal patriarca di Costantinopoli Geremia II (1580), giunto nella capitale moscovita in cerca di aiuti - sarà a suo tempo assorbita di fatto dalla Russia, con la sua monarchia teocratica fondata sul potere imperiale e sulla gerarchia «ortodossa»
Vedi tav. XXI.
Oriente. Impero d' - Incoronazione di Giovanni e Alessio. Comneno. Miniatura (secc. xI-xII) - Biblioteca Vaticana, cod. Urb. grec. 2 B, f. $10^{6}$.
nopoli); F. J. Ouspenski, *Storia dell'Impero bizantino*, Pietro-burgo 1914 (in russo); J. Koulakowski, *Storia di Bisanzio*, Kiev 1914 (in russo); N. Turchi, *La civiltà bizantina*, Torino 1915; Ch. Diehl, *Histoire de l'Empire byzantin*, Parigi 1919; id., *Byzance, grandeur et decadence*, ivi 1919; A. Vasiliev, *Histoire de l'Empire byzantin*, 2 voll., trad. dal russo, ivi 1922; N. Jorga, *Histoire de la vie byzantine*, 3 voll., Bucarest 1934; M. V. Levtchchko, *Byzance des origines à 1453*, Parigi 1949, trad. dal russo. Dinastie costantiniana e todisoiana: V. CONSTANTINE; TEODOSIO. Dinastia giustiniana (518-602): Ch. Diehl, *Justinian et la civilisation byzantine au VIe siècle*, Parigi 1901; E. Stein, *Studien zur Geschichte des byzantinischen Reiches vornehmlich unter den Kaiserin Justinus II. und Tiberius Constantinus*, Stoccarda 1919. Per la dinastia cracliana (610-711): A. Pernice, *L'Imperatore Eraclio*, Firenze 1905. Per la dinastia isaurica (717-802): L. Brehier, *La querelle des images (VIIIe-Xe siècles)*, Parigi 1904; J. B. Bury, *A history of the Eastern Roman Empire from the fall of Irene to the accession of Basil*, I, Londra 1912; G. Ostrogorski, *Studien zur Geschichte des Byzantinischen Bilderstretes*, Breslavia 1929. Per la dinastia macedone (867-1056): A. Rambaud, *L'Empire grec au Xe siècle*: Constantin Porphyro-genète, Parigi 1870; J. B. Bury, *Roman emperors from Basil II to Isaac Komnenos*, in *English hist. Review*, 4 (1889), pp. 41-64, 251-85, ricadita in *Selected Essays*, Cambridge 1930; G. Schlumberger, *Un empereur byzantin au Xe siècle*: Nicephore Phocas, Parigi 1890; C. Neumann, *Die Weltstellung des byzantinischen Reiches vor den Kreuzigen*, Lipsia 1894, trad. francese, Parigi 1905; G. Schlumberger, *L'épopée byzantine à la fin du Xe siècle*, I, Jean Tzimisczes, *Les jeunes années de Basile II*, ivi 1896 (va dal 969 al 989); id., *L'épopée byzantine à la fin du Xe siècle*, II, Basile II, *le tueur de Bulgarie*, ivi 1900 (va dal 989 al 1023); J. Gay, *L'Italie médiionale et l'Empire byzantin depuis l'avènement de Basile Ier*, jusqu'à la prise de Bari par les Normands (867-1071), ivi 1904; A. Vogt, *Basile I empereur de Byzance (867-869) et la civilisation byzantine à la fin du IXe siècle*, ivi 1905; D. De Guldencrone, *L'Italie byzantine*, *Etude sur le haut moyen d'époque (1000-1056)*, ivi 1914; S. Runciman, *The Emperor Romanus Leocrates*, Paris 1915; C. Chalandon, *Les Comtéens: études sur l'Empire byzantin au XIe et XIIe siècles*, I; *Essai sur le règne d'Alexis I Comnène (1081-1115)*, Parigi 1900; II: *Jean II Comnène (1118-1133)*, et *Jean III Comnène (1133-1185)*, ivi 1912; F. Cognasso, *Partiti politici e lotte dinastiche a Bisanzio alla morte di Manuele Comnène*, Torino 1912. Per la dinastia degli Angeli (1185-1204): F. Cognasso, *Un imperatore bizantino della decadenza: Isacco II Angelo*, in *Bessarione*, 19 (1915), pp. 45-70, 246-89. Per la dinastia dei Lascari di Nicea (1204-61): A. Gardner, *The Lascarides of Nicea*, *The story of an Empire in exile*, Londra 1912. Per la dinastia dei Paleologi (1261-1453): G. Schlumberger, *Le siège, la prise et le sac le Constantinople par les Turcs en 1453*, Parigi 1915; C. Chapman, *Michel Paléologue, restaurateur de l'Empire byzantin (1261-182)*, ivi 1926; L. Petit, *Manuel II Paléologue*, in *DTHC*, IX, 11, coll. 1925-32. Nicola Turchi.
II. IMPERO LATINO D'O
La IV Crociata, bandita da Innocenzo III ed organizzata da un gruppo di principi franco-fiamminghi con l'appoggio della Repubblica di Venezia, anziché dirigersi alle coste della Siria e dell'Egitto, subendo l'influsso di vari interessi si diresse a Costantinopoli per ristabilire sul trono l'imperatore legittimo Isacco II Angelo; ma il dissidio successivamente sorto tra Crociati e Bizantini portò a guerra aperta. I Latini conquistarono Costantinopoli il 12 apr. 1204. Già in precedenza i capi avevano deciso la partizione della conquista: un collegio di elettori (sei veneziani e sei francesi) avrebbe designato il nuovo imperatore che avrebbe avuto però solo un quarto dei territori bizantini; degli altri tre quarti, metà sarebbe toccata ai Veneziani e metà ai principi crociati.Nel maggio 1204 si procedette alla nomina dell'imperatore: scartato Bonifacio di Monferrato che aveva

Oriente, Impero d' - I Crociati conquistano la seconda volta Costantinopoli con il concorso dei Veneziani. Dipinto di Domenico Tintoretto (sec. xvi). Venezia, Palazzo ducale, sala del Maggior Consiglio.
capitanato la spedizione, i Veneziani fecero scegliere Baldo vino conto di Fiandra che fu in coronato in S. Sofia il 16 maggio. A lui furono assegnati i territori della Tracia orientale e le coste settentrionali dell'Asia Minore con le isole di Samotracia, Lesbo, Chio, Samo; della capitale possedette solo i cinque ottavi perché S. Sofia con tre ottavi della città spettavano a Venezia. Il doge di Venezia assunse il titolo di despòtes, signore di un quarto e mezzo dell'Impero di Romania, però praticamente la Repubblica non poté occupare tutto quanto le spettava. Occupò le isole Ionie, dell'Epirio solo Durazzo, nel Peloponnese solo Corone e Modone e poi molte isole che diede in feudo a vari suoi cittadini: così si ebbe il ducato di Nasso, il marchesato di Cerigo, il granducato di Lemno, il ducato di Creta che veramente avrebbe dovuto spettare al marchese di Monferrato; questi ebbe Tessalonica con la Tessaglia e la Macedonia ed il titolo di re, come vassallo dell'imperatore; così Baldo vino diede vari territori in feudo a suoi cavalieri fedeli: uno fu fatto duca di Nicea, un altro di Filippopoli, uno signore di Demotikón. Per interessare il maggior numero di Crociati all'organizzazione dell'Impero, Baldo vino creò seicento cavalieri e diede loro feudi.
Solo apparentemente fedeli, Goffredo di Villehardouin, nipote dello storico della Crociata, fondò il principato di Acaia e Ottone de la Roche il ducato di Atene.
Ma se la Crociata era riuscita a dislocare i territori bizantini, l'imperatore Baldo vino ed i suoi alleati non riuscirono ad impedire che alla periferia si formassero alcuni Stati greci e pretendessero di continuare la tradizione bizantina. Teodoro Lascaris, generoso di Alessio III Angelo, riuscì subito dopo la caduta di Costantinopoli a creare un governo in Nicea, raccogliendo attorno a sé il clero e l'aristocrazia bizantina superstite e nel 1206 si fece incoronare imperatore; a Trebisonda Alessio e Davide Comneni, nipoti di Andronico I, crearono un impero bizantino; in Epiro Michele Angelo Comneno creò un governo ed assunse il titolo di despòtes; a Rodi, ad Argo, a Sparta grandi signori bizantini crearono signorie particolari.
L'imperatore Baldo vino nell'autunno del 1204 iniziò la conquista di tutti i territori riconosciuti nella
spartizione. Con l'appoggio di Enrico di Hainault occupò Tuzurulon, Didymoteikhon, Adrianopoli, Filippopoli e Mosinopoli, mettendo in fuga Alessio III Angelo, ma provocò l'opposizione del marchese di Monferrato che pretendeva per sé Adrianopoli. Infofficio si recò ad assediare queste città ed il contrasto tra i due rivali fu sopito solo dall'accorrere del doge di Venezia e degli altri principi crociati. Ma il possesso della Tracia determinò un altro grave conflitto tra l'Imperatore latino e lo zar dei Bulgari che solo nel nov. 1204 era stato incoronato da un legato di Innocenzo III. Lo zar aspirava a creare un impero greco-bulgaro, mentre Baldovino pretendeva la restituzione di tutti i territori che avevano fatto parte dell'Impero bizantino. La guerra scoppiò nella primavera del 1205: il 14 apr. Baldovino fu sconfitto e fatto prigioniero e morì poco dopo in prigionia.
La scomparsa dell'Imperatore latino parve segnare la fine dell'Impero. I bulgari arrivarono sin dal mar di Marmara; in Asia Minore i Greci di Nicea ricuperarono i territori occupati dai Latini nei mesi precedenti.
Assunse la reggenza dell'Impero l'energico Enrico di Hainault che con grande abilità salvò la situazione, ricacciando Greci e Bulgari. Nell'ag. 1206 si ebbe notizia della morte di Baldovino ed allora Enrico di Hainault fu fatto imperatore. I nemici però insistevano: nel 1207 lo zar bulgaro ed il basileus di Nicea mossero concordi contro i Latini. L'Imperatore riuscì a ricacciare i Bulgari dall'assedio di Adrianopoli, Joannitza fu ucciso nel tentativo di conquistare l'Esalonica, ed ora Enrico di Hainault sconfisse a Filippopoli il nuovo zar Boris (10 ag. 1208). In Asia rispettivamente, la pace lasciando a Teodoro Lascaris Nicodemus e Cizico.
L'Imperatore ebbe allora un po' di riposo per provvedere ai bisogni dell'Impero. Recato a Tessalonica dopo la morte di Bonifacio, organizzò il governo del nuovo re Demetrio di Monferrato ancora minorenne (1209). A Ravenna (nella Fittide) riunì un parlamento solenne dove ricevette l'omaggio dei baroni latini Ottone da Roche, di Atene, e Goffredo di Villehardouin, di Acacia; anche il despota bizantino di Epiro gli rese omaggio. Nel 1211 la pace fu rotta da una ripresa della guerra con l'Imperatore di Nicea, che fu sconfitto. I Latini riuscirono così ad allargare la loro occupazione in Anatolia.
Per l'organizzazione interna dell'Impero i problemi più importanti erano quelli religiosi: in prima linea era la questione della convivenza greco-latina. Innenco 111, se dapprima aveva protestato per la deviazione della IV Crociata, dopo la presa di Costantinopoli si inchinò al fatto compiuto celebrando il trionfo latino come un miracolo compiuto dalla Divinità.
Si sperò allora che l'organizzazione dell'Impero latino d'O. servisse a realizzare l'unione delle due Chiese. Provvede quindi alle sedi arcivescovili con prelati latini, lasciando nelle sedi vescovili anche prelati greci, purché aderissero. In realtà il clero greco, pur rimanendo nelle sedi, silenziosamente considerava come capo il patriarca ortodosso stabilitosi a Nicea. Innocenzo III durò a lungo nella tolleranza; permise che si continuasse ad officiare in greco, poi prese a trattare, cercando di persuadere i prelati greci alla riconciliazione per mezzo di legati pontifici. Le trattative avvenute a diverse riprese non portarono a nessun esito; anzi i Greci ripetutamente protestarono presso l'imperatore Enrico di Hainault contro i medici dei prelati latini. L'Imperatore spesso prese posizione a favore dei sudditi greci. Anche nella Chiesa latina dei vincitori c'erano contrasti. I Veneziani avevano imposto come patriarca un loro cittadino, Tommaso Morosini, sperando di creare un clero tutto veneziano: la Chiesa latina sarebbe diventata una emanazione del governo di Venezia. Di qui vivi e continui contrasti tra clero francese e clero veneziano, come per i possessi ecclesiastici si ebbero lottate tra i vescovi ed i cavalieri. Nel 1210 l'Imperatore tenne un secondo Parlamento a Ravenna per esaminare le vertenze religiose.
Enrico di Hainault morì a Tessalonica l'11 giugno 1216. I baroni latini clessero al suo posto il cognato Pietro di Courtenay conte di Auxerre, che venne incoronato a Roma da Onorio III il 9 apr. 1217, ma nel recarsi per via di terra da Durazzo a Costantinopoli cadde nelle mani del despota Teodoro Angelo che lo fece morire in carcere. Fu chiamato dalla Francia il figlio di Pietro, Roberto di Courtenay, che fu incoronato a S. Sofia il 25 marzo 1221. Roberto di Courtenay regnò sino al 1228 ed allora gli successe il fratello minorenne Baldovino per il quale venne a governare come reggente l'ex re di Gerusalemme Giovanni di Brienne, che fu anche proclamato collega nell'Impero.
Morto il Brienne nel 1237, Baldovino II rimase solo di fronte ad una situazione disperata. Già il Regno di Roberto era stato una sequela di casi lacrimosi. Approfittando dell'incapacità dell'Imperatore latino e delle diminutive forze della latinità in Romania, i nemici dovunque attorno si erano organizzati ed apparivano minacciosi.
Il despotato d'Epiro si era lentamente ampliato in Macedonia ed in Grecia; mentre il re di Tessalonica, Demetrio, si recava in Occidente a cercare aiuto, nel 1221 i Greci d'Epiro occupavano Tessalonica e mettevano fine al Regno latino. In Asia, morto Teodoro Lascaris nel 1222, gli succedeva nell'Impero il genero Giovanni Ducas Vatatzes, uomo di grande abilità politica. Egli infatti comprendeva il pericolo che, abbattendo l'Impero latino di Costantinopoli, la sua azione venisse sfruttata o dai Bulgari o dai Greci di Epiro. Era necessario quindi procedere con molta prudenza.
Nel 1224 attaccò i Latini, vinse Pietro di Courtenay ed occupò Cizico, la Troade, Lesbo, Chio, Samo. Poi passò i Dardanelli, occupò Madito e Gallipoli, cacciò i Latini da Adrianopoli. Ma anche il despota d'Epiro si avanzò in Macedonia e Tracia, cacciando Giovanni Vatatzes da Adrianopoli. Il conflitto tra i due capi avrebbe potuto essere sfruttato dai Latini, ma Roberto di Courtenay era un indolente e Baldovino che gli successe era minorenne. Si parlò a Costantinopoli di nominare suo reggente lo zar bulgaro Giovanni Asen, ma fu rifiutato. Lo zar ora avrebbe voluto occupare Costantinopoli, ma si oppose il despota d'Epiro. Greci e Bulgari combatterono: Teodoro Angelo fu sconfitto e fatto prigioniero (1230). Giovanni Asen pensò allora di essere padrone della situazione, ma contro di lui si rizzò il basileus di Nicea Giovanni Vatatzes. Diffidando l'uno dall'altro, si rassegnarono ad una alleanza contro Costantinopoli latina, ma i tentativi d'assedio del 1235 e 1236 fallirono. Lo zar bulgaro ebbe poi timore di fare il gioco solo dell'alleato e cercò un'intesa con i Latini.
Giovanni Vatatzes si volse allora contro il despotato greco d'Epiro-Tessalonica e dopo la morte dello zar bulgaro, riuscì ad occupare Tessalonica ed a togliere la Macedonia al despotato greco (1232). Quando Giovanni Vatatzes nel 1234 venne a morte, l'Impero di Nicea circondava da tutte le parti l'11. latino d'O. ridotto a Costantinopoli ed ai grandi fedi d'Atene e di Acacia.
Suo figlio Teodoro II Lascaris regnò troppo poco (1254-58) per risolvere il problema della conquista di Costantinopoli. Egli dovette accontentarsi di rinforzare lo Stato e di ridurre i domini dei Greci d'Epiro togliendo loro Durazzo, Vodena, Ostrovo e Diavoli. Ormai l'imperatore latino Baldovino II era agli estremi: i suoi viaggi in Occidente per cercare aiuto non erano riusciti a nulla: senza mezzi finanziari, era stato costretto a vendere le reliquie delle chiese di Costantinopoli.
Morto Teodoro II Lascaris nel 1258 assunse la reggenza per il giovanissimo Giovanni IV l'abile generale Michele Paleologo che si fece proclamare im
peratore collega (1259). Era suonata l'ultima ora per i Latini di Costantinopoli. Nel 1259 Michele VIII assalì il despotato d'Epiro e ne distrusse le forze nelle battaglie di Pelagonia. Nel 1260 decise la conquista di Costantinopoli: traversati i Dardanelli, occupò Selimbria e si avanzò sotto la capitale latina. Attaccò il quartiere di Galata, ma non riuscì nel tentativo. Prima di ritornare all'attacco, cercò di procurarsi alleati stringendo con Genova il Trattato di alleanza di Ninfeo (13 marzo 1261): Michele VIII faceva grandi concessioni economiche ai Genovesi per averli al fianco nella lotta contro l'I. latino d'O. ed i suoi protettori, i Veneziani. Ma già nel giugno del 1261 inviò un esercito sotto Costantinopoli ed il 25 luglio, senza trovare resistenza, il generale Alessio Strategopulo entrava in Costantinopoli. Baldovino II si salvò fuggendo e conducendo con sé il patriarca latino. L'Impero latino d'O. aveva cessato di esistere dopo cinquantasette anni di miseranda esistenza.
Michele VIII entrò nella capitale boscorica il 15 ag. 1261. Baldovino II si recò in Occidente, in cerca di aiuti, ma inutili furono i nuovi tentativi per trovare alleati. Nel 1267 il papa Urbano IV e Manfredi re di Sicilia combinarono una coalizione con Michele II deposta, ma Michele VIII batteva il despotato e lo faceva prigioniero. La coalizione non poteva del resto riuscire, perché il Papa non poteva acconsentire a lasciare a re Manfredi la direzione della lotta contro l'Imperatore bizantino. Il paladino del Papa e contro Manfredi e contro Michele VIII doveva essere Carlo d'Angiò.
Il 15 maggio 1267 a Viterbo, alla presenza di Clemente IV, Baldovino II conchideva un accordo con Carlo d'Angiò, cedendogli i diritti sui domini dell'Impero latino d'O., a sé riservando solo Costantinopoli. Successivamente Filippo figlio di Baldovino II sposava Beatrice figlia di Carlo d'Angiò. Questi poteva dunque considerarsi come il legittimo signore dell'Impero di Romania ed indirizzare la sua politica alla conquista di Costantinopoli. La conseguenza però di tale politica dovevano essere i Vespri Siciliani.