PACCA, BARTOLOMEO

ACCIA, BARTOLOMEO. - Cardinale, n. a. Benevento il 25 dic. 1756, m. a Roma il 19 apr. 1844.
ACCIA, BARTOLOMEO. - Cardinale, n. a. Benevento il 25 dic. 1756, m. a Roma il 19 apr. 1844.

Di antica famiglia patrizia (il padre, Orazio, era marchese di Matrice e la madre, Cristina Malaspina, discendeva dai marchesi della Lunigiana), fu educato nel Collegio dei Gesuiti in Napoli e nel Collegio Clementino di Roma. La passione per le lettere e per la storia gli valse, ancora giovanissimo, l'ammissione nell'Arcadia. Nel 1788 entrò nell'Accademia dei nobili ecclesiastici, da poco istituita, dedicandosi allo studio del diritto. Avvitosi nella carriera della prelatura, seppe conquistare la fiducia di Pio VI, che lo volle nel 1785 nunzio a Colonia. Ordinato sacerdote e consacrato vescovo di Damiana in partibus, raggiunse la sua residenza mentre durava la lotta degli elettori ecclesiastici contro la S. Sede, occasionata dall'erezione della nunziatura di Monaco (v. EMESA, PUNTUAZIONE di). La sua missione si svolse, perciò, tra notevoli difficoltà ed opposizioni, che il P. fronteggiò con fermezza ed abilità e che si attenuarono solo dopo lo scoppio della Rivoluzione Francese. L'infezione esito della fuga di Varennes impedì al P. di espletare l'incarico di nunzio straordinario presso Luigi XVI, che Pio VI gli aveva affidato sperando nella riuscita di quel tentativo. Nunzio a Lisbona dal 1795, vi ricevette nel 1801 la berretta di cardinale, con il titolo di S. Silvestro in Capite.

Entrati i Francesi a Roma nel 1808, e perdurando le forzate dimissioni del Consalvi, fu chiamato a sostituire, nella carica di pro-segretario di Stato, il card. Gabrielli, espulso dagli occupanti. Inaspritosi il conflitto, nonostante gli sforzi di pacificazione del P., i Francesi, che lo accusavano di essere l'ispiratore della resistenza di Pio VII, tentarono invano di allontanarlo da Roma. Arrestato con il Pontefice, dopo l'assalto al Quirinale del 6 luglio 1809, subì dura prigionia nel forte di Fenestrele (Pinerolo). Nel febbraio del 1813 poté riunirsi al Papa ed insieme al Consalvi e ad altri cardinali indurre Pio VII a ritrattare il cosiddetto «Concordato di Fontainebleau». Deportato nuovamente a Uzès, nella Francia meridionale, poté rientrare in Italia dopo l'ingresso degli alleati a Parigi; Pio VII lo volle al suo fianco nel giorno del suo ritorno trionfale in Roma (24 maggio 1814). Il P., ripreso temporaneamente il suo incarico di pro-segretario, si dedicò all'opera di restaurazione dello Stato, con molta passione ed energia, ma con una visione politica che lo mise in contrasto con le idee più aperte del Consalvi, il quale da Vienna gli scriveva che, se era stato difficile recuperare i territori della S. Sede, più difficile impresa sarebbe stata quella di mantenerli, volendo ripristinare in tutto il vecchio ordine di cose e trascurando quelle vedute, che la saviezza, la prudenza, l'esperienza, la natura dei tempi e delle circostanze consigliavano.

Il ritorno di Napoleone in Francia e l'invasione dello Stato pontificio ad opera del Murat (marzo 1815) determinarono Pio VII ad allontanarsi da Roma; il P. gli fu compagno nel nuovo esilio a Genova. Passata la tempesta, Pio VII, che lo aveva già nominato camerlengo (26 sett. 1814), lo propose successivamente ai vescovati di Frascati (1818) e di Porto e S. Rufina (1821). Tenne sotto i pontefici Leone XII, Pio VIII e Gregorio XVI l'ufficio di pro-datario; fece parte delle principali congregazioni cardinalizie; fu segretario di quella del S. Uffizio e prefetto di quella del Cerimoniale. Fu anche presidente del Consiglio supremo della Camera Apostolica. Dal 1829, divenuto decano del S. Collegio, resse la dio

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PACCIA, BARTOLOMEO - Domanda di ammissione alla Pont. acc. Ecclesiastica - Roma, Archivio della Pontificia accademica.