PAESI BASSI - Interno di casa olandese (sec. XIX). In alto: stanza da letto; in basso: stanza da pranzo.

farse si riflette in colori realistici la vita della Amsterdam del suo tempo. Jacob Cats si affermò nella poesia didattica e moraleggiante. C. Huygens, il padre del famoso fisico, è il principale autore di epigrammi della sua epoca. Tra i poeti di più spiccata ispirazione spirituale si menzionano Johannes Stalpaert van der Wielen, parroco di Delft, e i predicatori calvinisti Revius e Camphuysen. Nel sud dei P. B. il gesuita Adriaen Poiriers si affermò nella poesia e nella prosa di carattere edificante, con una particolare freschezza di espressione. Il parroco Justus de Harduyn compose poesie d'intonazione spirituale.
Il sec. XVIII segna un periodo di decadenza: alla fine del secolo, due signorine, Aagje Wolff e Betje Deken, scrissero insieme un caratteristico romanzo in lettere, d'ambiente familiare e borghese: Sara Burgerhart, che ha tuttora ristampe. Willem Bilderijk (1756-1831) esercitò un notevole influsso con i suoi versi, che tuttavia non dicono molto al lettore contemporaneo. Più degne di rilievo le poche ballate di A. C. W. Staring. A Bilderdijk si riconnette lo scrittore cattolico J. A. Alberdingk Thijm (1826-89), pioniere dell'emancipazione catolica, autore di importanti articoli storici e polemici. Si sforzò di avvicinare la tradizione cattolica alla sensibilità dei contemporanei (Racconti carolingici e Ritratti di Jost van den Vondel). E. J. Potgieter (1808-75), esponente di orientamenti liberali, fu senza dubbio la figura più importante di questo periodo. Nella sua importante rivista De Gids pubblicava racconti, poesie e saggi critici, ma la sua opera migliore resta Florence, poema in terzine, scritto in occasione dei festeggiamenti danteschi a Firenze (1865), dove egli soggiornava in compagnia del suo amico Busken Huet, critico finissimo di letteratura. Del romanzo storico fu esponente la scrittrice A. G. Bosboom-Toussaint, protestante, che trattò soprattutto del primo periodo della «riforma» protestante. Degna di menzione è la Camera obscura di Nicolaas Beets (1814-1903), raccolta di schizzi umoristici: il volume ha avuto recentemente la sua 50-a ristampa. Fu senza dubbio precursore del rinnovamento nelle lettere olandesi Eduard Douwes Dekker, più conosciuto sotto lo pseudonimo di Mullatuli. Il suo romanzo Max Havelaar, che si svolge nell'Indonesia e nel quale si possono sentire contrastanti note romantiche e sociali, segna veramente una rottura con la prosa convenzionale. Egli esercitò notevole influsso sulle successive correnti di «liberi pensatori» e di rivoluzionari. Intanto, nelle regioni fiamminghe, J. F. Willems dava inizio al Vlaamse Beveging («Movimento fiammingo»), appoggiato con zelo nella sua attività dallo scrittore H. Conscience (1812-83). Ma particolarmente degno di menzione è il sacerdote Guido Gezelle (1830-1899), per la sua fine lirica ispirata alla natura e ricca di motivi spirituali. Intorno al 1880 si affermò ad Amsterdam un gruppo di giovani, sotto la guida del poeta e critico Willem Kloos (1859-1938), il quale, ispirato prevalentemente ai poeti inglesi Shelley e Keats, cominciò a battere vie nuove (J. Perk può considerarsi precursore di questa rinascita letteraria con il suo ciclo di sonetti Mathilde). Questi giovani si ispirarono, nella loro reazione, al contenutismo, alla tendenza dell'arte per l'arte.
Il naturalismo francese trovò un notevole seguace in K. J. Alberdingk Thijm (pseudonimo: Lodewijk van Deyssel; 1864-1952), conosciuto per il romanzo Un amore e per la sua attività di critico letterario. A questo gruppo appartiene anche Frederik van Eeden (1860-1932), la cui fiaba Il piccolo Giovanni ottenne enorme popolarità. Vertice del grande rinnovamento letterario intorno al 1880 può considerarsi il poema Maggio di Herman Gorter (1864-1917).
Nella generazione successiva spicca la figura di Henriette Roland Holst-van der Schalk (n. nel 1869): la sua poesia, affascinante per la sua melodiosità, si richiamò inizialmente a ispirazioni sociali, sentite senza retorica; con il tempo la sua lirica si è venuta sempre più approfondendo, assumendo una marcata nota religiosa. Da ricordare pure P. C. Boutens (1870-1943), d'ispirazione platonizzante, e H. Leopold (1865-1925), molto seguito dai giovani. L. Couperus fu un prosa di rilievo (di lui si ricorda Elme Vere); da menzionare ancora J. V. Looy (Jaapje, romanzo su un ragazzo), il critico cattolico F. Erens e il di lui fratello Emile Erens, autore di belle vite di santi. H. Heyermans, noto specialmente per un dramma a tendenza socialista. Fra gli scrittori cattolici di questo periodo, E. Brom, A. Steenhof-Smulders, M. Koenen, F. Rutten, K. Meekel. Tra i poeti più moderni sta in prima linea A. Roland Holst (n. nel 1888): la sua poesia è molto influenzata dal mondo delle leggende celtiche. Come romanziere si distingue A. van Schendel (1874-1946).
Della generazione affacciatasi dopo il 1920 si ricordano i «vitalisti» e gli espressionisti: J. Slauerhoff, H. Marsman, M. ter Braak ed E. Du Perron. Come romanziere si distinsero S. Vestdijk e F. Bordewijk. Si ricordano ancora gli «umanisti» D. Coster, M. Nijhoff, A. Donker e gli scrittori cattolici A. van Duinkerken, J. Engelman, H. Bruning, A. Coolen, H. de Man, A. Kuyle.
Nelle Fiandre K. van de Woestijne (1873-1927) creò la sua poesia plastica e decadente. Stijn Streuvels, n. nel 1871, descrisse nei suoi romanzi la vita campagnola delle Fiandre occidentali (De Vlashaard); da ricordare pure i suoi Racconti di Natale. Il sacerdote C. Verchaeve, noto per la sua vita di Cristo (Jesus), fu pure poeta, drammaturgo e critico. Ma il più conosciuto scrittore resta Felix Timmermans (1886-1947), che ot-
tenne la celebrità con il suo *Pallietar*; si menziona pure di lui *Il bambino Gesù nelle Fiandre*.
W. Moens e P. van Ostayen si affermarono con la loro tendenza espressionista; tra i più giovani si ricordano M. Gijzen, A. Musche, M. Roelants; nella prosa si affermarono W. Elsschot e G. Walschap.
V. Arte
I. *Architettura*. - Per la storia dell'arte nei P. B. è necessario tener presente una distinzione iniziale. Che essa storia, cioè, si divide in due rami ben distinti: FIAMMINGA, ARTE (v.) e l'altro è quello dell'arte olandese. In questa parte si tratta particolarmente di quest'ultima. Scarsi sono gli edifici dell'alto medioevo dei quali i più antichi (sec. IX) si debbono al monaci benedettini: del sec. XII è la cripta dell'abbazia di Rolduc, dei secc. XI-XII sono *Notre Dame* e S. Servizio a Maastricht, quest'ultima dotata nel sec. XIII di un grande portale laterale di chiaro influsso francese. Tipica del periodo di transizione al gotico con caratteri strutturali della scuola renana è *Notre Dame* di Roermond, dedicata nel 1222. L'influsso francese (Tournai) si fa sentire poi nelle chiese di *Notre Dame* di Ardenburg in Zelanda (sec. XIII), nella cappella della cattedrale di Bois-le-Duc, ed infine nella cattedrale di Utrecht. Un proprio particolare carattere le chiese olandesi assumono per l'uso del mattone, adoperato talvolta con ricerche anche ornamentali insieme alla pietra. Caratteri analoghi ripetono le chiese dei secc. XIV-XV e della prima metà del sec. XVI quando la semplicità degli esterni e degli interni raramente (p. es., cattedrale di Bois-le-Duc) viene sostituita dalla ricchezza caratteristica del tardo gotico francese, che si riflette anche nel verticalismo di numerosi campanili. Grande fortuna ha invece il tipo tedesco della chiesa a tre navi di uguale altezza (*hallenkerk*) ed è abbastanza diffusa, specie nell'Olanda settentrionale, la copertura a tetto.Tra le più notevoli chiese gotiche di questo periodo sono quelle di Alkmaar, di Goes, la *Nieuwe Kerk* di Amsterdam e quella di Delft, alcune delle quali sormontate da aglie ed elegante *fliche*.
Nei secc. XVI-XVII, con l'affermarsi della riforma protestante, l'edificio religioso muta i suoi caratteri adeguandosi alle esigenze del culto; si deve ad Hendrick de Keyser (1567-1621) la creazione del nuovo tipo di chiesa protestante, a pianta centrale, ove il fulcro architettonico coincide con la cattedrale del predicatore (cf. la *Westerkerk* di Amsterdam). Grande sviluppo assume l'architettura civile che nel periodo precedente era stata dominata dallo stile gotico (Palazzi municipali di Middelburg e di Gouda): essa si adegua alle necessità e ai gusti della borghesia commerciante ed accanto agli *Hôtels de ville* sorgono monumentali le porte di città e le «pese».
Il Rinascimento italiano penetra a stento (Castello di Nassau, 1536) mentre si afferma uno stile nazionale tipico per la monumentale struttura degli edifici pesantemente ornati con rilievi e con una vigorosa policromia ottenuta dal contrasto del mattone con la pietra da taglio (*Hôtel de ville* dell'Aja, 1564; di Leida, 1597; *Halle aux bouchers* di Haarlem, 1602). Alcune città assunsero allora la propria tipica fisionomia, come avviene per Amsterdam ad opera di Hendrick de Keyser.
Dopo la metà del sec. XVII, l'architettura per influsso dei «teorici» italiani (Serlio, Palladio, Scamozzi) tende verso forme più semplici, sobrie, simmetriche (*Hôtel de ville* di Amsterdam, costruito tra il 1648 e il 1665 da Jacob van Campen; Mauritshuis all'Aja, di J. van Campen e Pieter Post) con estrema monotonia di effetto.
Alla fine del sec. XVII e nel sec. XVIII prevalse poi

Paesi Bassi - Resti di una chiesa romanica a tre absidi del rococ, rinvenuti sotto l'attuale chiesa parrocchiale cattolica - Wessem (Limburgo).
l'influsso francese mentre larga diffusione ebbe, agli inizi dell'800, il neoclassicism. Nel periodo romantico si vollero imitare il gotico e lo stile di H. de Keyser e di Lieven Key (Rijksmuseum di Amsterdam); H. P. Berlage è il banditore del rinnovamento architettonico (Borsa di commercio di Amsterdam, 1897-1903). Al suo indirizzo si oppose la scuola di Amsterdam, tornando agli aspetti dell'architettura nazionale; a tale tendenza a sua volta ha reagito la scuola di Rotterdam, banditrice del principio di «funzionalità» dell'edificio.
2. *Scultura*. - Anche la storia della scultura si fonde, agli inizi, con quella delle Fiandre. La produzione plastica dei secc. XV-XVI è caratterizzata invece dallo studio della realtà ed assume una fisionomia tipicamente nazionale: tomba di Jan van Polanen a Breda; statua della metà del sec. XV nel Museo di Utrecht; sculture decorative nella chiesa di St-Jean a Bois-le-Duc. La riforma protestante e la conseguente abolizione delle immagini nelle chiese limitarono particolarmente lo sviluppo dell'arte plastica nel sec. XVII.
Il monumento funebre e il ritratto sono i soli generi cui gli scultori si applicano e vi rilevano le stesse qualità di potente realismo affermate dalla pittura contemporanea. I maggiori scultori furono Hendrick de Keyser, padre di Pietro (tomba di Guglielmo il Taciturno nella *Nieuwe Kerk* di Delft; busto di uomo in terracotta dipinta nel Rijksmuseum, ca. 1606) e Rombout Verhulst (1624-98) che viaggiò in Italia a lavorò a lungo in patria (decorazione dell'*Hôtel de ville* di Amsterdam e della «pessoa pubblica di Leyda, a bassorilievi con scene di genere; tombe del barone di Gendt nella cattedrale di Utrecht, dell'ammiraglio Tromp a Delft; numerosi busti). Verso la fine del secolo, la scultura, analogamente a quanto avviene per la pittura, va decadendo, né migliori sorte ha nel secolo seguente (decorazione della facciata principale de l'Hôtel de ville dell'Aja, di J. B. Xavier); scarsamente rappresentata è anche nel sec. XIX, nel quale Royer (1793-1868), i fratelli Strache (1817-91), Jean Tjéodor, Léo Paulus, Lecomblé, Simons, Ferdinando Leenhof (1841-1914) danno una produzione di monotono classicismo. Tale tradizione viene spezzata dall'originale personalità di Christophe van Wijk (1875-1917) che si riallaccia alla più schietta vena nazionale nelle sue opere di un fervido realismo; Mendes de Costa (n. 1863) e Zijk (n. 1866) danno poi prova di una fervida fantasia, nelle piccole statue in terracotta e in bronzo. Dopo il 1914 la scultura si affranca decisamente dall'architettura, alla quale era stata strettamente collegata dopo il rinnovamento del 1890. Rappresentanti delle più moderne tendenze sono John Raedeker (n. 1885) e Hildo Krop (n. 1886).
3. *Pittura*. - La pittura olandese conquista una propria fisionomia che può dirsi veramente «nazionale» soltanto
alla fine del sec. XVI e nel sec. XVII, epoca della massima potenza politica dell'O.
Venuta a mancare, per l'affermarsi del protestante-simo, ogni protezione alle arti da parte della Chiesa e non essendovi alcuna corte di regnante, la pittura ebbe il suo incremento dal mondo borghese, alle cui fortune rimase collegata e che offerse ad essa un campo di indagini in quale deve la particolare qualità di osservazione intensa e profonda di una realtà viva. Si determinarono così que 'generi' pittorici che vanno dal ritratto al quadro di genere, dal paesaggio alla natura morta, e che fiorirono tutti nel sec. XVII.
Nei secoli precedenti l'attività dei pittori neerlandesi è del tutto unita alla pittura delle Fiandre e agli inizi del sec. XV sono i fratelli van Eyck che dominano la scuola di Haarlem: ad essa appartengono Albert van Ouwater e il suo allievo Gérard de St-Jean (2a metà del sec.) che si distingue dai Fiamminghi per le qualità di luminosità più dolce, per quel senso di maggiore intimità destinati a divenire tipici della pittura olandese (Adorazione dei Magi, Rijksmuseum, Amsterdam).
Nel sec. XVI subentra l'influsso del Rinascimento italiano, presso le varie scuole e i singoli artisti, taluni dei quali i più dotati - non mancheranno tuttavia di mantenere quei caratteri di penetrante osservazione della realtà e di fantastica rielaborazione di essa peculiari all'arte olandese, che trovano il loro primo e più prestigioso assertore in Gerolamo Bosch (ca. 1450-1516; v.) caposcuola a Bois-le-Duc ed iniziatore di un filone che scenderà fino a David Teniers. Alla scuola di Leyda, dopo Cornelis Engebrechtsz (1468-1533), appartiene Luca da Leyda ([V. 1494-1533], insieme con Bosch la maggiore personalità artistica dell'epoca, il quale se non si sottrae alle influenze italiane non giunge però a farsene dominare, mentre ad Amsterdam Jacob Cornelisz van Oostan (ca. 1470-1533) denuncia chiari apporti lombardi (Salome, Rijksmuseum); ad Utrecht - ove Jean Gossaert d'Maubeuse aveva portato per primo l'influsso italiano - Jan Soerel (1495-1562) unisce modi veneti e romani (Maddalena, Betsabea, Rijksmuseum) ed inizia la schiera dei romantici con i suoi allievi Martin van Heemskerck (1495-1574) dichiaratamente michelangiolesco (Trittico con la Deposizione, Museo di Bruxelles) e Antonio Moor (ca. 1512-1611), nobilissimo ritrattista. Più indipendente appare nella prima metà del secolo, la scuola di Haarlem, ove Jan Mostaert (ca. 1474-1555) continua la tradizione quattrocentesca; ma dopo la metà del '500, con Cornelis Cornelisz (1562-1638) e Hendrick Goltzius (1558-1616), l'influsso italiano vi predomina determinando un insistente interesse alla plastica individuazione formale. Maggiore aderenza alla più tipica tradizione di schietta indagare della realtà offre Pietro Aersten (1509-75 ca.), rappresentante della pittura di 'genere' che, dopo l'impulso al cesso dato dal fanningho Brugghel il Vecchio, darà così largo frutto nel pieno sec. XVII, più che negli immediati eredi quali Hendrick Avercamp (1585-1665), Arent Aersten (1585-1635) e Adriano van de Venne (1589-1662). Allo stesso modo, ritrattisti quali Cornelis Ketel (1548-1616), Dirk Barendsz (1534-92) e Michele Mierevelt (1567-1641) affermarono sullo scorcio del '500 e nella prima metà del '600, quel carattere di 'veracità' che farà del ritratto pubblico o privato l'espressione più caratteristica della grande arte olandese.
Il sec. XVII è l'eta d'oro della pittura olandese, e se vi furono artisti sommi, quale sopra ogni altro Rembrandt van Rijn (1606-69), i quali raggiunsero altissimo livello d'arte nella pittura di figura e in quella di paese, v'è per lo più nei pittori olandesi una sorta di 'specializzazione' che li portava a dedicarsi, per tutto il corso della loro vita, ad un solo genere pittorico. Quanto alla scuola di Utrecht, essa, per essere collegata a quella romana caravaggesca, va distinta dalla restante pittura olandese, anche se con questa ebbe in comune alcune qualità che fanno dei caravaggeschi olandesi una schiera ben definita: caposcuola ad Utrecht è Abramo Bloemart (1564-1651) da cui muovono Hendrick Ter Bruggen (1588-1667), Gérard van Hontorst (1590-1656), Dirk Baburen (1590-1614) e J. J. J. J. J. J. J. J. J. J. J. J. J. J. J. J.
1624 ca.) i quali nei loro soggiorni in Italia furono attratti decisamente da Caravaggio e dalla sua scuola. Alla scuola di Utrecht appartengono anche Leendert van der Cooghen e Judith Leyster (1600-60) che sottoposte allo studio della luce caravaggesca i modelli di Franz Hals.
a) Ritratto. - L'arte del ritratto assume un sviluppo tale da raggiungere importanza 'nazionale'. Pittori di ritratti furono, prima e sopra ogni altro, Franz Hals (1580-1666) e Rembrandt, i due massimi rappresentanti della pittura olandese, che da essi ebbe definitiva impronta; ottimi ritrattisti furono anche Nicolas Elias d. O. Pickenoy (1591-1654 o '56) e Thomas de Keyser (1596-1667 ca.) che diedero una vita sottile caratterizzazione ai loro personaggi, rappresentati senza quella preoccupazione di ostentazione e di ricchezza tipica della ritrattistica dopo la venuta in Olanda di van Dyck (1628) e che ha i suoi rappresentanti in Gevaert Flinck (1615-60), Ferdinando Bol (1616-80), Nicolas Maes (1634-93), scolari tutti di Rembrandt, e in Bartolomeo van der Helst (1613-70). Ritrattista di grande potenza espressiva fu Carel Fabritius (1622-54), anche esso scolario di Rembrandt.
b) Pittura di genere. - È solo dopo i validi apporti dello spiccato caratterismo di alcune figure di Franz Hals e della calda luminosità dorata delle tele di Rembrandt che tale pittura si configura nei suoi inconfondibili aspetti: pittori di scene di genere furono Dirk Hals, fratello di Franz, Antonio Palamedes (1601-73) e Pieter Codde (1599-1678); e da Adriano Brouwer (1606-38), scolario di Franz Hals ad Haarlem, muove Adriano van Oostan (1610-85) pittore di animati interni campagnoli e di scene di osteria soffusi tuttavia di una malinconica luce rembrandtiana: egli è l'iniziatore dei petits maîtres, squisiti narratori di scene di vita comune osservate con una capacità di penetrazione sottile, che, nei migliori, giunge a cogliere e a trasfigurare pittoricamente il valore di pura poesia degli aspetti più semplici della vita di ogni giorno. Delicatamente sentimentali sono Gerard Dou (1613-75), e Gabriel Metsu (1630-67); brioso, umorista, satirico è Jan Steen (1626-79); raffinatissimo nella preziosa qualità del colore e nella scelta del soggetto è Gerard Terborch (1617-81); sommi, Pieter de Hooch (1629-83) e Jan Vermeer (1632-75), ambedue della scuola di Delft, i quali evocano con delicata intimità poeticità la quiete serena di un interno o di un angolo delle vecchie strade di città. Alla pittura di genere vanno collegati anche i pittori di battaglie, quali Philips Wouwermann (1619-68) e Jan Lingelbach (1623-74) tedesco di origine; e il gusto di essa ebbe in Pieter van Laer (1583-1642), detto il Bamboccio, il suo banditore oltre confine: venuto a Roma egli vi creò un particolare indirizzo pittorico che da lui ebbe il nome 'dei bambocciani'.
c) Paesaggio. - Pittori così attenti alla realtà di vita non potevano trascurare il paesaggio, ed una delle più belle 'vedute' che mai siano state dipinte la si deve appunto a Vermeer: la Veduta di Delft (ca. 1658).
La pittura di paesaggio in cui questo è soggetto è 'fine' del quadro e non commento alla composizione di figura, è del resto tipico prodotto dell'arte nordica e resta tra le caratteristiche espressioni della pittura olandese: lo stesso Rembrandt ha lasciato, e nei quadri e nelle incisioni, taluni dei più 'romantici' paesaggi che mai siano stati dipinti. Adriano van de Venne (1589-1662), Esaias van de Velde (1591-1630), Hercules Seghers (1590-1640) sono tra i primi paesisti, e si deve a Jan van Goyen (1590-1640), che conobbe l'opera di Rembrandt, quel senso di solitaria poesia che pervade il paesaggio e che verrà ereditata da Jacques Ruyndael (1624-82): questi porterà nella pittura dei paesi una emozione religiosa. Con la drammaticità dei paesaggi di Ruyndael contrasta la serena gaiezza di quelli più descritti di Mandert Hobbema (1638-1709); a Ruyndael va collegato invece Jan Wijnants (1630-84 ca.), e tra i migliori pittori di paese vanno ricordati van der Neer (1603-77), Allaert van Everdingen (1621-75) e Adriano van de Velde (1636-72). Alla pittura di paese è strettamente collegata la pittura di 'architettura': tale genere pittorico ha le sue origini verso la metà del sec. XVI, con Vredeman de Vries (1527-1604) che rappresenta scenografiche prospettive
non esenti da influsso italianizzante. Ma con il nuovo secolo anche il quadro di architettura si orienta verso un realismo più familiare, borghese, e prepara gli intimi interni dei petits maîtres: Dirck van Deelen (1605-71 ca.) e, più, Pieter Saenredam (1597-1665), Gerrit Houckgeest (1600-61), Emanuel de Witte (1617-92 ca.) dipingono i vasti interni delle chiese protestanti, mentre altri, come Jan van der Heyden (1637-1712), rappresentano case specchiantesi nelle immobili acque dei canali.
d) Pittura di natura morta e di animali. — Il medesimo senso di osservazione della realtà, che impronta tutta la produzione pittorica olandese, si osserva nei pittori di natura morta, acuti e precisi fino al trompe-l'oeil (cf. quadri di Pieter Claesz, ca. 1590-1661; di Willelm Claesz Heda, 1594-1680; di Abraham van Beyeren, ca. 1620-90, di Jan Davidsz de Heem, 1606-84, di Willelm van Aelst, 1626-83, di Jan Huijsman, 1682-1749).
Altrettanto può dirsi degli animalisti, esatti nell'indagine dei loro soggetti (cf. Jan Weenix, 1621-63; Gillis, Gijsbert e Melchior Hondecocter; Paulus Potter, 1625-54, il migliore di tutti) che talvolta colgono nel vivo di un momento drammatico (Albert Cuyp, 1620-91; Jan Asselyn, 1610-52), o, più raramente, in una solitudine non severa di poeticità (cf. Il cardellino, di Carel Fabritius, al Mauritshuis de L'Aja).
Nel sec. xviii la pittura olandese segna un periodo di arresto: essa decade e perisce nella reazione classica operata da Gérard de Laíresse. I soli pittori degni di ricordo sono il renano Jean-Maurice Quinchhardt (1688-1772), e Cornelis Troost (1697-1750).
Dal movimento accademico seguito alla reazione classica muove un solo artista notevole, Jacob de Witt (1695-1754). Fino alla metà del sec. xix la pittura olandese, fatta eccezione per Ary Scheffer (1795-1858), rimase chiusa ed estranea al movimento europeo.
Continuavano ad operare i pittori di paesaggio, di marine, di scene di genere, che ripetevano i modelli del sec. xvii (cf. David Bles, 1821-99); né se ne discosta troppo Augustus Allebé (1838-1914), mentre Alma Tadema (1836-1916), passato all'evocazione di soggetti storici durante il suo soggiorno inglese, raggiunse una fama sproporzionata ai suoi meriti. Intorno al 1870 si forma a L'Aja un centro pittorico che tende a rinnovare la pittura olandese sulla base di un «realismo» inteso però nello spirito della migliore tradizione: Bosboom (1817-51), Josef Israels (1824-1911), Mathieu Maris (1839-1917), Jan Toorop (n. 1858) e Breitner (1857-1923) successivamente vi aderiscono e lo animano. Dalla scuola dell'Aja muovono anche J. B. Jonkind (1819-91), che passò poi in Francia contribuendo con la sua arte al trapasso dalla scuola di Barbizon all'impressionismo, e Vincent van Gogh (1835-90) la cui personalità artistica, se risente agli inizi della educazione nell'orbita olandese, si foggierà poi nei propri definitivi aspetti a contatto dell'atmosfera francese. Negli ultimi decenni la pittura olandese si è inserita nelle correnti dell'arte francese ed europea, pur mantenendo alcune delle caratteristiche della secolare tradizione.
e) Arti minori. — L'arte dell'incisione ebbe particolare fortuna in Olanda e vi si applicarono artisti sommi. Già alla fine del sec. xv si usò l'incisione a bulino (Jacob Cornelisz e Luca di Leyda) e nel '600 a questa tecnica si aggiunse quella dell'acquaforte e della punta secca sia per la riproduzione di dipinti del tempo, sia per creazione di opere d'arte. Tra i paesisti furono incisori Jacob Ruysdaël, Isaïe van de Velde, Allart van Everdingen, tra gli animalisti P. Potter e A. Cuyp, tra i pittori di genere A. van Ostade; mentre Rembrandt nelle incisioni di ritratti e paesi ha lasciato un' altissima espressione della sua arte; particolare carattere, per l'uso che egli fece del colore, hanno le acqueforti di Hercules Seghers. Nel sec. xviii l'incisione perde importanza, mentre prevale l'influsso francese.
La maiolica ebbe notevole importanza fin dal medioevo ma è nel sec. xvi che essa si afferma assumendo uno sviluppo che la rese nel secolo seguente celebrata in tutto il mondo: tra le fabbriche più note va ricordata quella di Delft, della quale fu tipico il blu intenso a smalto su fondo bianco.

Grande finezza raggiunse nei secc. xvi-xvii anche la lavorazione artistica dei metalli (cancellate, fonti battesimi nelle chiese) che furono dagli orafi cesellati con somma eleganza e perizia (boccali, piatti, ornamenti per l'abbigliamento); né minor ricchezza ed eleganza presentano gli arredi e le suppellettili lignee che ornano le chiese come le case e i palazzi municipali.
VI. ORDINAMENTO SCOLASTICO
L'istruzione olandese è improntata alle dottrine pedagogiche di Comenius, Pestalozzi, Fröbel, Dalton, Parkhurst e della Montessori. Essa inoltre risente dei provvedimenti legislativi.1) La legge governativa del 1801 e del 1806 dichiarò l'insegnamento servizio pubblico e laico diretto dai co-muni; i cattolici furono messi alla pari dei calvinisti; il
metodo di Comenius fu completato dal metodo di Pestalozzi. 2) La legge del re Guglielmo dell'anno 1815 mise tutte le scuole sotto il suo controllo attraverso le università, che diventarono roccheforti della unificazione fra Belgio e Olanda. 3) Il decreto regio del 18 genn. 1842 concesse maggiore libertà alle scuole private cattoliche e calviniste. La legge costituzionale dal 1848 proclama la libertà di insegnamento, ma richiede il diploma per gli insegnamenti delle scuole elementari e secondarie. 4) La legge van der Bruggen del 1857 abolì, con l'appoggio dei cattolici, l'insegnamento ufficiale della Bibbia. 5) La legge del 2 maggio 1863 riformò l'istruzione media. 6) La legge 1878 richiese ampi edifici per tutte le scuole, ciò che rappresentò un aggravio per le scuole private e introdusse la riforma dei seminari per i maestri istituendo due diplomi: uno per i maestri delle scuole elementari e l'altro per i direttori delle scuole elementari. 7) La legge Mackay del 1889, chiamata legge della pacificazione, concesse sovvenzioni da parte dello Stato alle scuole private confessionali chiedendo in cambio un insegnamento modellato su quelle pubbliche. 8) La legge del 1899 introdusse l'istruzione obbligatoria. 9) La legge Pierson del 1901 assicurò la parità di finanziamento delle costruzioni degli edifici scolastici privati e pubblici da parte dello Stato. 10) La legge Knyper del 1905 concesse la parità di trattamento ai maestri delle scuole private confessionali. 11) La legge De Visser dell'anno 1920, interpretando la costituzione dell'anno 1917, concesse la parità alle scuole elementari confessionali. 12) La legge dell'anno 1922 concesse sovvenzioni finanziarie a tutte quelle scuole religiose che si sono modellate sulle «Hoogere burger schoollen» pubbliche.
L'insegnamento religioso non è obbligatorio nelle scuole pubbliche data la loro neutralità nel campo religioso. Nelle scuole medie cattoliche l'insegnamento religioso viene impartito per due ore alla settimana dai sacerdoti che hanno il grado di professore. La base d'insegnamento della religione cattolica dal 1910 è il catechismo unico per tutte le diocesi. Per il calvinismo è la Bibbia.
L'istruzione olandese si divide in privata e bizzondere school e in pubblica e openbare school. La frequenza scolastica è obbligatoria dai 7 ai 15 anni d'età. Le scuole pubbliche sono neutrali dal punto di vista religioso, però dietro richiesta di 12 famiglie deve essere creata, nell'ambito della scuola pubblica, una classe non neutrale.
A tre anni d'età i bambini olandesi possono essere inviati negli «istituti prescolastici» (Bewaarschoolen) che si dividono in Fröbelschoolen, Daltonschoolen, Parkhurst-schoolen e Montessori-schoolen. La durata del corso è di 4 anni. A sette anni d'età ha inizio l'insegnamento elementare che ha la durata di sei anni. Al termine della scuola elementare si prospettano allo scolaro tre possibili: 1) scuola primaria ampliata (M. U. L. O.) di 4 anni; 2) scuola secondaria suddivisa in ginnasio (4 anni); 3) scuola superiore (Hoogere Burgerschool, 2 anni), da cui si può accedere alle seguenti università o istituti superiori: Università di Amsterdam, fondata nell'anno 1631, Libera Università calvinista di Amsterdam, fondata nell'anno 1860, Università di Groningen, fondata nell'anno 1644, Università di Leyda, fondata nell'anno 1575, Università cattolica di Nimega, fondata nell'anno 1923, Politecnico di Delft, fondato nell'anno 1905, l'Alta Scuola di agricoltura a Wageningen, fondata nell'anno 1919, Atti Studi commerciali a Rotterdam, fondati nell'anno 1913, Atti Studi commerciali per i cattolici a Tilburg, fondati nell'anno 1927. Coloro che intendono dedicarsi agli studi comici possono farlo presso l'Università di Nimega. L'istruzione dei maestri avviene in 89 scuole normali alle quali si accede dalla scuola primaria ampliata o dalla primaria medica superiore. L'istruzione del clero cattolico avviene per ciascuna diocesi nel proprio Seminario minore e maggiore. - Vedi tavv. XXXVII-XXXVIII.