
nienti dalla cattedrale di Tarros; in una è Daniele nimbato tra i leoni, nell'altra due leoni azzannanti due cerbiatti: al rovescio esse presentano lo scudo del Giudicato di Arborea e le scene di Gesù in trono, l'annunciazione e l'incoronazione della s.m. Vergine, s. Antonio e s. Giovanni, opera forse di Andrea Pisano per ornare l'altare o il coro; inoltre le statuine della Madonna e di un apostolo, probabili sostegni dei due pulpiti (D. Scano, Scoperte artistiche nel duomo di O., in L'arte, 4 [1901], pp. 358-360). Di grande pregio è il crocifisso ligneo detto di Nicodemo, datato al 1350 a.C., di probabile provenienza pisana (R. Branca, Il crocifisso di Nicodemo, Milano 1935). Alla chiesa di S. Francesco fu prima annesso un monastero benedettino al quale subentrarono nel sec. XIV i Francescani. La chiesa venne trasformata nel sec. XVIII dall'architetto Cunia, ma conserva opere d'arte anteriori, tra cui una statuetta di vescovo, forse s. Biagio, con tracce di policromia e l'iscrizione «Ninus magistri Andreae de Pisis me fecit» (figlio di Andrea Pisano). Presso O. sorge la chiesa della Maddalena, di architettura pisana; l'incavallatura del tetto è sorretta da mensole in cui sono scolpiti i simboli degli Evangelisti a decorazione policroma (D. Scano, Notizie di Sardegna, in L'arte, 6 [1903], pp. 327-28).