OSPEDALI

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OSPEDALI - Sala dell'Ospedale Fatebenefratelli fotografata nel 1864. Affreschi del Viola e del Diano (1764-76) con storie di S. Giovanni di Dio e medaglioni dei più illustri Fatebenefratelli - Napoli, S. Maria della Pace.

colosi. Quando poi speciali epidemie si diffusero in Occidente, specie a cominciare dal sec. XI, sorsero anche speciali o. governati da infermieri viventi in comunità come gli Antoniani a Vienne (Provenza), o per arginare LEBBRA E LEBBROSARI (v.) o lazzaretti (v.). Con il progredire del regime comunale e l'organizzarsi delle industrie, furono le singole arti che provvedero alla spedalità dei loro infermi od al ricovero dei loro inabili al lavoro; furono le confraternite che analogamente provvedero ai loro ascritti; ed in particolare furono le società dei Battuti che promossero la erezione di nuovi maggiari o. Non bisogna pensare per quei tempi (sec. XIII e seguenti) istituti organizzati e complessi come quelli dell'età moderna: non vi mancavano però l'assistenza medica e le cure affidate o a speciale personale di assistenza o a persone pietose, particolarmente donne. Nelle città più frequentate per commerci o per transito, si fondarono o. per i bisognosi o per i pellegrini di singole nazioni, come avvenne a Roma a somiglianza di quanto s'era fatto già nell'alto medioevo; così pure nei punti di passaggio obbligato, sui fiumi o sui monti, furono speciali ordini ospitalieri che tennero il governo degli o. Con il Rinascimento in Italia specialmente si nota un ulteriore progresso: nelle maggiori città, soprattutto, molti piccoli o. vengono concentrati in uno dandò luogo ad edifici più igienici e grandiosi (sino alla monumentalità), con più congrui ordinamenti o più ricchi patrimoni; basti ricordare, oltre quelli di Roma, quelli di Genova, di Milano, Venezia, Firenze, Siena. I lebbrosari diventati quasi inutili vengono in molti luoghi sostituiti con gli o. per gli incurabili e con lazzaretti nei momenti di epidemie. Il regime ospitaliero andò poi migliorando nell'età seguente; agli antichi ordini ospitalieri che, decadendo, avevano trasformati i loro istituti in commende a vantaggio assai più dei singoli commendatari che dei poveri, sottentrano, almeno in molti luoghi, speciali congregazioni religiose (Fatebenefratelli, Camilliani); cominciano man mano dal sec. XVII in poi anche donne, organizzate in modo conveniente alle necessità, a dedicarsi all'assistenza dei ricoverati, finché anch'esse formarono speciali congregazioni le quali presero per scopo unica-

mente l'assistenza infermiera o questa unirono con l'esercizio di altre attività religiose.

Ai giorni nostri gli o. sono più propriamente nosocomi, talvolta limitati alla cura soltanto di determinare malattie o di speciali classi di ammalati (o. per bambini). L'assistenza ad altre classi di bisognosi, che durante l'età di mezzo s'era riversata sugli o., è devoluta oggi a speciali istituzioni di provvedere infanti, vecchi, orfani, cronici. Non si possono invece annoverare fra gli o. propriamente detti le case di cura e le cliniche che non assumono più il carattere di beneficenza.

BIBL.: L. Thomassin, Vetus et nova Ecclesiae disciplina, I, 1864 (v. indice); N. Ratti, Sopra i stabilimenti di pubblica beneficenza degli antichi Romani, in Atti Acc. rom. di Arch., 3 (1829), pp. 375-425; G. De Mattheis, Sulle infermerie degli antichi e loro differenza dai moderni o., ibid., pp. 427-511; H. Haeser, Gesch. der christl. Krankenpflege und Pilgerschaften, Berlin, 1837; G. Ratzinger, Gesch. der kirchl. Armenpflege, 2a ed., Fr. Burgo in Br., 1884; H. Leclercq, Hôpitaux..., in DACL, VI, 274-270; C. Tollet, Les édifices hospitaliers depuis leur origine jusqu'à nos jours, 2a ed., Parigi, 1892; F. Azzurri, Il ricovero degli infermi dalla più alta antichità fino al cristianesimo, in Rassegna delle opere per il Roma, 1894, fasc. III-IV; K. Sudhoff, Die geschichtl. Entwicklung der Beziehungen zwischen Beruf und dem Krankenhaus, in Nosakameron, 2 (1931), pp. 1-20; A. Canezza, Gli arcispedali di Roma nella vita cittadina, nella storia e nell'arte, Roma, 1933; J. M. Walsh, Hospital, in Cath. Enc., VII, pp. 480-88.