PACCA, TIBERIO. - Prelato, n. a Benevento il 31 ag. 1786, m. a Napoli il 29 giugno 1837.
Nipote del card. Bartolomeo Pacca, che gli fu affezionatissimo, lo seguì nella nunziatura di Lisbona e con lui divise la prigionia nel forte di Fenestrelle. Delegato apostolico a Civitavecchia nel 1814, si mise in luce per il fortunato intercettamento della corrispondenza del card. Fesch e di Gioacchino Murat con Napoleone alla vigilia della fuga dall'Elba. La sagace abilità poliziesca ne fecero un prezioso informatore dell'attività delle sette e dei movimenti liberali dentro e fuori i confini dello Stato pontificio. Governatore di Roma dal 1816, fu costretto nel 1820 per eccessive prodigalità e per gravi indicatezze ad allontanarsi dall'Italia. Rifugiatosi nella Svizzera ed in Francia con l'aiuto del marchese di Montmorency, ambasciatore di Francia a Torino, gli fu possibile nel febbr. del 1835 ottenere l'incarico di intendente generale nel Ministero dell'interno del Regno di Sardegna. Alcune informazioni su pretesi completi dei marchesi Saluzzo, da lui fornite, e il sospetto di intrighi, ai quali si sarebbe prestato, provocarono, però, dopo breve tempo il suo allontanamento e la caduta del ministro Antonio Tonduti dell'Escarena (19 apr. 1835). Ritiratosi a Napoli, vi morì di colera.
Vittorio E. Giuntella